Lorenzo Dalmazzo

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Lorenzo Dalmazzo
Renzo Dalmazzo.jpg
23 gennaio 1886
Soprannome Renzo
Nato a Torino
Dati militari
Paese servito bandiera Regno d'Italia
Forza armata Regio Esercito
Arma Fanteria
Grado Generale d'armata (designato)
Guerre Guerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Guerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
Campagne Operazione Compass
Invasione della Jugoslavia
Fronte jugoslavo
Battaglie Battaglia di Mai Ceu
Comandante di Regio Corpo Truppe Coloniali della Somalia (1925-1926)
2ª Divisione Celere "E.F.T.F." (1935-1936)
2ª Divisione eritrea (1936)
VI Corpo d'armata
9ª Armata

(EN) Biografia Lorenzo Dalmazzo.

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Lorenzo Dalmazzo (Torino, 23 gennaio 1886 – ...) è stato un generale italiano.

Combattente pluridecorato durante la guerra italo-turca e nella prima guerra mondiale, prese parte come comandante di divisione a quella d'Etiopia. Durante la seconda guerra mondiale fu comandante del XXI Corpo d'armata in Africa settentrionale, e poi del VI durante l'invasione della Jugoslavia. Tra il 1942 e il 1943 fu Comandante Superiore delle F.F.A.A dell'Albania, e poi comandante della 9ª Armata avente Quartier generale a Tirana. Catturato dei tedeschi dopo la proclamazione dell'armistizio dell'8 settembre fu deportato in Germania. Per l'incarico di Ministro della Difesa della Repubblica Sociale Italiana Mussolini prese in considerazione anche il suo nome, ma poi lo assegnò al Maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Torino il 23 gennaio 1886, figlio di Giuseppe e di Secondina Galoppi. Arruolatosi nel Regio Esercito partecipò con il grado di tenente alla guerra italo-etiopica dove fu decorato con la Medaglia di bronzo al valor militare per il coraggio dimostrato a Regdaline il 15 agosto 1912. Partecipò successivamente alle operazioni di polizia coloniale, e dopo l'entrata in guerra dell'Italia, nel giugno 1915[1] prestò servizio come capitano di fanteria assegnato allo Stato maggiore della colonna "Cassinis"[2] durante la grande rivolta araba, distinguendosi a Homs, a el-Cussabàt[3] e a Slinten,[4] venendo decorato con una Medaglia d'argento al valor militare. Rientrato in Patria prese parte alle operazioni sul fronte del Carso, nella zona di Gorizia, e negli ultimi mesi di guerra, come tenente colonnello di Stato maggiore, assegnato al comando della 48ª Divisione, nella zona del Monte Pertica e dell'Alto Piave. Al termine della guerra risultava decorato con un'altra Medaglia d'argento e una di Bronzo al valor militare.

Tra il 1920 e il 1923 fu istruttore di tattica presso la Scuola di guerra dell'esercito, e tra il 4 aprile 1925 e il 10 dicembre 1926[5] prestò servizio nella colonia della Somalia italiana, assegnato come comandante al Regio Corpo Truppe Coloniali.[6] Il 16 aprile 1934 fu promosso Generale di brigata, ed assunse il comando della Brigata fanteria "Piave".

Nell'estate del 1935 assume il comando della 2ª Brigata eritrea,[7] mantenendolo anche dopo l'inizio[8] della guerra d'Etiopia fino al 24 gennaio 1936, quando sostitui il generale Achille Vaccarisi alla testa della 2ª Divisione eritrea.[9] Rientrato in Italia divenne in successione comandante della 32ª Divisione motorizzata "Trento", della 2ª Divisione Celere "Emanuele Filiberto Testa di Ferro", e della della 12ª Divisione fanteria "Timavo". Tra il settembre e il dicembre 1939 fu comandante del Corpo d'armata di Udine, assumendo in quello stesso mese quello del XXI Corpo d'armata operante in Africa settentrionale. Il 31 maggio 1940 fu promosso al grado di Generale di corpo d'armata.

Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, il XXI Corpo d'armata inquadrato nella 10ª Armata partecipò all' Operazione Compass[10] ma il 28 agosto fu sostituito, per divergenze con il Maresciallo d'Italia Graziani, dal generale Carlo Spatocco. Comandò poi il VI Corpo d'armata durante l'invasione della Jugoslavia, dove fu determinante nella negoziazione dell'accordo di collaborazione con i cetnici[11]. Tra il 1942 e il 1943 svolse l'incarico di Comandante Superiore delle F.F.A.A dell'Albania, avente Quartier generale a Tirana.

Nel settembre 1943[12] si trovava in Albania come comandante della 9ª Armata. Qui ottenne la collaborazione di Ali Këlcyra, dell'organizzazione nazionalista Balli Kombëtar, per combattere la resistenza comunista. Fu fatto prigioniero di guerra dai tedeschi nel settembre 1943, dopo la firma dell'armistizio dell'8 settembre. Tra il 25 settembre successivo e il 2 febbraio 1944 risulta prigioniero di guerra in Germania[13] Luogo, data e circostanze della sua morte rimangono sconosciute[10].

Il 10 febbraio 1946 il Tribunale militare di Roma assolse il generale Lorenzo Dalmazzo, accusato di resa e aiuto militare ai tedeschi alla data dell'armistizio, perché i fatti a lui ascritti non costituiscono reato.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
— Regio Decreto 3 giugno 1918
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— Regio Decreto 25 maggio 1937
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
— Regio Decreto 24 dicembre 1942[14]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Per la grande attività dimostrata durante le operazioni militari del giugno 1915 e per le mirabili prove di audacia e di coraggio date costantemente neoi vari combattimenti di quel mese.»
— Homs, Kussabat, Slinten, dal 10 giugno all'8 luglio 1915.
— Decreto Luogotenenziale 11 febbraio 1917
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Capo di stato maggiore di una divisione d'assalto, ordinatogli di assumere il comando dell'avanguardia e d'incalzare il nemico in ritirata, adempiva al suo compito con grande slancio ed energia, dando continuo esempio di sprezzo del pericolo. Superata ogni resistenza raggiungeva i limiti del possibile, riuscendo a catturare circa 4.000 uomini e 30 pezzi. Già distintosi in precedenti azioni.»
— M. Pertica-Alto Piave, 4 ottobre, 3-4 novembre 1918.
— Regio Decreto 2 giugno 1921
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Per le belle prove di coraggio e di serenità date in combattimento ove disimpegnò lodevolmente e con spiccato ardimento le mansioni di ufficiale d'ordinanza, portando ordini e cercando informazioni in terreno esposto al fuoco nemico.»
— Regdaline, 15 agosto 1912.
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Durante sei mesi di campagna diede prove continue di serenità, intrepidezza e ed alto sentimento del dovere, eseguendo frequenti ricognizioni, talora anche di sua iniziativa, due delle quali in aeroplano come osservatore, con utili risultati. In una speciale circostanza, addetto al comando delle fanterie attaccanti, confermò sul campo di battaglia, sotto l'intenso fuoco nemico, le sue belle doti di intelligenza e di coraggio.»
— Gorizia e San Marco di Gorizia, 9 agosto 1916-febbraio 1917.
Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare
«Bella figura di comandante e di animatore, sempre presente nel pericolo con fede ed entusiasmo, seppe trasfondere nella propria Grande Unità operante in Africa Settentrionale la sua ferrea volontà di superare le più ardue prove. In una guerra aspra e difficile ed in momenti assai critici della lotta si prodigava senza risparmio nella gravosa azione di comando dando ammirevole esempio di coraggio, abnegazione ed alto spirito di sacrificio.»
— Bardia-Ridotta Maddalena (A.S.), 10 giugno-1 settembre 1940.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Del Boca 2010, p. 284
  2. ^ Del Boca 2010, p. 285
  3. ^ Del Boca 2010, p. 286
  4. ^ Del Boca 2010, p. 289
  5. ^ Del Boca 2001, p. 67, fu rimpatriato in quell'anno in quanto entrato in contrasto con il governatore della colonia Cesare Maria De Vecchi.
  6. ^ Del Boca 2001, p. 61
  7. ^ Del Boca 2001, p. 484
  8. ^ Del Boca 2001, p. 402
  9. ^ Del Boca 2001, p. 623
  10. ^ a b Elsie 2012, p. 96
  11. ^ Tomasevich 1975, p. 213
  12. ^ Il 20 febbraio di quell'anno era stato elevato al rango di Generale designato d'armata.
  13. ^ Per l'incarico di Ministro della Difesa della Repubblica Sociale Italiana Mussolini prese in considerazione anche il suo nome, ma non se ne fece nulla. Gli altri candidati iniziali erano il Maresciallo d'Italia Enrico Caviglia, e i generali Francesco Saverio Grazioli, Ottavio Zoppi e Alessandro Pirzio Biroli. L'incarico fu poi affidato, contro il volere dei tedeschi, al Maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani.
  14. ^ Sito ufficiale del Quirinale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Becherelli, Andrea Carteny, Fabrizio Giardini, L’Albania indipendente e le relazioni italo-albanesi (1912-2012), Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2013, ISBN 88-6812-135-2.
  • Angelo Del Boca, Gli Italiani in Libia. Tripoli bel suol d'amore. 1860-1922, Milano, A. Mondadori Editore, 2010, ISBN 978-88-04-42660-8.
  • Angelo Del Boca, Gli Italiani in Africa Orientale. La conquista dell'impero, Milano, A. Mondadori Editore, 2001, ISBN 978-88-04-46947-6.
  • (EN) Robert Elsie, A Biographical Dictionary of Albanian History, London, I.B.Tauris, 2012, ISBN 978-1-78076-431-3.
  • (EN) Charles D. Pettibone, The Organization and Order of Battle of Militaries in World War II Volume VI Italy and France Including the Neutral Countries of San Marino, Vatican City (Holy See), Andorra, and Monaco, Trafford Publishing, 2010, ISBN 1-4269-4633-3.
  • (DE) Gerhard Schreiber, Die italienischen Militärinternierten im deutschen Machtbereich (1943-1945), Munchen, R.Oldenbourg Verlag Gmbh, 1990, ISBN 3-486-59560-1.
  • Mario Torsiello, Le Operazioni delle Unità Italiane nel settembre-ottobre 1943, Roma, Ufficio Storico Stato Maggiore dell'Esercito, 1975.
  • (EN) Jozo Tomasevich, War and Revolution in Yugoslavia, 1941–1945: The Chetniks, Stanford, Stanford University Press, 1975, ISBN 978-0-8047-0857-9.
  • (EN) Jozo Tomasevich, War and Revolution in Yugoslavia, 1941–1945: Occupation and Collaboration, Stanford, Stanford University Press, 2001, ISBN 978-0-8047-3615-2.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]