Lou Ye

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Lou Ye (婁燁T, 娄烨S, Lóu YèP) (Shanghai, 1º marzo 1965) è un regista e sceneggiatore cinese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Come ogni studente che è stato iscritto alla Accademia del cinema di Pechino nel 1980, Lou Ye fa parte della prima ondata di cineasti cinesi esposti all'influenza del cinema occidentale. L'apprendimento di film di diversa cultura ha influenzato i film di Lou in ogni loro parte. Egli è riconosciuto come un regista della 'Sesta Generazione'; corrente cinematografica cinese nota per concentrarsi su questioni sociali, contemporanea disillusione, ribellione, insoddisfazione. Sfruttando attori e attrici non professionisti e producendo i suoi lungometraggi come se stesse dirigendo un documentario (camera a mano, suono in presa diretta, lunghe scene), Lou Ye spolvera le vecchie nozioni stilistiche del neorealismo italiano e del cinéma vérité per indagare su individualismi contemporanei della vita urbana, che producono disorientamento sociale, senso di ribellione e di insoddisfazione che poi fluiscono nella tensione sociale cinese.

Nel 1993, ha realizzato il suo primo film Weekend Lover, ma fu rilasciato solo due anni dopo, nel 1995 peremiato con il Premio Fassbinder all'International Film Festival di Mannheim - Heidelberg nel 1996l'anno successivo[1] Lou, tuttavia, ricevette attenzione internazionale a partire dal suo secondo film, il neo-noir: Suzhou River (2000) presentato all'International Film Festival di Rotterdam. Film che affronta questioni di identità, suscitò molte critiche dopo la sua pubblicazione in Cina. La critica internazionale, invece, ha elogiato Suzhou River, definito da alcuni critici carico di riferimenti a Vertigo - La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock, per il fatto che il soggetto si basi su un uomo ossessionato da una donna misteriosa.[2] Nel 2003, Lou Ye pubblica il film Purple Butterfly (Zi hudie), interpretato da Zhang Ziyi. Il film, ambientato durante l'occupazione giapponese di Shanghai, con la sua storia di vendetta e tradimento, presenta una struttura narrativa complessa, di tradizione noir.[3]

Yihe yuan (2006), il drammatico racconto di due amanti, sospesi fra una forte energia sessuale che pervade loro stessi (così come la politica e il bisogno di una nuova ideologia pervade la loro mente), durante il periodo delle proteste del 1989 in piazza Tiananmen. Ancora una volta il regista entra in contrasto con le autorità cinesi, con conseguente divieto di girare film per cinque anni. Spring Fever (Chūnfēng chénzuì de yèwǎn) (2009) venne girato di nascosto nella città di Nanjing, in coproduzione Hong Kong-francese per evitare la censura. Il film è stato proiettato in concorso al 62º Festival di Cannes dove ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura.[4]

Tra il 2011 e il 2014 seguono titoli come: Love and Bruise (Huā) (2011), storia di una studentessa cinese trasferitasi a Parigi che intreccia una violenta relazione amorosa con un operaio; Mystery (Fúchéng mí she) (2012), che vince il premio per la migliore sceneggiatura all'Asian Film Awards[5]; e Blind Massage (Tuīná) (2014), adattamento del romanzo "I Maestri di Tuina" di Bi Feiyu, che tratta di un centro massaggi di Nanjing gestito da non vedenti, sotto le quali mani si presentano uomini dai corpi deformi, ma all'interno del quale una coppia si innamora.[3]

Nel 1998, Lou Ye ha fondato con Nai An, la società cinematografica Dream Factory.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Cortometraggi[modifica | modifica wikitesto]

  • In Shanghai (Zài shànghǎi) (2001)
  • 42 One Dream Rush (2010)

Lungometraggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Archiv, su iffmh.de. URL consultato il 19 maggio 2016 (archiviato dall'url originale il 7 novembre 2013).
  2. ^ Movie Review - - FILM FESTIVAL REVIEW; A Chill Scene for Shadowy Characters - NYTimes.com, su nytimes.com. URL consultato il 19 maggio 2016.
  3. ^ a b Mabel Yeo, 5 Things You Should Know About Chinese Director Lou Ye, su The Culture Trip. URL consultato il 19 maggio 2016.
  4. ^ (EN) Simon Kingsley, Features eligible for Teutonic coin, su Variety, 31 agosto 2006. URL consultato il 19 maggio 2016.
  5. ^ 7th AFA Nominees and Winners | AsianFilmAwards.Asia, su asianfilmawards.asia. URL consultato il 19 maggio 2016 (archiviato dall'url originale il 21 gennaio 2013).

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN69222661 · ISNI (EN0000 0001 1493 1680 · Europeana agent/base/95217 · ULAN (EN500334070 · LCCN (ENno2007119297 · GND (DE130210838 · BNF (FRcb150871265 (data) · WorldCat Identities (ENlccn-no2007119297