Personaggi secondari di Warcraft

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Questa pagina riporta i personaggi secondari e minori dell'universo di Warcraft.

Aegwynn[modifica | modifica wikitesto]

«Affrontavo esseri molto più pericolosi di quel vermiciattolo di un demone quando i vostri bis-bis-bisnonni erano ancora in fasce.»

(Aegwynn a Jaina e Lorena, riferendosi a Zmodlor[1])

Aegwynn è stata la penultima Guardiana di Tirisfal ed una delle maghe più potenti della storia di Azeroth, oltre che la madre di Medivh. Non è mai apparsa in alcuno dei videogiochi della saga di Warcraft, ma è nota ai fan per la sua presenza in alcuni romanzi, come L'ultimo Guardiano di Jeff Grubb, Il ciclo dell'odio di Keith R.A. DeCandido e Arthas - L'ascesa del Re dei Lich di Christie Golden. È anche un personaggio maggiore in World of Warcraft: il fumetto.

Aegwynn, assai dotata come maga sin da giovane[2], succedette come Guardiana di Tirisfal a Magna Scavell, che era stato suo maestro, caratterizzandosi fin da subito per il suo approccio avventato (ancorché efficace) ai problemi[3].

Cinquecento anni dopo la sua nomina a Guardiana Aegwynn viaggiò al "tetto del mondo", il continente ghiacciato di Nordania, nelle Cime Tempestose, per sconfiggere un gruppo di demoni che stavano cacciando draghi[4]: dopo averli ridotti in cenere, un avatar del Titano Oscuro Sargeras stesso sorse dalla polvere e, supportata dai draghi, Aegwynn riuscì a distruggerlo[4]. Trasportò o sigillò il cadavere nell'ex tempio di Elune situato sulle Isole Disperse, dopodiché fece sprofondare tutto l'arcipelago negli abissi, pensava in questo modo che il potere della Distorsione Fatua non avrebbe mai potuto resuscitarlo. Sargeras, però, aveva pianificato tutto e, a sua insaputa, aveva instillato parte del proprio spirito dentro di lei.

Dopo questo evento Aegwynn divenne arrogante e presuntuosa[5], snobbando le regole del Concilio di Tirisfal e decidendo infine che sarebbe stata lei, e non loro, a scegliere il prossimo Guardiano. Così, 778 anni dopo aver distrutto l'avatar di Sargeras, scelse un potente mago, Nielas Aran, con cui concepire il suo erede[6], che chiamò Medivh. Aegwynn lasciò Medivh a suo padre a Roccavento e instillò in lui, ben nascosta in profondità, tutta la conoscenza dei Guardiani di Tirisfal, facendo in modo che si manifestasse una volta raggiunta la maturità fisica. Quando quel tempo venne, il potere di Tirisfal era troppo per poterlo controllare e il risultato fu un'esplosione di energia magica dal bambino che uccise suo Nielas e gettò Medivh in coma per vent'anni. Quando Medivh, al suo risveglio, strinse un patto con la Legione Infuocata e portò gli orchi ad Azeroth, Aegwynn lo affrontò a Karazhan, venendo però sconfitta[7] e scoprendo così che Sargeras l'aveva gabbata: quando aveva concepito, infatti, il lo spirito del Titano Oscuro si era trasferito al bambino non ancora nato, prendendone infine il controllo. Aegwynn riuscì a fuggire[8] e si teletrasportò a Mulgore, dove si costruì una casetta e dove pensava di poter vivere i suoi ultimi anni in solitudine.

Quando Medivh fu ucciso, invece, Aegwynn riuscì a riportarlo in vita sotto forma di spirito, permettendogli di unire umani, orchi ed elfi della notte durante la Terza Guerra prima di sparire definitivamente. Aiutò poi Jaina Marefiero a sventare il piano di un demone che stava operando per mettere contro le nazioni di Durotar e Theramore, e cominciò a servire come consigliera di Jaina, aiutando inoltre Varian Wrynn a recuperare la memoria e elfa del sangue Valeera Sanguinar a controllare la propria sete di magia. Successivamente Aegwynn è stata una dei membri fondanti del Nuovo Concilio di Tirisfal, e nella battaglia contro l'ogre magi Cho'gall si è sacrificata per conferire a Med'an (suo nipote, figlio di Medivh e Garona) i suoi poteri, permettendogli di sconfiggerlo[9]. È stata sepolta a Morgan's Plot, sotto Karazhan, vicino a Medivh.

Aethas[modifica | modifica wikitesto]

Akama[modifica | modifica wikitesto]

Akama è un draenei Corrotto, leader della tribù Linguamorta e di un gruppo di élite della tribù stessa chiamati Congiurati Linguamorta; era uno dei guardiani del Tempio di Karabor, che sarebbe poi divenuto il Tempio Nero, nella Valle di Torvaluna: quando gli orchi, controllati dalla Legione Infuocata, marciarono sul tempio, Akama s'incaricò dell'evacuazione di quanti più abitanti del tempio possibili, dandosi poi con essi alla macchia. Dapprima si nascosero a Shattrath, dove furono però colpiti dalle energie del caos, che mutarono molti dei sopravvissuti in Corrotti; Akama in particolare subì l'influsso pesante di tali energie[10]. In seguito i superstiti ripararono nelle Paludi di Zangar, dove i Corrotti vennero però allontanati dai draenei sani[10].

Dopo il cataclisma che devastò Draenor, Akama divenne il saggio anziano dei draenei che guidava, e lui e i suoi furono costretti a lottare contro gli orchi del caos di Magtheridon, il che ridusse drasticamente il loro numero. Quando Illidan Grantempesta giunse nelle Terre Esterne, accompagnato dalle forze di Dama Vashj e Kael'thas Solealto, offrì ad Akama un'alleanza per sconfiggere Magtheridon e le sue forze. Akama accettò, e assieme ad Illidan e ai suoi servitori assediò infine il Tempio Nero. Quando Kil'jaeden ordinò ad Illidan di tornare ad Azeroth per distruggere il Re dei Lich, egli portò Vashj e Kael'thas con sé, lasciando Akama a guardia dei suoi territori nelle Terre Esterne; Illidan lo designò inoltre come guardiano della cella di Maiev Cantombroso: Col tempo, Akama capì che Illidan non era meno malvagio di Magtheridon, e cominciò quindi ad elaborare un piano per portare alla sua caduta assieme ai suoi compagni più leali, i Congiurati.

Durante gli eventi di World of Warcraft: The Burning Crusade, Akama seguì i progressi dei giocatori nello sforzo di sabotare i piani di Illidan[11], promettendo infine di aiutarli nella battaglia contro di lui[12]. Akama è presente durante la prima fase della battaglia contro Illidan, dopodiché si allontana per andare a liberare Maiev, permettendo alla Guardiana di avere la sua vendetta. Dopo la morte di Illidan, Akama giura di riempire nuovamente il tempio con la Luce.

Alleria Ventolesto[modifica | modifica wikitesto]

Alleria Ventolesto (Alleria Windrunner) era un importante membro dei ranger elfici di Quel'Thalas durante la Seconda Guerra. Sorella maggiore di Sylvanas, Vereesa e Lirath Ventolesto, fu una dei pochi alti elfi a capire subito il pericolo che l'Orda rappresentava e a fornire supporto alla neonata Alleanza[13], e in seguito convinse anche re Anasterian Solealto a fornire pieno sostegno ad essa[14]. Durante la guerra, l'Orda fece strage dei suoi parenti[15], diciotto fra cui suo fratello Lirath: da quel momento Alleria si votò alla vendetta contro gli orchi, sterminando gran parte del clan dei Guerci Sanguinanti[15]. Alleria si unì in seguito ad una spedizione guidata da Khadgar, che comprendeva anche gli umani Danath Cacciatroll e Turalyon e il nano Kurdran Granmartello, per inseguire gli orchi nelle Terre Esterne[15]. Da Turalyon ebbe un figlio, Arator, che non portò con sé nelle Terre Esterne. Dopo la distruzione del Portale Oscuro gli eroi rimasero bloccati a Draenor e su Azeroth vennero dati per dispersi. Con la riapertura del Portale in The Burning Crusade, Danath, Khadgar e Kurdran sono stati ritrovati, mentre di Alleria e Turalyon non si è avuta alcuna notizia.

Anduin Wrynn[modifica | modifica wikitesto]

Anduin Llane Wrynn I è il figlio di re Varian Wrynn, capo dell'Alleanza, e di lady Tiffin Ellerian. Porta lo stesso nome di lord Anduin Lothar, in onore del grande condottiero, mentre il suo secondo nome è quello di suo nonno, re Llane Wrynn. È nato quattordici anni prima del Cataclisma.

Anduin venne incoronato re di Roccavento all'età di dieci anni, quando suo padre sparì durante un viaggio diplomatico verso Theramore, per evitare disordini sulla successione; il potere era comunque in mano ai suoi tutori, l'Alto Signore Bolvar Domadraghi e la consigliera lady Katrana Prestor. La sparizione di Varian venne tenuta segreta, e poco dopo egli ritornò, facendo ritornare tutto alla normalità: Varian però veniva trattato con scetticismo sia da Anduin[16] che da altri leader, come re Magni Barbabronzea di Forgiardente[17]. Quando la vera identità di Katrana, la dragonessa Onyxia, venne rivelata, si scoprì che Varian era solo una parte della personalità del re, che Onyxia aveva scisso. Onyxia rapì Anduin[18] portandolo nel suo covo nelle Acquemorte, per poi essere raggiunta ed uccisa da Varian (riunificato) e altri, che salvarono anche Anduin[18]. Il carattere pacifico e saggio del principe lo misero però spesso in contrasto con quello più combattivo di suo padre.

Anduin seguì suo padre ad un altro raduno diplomatico a Theramore, su invito di Jaina Marefiero, dove si incontrarono col capo dell'Orda Thrall e Garrosh Malogrido. Il meeting fu però rovinato dai cultisti del Martello del Crepuscolo, e Anduin partecipò alla battaglia che ne seguì[19].

Nel periodo precedente il Cataclisma, Jaina Marefiero gli donò una pietra del cuore (hearthstone, lett. "pietra del focolare") con cui avrebbe potuto raggiungerla a Theramore in qualsiasi momento[20]. Varian lo inviò poco dopo a Forgiardente, per farlo addestrare come guerriero da Magni; lì strinse amicizia con la sua tutrice, la nana Aerin. Anduin si impegnò in prima persona per soccorrere i feriti dalle prime scosse del Cataclisma, e durante un'operazione di salvataggio a Kharanos, a Dun Morogh, Aerin perse la vita[21], evento che addolorò profondamente il principe. Non molto tempo dopo Magni, eseguendo un rituale con delle tavolette ritrovate ad Ulduar per cercare di fermare i terremoti, rimase pietrificato[22]. Il trono venne reclamato da sua figlia, Moira Thaurissan, che supportata dai nani Ferroscuro instaurò una dittatura, tenendo gli abitanti di Forgiardente prigionieri, ed Anduin con essi. Il principe fuggì a Theramore con la sua pietra del cuore, dove ebbe tempo di conoscere e stringere amicizia con Baine Zoccolo Sanguinario[23]. Venuto a sapere che suo padre, con un gruppo di assassini, stava infiltrandosi a Forgiardente per uccidere Moira, Anduin ritornò in città per fermarlo, convincendolo che la situazione non si sarebbe risolta uccidendo la legittima erede al trono, ma guidandola ad essere un capo migliore, e portando così alla formazione del Concilio dei Tre Martelli per governare la città[24].

In Cataclysm, Anduin aiuta i giocatori a smascherare un agente del Martello del Crepuscolo infiltratosi fra i collaboratori di re Varian, il maggiore Samuelson[25].

Antichi Guardiani[modifica | modifica wikitesto]

Gli Antichi Guardiani (Ancients Guardians)[26], chiamati anche solamente Antichi (anche minuscolo, che però crea confusione con gli alberi arcani, anch'essi chiamati "antichi") sono una vasta schiera di semidei di Azeroth[27], i quali furono generati da Azeroth stesso dopo che il mondo venne plasmato dai Titani, legati in modo estremo al mondo naturale[28]. Molti degli Antichi Guardiani sono venerati dagli elfi della notte[29], così come da diverse altre razze. Un buon numero di essi, tra cui svariati rimasti ad oggi ancora senza nome, trovò la morte durante la Guerra degli Antichi, o in altre occasioni, e alcuni di questi vennero riportati in vita millenni dopo, come avvenne per Aviana, Cenarius, Goldrinn, Malorne e Ursol e Ursoc. Dopo il Cataclisma il Martello del Crepuscolo e le forze di Ragnaros assediarono il Monte Hyjal, e crearono alcuni "Antichi Oscuri", versioni corrotte degli Antichi Guardiani al loro servizio. Entrambi questi Antichi Oscuri (Lycanthoth il corruttore, versione oscura di Goldrinn, e Nemesis l'usurpatore, versione oscura di Tortolla), vennero uccisi da avventurieri[30][31].

Aviana[modifica | modifica wikitesto]

«Quando la fine dei tuoi giorni giungerà, giovane amico, avrai qui il tuo nido già pronto, già pronto.»

(Aviana a Korialastrasz[32])

Aviana è una semidea il cui aspetto è quello di una donna-volatile. Prima della Guerra degli Antichi, Aviana possedeva un suo reame, G'Hanir, "Madre Albero", collegato ad Azeroth in maniera simile al Sogno di Smeraldo; G'Hanir era un albero altissimo, situato su un altissimo picco; fungeva da oltretomba per tutte le creature alate e nei suoi frutti stavano i semi di tutti gli alberi di Azeroth[32][33].

Durante la Guerra degli Antichi, Aviana aiutò Malfurion Grantempesta e Korialastrasz che erano finiti nel suo reame[32]. Aviana, gli altri Antichi e gli spiriti discussero su come affrontare la Legione[32], e infine presero parte alla Guerra di persona: pur combattendo valorosamente, la superiorità numerica schiacciante dei demoni portò alla morte di molti di essi, fra i quali Aviana (il cui sangue, però, corrose i demoni che l'avevano uccisa)[34][35]. Lo spirito della semidea andò alla deriva, privo di forma, nel Sogno di Smeraldo[36]. La sua morte gettò nella follia il suo consorte, Blaithe, che venne ucciso millenni più tardi sul Monte Hyjal[37]. Anche le sue figlie, le arpie[38], presero ad avere comportamenti barbarici e selvaggi. Con la morte di Aviana, Madre Albero sparì; da una sua ghianda, che Alexstrasza aveva conservato, venne creato l'Albero del Mondo Nordrassil[33][35][39].

Il suo corpo venne ritrovato alla fine della guerra, e sepolto sul Monte Hyjal, nei pressi dell'attuale Sacrario di Aviana[35]; una branca di druidi elfi della notte, i "druidi dell'artiglio", continuò a venerarla, ricevendo da lei i suoi poteri, come quello di trasformarsi in corvi[33][35].

Dopo il Cataclisma, quando le forze di Ragnaros e del Martello del Crepuscolo assediarono Hyjal, Aviana venne riportata nel mondo mortale per aiutare nella difesa del Monte[40], assistendo ad esempio degli avventurieri ad uccidere la dragonessa del crepuscolo Desperiona[41].

Nella Trilogia della Guerra degli Antichi, Aviana viene dipinta come un personaggio vivace e allegro[32], ma feroce in battaglia. Nei romanzi ha la curiosa caratteristica di ripetere alcuni spezzoni delle frasi che dice[32], peculiarità non riprodotta in Cataclysm. Ysera, che l'aveva sempre sentita vagare alla periferia dei suoi sogni, temeva che il suo spirito potesse essersi oscurato col passare del tempo[36] - timore in effetti, apparentemente, fondato:

«I miei figli sono stati rapiti, torturati e uccisi fra le fiamme... Sì, voglio che il Martello del Crepuscolo paghi per tutto questo! Eppure ti confesso che una parte di me vorrebbe spiccare il volo e veder bruciare tutto questo mondo.[42]»

Cenarius[modifica | modifica wikitesto]

Cenarius è un semidio della foresta[43], patrono di tutti i druidi[29]; è figlio di Elune, dea della luna, e del semidio Malorne[44][45]. Elune lo lasciò alle cure di suo padre, poiché Cenarius era più una creatura del mondo mortale, e non poteva stare con lei; Malorne, a sua volta, lo affidò a Ysera, che credeva più adatta di lui per crescerlo[46], e Cenarius crebbe così a stretto contatto con l'Aspetto e con il suo reame, il Sogno di Smeraldo, portando così molti a scambiare Ysera per sua madre[43][46].

L'aspetto di Cenarius è quello di un custode della selva, ovvero cervo dalla vita in giù, e simile ad un elfo della notte dalla vita in su[47]; ha inoltre delle grandi corna da cervo, una folta chioma di capelli color verde muschio e le braccia simili a rami, di legno robusto e nodoso[47]. A Cenarius sono legate alcune delle razze di Azeroth, nello specifico quelle denominate "Figli di Cenarius", driadi, custodi della selva e centauri, anche se le loro origini non sono del tutto chiare (a proposito esiste una leggenda elfica, probabilmente metaforica): sono noti tre custodi della selva che sono figli diretti del semidio, Ordanus[48], Zaetar[49] e Remulos[50]. Anche i magnatauri sono probabilmente legati a Cenarius[38]; inoltre il semidio stesso affermò una parentela con gli elfi della notte, ma senza mai spiegare in quale modo fosse possibile[47] (soprattutto considerato che gli elfi della notte si originarono dai troll oscuri[38]).

Cenarius incontrò e si affezionò agli elfi della notte quando essi cominciarono a costruire la loro civiltà attorno al Pozzo dell'Eternità, e cominciò ad insegnare loro le vie della natura[43]. Tuttavia, col progredire della loro società, essi mano e mano si allontanarono dalla natura, e il semidio decise di lasciarli andare per la loro strada[43]; al tempo di Azshara, la maggioranza degli elfi della notte lo considerava solo una leggenda[27][43]. Cenarius strinse anticamente legami anche con la razza dei tauren, insegnando pure a loro il druidismo[51], ma dopo che li ebbe lasciati anch'essi dimenticarono i suoi insegnamenti[52].

Sempre durante il regno di Azshara, tre elfi della notte fecero la conoscenza di Cenarius: i gemelli Illidan e Malfurion Grantempesta e Tyrande Soffiabrezza; tuttavia, dei tre, solo Malfurion divenne davvero suo discepolo, avviandosi sulla strada del druido (Tyrande era sacerdotessa di Elune, mentre Illidan utilizzava la magia arcana)[29][43][53]. Cenarius assistette Malfurion nella Guerra degli Antichi, che sarebbe scoppiata di lì a breve, partecipandovi poi di persona assieme agli altri semidei, ponendosi sotto la guida di Jarod Cantombroso[27][43]; rischiò la vita durante un combattimento contro i demoni, ma venne salvato dal padre Malorne, che perì scontrandosi contro Archimonde[54]. Alla fine della guerra, Cenarius si spostò a Radaluna, assistendo da vicino alla civiltà degli elfi della notte che si stava riformando[29][43].

Circa diecimila anni dopo, gli orchi giunsero a Kalimdor, e i membri del clan Cantaguerra guidati a Grom Malogrido cominciarono a raccogliere legna dalla foresta di Valtetra. Anche se non erano più sotto il giogo dei demoni, Cenarius sentì la debole corruzione che comunque emanava dagli orchi, di conseguenza li scambiò per avanguardie della Legione e guidò le Sentinelle degli elfi all'attacco contro di loro[43][55]. Ciò spinse, ironicamente, i Cantaguerra ad accettare l'aiuto della Legione per difendersi[55]; nuovamente corrotti, i Cantaguerra contrattaccarono, e Grom uccise Cenarius[29][43].

Alla morte il suo spirito fece ritorno al Sogno di Smeraldo, da dove vide gli orchi redimersi e difendere Nordrassil assieme agli elfi della notte, mutando quindi il suo parere verso di loro[55]. Assieme a Malfurion, a sua volta imprigionato nel Sogno, combatté le prime avvisaglie dell'Incubo di Smeraldo che stavano cominciando a contaminarlo[29][56]. Così come Aviana, Goldrinn e Malorne, anche Cenarius venne riportato in vita quando il Martello del Crepuscolo e le forze di Ragnaros assediarono il Monte Hyjal, e partecipò quindi alla sua difesa, assistendo anche degli avventurieri nella lotta contro Ragnaros stesso.

Goldrinn[modifica | modifica wikitesto]

Goldrinn è un Antico Guardiano noto per la sua ferocia, che impersona l'istinto animale e lo spirito del cacciatore[57]; è conosciuto come Lo'Gosh ("lupo fantasma") dai tauren e dagli orchi[57][58]. Secondo una leggenda, la dea Elune, pur ammirando il nobile cuore dell'Antico, era scontenta del suo temperamento ferino e sanguinario e, nelle notti di luna piena, il lupo s'infuriava ancora di più, poiché gli sembrava che Elune lo stesse giudicando.[59] Goldrinn combatté al fianco degli elfi della notte nella Guerra degli Antichi dove infine - come molti altri semidei - fu sopraffatto e ucciso[28].

Una branca di druidi elfi della notte, i "druidi del branco", traeva i propri poteri da Goldrinn: esattamente come il semidio non riusciva a controllare la propria furia, anch'essi avevano difficoltà a controllarsi quando in forma di lupo, così Malfurion Grantempesta proibì loro di proseguire l'addestramento[59]. Nel tentativo di creare un artefatto che permettesse loro di controllarsi, essi fusero un bastone consacrato di Elune con una zanna di Goldrin, creando la Falce di Elune, che però ebbe il solo effetto di mutarli nei primi worgen[60]; per tale motivo, Goldrinn è anche il patrono degli worgen.

Apparentemente, il suo spirito scelse come suo "campione" il re umano Varian Wrynn[61]; ciò potrebbe essere dovuto al fatto che Varian, pur essendo feroce, riuscì a controllare la sua ira, e scegliendolo Goldrinn avrebbe cercato di redimersi agli occhi di Elune[62].

Assieme ad Aviana, Malorne e Cenarius, Goldrinn venne riportato in vita oltre diecimila anni dopo la sua caduta, quando il Martello del Crepuscolo e le forze elementali di Ragnaros assediarono il Monte Hyjal; aiutò quindi i difensori di Hyjal, assistendo in particolare degli avventurieri nell'uccidere Azralon il Custode del Portale[63].

Antonidas[modifica | modifica wikitesto]

«Che io abbia la forza di accettare quello che non posso cambiare, il coraggio di mutare ciò che può essere cambiato, e la saggezza per riconoscere la differenza.»

(Desiderio scritto sulla sua moneta nella fontana di Dalaran[64])

Antonidas era uno dei più potenti maghi di Dalaran, nonché leader del Kirin Tor, la magocrazia che governava la cittadella stessa. Il personaggio è stato introdotto nel videogioco Warcraft III: Reign of Chaos e ripreso di sfuggita nella sua espansione The Frozen Throne. È in seguito stato inserito fra i personaggi dei romanzi Of Blood and Honor di Chris Metzen, La discesa delle tenebre di Aaron Rosenberg, Oltre il Portale Oscuro di Rosenberg e Christie Golden e Arthas - L'ascesa del Re dei Lich di Golden.

Antonidas divenne apprendista del Kirin Tor da ragazzo[65], facendo rapidamente strada per la sua bravura fino a divenire un membro, e poi il capo, del Concilio dei Sei (il gruppo dei più importanti membri del Kirin Tor)[66].

Poco prima dell'inizio della Seconda Guerra i capi delle nazioni umane di Azeroth si incontrarono per discutere dell'invasione degli orchi, e in questa occasione Antonidas, che rappresentava Dalaran, dichiarò la lealtà della sua città all'Alleanza che si era formata[65]. Monitorò anche i progressi del giovane Khadgar, che era stato l'apprendista di Medivh durante la Prima Guerra, e subito dopo la fine della Seconda Guerra lo rese arcimago, incaricandolo di guidare la missione attraverso il Portale Oscuro, nelle Terre Esterne[65].

Pochi mesi dopo la guerra Teron Malacarne si intrufolò nella Cittadella Viola per rubare l'Occhio di Dalaran; Antonidas, insieme a Krasus, Kael'thas Solealto e Sathera, riuscì ad intercettarlo, ma non a fermarlo, e Sathera fu uccisa durante il combattimento[67].

Antonidas fu anche uno dei pochi a comprendere le ragioni del "letargo" che colpì gli orchi dopo la guerra, quando furono rinchiusi in campi di contenimento: intuì infatti che si stavano riprendendo dopo essere stati per generazioni sotto l'influsso del sangue demoniaco; non riuscì comunque a trovare un antidoto, e teorizzò che l'unica soluzione per essi fosse di intraprendere un cammino spirituale[65][68] (come poi avvenne). Come re Terenas, anche Antonidas aveva ricevuto la visita di un profeta (Medivh sotto mentite spoglie) che l'aveva avvertito di lasciare Lordaeron, ma l'arcimago l'aveva giudicato un ciarlatano e non gli aveva dato ascolto[69].

Inviò successivamente la sua apprendista Jaina Marefiero insieme ad Arthas per investigare le origini della piaga della non morte che si stava spargendo per Lordaeron: Antonidas aveva consigliato a re Terenas di mettere in quarantena le aree colpite, ma il re aveva rifiutato categoricamente[69]. Dopo il tradimento di Arthas, Antonidas organizzò le difese di Dalaran contro l'esercito dei non morti da lui guidato, erigendo uno scudo magico che essi non potevano attraversare senza subire pesanti danni[70][71]. Il cavaliere della morte però, nonostante gli incantesimi di Antonidas e di altri suoi colleghi, riuscì a uccidere tutti gli arcimaghi, distruggendo l'incantesimo che impediva ai non morti di entrare a Dalaran, ed ad appropriarsi del libro degli incantesimi di Medivh[70]. Il suo spirito tormentato rimase a vagare tra le rovine dei sotterranei di Dalaran finché non venne trovato da Dama Vashj e Kael'thas Solealto, che provvidero a dargli una pace meritata[71].

Archimonde[modifica | modifica wikitesto]

Archimonde è un eredar, mano destra del Titano Oscuro Sargeras; viene introdotto in Warcraft III: Reign of Chaos, e compare poi in alcune instance di World of Warcraft. Appare inoltre nei romanzi della Trilogia della Guerra degli Antichi di Richard A. Knaak e ne L'ascesa dell'Orda e Arthas - L'ascesa del Re dei Lich di Christie Golden.

Insieme a Kil'jaeden e Velen, Archimonde era uno dei tre signori del pianeta Argus. Essi vennero contattati da Sargeras, che offrì loro immensi poteri in cambio della loro lealtà; Archimonde e Kil'jaeden accettarono, mentre Velen rifiutò e fuggì da Argus insieme a quelli che sarebbero divenuti i draenei.

Dopo circa quindicimila anni, Archimonde guidò, insieme a Mannoroth e Hakkar, la prima invasione della Legione Infuocata ad Azeroth, nota come Guerra degli Antichi, e uccise personalmente uno degli Antichi Guardiani, Malorne. Il conflitto terminò bruscamente quando Malfurion Grantempesta, assieme ad un piccolo manipolo di alleati, riuscì a richiudere il portale dal quale erano giunte le forze della Legione: tutti i demoni, compreso Archimonde, furono così rispediti nella Distorsione Fatua.

Dopo altri diecimila anni, i demoni trovarono un altro modo per giungere ad Azeroth, servendosi del Flagello. All'apice della Terza Guerra, così, Archimonde riuscì a rimettere piede ad Azeroth dove, come prima cosa, rase al suolo la città di Dalaran. La Legione riuscì quindi a mettere sotto assedio il Monte Hyjal, e Archimonde stesso attaccò l'Albero del Mondo Nordrassil: migliaia di fuochi fatui, però, richiamati da Malfurion, si ammassarono intorno ad Archimonde e si fecero esplodere, distruggendolo.

Azshara[modifica | modifica wikitesto]

Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Azshara" rimanda qui. Se stai cercando la regione omonima, vedi Kalimdor#Azshara.

Azshara (/aʒara/) è l'imperatrice del popolo dei naga.

Nel periodo precedente la Guerra degli Antichi, era la potente e bellissima regina dei Kaldorei, e il suo popolo l'amava tanto da aver rinominato la capitale dell'impero "Zin-Azshari" ("Gloria di Azshara")[72]. La regina dominava dal suo palazzo costruito sulle rive del Pozzo dell'Eternità, dove lei ed i suoi servitori, chiamati Eletti studiavano il Pozzo e le sue energie magiche. Ben presto le attività arcane degli Eletti attirarono le attenzioni del Titano Oscuro, Sargeras[73]. Azshara, impressionata dal potere di Sargeras, accettò di aiutarlo a passare nel loro mondo, dando quindi inizio alla Guerra degli Antichi, la prima invasione di Azeroth da parte della Legione Infuocata[73]. La regina, bramosa di potere, era indifferente allo sterminio del suo popolo da parte dei demoni; solo verso la fine della guerra divenne chiaro agli elfi che Azshara li aveva traditi: fino a quel momento avevano rigettato quest'idea inconcepibile, credendo che fosse tenuta prigioniera dai nemici.

Durante la guerra il druido Malfurion Grantempesta tentò di distruggere il portale da cui fuoriuscivano i demoni; avvertita dal fratello di Malfurion, Illidan, Azshara si preparò e si scontrò col druido; lo sforzo che Azshara stava compiendo e gli assalti di Malfurion incrinarono l'equilibrio degli incantesimi degli Eletti, e il portale collassò[73]. La catastrofe risultante, detta "la Frattura", devastò il mondo, e spedì Azshara e i suoi seguaci sul fondo del mare. Rinchiusa con la fedelissima dama Vashj e altri lealisti nella sua sala del trono, Azshara si circondò con una bolla magica per sopravvivere al disastro: proprio mentre le sue energie venivano meno, gli Dei Antichi mutarono lei e i suoi compagni in naga, salvandoli dalla fine certain cambio della loro obbedienza[73]. Ignari del fato della loro regina, i Kaldorei superstiti diedero il suo nome, come monito, alla regione costiera di Azshara.

Baine Zoccolo Sanguinario[modifica | modifica wikitesto]

Baine Zoccolo Sanguinario (Baine Bloodhoof) è l'attuale capo delle tribù di tauren unite e della sua tribù Zoccolo Sanguinario, figlio di Cairne Zoccolo Sanguinario e di Tamaala. Venne catturato, assieme ad altri tauren, da un gruppo di centauri qualche tempo dopo che i tauren ebbero riconquistato Mulgore, gettando suo padre in una profonda depressione. Venne salvato in extremis, quando gli altri tauren catturati erano già stati uccisi, dal campione dell'Orda Rexxar, riempiendo nuovamente di gioia Cairne.

Baine divenne quindi il leader del Villaggio di Zoccolo Sanguinario, nel sud di Mulgore, concentrando i suoi sforzi contro la compagnia goblin S.P.R. & Co. e gli gnoll Mantopallido, e tentò di allontanare i nani dal sito di scavi di Bael'dun, luogo sacro per i tauren, avvertendoli che continuando negli scavi avrebbero fatto infuriare gli spiriti e mandando anche degli avventurieri a rompere i loro strumenti[74]; le contromisure si rivelarono inefficaci, e i nani vennero successivamente sterminati dagli spiriti infuriati.

Durante la guerra contro l'Incubo di Smeraldo, Baine è uno dei tanti che rispondono alla chiamata di Malfurion Grantempesta; quando i membri dell'Orda esprimono il loro concerno sulla decisione di Malfurion di affidare la leadership a Varian Wrynn per la battaglia, Baine si schiera dalla sua parte, sciogliendo la tensione e spiegando che il conflitto in corso andava oltre le loro differenze, mostrando una notevole saggezza.

Baine sostituì brevemente suo padre come leader dei tauren durante un viaggio di Cairne a Nordania, dimostrandosi un leader capace e benvoluto. Cairne venne successivamente ucciso in duello da Garrosh Malogrido a causa del tradimento di Magatha Totem Truce, che diede quindi ordine al suo clan di prendere il controllo delle terre dei tauren e di uccidere tutti i fedeli di Cairne, Baine compreso. Egli venne però avvertito da uno dei Totem Truce, lo sciamano Stormsong, e riuscì a mettersi in salvo[75]. Non certo della posizione di Garrosh nel conflitto, e sapendo che i troll erano pochi, ai Reietti non importava nulla e gli elfi del sangue erano troppo lontani, Baine scelse di chiedere aiuto ad una delle persone su cui Thrall contava di più, Jaina Marefiero[76].

A Theramore Baine incontrò l'erede al trono di Roccavento Anduin Wrynn, con cui strinse amicizia e che gli donò Spezzapaura, una mazza ricevuta da re Magni Barbabronzea[77]. Convinta da Anduin, Jaina accettò di sostenere economicamente Baine nel suo piano per sconfiggere i Totem Truce. Baine ricevette inoltre l'aiuto di Gazlowe, capo dei goblin di Porto Paranco nelle Savane Settentrionali, che gli fornì zeppelin, esplosivi ed altro[78]. Dopo una battaglia a Picco del Tuono, i Totem Truce vennero sconfitti e Baine esiliò Magatha e quelli che decisero di restarle fedeli nelle Vette di Petrartiglio[79]. Nonostante l'estraneità di Garrosh al complotto di Magatha, Baine prova comunque poca simpatia per lui, dato che fu comunque Garrosh ad uccidere Cairne. Ciononostante lo ha riconosciuto come capo dell'Orda in seguito un confronto al Presidio di Ventolibero, nei Millepicchi, dove si è rifiutato di battersi con lui come fece suo padre per non dividere ulteriormente l'Orda[80].

Balnazzar[modifica | modifica wikitesto]

Balnazzar è un nathrezim, fratello di Varimathras e Detheroc. Con i suoi fratelli, era stato incaricato da Kil'jaeden di controllare il Flagello dei non morti a Lordaeron. Il Flagello tagliò i ponti con la Legione Infuocata poco dopo la Terza Guerra, scacciando i tre nathrezim dalle sue terre. Quando Arthas cominciò a perdere i suoi poteri a causa dell'attacco di Illidan contro il Re dei Lich a Nordania, questi si allearono con Sylvanas per organizzare un colpo di stato, tuttavia Arthas, con l'aiuto di Kel'Thuzad, riuscì a fuggire; Balnazzar e i suoi fratelli ne approfittarono per prendere il controllo di gran parte delle Terre Infette. I tre nathrezim vennero poi aggrediti dalle forze di Sylvanas Ventolesto, che costrinse Varimathras ad unirsi a lei e ad uccidere Balnazzar. Varimathras finse di uccidere il fratello, Balnazzar sparì dalla circolazione e s'impossessò del corpo di Saidan Dathrohan, uno dei capi della Crociata Scarlatta[81][82]. Da quel momento Balnazzar cominciò a manipolare i ranghi della Crociata a piacimento e utilizzarla per combattere le forze del Flagello. Quando Alexandros Mograine espresse l'intenzione di attaccare Sepulcra (dove si trovava Varimathras), cooperando eccezionalmente con Kel'Thuzad il nathrezim manipolò suo figlio Renault, riuscendo a fargli uccidere Alexandros[83][84]. Venne successivamente smascherato a Stratholme, e apparentemente ucciso[85]. La Crociata Scarlatta venne ridotta a brandelli durante gli eventi di Wrath of the Lich King; Balnazzar ne sterminò quindi tutti i membri restanti e li fece risorgere come non morti riunendoli nei "Risorti", un'organizzazione sotto il suo controllo, per poi essere confrontato nuovamente da avventurieri e sconfitto una volta per tutte[82].

Brann Barbabronzea[modifica | modifica wikitesto]

Brann Barbabronzea (Brann Bronzebeard) è il più giovane dei fratelli nani Barbabronzea. È il più noto esploratore dell'universo di Warcraft, ed uno dei più importanti membri della Lega degli Esploratori, di cui è uno dei fondatori; è inoltre linguista, guerriero, archeologo ed altro[86]. Sebbene membro dell'Alleanza, Brann ha avuto contatti, collaborato e stretto amicizia anche con diversi membri dell'Orda, così come di altre fazioni. Blizzard Entertainment ha riutilizzato il personaggio facendogli "firmare" la maggioranza dei manuali del gioco di ruolo di Warcraft dove si descrivono i territori.

Le prime menzioni degne di nota che si hanno di Brann sono durante la Seconda Guerra, dove lottò a fianco delle armate dell'Alleanza assieme a suo fratello Muradin dopo la liberazione di Khaz Modan dagli orchi[87], fungendo da messaggeri fra le armate di Lothar e Turalyon e Khaz Modan[86]. Con la conclusione della Terza Guerra, re Magni spedì Brann in missione per esplorare i più remoti angoli di Azeroth e scoprire le origini del popolo nanico. Brann iniziò il viaggio nei Regni Orientali, per passare poi a Kalimdor, alle isole dei Mari del Sud ed infine a Nordania[86]. Furono diverse le occasioni in cui Brann venne dato per disperso durante i suoi viaggi[86], al punto da essere considerato, in certi casi, morto; la sua prima "sparizione" avvenne nella Valle di Rovotorto, dove perse i contatti una volta entrato nell'area di Zul'Gurub, mentre la seconda fu durante il viaggio a Nordania, che Brann aveva intrapreso soprattutto per scoprire la fine che aveva fatto suo fratello Muradin. In entrambi i casi ricomparve sano e salvo[86].

Dopo il viaggio a Nordania, Brann rimase un po' di tempo a Forgiardente ad istruire nuovi esploratori, per poi riprendere a viaggiare. Riuscì ad inoltrarsi nel regno sigillato di Ahn'Qiraj, facendo in qualche modo finire la base di Atiesh, il bastone di Medivh, all'interno del corpo del Dio Antico C'Thun, risultando nel frattempo disperso una terza volta[86]. Riuscì a fuggire da Ahn'Qiraj solo dopo la riapertura del Vallo dello Scarabeo da parte dei giocatori di World of Warcraft e studiò subito un piano per esplorare le Terre Esterne[86]. La sua prima apparizione di persona è in Wrath of the Lich King, dove contribuisce a svelare buona parte della storia attorno ad Ulduar e ai Titani, mentre in Cataclysm si dirige ad Uldum, nuovamente nel sud di Kalimdor.

Cairne Zoccolo Sanguinario[modifica | modifica wikitesto]

Cairne Zoccolo Sanguinario (Cairne Bloodhoof) era il capo delle tribù unite dei tauren e leader della città di Picco del Tuono. Ha avuto un figlio, Baine, dalla compagna Tamaala, deceduta in un periodo precedente la Terza Guerra.

Originariamente era il leader della tribù di tauren Zoccolo Sanguinario, di cui guidava l'esistenza nomade nelle Savane, in perenne fuga dai centauri[88][89], e sebbene volesse già da tempo trovare un modo per riappropriarsi delle verdeggianti terre di Mulgore[89] con i continui attacchi dei centauri aveva iniziato a perdere la speranza. La situazione subì una svolta decisiva quando Cairne e i suoi tauren incontrarono gli orchi guidati da Thrall: le due razze strinsero ben presto alleanza, portando così anche i tauren all'interno della Nuova Orda[88], e i due leader divennero profondamente amici. Cairne informò Thrall della presenza di un oracolo a nord, nelle Vette di Petrartiglio, e dopo che gli orchi ebbero salvato il villaggio degli Zoccolo Sanguinario da un assalto dei centauri gli propose un patto: gli orchi avrebbero aiutato i tauren a riprendere Mulgore, e loro in cambio li avrebbero portati alla locazione esatta dell'oracolo[89]. Arrivati all'oracolo Cairne e Thrall si incontrarono con Jaina Marefiero e l'oracolo, che era lo spirito di Medivh, li fermò prima che iniziassero a lottare e li convinse ad unire le forze per combattere la Legione Infuocata[89].

Dopo la battaglia del Monte Hyjal, Cairne aiutò Thrall durante la fondazione di Orgrimmar, e non molto tempo dopo suo figlio Baine venne rapito dai centauri, gettando Cairne nella depressione. Cairne venne raggiunto da Rexxar e Rokhan, che stavano cercando aiuto su richiesta di Thrall contro l'invasione dell'ammiraglio Daelin Marefiero, ma il capo tauren replicò di dire a Thrall che era morto. I due andarono così a salvare Baine, risollevando Cairne che fornì subito aiuto agli orchi[89]. Dopo la sconfitta di Marefiero, Cairne tornò a Mulgore, dove unì tutte le tribù di tauren e fondò la città di Picco del Tuono[89].

Fino al periodo precedente il Cataclisma, Cairne non ha avuto un ruolo molto importante all'interno dell'Orda. Sebbene colpito dalla capacità di Garrosh Malogrido come leader durante un incontro nella Tundra Boreale, la natura saggia, pacifica e contemplativa del tauren[88] gli ha reso del tutto indigesta la decisione di Thrall di sceglierlo come sostituto durante la sua permanenza a Nagrand. Dopo essere stato informato dall'arcidruido Hamuul Totem Runico del massacro di un gruppo di druidi tauren ed elfi della notte, effettuato da agenti del Martello del Crepuscolo ma fatto passare per un ordine di Garrosh, Cairne sfidò Malogrido ad un mak'gora, cioè una sfida all'ultimo sangue, nell'arena di Orgrimmar. L'ascia di Garrosh venne avvelenata da Magatha Totem Truce, e dopo il primo colpo ricevuto da Garrosh Cairne non fu più in grado di difendersi, venendo così ucciso. La morte di Cairne diede a Magatha l'occasione per prendere il controllo di Picco del Tuono, per essere poi sconfitta ed esiliata da Baine che prese il posto di suo padre. Riportato a Picco del Tuono, il corpo di Cairne venne posto su una pira e bruciato, come da usanza del popolo dei tauren.

Chen Triplo Malto[modifica | modifica wikitesto]

Chen Triplo Malto (Chen Stormstout) è il membro più noto in Warcraft della razza dei pandaren. È un maestro miscelatore, che ha viaggiato in molti luoghi per recuperare gli ingredienti per le sue bevande. Chen si trovava a Durotar in cerca di diversi ingredienti per una delle sue birre, quando incontrò Rexxar in missione per conto di Thrall. Dopo che il Mok'Nathal l'ebbe aiutato a trovare quanto cercava, Chen decise di accompagnarlo così da visitare meglio la regione[90] Il pandaren accompagnò Rexxar a Theramore, nelle Acquemorte, per scoprire il motivo degli attacchi umani a Durotar. Lì guadagnarono anche il supporto di Jaina Marefiero per sconfiggere suo padre, l'ammiraglio Daelin Marefiero, colpevole degli attacchi[90]. Dopo la morte dell'ammiraglio, Chen rimase ancora del tempo con gli orchi per insegnare alcune delle sue ricette ad uno di essi, che le passò a sua volta al suo apprendista Drohn[91], quindi se ne andò senza più dare sue notizie. In World of Warcraft, diversi dei suoi barili vuoti possono essere trovati dai giocatori nelle Savane Settentrionali[92].

Daelin Marefiero[modifica | modifica wikitesto]

Il Grand'Ammiraglio Daelin Marefiero (Daelin Proudmoore) era il leader della nazione umana di Kul Tiras e fu supremo comandante delle forze navali dell'Alleanza durante la Seconda Guerra. Aveva due figli Derek e Jaina.

Marefiero fu uno dei leader convocati da re Terenas Menethil II per formare un'Alleanza contro l'imminente attacco dell'Orda a Lordaeron[93], e fu uno dei suoi più forti sostenitori[94]. Verso la fine del conflitto, dopo che le forze di Gul'dan e Cho'gall erano già state annientate da quelle di Martelfato per il tradimento, Marefiero guidò un attacco navale contro una flotta dell'Orda, ma l'intervento dei draghi al comando degli orchi gli costò una parte della flotta, quella su cui si trovava suo figlio Derek[95]. Marefiero sostenne re Terenas nelle sue scelte anche in seguito alla guerra, supportandolo anche quando decise di internare gli orchi anziché sterminarli.

Grande amico di re Terenas, Daelin fu sconvolto al sentire della sua morte e della devastazione portata a Lordaeron dal Flagello e dai demoni. Dopo la fine della Terza Guerra, lasciò Kul Tiras portando con sé gran parte della flotta, in cerca di sua figlia Jaina, che era fuggita vers Kalimdor alla testa di alcuni sopravvissuti. Qui scoprì che gli umani e gli orchi vivevano in pace, e convinto che l'Orda fosse da sradicare prima che diventasse un pericolo troppo grande, cominciò a lanciare dei raid contro gli accampamenti costieri degli orchi. Quando essi cominciarono ad contrattaccare, Daelin si ritirò a Theramore, dove con sgomento trovò sua figlia in compagnia del Mok'Nathal Rexxar, del troll Rokhan e del pandaren Chen Triplo Malto, tutti alleati dell'Orda. Daelin chiese il loro arresto immediato, ma Jaina rifiutò e li aiutò a fuggire.

Senza permettere alla figlia di spiegare la situazione, Daelin la usurpò del comando su Theramore e cominciò a lanciare altri attacchi contro gli orchi, che respinsero nuovamente le sue forze. Rexxar e Thrall sapevano però che Daelin non avrebbe mai smesso di attaccare l'Orda, e prepararono un piano per sconfiggerlo. Daelin fece stabilire un blocco navale che isolò la città, ma non sapeva che sua figlia si era schierata contro di lui, per impedire un'escalation di guerra e morti inutili. Jaina aiutò Rexxar e Thrall ad entrare in città, dove tentarono di dissuaderlo dai suoi propositi ma egli, testardo, rifiutò e venne ucciso in combattimento da Rexxar.

Dama Liadrin[modifica | modifica wikitesto]

«La nostra gente ha percorso un sentiero buio, e il mio era tra i più oscuri di tutti. Ma la Luce mi ha mostrato che non ero perduta. Mi ha aiutato a trovare la forza per sopravvivere a dispetto di tutto quello che era successo e di tutto il male che avevo causato.[96]»

Dama Liadrin (Lady Liadrin) è il capo dei Cavalieri del Sangue, il corrispettivo degli elfi del sangue dei paladini. Liadrin era una sacerdotessa che, come molti altri, perse la fede nella Luce Sacra in seguito alla caduta di Quel'Thalas durante la Terza Guerra. Quando il naaru M'uru venne portato prigioniero a Lunargenta come dono da Kael'thas, seguendo gli insegnamenti del principe il magistro Astalor Giurasangue propose di utilizzare l'energia del naaru per conferire ad alcuni elfi del sangue i poteri dei paladini: Liadrin fu la prima a proporsi, divenendo così la leader dei neonati Cavalieri del Sangue. Quando, successivamente, Kael'thas attaccò Lunargenta e rapì M'uru portandolo all'Isola di Quel'Danas, Liadrin capì che gli insegnamenti del principe avevano condotto gli elfi del sangue su una cattiva strada, e viaggiò fino a Shattrath per scusarsi con A'dal, il leader dei naaru, per le azioni dei Cavalieri del Sangue[97]. A'dal le rivelò quindi che sia lui che M'uru sapevano già quanto sarebbe accaduto, in quanto era stato predetto dal profeta Velen[97]. Liadrin, a nome dei Cavalieri del Sangue, strinse quindi alleanza con l'Offensiva del Sole Infranto, la forza combinata di Shattrath per combattere Kael'thas e Kil'jaeden[97].

Dopo la sconfitta di Kil'jaeden da parte dei giocatori di World of Warcraft: The Burning Crusade, Dama Liadrin accompagnò Velen alla Cittadella del Pozzo Solare, dove assistette alla ristorazione del Pozzo tramite il cuore di M'uru[98]. Da quel momento è sempre presente alla Cittadella, dove incontra i pellegrini venuti a vedere il Pozzo Solare[96]. Dopo la serie di missioni che i giocatori dell'Orda possono eseguire durante la "settimana dei bambini" a Shattrath, una lettera dalla bambina elfa del sangue Salandria li informa che Dama Liadrin l'ha presa sotto la sua custodia[99].

Dama Vashj[modifica | modifica wikitesto]

Cosplayer che interpreta Dama Vashj al Cartoomics 2012

Dama Vashj (Lady Vashj; pronuncia: /vaʃi/) è una strega del mare nāga al servizio di Illidan.

Vashj nacque più di diecimila anni prima della Prima Guerra, nella città di Vashj'ir; sua madre Lestharia Vashj e governava la città[100]. Vashj lasciò la città per trasferirsi a Zin-Azshari, al servizio della regina Azshara. Divenne ben presto una degli Eletti e salì tra i ranghi fino a diventare una delle sue ancelle favorite. Vashj era fanaticamente devota alla sua regina e s'infuriò molto quando ella offrì di fare di Tyrande Soffiabrezza la sua ancella, tanto da tentare di uccidere Tyrande in svariate occasioni (venendo fermata ogni volta dall'intervento di Elune); al termine della Guerra degli Antichi venne trasformata in naga grazie al patto stipulato da Azshara con gli Antichi Dei.

Poco tempo dopo la morte di Archimonde, Illidan Grantempesta evocò i naga dagli abissi marini per aiutarlo nella sua missione; un gran numero di essi, guidato da Vashj, risalì quindi aiutarlo, preparando al contempo la strada ad Azshara per riconquistare il mondo di superficie. Vashj assistette Illidan durante tutte le sue peripezie: prima nelle Isole Disperse, dove recuperarono l'Occhio di Sargeras, quindi a Dalaran, e poi nelle Terre Esterne: durante questi spostamenti erano sempre braccati dalla custode Maiev Cantombroso che infine, nelle Terre Esterne, riuscì a catturare Illidan. Vashj fece quindi ritorno a Dalaran, dove prese contatto con Kael'thas Solealto e i suoi elfi del sangue (salvandoli infine dalle prigioni della città), riuscendo con il loro aiuto a liberare Illidan. Dopo che Illidan ebbe preso il posto del demone Magtheridon come signore delle Terre Esterne, Kil'jaeden gli ordinò di marciare sul Trono Ghiacciato e distruggere il Re dei Lich: Vashj si recò quindi, sempre al seguito di Illidan, Nordania, dove però le loro forze vennero sconfitte da Arthas.

Fatto ritorno nelle Terre Esterne, Vashj e i suoi naga si stabilirono nelle Paludi di Zangar, schiavizzando le tribù di dranenei Corrotti e cominciando a drenare tutte le acque della regione: tali piani venner sventati da un manipolo di avventurieri che, penetrato nel covo di Dama Vashj, riuscì ad ucciderla.

Darion Mograine[modifica | modifica wikitesto]

Darion Mograine è il signore dei Cavalieri della Spada d'Ebano, un gruppo di cavalieri della morte liberatisi dal controllo del Re dei Lich.

Darion nacque da Alexandros ed Elena Mograine, che morì di parto; aveva un fratello maggiore, Renault[83]. Da adulto, suo fratello Renault divenne un membro della Crociata Scarlatta come suo padre, e convinto da Balnazzar, uccise a tradimento Alexandros a Stratholme[83]. Darion si unì quindi all'Alba d'Argento, e con un gruppo di volontari si diresse a Naxxramas, dove si trovava suo padre che era stato resuscitato da Kel'Thuzad come cavaliere della morte. Distrutto Alexandros, Darion recuperò la sua spada, Brandicenere, che era però stata corrotta, e andò a cercare suo fratello, non sapendo che era proprio lui l'assassino di suo padre[83]. Appena lo vide, Renault attaccò Darion e lo spirito di Alexandros, intrappolato nella spada, ne uscì uccidendo Renault[83][101].

Darion chiese consiglio a Tirion Fordring su come liberare suo padre dalla spada, e lui gli rispose che solo un atto di amore più grande di quello malvagio che aveva ucciso Alexandros poteva liberarlo[83]. Ad una seguente battaglia alla Cappella della Luce nelle Terre Infette Orientali, fra il Flagello e l'Alba d'Argento, Darion decise così di sacrificarsi per distruggere i non morti, uccidendosi con la stessa Brandicenere e liberando sì suo padre, ma condannando sé stesso a risorgere come non morto al servizio del Re dei Lich[83].

Darion cominciò quindi ad addestrare nuovi cavalieri della morte, prima spedendoli a devastare l'Enclave Scarlatta, e poi guidandoli in battaglia direttamente contro l'Alba d'Argento alla Cappella della Luce[83][102]. Qui però Brandicenere, guidata dallo spirito di suo padre, gli si rivoltò contro, portando alla sconfitta sua e delle sue armate. Darion capì di essere stato usato dal Re dei Lich solo per far uscire allo scoperto Tirion, impressione confermata dal Re dei Lich stesso che apparve di lì a poco e imprigionò l'anima di Alexandros dentro a Gelidanima[102]. Darion gettò quindi Brandicenere a Tirion, che la purificò col potere della Luce, e riuscì a scacciare il Re dei Lich[102]. Dopo questo evento vennero formate la Crociata Argentea, guidata da Tirion, e i Cavalieri della Spada d'Ebano, guidati da Darion. In seguito furono proprio i Cavalieri della Spada d'Ebano a conseguire alcune fra le più importanti vittorie contro il Re dei Lich a Nordania[83].

Drek'Thar[modifica | modifica wikitesto]

Drek'Thar è uno sciamano e veggente orco, attuale capo del clan dei Lupi Bianchi. Si sa molto poco sulla storia di Drek'Thar prima della formazione dell'Orda. Fu apprendista sciamano di Madre Kashur; quando ella morì, Drek'Thar le successe come sciamano anziano del clan dei Lupi Bianchi. Come la maggioranza degli orchi, Drek'Thar credette alle parole di Ner'zhul secondo cui i draenei stavano complottando contro di loro, e partecipò a diversi attacchi contro di loro, uccidendo anche civili indifesi, compresi donne e bambini. Quando gli elementi smisero di rispondere alla chiamata degli sciamani, Drek'Thar seguì il sentiero indicato da Gul'dan e divenne uno stregone. Il capo del clan dei Lupi Bianchi, Durotan, rifiutò di bere il sangue di Mannoroth e proibì ai membri del suo clan di farlo, così i Lupi Bianchi vennero esiliati nelle Montagne d'Alterac, dove Drek'Thar abbandonò le arti stregonesche e ritornò ad essere uno sciamano, prendendo coscienza delle atrocità che aveva commesso durante la guerra. In questo periodo, tramite le arti sciamaniche, Drek'Thar riuscì ad ottenere l'amicizia dei lupi nativi di Alterac, da allora alleati del clan dei Lupi Bianchi.

Quando Durotan e sua moglie vennero assassinati e il loro figlio creduto morto, poco prima dell'inizio della Seconda Guerra, Drek'Thar assunse il comando del clan. I Lupi Bianchi vennero ritrovati vent'anni dopo da Thrall, figlio di Durotan, e Drek'Thar, allora divenuto cieco, lo addestrò come sciamano. Parte del clan seguì Thrall e la nuova Orda a Kalimdor, compreso Drek'Thar. Nel periodo precedente gli eventi di World of Warcraft, Drek'Thar tornò alla guida dei Lupi Bianchi nella Valle di Alterac, dove erano iniziate delle lotte per il controllo del territorio con i nani del clan Piccatonante.

Da Alterac Drek'Thar funse da rappresentante di Thrall per i Regni Orientali, e raramente si spostò da lì in seguito al suo ritorno, eccetto per far visita a Nagrand assieme a Thrall dopo la riapertura del Portale Oscuro. La vecchiaia pesò molto sulle spalle di Drek'Thar, che nel periodo seguente la sconfitta del Re dei Lich era costretto a letto, sotto le cure di un orco di nome Palkar. Drek'Thar ebbe diverse visioni, fra cui una del massacro di un gruppo di druidi ed un'altra del mondo che si spezzava. Per la prima delle due Palkar acconsentì ad inviare avvertimenti agli elfi della notte, ma l'attacco non avvenne; Palkar ne attribuì la causa alla senilità del vecchio e lasciò perdere la seconda visione. Quando Palkar ricevette la notizia che un gruppo di druidi tauren ed elfi della notte era stato attaccato e l'unico sopravvissuto era Hamuul Totem Runico, capì che le visioni di Drek'Thar erano vere e spedì un messaggio a Thrall riguardante la seconda visione, che prediceva il Cataclisma che si sarebbe verificato di lì a poco.

Drek'Thar apparve nuovamente in Cataclysm, costretto su una sedia a rotelle e affidato alle cure del capitano Galvangar. Alla richiesta di alcuni avventurieri, inviati dal comandante Cromush, di fornire aiuto ai Reietti per sconfiggere le ultime resistenze umane a Lordaeron, Drek'Thar rifiutò, lasciando Cromush sgomento: ciò perché Drek'Thar, pur avendo commesso azioni riprovevoli in passato, se ne era pentito e ne portava il peso, mentre i Reietti compivano atti malvagi senza alcun segno di rimorso[103].

Elune[modifica | modifica wikitesto]

«All'inizio eravamo nell'oscurità, e non potevamo vedere. Abbiamo chiesto una guida e la luna ha cominciato a splendere su di noi. La sua luce morbida ci ha illuminato la notte e ci ha dato conforto. Ci ha toccato fin nel profondo, così che potessimo vedere anche quando la luna non ci fosse stata...»

(Tyrande Soffiabrezza[104])

Elune è una delle poche entità che sono largamente e chiaramente definite come "divinità"[44]. Chiamata anche "Madre Luna", è la dea che personifica la Dama Bianca, la luna maggiore di Azeroth[44]; è venerata soprattutto dagli elfi della notte[44], per i quali il culto della dea è fulcro della loro stessa civiltà. Tradizionalmente associata all'armonia, alla guarigione e alla tolleranza, Elune non propugna la pace ad ogni costo, e viene infatti invocata anche con il nome di "Guerriera della Notte", colei che raccoglie i caduti in battaglia e li fissa come stelle nel firmamento[44]. Elune è presente anche nella mitologia di altri popoli, ad esempio fra i tauren, dove viene chiamata Mu'sha[44]: anche qui viene riconosciuta come corrispondente alla luna, in contrapposizione al sole, An'she, ed entrambi costituiscono uno degli occhi della Madre Terra (la maggiore divinità dei tauren)[105].

Mai apparsa fisicamente in alcun materiale della serie[106], Elune agisce tramite il suo clero o, in alcuni casi, anche senza intermediari. Tra i suoi poteri (compresi quelli che conferisce ai suoi seguaci) vi sono innanzitutto la guarigione e la purificazione (anche di casi gravi, come quello di Eranikus). Durante la Guerra degli Antichi fece piovere luce lunare solida sui nemici degli elfi, e quando la sacerdotessa Tyrande Soffiabrezza venne imprigionata nel palazzo di Azshara, eresse uno scudo magico attorno a lei per impedire a Dama Vashj di farle del male[107]. Anche in tempi più recenti, come durante una battaglia contro l'Orda a Valtetra, rispose all'invocazione di Tyrande effondendo la sua luce per spazzare via la nebbia creata dai macchinari dei goblin[108]. Si contano invece sulle punte delle dita i casi in cui la sua voce è stata udita da orecchie mortali[109][110]. Il profeta Velen ha osservato che la descrizione della dea da parte degli elfi e i suoi poteri dimostrati sono coincidenti con quelli di naaru potenti (paragone che il clero di Elune ha respinto)[111].

Delle leggende che vedono partecipe Elune, la più nota è senz'altro quella che la vede come amante del Cervo Bianco, Malorne, col quale ha concepito Cenarius[44] (storia riportata, in maniera piuttosto romanzata, anche dai tauren[44][45]). Elune è anche collegata al mito di Goldrinn: secondo quest'altra leggenda, la dea era scontenta del temperamento ferino e sanguinario dell'Antico Guardiano lupo, poiché oscurava il suo altrimenti nobile cuore. Durante le notti di luna piena, quando la luce di Elune riempiva il cielo, Goldrinn sentiva come se gli occhi di lei lo stessero giudicando, rendendolo ancora più feroce[59]. Fu poi un bastone consacrato della dea che, combinato con una zanna di Goldrin, mutò i druidi del branco nei primi worgen[60]. Infine, Elune viene indicata come la creatrice dei silvagufi[109].

In Legion, le Lacrime di Elune sono uno degli artefatti conosciuti come i Pilastri della Creazione. Custodite al tempio di Elune vengono sottratte da Xavius, che se ne serve per corrompere Ysera. Vengono in seguito consegante all'avatar del giocatore da Elune stessa subito dopo la sconfitta di Ysera.

Falstad Granmartello[modifica | modifica wikitesto]

Falstad Granmartello (Falstad Wildhammer) è il Thane (cioè capo) del clan nanico dei Granmartello, e membro del Concilio dei Tre Martelli insieme a Muradin Barbabronzea e Moira Thaurissan.

Falstad era uno dei cavalcagrifoni del clan Granmartello che proteggevano il porto di Hasic quando vi passò il mago Rhonin. Falstad e i suoi uomini accompagnarono Rhonin verso Khaz Modan, ma in un'imboscata i compagni del nano furono uccisi. Sollecitato anche da Vereesa Ventolesto, Falstad continuò il viaggio assieme a lei e a Rhonin, arrivando infine a liberare la regina dei draghi rossi Alexstrasza dagli Orchi del clan Fauci di Drago a Grim Batol. Falstad divenne in seguito Thane dei nani Granmartello, succedendo a Kurdran Granmartello.

In seguito alla pietrificazione di re Magni Barbabronzea di Forgiardente, è stato istituito il Concilio dei Tre Martelli da Varian Wrynn per governare i nani, e Falstad ne è entrato a far parte assieme a Muradin Barbabronzea e Moira Thaurissan (sostituendo Kurdran, che aveva in origine ricevuto l'incarico)[112].

Quando Magni si svegliò dalla sua pietrificazione, il Concilio iniziò a discutere delle ripercussioni del suo ritorno, e Falstad affermò che i Granmartello non si sarebbero mai inginocchiati a un Barbabronzea, al che Magni rispose di non essere venuto a reclamare la corona.

Falstad e il suo grifone appaiono in Heroes of the Storm come un unico personaggio selezionabile.

Fandral Elmocervo[modifica | modifica wikitesto]

Fandral Elmocervo (Fandral Staghelm, chiamato dai qiraji Kar'sis, che significa "mano della terra"[113]), era un elfo della notte, uno degli aiutanti più importanti di Malfurion Grantempesta; ebbe un figlio, Valstann, per cui stravedeva. Quando avvenne la Guerra delle Sabbie Mobili, Fandral e suo figlio comandarono le armate degli elfi della notte contro quelle dei qiraji, domandando aiuto anche ai draghi che però rifiutarono di intervenire[114]. Sebbene numerosissimi, i qiraji erano in svantaggio contro gli elfi della notte, fino a che gli imperatori gemelli di Ahn'Qiraj, Vek'nilash e Vek'lor, attirarono Valstann in una trappola a Vento del Sud, a Silitus, devastando completamente il villaggio e catturando Valstann, che venne giustiziato dal generale Rajaxx di fronte alle armate degli elfi e agli occhi dello stesso Fandral[114]. Con Fandral devastato dalla perdita del figlio, le armate degli elfi furono costrette ad una tragica ritirata, mentre i qiraji dilagavano per Silitus, il Cratere di Un'Goro e Tanaris, arrivando a minacciare le Caverne del Tempo e causando così l'intervento dei draghi bronzei che li respinsero definitivamente[114]. Alla fine della guerra il drago Anachronos diede a Fandral lo Scettro delle Sabbie Mobili, l'unico strumento che avrebbe potuto riaprire i cancelli di Ahn'Qiraj. Fandral però, furioso e addolorato per la morte del figlio, non volendo avere più nulla a che fare con Silitus, i qiraji e i draghi, scagliò via lo scettro spezzandolo[114].

Dopo la distruzione di Nordrassil durante la battaglia del Monte Hyjal, Fandral propose di creare un nuovo Albero del Mondo, per ridare agli elfi l'immortalità perduta. Malfurion rifiutò seccamente, dicendo che la natura non avrebbe mai benedetto un tale atto di egoismo. Quando Malfurion rimase intrappolato nel Sogno di Smeraldo, Fandral gli succedette come arcidruido degli elfi della notte, e come prima cosa fece piantare Teldrassil su un'isola al largo di Rivafosca, sui cui venne poi costruita Darnassus; come Malfurion aveva sostenuto, però, i draghi rifiutarono di benedire Teldrassil, che cominciò a cadere preda di una crescente corruzione[114]. Fandral ha comunque agito come degno sostituto di Malfurion, sebbene la sua arroganza e le sue mire espansionistiche gli abbiano inimicato buona parte dei sostenitori di Malfurion, in primis la sacerdotessa Tyrande Soffiabrezza, con la quale ha avuto diversi litigi su come guidare gli elfi della notte[114]. Ignoto a tutti, Fandral era stato corrotto tempo prima dall'Incubo di Smeraldo, che gli appariva sotto le sembianze di suo figlio Valstann: nei panni di Valstann, l'Incubo guidato da Xavius l'aveva convinto ad avvelenare lentamente Malfurion con un'erba chiamata morrowgrain (che in World of Warcraft i giocatori vengono mandati a raccogliere con la scusa di ricerche per il Cenarion Circle[115]), e causare la corruzione stessa di Teldrassil infondendo parte del potere dell'Incubo nell'Albero mentre cresceva. In seguito Fandral indisse un summit di druidi a Teldrassil, fra cui anche Broll Orsomanto, Hamuul Totem Runico e Naralex, cercando di usare i loro poteri per far "resuscitare" il falso Valstann. Runetotem, Naralex e Shandris Piumaluna scoprirono ben presto della follia di Fandral, ma con un incantesimo l'arcidruido impedì loro di rivelarlo. Venne comunque smascherato subito dopo da Malfurion, risvegliato da Broll e Tyrande, che distrusse anche il finto Valstann proprio di fronte a Fandral. La "seconda morte" di suo figlio devastò ancora di più l'animo di Fandral, che venne portato dai druidi a Radaluna per riprendersi, nonostante molti credano che la sua mente sia stata troppo provata e danneggiata perché ciò accada[116].

Successivamente, in un periodo precedente Cataclysm, Fandral venne spostato in una prigione negli Eremi di Hyjal, dove però i cultisti del Martello del Crepuscolo cercarono di usarlo per i loro scopi. I giocatori vennero così incaricati di consegnarlo alla femmina di drago verde Alysra, perché lo riportasse a Radaluna[117]. Alysra era però corrotta, e consegnò invece Fandral al Martello del Crepuscolo[118]. Insieme ad altri druidi, fra cui sua nuora Leyara, Fandral si messo al servizio di Ragnaros, creando la congrega dei druidi delle fiamme e divenendo maggiordomo personale del Signore Elementale. Tentò di eliminare Thrall separando il suo spirito nei quattro piani elementali[119]; fallito l'intento a causa del salvataggio di Thrall[120], si ritirò nelle Terre del Fuoco, presso la fortezza di Ragnaros, dove venne infine ucciso da avventurieri[121].

Gelbin Meccatork[modifica | modifica wikitesto]

Il Gran Meccanista Gelbin Meccatork (Gelbin Mekkatorque) è l'attuale leader degli gnomi, ed uno dei più bravi inventori di Azeroth. La sua elezione avvenne circa fra i sette e i nove anni prima degli eventi di World of Warcraft; in seguito all'elezione, ogni Gran Meccanista può adottare un titolo a sua scelta, e Mekkatorque scelse "Re degli Gnomi"[122].

Quando, durante la Terza Guerra, Gnomeregan venne invasa dai trogg, Meccatork venne colto alla sprovvista e si fidò del suggerimento di Sicco Termospin, il suo consigliere, che aveva in realtà orchestrato l'invasione stessa, facendo irradiare la città per scacciare i trogg[122]. L'idea si rivelò disastrosa provocando la morte di più gnomi che trogg, morti che Meccatork ha ora sulla coscienza. Da allora, Meccatork ha giurato di dedicarsi alla riconquista di Gnomeregan[123], operazione riuscita in buona parte durante l'eventa della riconquista di Gnomeregan in Wrath of the Lich King.

Meccatork ha delle capacità inventive sorprendenti, come del resto tutti i membri della razza gnomica. Oltre alla notevole quantità di tempo speso a pensare piani per riprendere Gnomeregan, Meccatork ha anche aiutato i nani a perfezionare le tecnologie militare di supporto all'Alleanza. Fra le sue invenzioni più note c'è il Tram degli Abissi, che collega come una enorme metropolitana le città di Forgiardente e Roccavento.

Genn Mantogrigio[modifica | modifica wikitesto]

«Che gli orchi siano dannati, che sia dannata l'Alleanza e che anche tu sia dannato! L'ultima cosa di cui Gilneas ha bisogno è che gli scrocconi delle altre nazioni si approfittino delle nostre risorse, che i maghi di Dalaran s'intromettano nei nostri affari e che i nemici di qualcun altro vengano ad ammazzare i nostri soldati! Gilneas appartiene solo a Gilneas, e sarà sempre così! Questa è l'ultima volta che ti rivolgo la parola, Terenas, spero quindi che tu mi abbia compreso bene.»

(L'ultimo discorso di Mantogrigio a re Terenas[124].)

Genn Mantogrigio (Genn Greymane, talvolta scritto Graymane) è uno worgen, leader degli umani e degli worgen della nazione di Gilneas. Ha una moglie, Mia, e due figli, Tess e Liam; suo padre, re prima di lui, si chiamava Archibald[125].

Mantogrigio fu uno dei leader convocati da re Terenas Menethil II per formare un'Alleanza contro l'invasione degli orchi prima della Seconda Guerra, tuttavia non era affatto convinto dell'utilità di una simile unione[94], non volendo rischiare le vite dei suoi cittadini per una guerra che non considerava di competenza di Gilneas[125]. Greymane era convinto che la sua nazione potesse fronteggiare da sola qualsiasi avversità, e fornì solo supporti simbolici all'Alleanza, più che altro su insistenza dei nobili Darius Crowley e Vincent Godfrey[125]. Fu inoltre uno dei sostenitori di lord Daval Prestor (Alamorte camuffato, cosa che tutti ignoravano) come leader della nazione di Alterac[126].

Dopo la fine della Seconda Guerra, che era costata le vite di diversi soldati di Gilneas, il governo dell'Alleanza chiese a Gilneas altri fondi monetari[125]. Furibondo, Mantogrigio decise di tagliare completamente i ponti con le altre nazioni, e fece costruire un immenso muro che delimitava Gilneas dal resto del continente, il Muro Mantogrigio[125][126] e da allora, all'esterno, di Gilneas non si seppe più nulla[124]. L'isolamento non venne condiviso dalla totalità della popolazione, e provocò un'insurrezione contro Mantogrigio, guidata da lord Darius Crowley[127], il cui terreno era stato tagliato in due dal Muro[125]. La rivolta venne sedata e Crowley incarcerato.

Quando il Flagello invase Lordaeron arrivando alle porte di Gilneas, Mantogrigio esortò l'arcimago Arugal nel suo piano di evocare gli worgen per fermarlo[125]. La maledizione degli worgen, però, sconfinò anche oltre le mura di Gilneas, cominciando a contagiare la popolazione e anche lo stesso Mantogrigio[125]. Crowley venne rilasciato perché lo aiutasse a risolvere il problema; gli worgen di Gilneas riuscirono a mantenere la loro sanità mentale grazie al mago Krennan Aranas prima, e poi grazie all'intervento degli elfi della notte; il regno venne poi attaccato dai Reietti su ordine dell'Orda, e Mantogrigio fronteggiò personalmente Sylvanas Ventolesto. Quando la regina-banshee fece per uccidere Mantogrigio, suo figlio si frappose fra i due, venendo ucciso al posto del padre.

Greymane ordinò l'evacuazione del regno, lasciando Crowley e il Fronte di Liberazione di Gilneas a occuparsi dei Reietti. Durante il viaggio attraverso il Grande Mare verso Darnassus, la nave su cui si trovavano Mia e Tess venne gravemente danneggiata dagli tsunami provocati dal Cataclisma e cominciò ad affondare[125]: essendosi rotta una gamba durante la tempesta, Mia non poteva muoversi e Tess rifiutò di lasciarla, così restarono entrambe a bordo rischiando di annegare[125]. Rifiutando di perdere gli ultimi membri della sua famiglia, Genn nuotò fino alla nave salvando entrambe[125]. Una volta giunto a Teldrassil, accettò la proposta di Malfurion Grantempesta di riunire Gilneas all'Alleanza[125]. In seguito, Mantogrigio si è spostato a Roccavento, e può essere trovato nella sala del trono con re Varian Wrynn.

Hakkar[modifica | modifica wikitesto]

Hakkar, detto "lo Scorticatore d'Anime" (the Soulflayer) è un malevolo e potente "dio del sangue" adorato dai troll della tribù Gurubashi. La sua esatta natura non è chiara: viene definito a volte un dio, a volte un loa, a volte uno spirito, altre volte viene indicato come figlio di un Dio Antico o Dio Antico egli stesso[128][129].

L'origine del culto risale a dopo la Frattura, quando l'impero dei troll, già gravemente indebolito, si ritrovò anche frammentato su vari continenti[129][130]. I troll Gurubashi, ritrovatisi nell'odierna Valle di Rovotorto, cercarono aiuto presso gli spiriti, e al loro richiamo rispose il più oscuro di tutti, Hakkar[130]. Hakkar li aiutò ad espandersi in tutta la regione, e anche su alcune isole dei Mari del Sud, ma esigeva che sempre più gli venissero sacrificati: il suo intento era quello di guadagnare abbastanza energia da accedere al mondo fisico, per poter divorare il sangue di tutti i viventi[128][130]. Quando le richieste di Hakkar furono insostenibili, la popolazione insorse, rivoltandosi contro di lui e contro i suoi sacerdoti più devoti, gli Atal'ai: dopo una battaglia che scosse le fondamenta del regno, Hakkar venne sconfitto e bandito[128][129][130].

Gli Atal'ai vennero scacciati da Zul'Gurub e si costruirono il tempio di Atal'Hakkar nella Palude del Dolore, dove ripresero a lavorare per portare Hakkar nel mondo[128][130]: i loro intenti vennero scoperti da Ysera, che schiantò il tempio nelle acque della palude e mandò i suoi draghi verdi, fra cui il consorte Eranikus, a sorvegliarlo[128]. Ciononostante, alcuni Atal'ai erano sopravvissuti, e continuarono a operare nel tempio sommerso, convinti che, in caso di successo, Hakkar li avrebbe ricompensati con l'immortalità[128]. Essi cominciarono ad evocare un avatar di Hakkar, ma il piano venne fermato da un gruppo di avventurieri[129].

Nel contempo, con la scomparsa di Hakkar e il peso della guerra civile, l'impero Gurubashi si era completamente sfaldato[129]. Nella speranza di rimetterlo insieme, i troll cercarono di rievocare Hakkar: gli Atal'ai fecero ritorno a Zul'Gurub (l'unico posto dove, avevano scoperto, Hakkar poteva essere completamente evocato), e riuscirono a riportare tra di loro il dio del sangue[129]; i sacerdoti di altre tribù cercarono di fermare la cosa, ottenendo come unico risultato che Hakkar prendesse il controllo su di loro e anche sui loro loa[129]. A questo punto i troll Zandalari presero in mano la situazione e, assoldati altri avventurieri, li spedirono contro ad Hakkar, facendolo bandire nuovamente[129][131].

Ciò non fermò gli Atal'ai: testardamente, essi riuscirono a raccogliere buona parte dello scheletro del suo avatar nel Tempio di Atal'Hakkar, preparandosi a rievocarlo[132]. Altri avventurieri, questa inviati dal drago verde Itharius, evocarono prematuramente l'avatar, riuscendo a distruggerlo, ma gli Atal'ai erano riusciti a portare a Zul'Gurub una grande quantità di sangue del dio, dove per la quinta volta prepararono la sua evocazione[132]. Quest'ultima evocazione venne dapprima osteggiata dagli Zandalari, e poi appoggiata, quando decisero di riunire tutte le tribù troll per formare di nuovo un unico impero: qui il dio venne sottomesso dallo stregone Jin'do, che cercò di trasferire i poteri del dio su sé stesso. Liberato da avventurieri, Hakkar uccise Jin'do e poi svanì, non prima di aver promesso di ritornare[133].

Halduron Alachiara[modifica | modifica wikitesto]

Halduron Alachiara (Halduron Brightwing) era un generale sotto il comando di Sylvanas Ventolesto, capo-ranger degli alti elfi di Quel'Thalas; dopo la morte di Sylvanas nella Terza Guerra, Halduron prese il suo posto[134]. Halduron era contrario alla creazione dei Cavalieri del Sangue, così come allo sfruttamento del naaru M'uru[135][134], argomenti che avevano inizialmente logorato il suo rapporto con il Gran Magistro, Rommath[135].

Dopo il Cataclisma, allorché i troll Zandalari cercarono di riunire tutte le tribù di troll per riformare il loro antico impero, Halduron si incontrò con Vol'jin e Vereesa Ventolesto alle porte di Zul'Aman, nelle Terre Spettrali, quest'ultima invitata da lui stesso nonostante l'opposizione di Lor'themar Theron[134][136]. Più avanti si recò sull'Isola del Tuono, a Pandaria, con un contingente di Lungopasso per assistere nella lotto contro l'imperatore mogu Lei Shene le sue forze[134].

Hamuul Totem Runico[modifica | modifica wikitesto]

Hamuul Totem Runico (Hamuul Runetotem) è l'Arcidruido di Picco del Tuono ed il più importante druido tauren del Circolo Cenariano. Durante la battaglia del Monte Hyjal strinse amicizia con Malfurion Grantempesta, che gli insegnò le arti druidiche[137] e divenne uno dei più potenti druidi mai esistiti. Hamuul divenne pertanto il primo druido tauren in venti generazioni, e reintrodusse la dottrina druidica nel suo popolo[137]. Entrò in contrasto con Fandral Elmocervo, il quale credeva che solo gli elfi della notte potessero essere veri druidi. Ha una figlia, Bashana[138], anch'ella druida e membro del Circolo.

Era particolarmente legato a Cairne Zoccolo Sanguinario, suo amico d'infanzia e sostiene con tutte le sue forze suo figlio Baine. Addestra druidi nella città, e a causa della sua vecchiaia raramente lascia l'Altura degli Anziani dove risiede[139]. Successivamente, mentre Alleanza e Orda erano in campagna a Nordania contro il Re dei Lich, Hamuul divenne uno dei membri fondatori del nuovo Concilio di Tirisfal, e assieme ad altri concesse i suoi poteri a Med'an per sconfiggere Cho'gall[140]. Venne in seguito convocato da Fandral Elmocervo a Teldrassil dove scoprì, assieme a Naralex e Shandris Piumaluna, della sua corruzione.

Si recò in seguito nelle Vette di Petrartiglio per un incontro con dei druidi elfi della notte nel tentativo di ricucire i rapporti fra Orda e Alleanza. I druidi furono massacrati da agenti del Martello del Crepuscolo, e Hamuul si salvò per miracolo, riferendo poi dell'accaduto a Cairne e giungendo all'errata conclusione che il mandante fosse Garrosh Malogrido[141].

In seguito all'attacco di Ragnaros al Monte Hyjal, Hamuul si è unito ai druidi locali per combattere contro di lui e il Martello del Crepuscolo, partecipando di persona al primo attacco contro il Signore Elementale del Fuoco stesso[142].

Irathion[modifica | modifica wikitesto]

Irathion (Wrathion), detto "il Principe Nero", è l'unico drago nero noto ad essere libero dalla corruzione degli Dei Antichi[143]. Il suo uovo venne creato dal drago rosso Rheastrasza, con l'aiuto di un avventuriero e dello scienziato gnomo Hieronymus Blam[143][144]: Rheastrasza catturò il drago nero Nyxondra, costringendola a deporre uova sulle quali sperimentare[145] e poi, con l'ausilio di tecnologie titaniche, una di queste uova venne purificata[146]. Rheastrasza venne uccisa da Alamorte[147], l'uovo venne messo in salvo da Blam[148], e nascosto dai draghi rossi alla Trincea Vermiglia, nelle Alture del Crepuscolo[144][149]. Irathion, tuttavia, che era pienamente senziente e cosciente ancora prima di schiudersi, riuscì a mettersi in contatto con i ladri Corvolesto, che rubarono l'uovo e lo portarono al loro maniero nelle Alture di Colletorto, dove si schiuse[144][150]. Da lì, Irathion assoldò avventurieri per uccidere tutti gli altri draghi neri presenti ad Azeroth, compreso Alamorte, rimanendo apparentemente l'unico della sua specie sul pianeta (altri draghi neri esistono ancora nelle Terre Esterne, come Sabellian)[143][144][151].

Irathion si recò a Pandaria quando venne riscoperta l'anno seguente[143], prendendo dimora in una taverna del Passo Velato, assoldando avventurieri per porre fine alla guerra fra Orda e Alleanza in vista di un imminente pericolo ben più grave[143][152][153].Successivamente, lì fece la conoscenza di Anduin Wrynn[154] e inviò degli avventurieri ad uccidere il Re del Tuono mogu, Lei Shen, e portargli il suo cuore, che mangiò, per acquisire conoscenze sui Titani[152][155].

Jarod Cantombroso[modifica | modifica wikitesto]

Jarod Cantombroso (Jarod Shadowsong) è il fratello minore di Maiev Cantombroso, ed è stato il comandante delle forze degli elfi della notte durante la Guerra degli Antichi. Inizialmente un capitano della guardia cittadina di Suramar, ricevette l'incarico di sorvegliare da Malfurion, Tyrande, Rhonin, Krasus e Broxigar, e divenne un valido supporto per lord Kur'talos Crinocorvo; dopo la morte di molti nobili fu promosso a comandante. Le capacità tattiche di Jarod permisero agli elfi di continuare a resistere durante la guerra, e combatté valorosamente anche sul campo, affrontando nemici del calibro di Archimonde. In seguito alla conclusione della guerra, insieme ad altri capi degli elfi, Jarod sorprese Illidan Grantempesta nell'atto di creare un secondo Pozzo dell'Eternità sulla cima del Monte Hyjal; essi tentarono di fermarlo, ma Illidan ferì gravemente Jarod e Dath'Remar Solealto e uccise tutti gli altri: da quel momento, la sorella di Jarod, Maiev, cominciò a odiare ferocemente Illidan.

In seguito, in un periodo non ben precisato, Jarod sparì senza dire niente a nessuno; ricomparirà millenni più tardi (come narrato in cuore Cuore di lupo), giungendo a Darnassus nel vano tentativo di far curare la sua moglie malata, Shalasyr. Durante la terza espansione di World of Warcraft, Cataclysm, guida le forze degli elfi alla difesa del Monte Hyjal, assediato dal Martello del Crepuscolo.

Jastor Gallywix[modifica | modifica wikitesto]

È l'attuale principe del commercio e il capo della razza Goblin. Ha un carattere egocentrico ed è estremamente tirchio, nonostante viva nel lusso totale. Inoltre, è un servitore leggendario del ladro in Hearthstone.

Kargath Manotagliente[modifica | modifica wikitesto]

Kargath Manotagliente (Kargath Bladefist) era il capo del clan orchesco Manomozza e, successivamente, il Capoguerra della Vilorda sotto il comando di Illidan.

Kargath venne schiavizzato dagli ogre dell'impero Gorian, e costretto a combattere in un'arena; per fuggire dalla prigionia, si amputò la mano legata alla catena mentre era in cella, sostituendola poi con una lama, e guidò gli altri schiavi orchi in una rivolta, uccidendo l'imperatore degli Ogre e fondando, con gli altri schiavi liberati, il clan Manomozza. Con la fondazione dell'Orda, analogamente alla maggioranza degli altri clan orchi, anche i Manomozza bevvero il sangue di Mannoroth; non seguirono però il resto dell'Orda su Azeroth, rimanendo indietro su Draenor.

Durante l'invasione di Draenor da parte dell'Alleanza, Kargath tentò di arrestare i nemici presso la Cittadella della Penisola del Fuoco Infernale, ma fu costretto alla fuga; riuscì a riconquistare la Cittadella alcuni anni dopo, allorché lui e il suo clan bevverò il sangue di Magtheridon, trasformandosi in vilorchi. Quando Magtheridon venne sconfitto da Illidan Grantempesta, quest'ultimo pose Kargath al comando della Vilorda, ossia l'armata di vilorchi al servizio del Traditore. Kargath venne ucciso, e la Vilorda sconfitta, quando le forze dell'Alleanza e della Nuova Orda ritornarono nelle Terre Esterne, durante The Burning Crusade.

Kilrogg Occhiotetro[modifica | modifica wikitesto]

Kilrogg Occhiotetro (Kilrogg Deadeye) era un il capo del clan orchesco dei Guerci Insanguinati.

Quando era figlio del precedente capoclan, il suo clan venne attaccato dagli arakkoa; Kilrogg eseguì quindi un rituale, sacrificando il proprio occhio sinistro per ottenere in cambio una visione del futuro e della propria morte. Sapendo cosa lo avrebbe atteso, tornò al clan, uccise suo padre che era malato, succedendogli come capoclan e assumendo l'epiteto di "Occhiotetro".

Quando Gul'dan formò l'Orda, i Guerci Insanguinati vi si unirono prontamente, e Kilrogg fu il terzo orco, dopo Grom Malogrido e Varok Faucisaure, a bere il sangue di Mannoroth; con il suo clan partecipò alla Prima Guerra (guidando, assieme alle forze del Martello del Crepuscolo,, il primo, fallimentare, attacco a Roccavento) e alla Seconda, di stanza a Khaz Modan, dove controllava le operazioni di estrazione e raffinazione del petrolio vitali per l'Orda. Alla fine della guerra, con la distruzione del Portale Oscuro e la sconfitta degli orchi, Kilrogg e i suoi Guerci Insanguinati si diedero alla macchia, evitando di essere internati come gli altri orchi.

Dopo due anni, quando Teron Malacarne riaprì il Portale, Kilrogg si mise al servizio di Ner'zhul, guidando altre azioni di combattimento ad Azeroth e a Draenor: durante una di queste sortite, nella necropoli dei Draenei di Auchindoun, le forze degli orchi vennero attaccate da quelle dell'Alleanza, e Kilrogg rimase indietro per permettere ai suoi alleati di fuggire, morendo in duello contro Danath Cacciatroll.

Kurdran Granmartello[modifica | modifica wikitesto]

«Sentiremo la chiamata di Sky'ree nel vento. Udiremo il tuo martello tuonare tra le cime delle montagne. Cavalca deciso nell'aldilà, fratello. Le sale dei nostri antenati ti attendono.»

(Tratto dal monumento a Kurdran situato a Roccavento[156])

Kurdran Granmartello (Kurdran Wildhammer) era il Gran Thane del clan nanico Granmartello e leader ufficiale delle Entroterre durante la Seconda Guerra. Kurdran fu uno dei primi nani ad avvistare i troll e gli orchi che invadevano le Entroterre[157], e dopo una battaglia acconsentì ad unire le forze con quelle della neonata Alleanza per combattere l'Orda, su richiesta di Anduin Lothar[158]. Accompagnato dalla femmina di grifone Sky'ree partecipò a numerose battaglie, sia in aiuto dei regni di Lordaeron[95] che in difesa di Quel'Thalas[159], uccidendo diversi dei draghi al servizio dell'Orda.

Kurdran fu poi uno dei leader della spedizione dell'Alleanza a Draenor per porre fine una volta per tutte alla minaccia dell'Orda, assieme ad Alleria Ventolesto, Turalyon, Danath Cacciatroll e Khadgar. A Draenor venne catturato durante un attacco ad Auchindoun, per poi essere soccorso da truppe dell'Alleanza. Come i suoi commilitoni, Kurdran decise di restare a Draenor per chiudere il Portale Oscuro, per evitare che l'immane cataclisma provocato da Ner'zhul potesse colpire anche Azeroth. Con la chiusura del Portale venne dato per disperso e presunto morto, e fu succeduto come capo dei Granmartello da Falstad Granmartello. A lui e ai suoi compagni vennero erette delle statue nella Valle degli Eroi di Roccavento.

Sopravvissuto invece alla nascita delle Terre Esterne, Kurdran guidò le sue forze dalla Roccaforte dei Granmartello nella Valle di Torvaluna per vent'anni prima di avere nuovamente contatti con il mondo di Azeroth, quando il Portale Oscuro venne riaperto. In seguito al Cataclisma, e con la guerra nelle Terre Esterne ormai cessata, Kurdran fece ritorno ad Azeroth e divenne un membro del Concilio dei Tre Martelli al governo di Forgiardente[112]. Ebbe degli attriti con Falstad, avendolo più volte scavalcato impartendo ordini al clan Granmartello senza consultarlo, e anche con gli altri membri del Concilio a causa della sua inadeguatezza al ruolo di membro del Concilio stesso[112]; dopo aver rimediato alla situazione di tensione creatasi a Forgiardente a causa del suo comportamento, Kurdran cedette il posto nel Concilio a Falstad[112].

In seguito Kurdran si spostò nelle Alture del Crepuscolo, per dirigere la cittadina di Altariva e i Granmartello della zona. Sky'ree, la femmina di grifone fidata compagna di Kurdran[112], e presente sia in Warcraft II che in The Burning Crusade. Molto indebolita dalla vecchiaia, Sky'ree seguì Kurdran a Forgiardente dove depose delle uova[112]; morì poco tempo dopo a causa di un incendio, tuttavia una delle sue uova venne salvata[112].

Lor'themar Theron[modifica | modifica wikitesto]

Lor'themar Theron era il secondo in comando di Sylvanas Ventolesto, capo ranger di Lunargenta, e combatté durante la Seconda Guerra a fianco delle forze dell'Alleanza[160][161]. Fu successivamente incaricato della difesa del Pozzo Solare e rivelò alcune informazioni confidenziali a Dar'Khan Drathir, che avrebbe poi tradito la sua patria al Flagello[160]

Durante la caduta di Quel'Thalas perse l'occhio sinistro[160], e successivamente prese il posto di Sylvanas, assumendo anche la temporanea leadership degli alti elfi e rimanendo a lottare contro i non morti[162]. Al suo ritorno, Kael'thas proclamò la nascita degli elfi del sangue, e scelse Lor'themar come reggente di Quel'Thalas[160][162], allontanandosi per cercare il supporto dell'Alleanza; Lor'themar venne aiutato nel compito da Halduron Alachiara. Tempo dopo, aiutò i draghi blu Kalecgos e Tyrygosa a proteggere Anveena Teague, l'avatar del Pozzo Solare, dal traditore Dar'Khan Drathir. Con la morte di Dar'Khan in World of Warcraft: The Burning Crusade per mano dei giocatori Lor'themar, supportato da Sylvanas, riuscì a far entrare a pieno titolo gli elfi del sangue fra le forze dell'Orda[163]. Dopo il tradimento di Kael'thas, Lor'themar diventò il capo a tutti gli effetti degli elfi del sangue[162], pur rifiutando il titolo di "re"[160].

Alla fine della serie di missioni per risanare la spada Quel'Delar, quando un giocatore non elfo del sangue immerge la spada nell'acqua del Pozzo, Lor'themar lo ringrazia per averla riportata ai legittimi proprietari e tenta quindi di prenderla, solo per essere respinto violentemente dalla spada stessa[164]. Lor'themar venne convicato a Pandaria da Garrosh Malogrido, dove coordinò la ricerca di antichi artefatti mogu. Più avanti, guidò le forze dell'Orda sull'Isola del Tuono, dove Lei Shen complottava per riconquistare il suo antico impero coi mogu; lì si scontrò con le forze dell'Alleanza, guidate da Jaina Marefiero, ma la battaglia venne prevenuta grazie all'intervento di Taran Zhu, che li fece concentrare sul pericolo rappresentato dai mogu[165]. Come gli altri leader dell'Orda, Lor'themar supportò la ribellione dei Lanciascura per destituire Garrosh[166]; durante l'assedio di Orgrimmar, Lor'themar partecipò con Sylvanas, Aethase le forze Reiette ed elfe del sangue alla battaglia contro il proto-drago Galakras[167]; alla caduta di Garrosh, Lor'themar riconobbe Vol'jin come nuovo capo dell'Orda.

Magatha Totem Truce[modifica | modifica wikitesto]

La Saggia Anziana Magatha Totem Truce (Magatha Grimtotem) è la matriarca del clan tauren Totem Truce; è una potente sciamana[168] ed è molto astuta. Era in perenne contrasto con il capo dei tauren, Cairne Zoccolo Sanguinario, a causa del suo temperamento pacifico; considera inoltre i tauren una razza superiore che deve sradicare le altre da Kalimdor, e si considera l'unica in grado di guidare la sua gente[169]. Cairne la mise in una posizione di potere a Picco del Tuono per tenerla tranquilla e sotto controllo, e Magatha non agì mai apertamente contro di lui, pur complottando in continuazione alle sue spalle[170]. Sposò il capo dei Totem Truce, che morì non molto tempo dopo in seguito ad un incidente durante una scalata (incidente che alcune voci vogliono non così accidentale come sembra)[170].

Magatha fu una dei più accesi sostenitori dell'entrata nell'Orda dei Reietti: la ragione ufficiale è che essa crede che i tauren possano aiutarli a redimersi e "ritornare umani"[171], mentre in realtà è perché, più di tutte le altre razze dell'Orda, essi si prestano alle sue subdole macchinazioni. Tentò inoltre di negoziare con i trogg del Baratro di Fiamma Furente, ma venne accoltà con ostilità[172].

Da dopo la guerra contro il Re dei Lich, Magatha mise gli occhi su Garrosh Malogrido, vedendolo come una potenziale pedina per i suoi piani. Quando Garrosh e Cairne si sfidarono al mak'gora, un duello fino alla morte, Magatha fu la sciamana che benedisse l'arma di Garrosh, utilizzando però del veleno e provocando così la morte di Cairne[173]. Immediatamente dopo il decesso di Cairne, Magatha ordinò ai Totem Truce di prendere il controllo di Picco del Tuono e di altri avamposti dei tauren con un colpo di stato, facendo anche uccidere buona parte degli alleati di Cairne[173]. Avvisato dal Totem Truce Stormsong, il figlio di Cairne Baine Zoccolo Sanguinario si mise in salvo, e organizzò la ripresa della città. Magatha chiese aiuto a Garrosh, che scoperto del suo tradimento le inviò in risposta una lettera in cui la ricopriva d'insulti e le augurava una morte lenta e dolorosa[174]. Lei e le sue forze furono quindi sconfitte da quelle di Baine; quest'ultimo spezzò inoltre i totem della sciamana, facendo infuriare gli elementi e impedendole così di usare i suoi poteri, e spedì lei e i Totem Truce a lei leali in esilio nelle Vette di Petrartiglio[175].

In seguito al Cataclisma, Magatha venne catturata dal Martello del Crepuscolo nei Millepicchi[176]. Liberata da un avventuriero[177], Magatha gli fornì le informazioni necessarie per sconfiggere una creatura del Martello del Crepuscolo, l'Animus[178]. Dopodiché, appropriatasi di diversi potenti artefatti, se ne andò avvisando l'avventuriero di non incrociare mai più la strada con lei[179].

Magni Barbabronzea[modifica | modifica wikitesto]

Magni Barbabronzea (Magni Bronzebeard) è il fratello maggiore di Muradin e Brann Barbabronzea, ultimo re dei nani di Forgiardente. Combatté personalmente durante la Seconda Guerra, acconsentendo ad unire le forze di Khaz Modan a quelle dell'Alleanza. Dopo aver scoperto della morte (presunta) di Muradin per mano di Arthas Menethil, Magni forgiò la spada Brandicenere per combattere Arthas e i suoi non morti. Tempo dopo, Magni inviò un gruppo di avventurieri ad uccidere l'imperatore dei nani Ferroscuro, Dagran Thaurissan, che secondo lui aveva rapito sua figlia Moira, solo per scoprire poi che la principessa, furiosa (e sotto l'effetto di un presunto incantesimo) aveva rifiutato di tornare a casa, e che inoltre era incinta di Dagran.

In Wrath of the Lich King, durante una spedizione a Nordania per incontrare i Figli del Gelo, Magni ritrovò suo fratello Muradin, sopravvissuto ma colpito da amnesia, divenuto il loro re. Negli eventi precedenti Cataclysm, Magni presenziò ad un meeting fra i vari leader dell'Alleanza a Roccavento, informandoli che avrebbe tentato un rituale con delle tavolette titaniche ritrovate ad Ulduar per cercare risposte sui terremoti che scuotevano Azeroth. Il rituale andò però storto e Magni venne pietrificato. Per governare il regno al suo posto, Varian Wrynn fece formare il Concilio dei Tre Martelli, formato da Moira, Muradin e Falstad Granmartello. In Legion Magni si ridesta da quello che in realtà era un sonno proprio davanti alla figlia Moira. La notizia percorse tutta Forgiardente e molti si chiesero se con il ritorno del re il Concilio dei Tre Martelli, simbolo di unità tra i nani Barbabronzea, Granmartello e Ferroscuro, non sarebbe più esistito. Ma Magni, una volta che visitò la città, scoprendo che molte cose erano cambiate in sua assenza, rivelò che non era ritornato come re ma come "servo di Azeroth": la terra stessa lo aveva ridestato per avvertirli del pericolo dell'imminente ritorno della Legione Infuocata e che sarebbero dovuti essere pronti per quello che sarebbe successo. Prima di partire per avvertire i leader dell'Alleanza, Magni si intrattene davanti ai cancelli di Forgiardente con Moira, alla quale rivelò che nel suo precedente stato l'aveva vista crescere come una vera guida e che lui aveva fallito come padre; sperava che lei gli avrebbe dato un'altra possibilità, ma volle darle il tempo di pensarci prima di dargli una risposta. Magni viaggiò a Ulduar, dove all'interno del Planetari Celeste rivelò al fratello Brann e a Khadgar la verità su Azeroth: il pianeta stesso era un Titano, e lei lo aveva richiamato come suo araldo. Magni rivelò che quando il mondo era giovane, dopo l'imprigionamento degli Dei Antichi, i Custodi utilizzarono i Pilastri della Creazione per plasmare il mondo. Alla fine, i Pilastri della Creazione trovarono la loro strada in mani mortali, e erano ora necessari per chiudere il portale della Legione alla Tomba di Sargeras. La conoscenza delle Colonne era stata affidata al guardiano di Tirisfal, spingendo Khadgar ad andare a indagare a Karazhan. In seguito, Brann chiese a Magni quello che stava per fare, chiedendosi se sarebbe tornato a Forgiardente. Magni rispose che Azeroth aveva altri doveri per lui, ma sarebbe stato felice di parlare con Brann ancora per un po'.

Mal'Ganis[modifica | modifica wikitesto]

«Kirel narak! Io sono Mal'Ganis. IO SONO ETERNO!»

(Mal'Ganis, rivelando la propria identità in Wrath of the Lich King.)

Mal'Ganis è nathrezim che era stato scelto dal Re dei Lich per trasformare il principe di Lordaeron Arthas Menethil nel suo campione. Istigato prima da Kel'Thuzad e poi dallo stesso Mal'Ganis, Arthas seguì il signore del terrore con ossessione, sterminando gli abitanti di Stratholme infettati dalla piaga della non morte e salpando poi per il continente di Nordania. Recuperata la spada runica Gelidanima, Arthas divenne una marionetta del Re dei Lich, e su suo ordine uccise Mal'Ganis, dando il via al progetto del Re dei Lich di liberarsi dal controllo della Legione Infuocata. Sopravvissuto al tradimento, Mal'ganis prese il controllo del corpo dell'ammiraglio Barean Zefiro, sfruttando i membri della Furia Scarlatta - la parte della Crociata Scarlatta a Nordania - per i suoi scopi, ad imitazione di Balnazzar. Smascherato a Corona di Ghiaccio, Mal'Ganis venne rispedito al mondo natale dei nathrezim, ma non ucciso.

Manonera[modifica | modifica wikitesto]

Manonera (Blackhand), detto "il Distruttore", è stato il primo capo dell'Orda degli Orchi durante la Prima Guerra.

Originariamente capo del clan Roccianera, accolse con favore la creazione dell'Orda da parte di Gul'dan; questi lo nominò Capoguerra dell'Orda, tenendo però il vero potere nelle proprie mani. Manonera consegnò tutti gli sciamani del clan Roccianera a Gul'dan, che li fece diventare i primi stregoni, e i suoi figli Rend, Maim e Griselda (avuti dalla compagna Urukal) furono i primi a subire la crescita accelerata degli stregoni voluta da Gul'dan, passando da bambini ad adolescenti nel giro di minuti[180].

Manonera era fermamente convinto della necessità di distruggere i draenei, e fece costruire la Cittadella del Fuoco Infernale, dalla quale guidò le sue forze alla conquista della città di Shattrath. Con l'apertura del Portale Oscuro, Manonera condusse vittoriosamente l'Orda contro le città umane, grazie all'aiuto degli stregoni, degli ogre e di Orgrim Martelfato, suo secondo in comando. Dopo la vittoria dell'Orda nella Prima Guerra con la caduta di Roccavento, tuttavia, Manonera rimase privo del supporto di Gul'dan (caduto in coma), quindi Orgrim lo sfidò a duello e lo uccise, prendendo il suo posto e rovesciando il Concilio dell'Ombra, divenendo l'unico vero signore dell'Orda. I figli di Manonera, Rend e Maim, lasciarono il clan Roccianera e fondarono il clan Black Tooth Grin.

Nel film Warcraft - L'inizio Manonera è interpretato da Clancy Brown, con l'ausilio della motion capture.

Moira Thaurissan[modifica | modifica wikitesto]

Moira Thaurissan, nata Barbabronzea, è la figlia di Magni Barbabronzea (ex re dei nani di Forgiardente) e membro del Concilio dei Tre Martelli insieme a suo zio Muradin Barbabronzea e a Falstad Granmartello. In quanto unica figlia di Magni Barbabronzea, Moira era l'erede al trono Forgiardente; suo padre, tuttavia, avrebbe voluto un figlio maschio perché non pensava che una donna potesse governare con la stessa capacità di un uomo. Ad un certo punto Moira venne apparentemente rapita dai nani Ferroscuro. Presumendola sotto l'influsso di un incantesimo, suo padre inviò degli avventurieri ad uccidere il loro imperatore Dagran, divenuto il marito di Moira, e a salvare la figlia; alla morte di Dagran, tuttavia, costei s'infuriò e rifiutò di tornare a Forgiardente[181].

Con la morte di Magni poco prima del Cataclisma Moira, che ha assunto il cognome di suo marito, fece ritorno a Forgiardente e reclamò il trono per sé e per suo figlio neonato, Dagran Thaurissan II, instaurando una dittatura e tenendo in ostaggio tutta la popolazione della città, fra cui anche il principe umano Anduin Wrynn. A lui Moira rivelò che la sua unione con Dagran era frutto unicamente dell'amore: Dagran infatti la rispettava, mentre Magni aveva sempre voluto un erede maschio e non pensava che una femmina potesse guidare il regno[182]. Re Varian Wrynn, alla guida di un team di assassini, condusse un'incursione a Forgiardente per uccidere Moira; l'esecuzione venne fermata da Anduin, che consigliò al padre di insegnare a Moira ad essere una leader migliore, anziché risolvere la cosa con la violenza. Varian ordinò così la formazione del Concilio dei Tre Martelli per governare Forgiardente, composto da Moira, suo zio Muradin Barbabronzea e Kurdran Granmartello[24].

Come membro del Concilio, Moira operò per unire i clan Forgiardente e Ferroscuro, per garantire a suo figlio un regno coeso, approfittando però della scarsa attitudine al ruolo di consigliere di Kurdran Granmartello. Moira spinse molto perché un antico artefatto dei nani, il martello di Modimus Forgiamara, venisse riforgiato dai tre frammenti posseduti uno da ciascun clan, così da unire ulteriormente la popolazione (sebbene la storia fosse stata inventata ad hoc dalla stessa Moira); l'intervento di Kurdran portò alla distruzione dei tre frammenti anziché alla riforgiatura del Martello, ottenendo un risultato ancora migliore, oltre che alla sua sostituzione da parte di Falstad Granmartello come reggente del clan.

Nonostante sia Regina Reggente dei Ferroscuro, non tutto il clan le è leale, ma buona parte è anzi alleata del Martello del Crepuscolo. Moira rifiutò di credere che dei Ferroscuro stessero attaccando Forgiardente anche di fronte all'evidenza, e solo quando Muradin e Falstad l'accusarono di non essere in grado neppure di controllare la sua gente[183] individuò e fece arrestare il responsabile degli attacchi, un ambasciatore doppiogiochista[184]. Successivamente, Moira affiancò con il suo clan Ferroscuro le forze di Varian Wrynn per fermare un attacco dei troll Mantogelido sulla capitale nanica; partecipò anche all'assedio di Orgrimmar guidando un contingente di nani Ferroscuro contro l'ingegnere d'assedio Miccianera e la sua Stella di Ferro. In seguito partecipò al processo di Garrosh Malogrido al Tempio della Tigre Bianca, e insieme agli altri Membri del Concilio e a Fenella Darkvire, Carrick Ghignoferro e Fendrig Barbarossa, aiutò a ricostruire la statua della Serpe di Giada.

Ragnaros[modifica | modifica wikitesto]

Ragnaros, assieme a Neptulon, Al'akir e Therazane, è uno dei quattro signori elementali che imperversavano su Azeroth durante il regno degli Dei Antichi. Come gli altri, venne relegato nel Piano Elementale dai Titani quando essi sconfissero gli Dei Antichi. Millenni dopo venne evocato dai nani del clan Ferroscuro, che speravano, risvengliadolo, di ottenere la vittoria nella Guerra dei Tre Martelli; invece, Ragnaros si liberò con un'esplosione terrificante che devastò le Montagne Crestarossa e schiavizzò i Dark Iron, creando il suo regno nelle profondità del Massiccio Roccianera.

Venne sconfitto da avventurieri (in World of Warcraft) e relegato nuovamente nel Piano Elementale; da lì, dopo il Cataclisma, lanciò un attacco sul Monte Hyjal con l'aiuto del Martello del Crepuscolo, venendo però nuovamente sconfitto e distrutto definitivamente dalle forze del Circolo Cenariano e dai campioni dell'Orda e dell'Alleanza

Rexxar[modifica | modifica wikitesto]

Rexxar è un mezzo orco-mezzo ogre facente parte del clan Mok'Nathal; seguì l'Orda in battaglia durante la Prima e la Seconda Guerra ma, deluso dalla bassezza in cui era caduta, l'abbandonò dopo la sua sconfitta.

Giunto a Kalimdor, aiutò Thrall nella fondazione di Orgrimmar; quando le forze dell'ammiraglio Daelin Marefiero attaccarono le terre della Nuova Orda, Rexxar guidò varie missioni di contrattacco e di ricerca degli alleati, scontrandosi infine con l'ammiraglio stesso a Theramore, uccidendolo in combattimento.

Essendo un "signore delle bestie", Rexxar ha numerosi compagni animali, fra i quali spicca soprattutto l'orsa Misha.

Rhonin[modifica | modifica wikitesto]

Rhonin è un potente mago umano, che ha ricoperto la carica di capo del Kirin Tor. Viene spesso chiamato Redhair ("capelli rossi") per via del colore dei suoi capelli, ma è solo un soprannome[185][186][187]; in La notte del drago viene anche chiamato Rhonin Draig'cyfaill, che è un titolo nella lingua dei draghi e significa Cuore di Drago[188].

All'inizio Rhonin era un promettente mago del Kirin Tor, la cui carriera venne però stroncata in una disastrosa missione in cui usò sconsideratamente la magia, uccidendo tutti i suoi compagni. Durante una successiva missione a Khaz Modan, accompagnato da Vereesa Ventolesto, Falstad Granmartello e Krasus, riuscì a distruggere l'Anima dei Demoni e a liberare la regina dei draghi Alexastrasza, da tempo imprigionata dagli orchi a Grim Batol.

In seguito a questa missione si sposò con Vereesa, da cui ebbe due figli, i gemelli Giramar e Galadin; nel periodo in cui Vereesa doveva partorire, Rhonin, Krasus e il veterano orco Broxigar vennero risucchiati indietro nel tempo, finendo per partecipare alla Guerra degli Antichi. Ritornato, venne eletto capo del Kirin Tor di Dalaran, in fase di ricostruzione dopo essere stata distrutta nella Terza Guerra e mantenendo la posizione per diversi anni; sotto la sua guida, la città tornò alla ribalta e si spostò nei cieli della Foresta di Cristallo, a Nordania durante la guerra contro l'Aspetto della Magia Malygos e contro il Re dei Lich. Durante la rinnovata guerra fra Alleanza e Orda si trovava a Theramore quando Garrosh diede l'ordine di scangiare la gigantesca bomba al mana sulla città; in quell'occasione, Rhonin sacrificò la propria vita per salvare quella di Jaina Marefiero, che gli succedette come capo del Kirin Tor.

Rommath[modifica | modifica wikitesto]

Shandris Piumaluna[modifica | modifica wikitesto]

Shandris Piumaluna (Shandris Feathermoon) è un'elfa della notte, l'attuale generale delle Sentinelle; dirige inoltre una rete di spie. Ha un'abilità portentosa con l'arco, comparabile soltanto a quella di Sylvanas Ventolesto e Dama Vashj.

Shandris abitava nel villaggio di Ara-Hinam all'inizio della Guerra degli Antichi. La sua intera famiglia venne uccisa durante l'attacco dei demoni, e lei fu una dei pochi superstiti che riuscirono a fuggire a sud e a riunirsi alla resistenza elfica guidata da Kur'talos Crinocorvo. Venne trovata, solitaria fra i rifugiati, da Tyrande Soffiabrezza, che la prese con sé, e che divenne ben presto la sua eroina. Da Tyrande imparò le arti curative della Sorellanza di Elune, ma la sacerdotessa le proibì di prendere parte alle battaglie, cosa che Shandris desiderava ardentemente fare; Shandris, già molto esperta con l'arco, le disobbedì più volte. Seguendo di nascosto Tyrande durante il caos causato dal tradimento di Neltharion appena perpetrato, la trovò priva di sensi e alla mercé di lord Xavius e dei suoi satiri, con Malfurion Grantempesta che cercava di intervenire. Scoccò diverse frecce a Xavius, dando a Malfurion il tempo di sistemarlo, e uccise molti altri satiri, ma ne lei né Malfurion riuscirono ad impedire il rapimento di Tyrande. Nella tempesta causata immediatamente dopo dalla rabbia di Malfurion, Shandris venne salvata in extremis da una frana dal drago Korialastrasz. Shandris rimase al centro delle battaglie fino alla fine della guerra, sopravvivendo alla successiva Frattura e intrecciando una relazione con Jarod Cantombroso.

Rimase a fianco di Tyrande durante la Lunga Veglia, divenendo il capo di un gruppo d'élite di Sentinelle chiamate "Shadowleaf". Lei e le sue Sentinelle, diecimila anni dopo la Guerra degli Antichi furono le prime ad accorgersi della presenza degli orchi che abbattevano gli alberi nella foresta di Valtetra, partendo subito all'attacco. Quando gli orchi riuscirono ad uccidere Cenarius, Shandris e le Sentinelle si ritirarono, correndo ad avvertire Tyrande del pericolo, e poi furono costrette a respingere un attacco di non morti del Flagello al loro accampamento. Quando Tyrande andò in missione per risvegliare i druidi per la guerra imminente, lasciò Shandris ad occuparsi della difesa del Monte Hyjal e dell'Albero del Mondo Nordrassil; quando iniziò la battaglia del Monte Hyjal, Shandris rimase sempre in prima linea.

Dopo la guerra, Shandris fece ritorno a Feralas, nella Roccaforte di Piumaluna sull'Isola di Sardor, quartier generale delle Sentinelle, dove può essere trovata in World of Warcraft. Quando Tyrande, durante gli eventi del romanzo Grantempesta di Richard A. Knaak, si avventura nel Sogno di Smeraldo alla ricerca di Malfurion, lascia Shandris a dirigere Darnassus. In quello stesso periodo presenzia agli incontri tra Fandral Elmocervo e altri druidi per risanare Teldrassil, e quando Hamuul Totem Runico comprende che Elmocervo è impazzito, lui, Shandris e il druido Naralex vengono colpiti magicamente da Elmocervo, che impedisce loro di rivelarlo: l'arrivo di Malfurion subito dopo risolve la situazione. Con l'Isola di Sardor pesantemente danneggiata dal Cataclisma occorso in seguito, Shandris ha fatto ricostruire la fortezza sulla terraferma.

Teron Malacarne[modifica | modifica wikitesto]

Teron Malacarne è stato il primo Cavaliere della morte della storia di Warcraft.

In vita, Teron (nome completo: Teron'gor) era uno stregone orco del Concilio dell'Ombra, l'organo guidato da Gul'dan che governava l'Orda da dietro le quinte; come gran parte degli altri stregoni del Concilio, egli venne ucciso su ordine di Orgrim Martelfato successivamente alla Prima Guerra.

Gli spiriti degli stregoni morti vennero recuperati da Gul'dan e infusi nel cadavere di un cavaliere umano: il primo ad essere resuscitato in tale modo fu Teron Malacarne[189]. Lui e gli altri cavalieri della morte giurarono fedeltà a Martelfato[189], e combatterono per tutta la durata della Seconda Guerra anche dopo il tradimento di Gul'dan[190]. In seguito alla sconfitta di Martelfato, Malacarne guidò i restanti cavalieri della morte di nuovo a Draenor, dove si misero al servizio di Ner'zhul, per conto del quale tornarono ad Azeroth per recuperare il Libro di Medivh e l'Occhio di Dalaran. Giunto sulle tracce del libro a Roccavento, Malacarne scoprì che il libro era stato rubato da agenti di Alterac[191]. Ottenuto il supporto di Alamorte, con in cambio la promessa di poter raggiungere Draenor per mettere al sicuro le sue uova, Teron viaggiò ad Alterac dove ottenne il libro da Aiden Perenolde[192]. Il secondo artefatto venne recuperato a Dalaran, dove Malacarne si scontrò con Antonidas, Kael'thas Solealto, Krasus e Sathera, che non riuscirono però a fermarlo; Sathera perì nello scontro[193]. Ritornato a Draenor, aiutò Ner'zhul nell'apertura dei portali, e cadde in combattimento contro Turalyon mentre la loro energia devastava il pianeta[194].

il suo spirito rimase intrappolato nella Valle di Torvaluna, e può essere incontrato dai giocatori in The Burning Crusade; si presenta inizialmente come uno spirito che conosce la storia di Teron Malacarne, invitando i giocatori a svolgere dei compiti per lui, dopodiché prende possesso del loro corpo, per sconfiggere il suo guardiano Karsius. Morto Karsius, Teron libera il giocatore e fugge verso il Tempio Nero, dove può essere sconfitto dai giocatori successivamente.

Tichondrius[modifica | modifica wikitesto]

Tichondrius era il leader dei nathrezim della Legione Infuocata, e aveva il compito di sorvegliare la creazione del Flagello a Lordaeron[195]. Fu tra i coordinatori dello spargimento del grano infetto dalla piaga della non morte nel continente[195], e diresse poi anche le azioni del neo-cavaliere della morte Arthas Menethil fra cui l'uccisione di Uther l'Araldo della Luce e la distruzione di Quel'Thalas e Dalaran. Guidò le forze della Legione a Kalimdor in vista della battaglia del Monte Hyjal, e corruppe la foresta di Vilbosco utilizzando il Teschio di Gul'dan. Su indicazione di Arthas, Illidan Grantempesta consumò il potere del Teschio, uccidendo poi Tichondrius. Alla morte, la leadership dei nathrezim passò a suo fratello Anetheron.

Turalyon[modifica | modifica wikitesto]

Turalyon è un paladino umano che combatté per le forze dell'Alleanza durante la Seconda Guerra. Inizialmente un giovane sacerdote, Turalyon fu scelto dall'arcivescovo Alonsus Faol per formare l'ordine della Mano d'Argento, assieme a Tirion Fordring, Uther e altri[196]. Venne scelto da Anduin Lothar come luogotenente[197] per assisterlo nel conflitto, e strinse amicizia col mago Khadgar. Durante la guerra iniziò anche una relazione con la ranger alta elfa Alleria Ventolesto. Combatté assieme a Lothar nelle Alture di Colletorto, dopodiché venne inviato assieme a Khadgar, Alleria e una parte delle forze dell'Alleanza a difendere Quel'Thalas, arrivando però dopo l'Orda, quando i Boschi di Cantoeterno già stavano bruciando[198]. Scacciata l'Orda da Quel'Thalas e col pieno supporto degli elfi, Turalyon guidò le armate verso la Capitale di Lordaeron[199], respingendo le forze di Orgrim Martelfato che la stavano assediando. Da lì, l'esercito dell'Alleanza ricacciò l'Orda sempre più a sud. Durante la battaglia ai Bastioni di Roccianera Lothar venne ucciso da Martelfato e Turalyon, preso il comando delle truppe, impartì una pesante sconfitta agli orchi[200], inseguendoli poi in direzione delle Terre Devastate dove Khadgar distrusse il Portale Oscuro[201].

Non molti anni dopo, Turalyon venne scelto da re Terenas Menethil II per guidare una spedizione attraverso il ricostruito Portale Oscuro, per scongiurare nuovamente la minaccia dell'Orda, assieme ad Alleria, Khadgar, Kurdran Granmartello e Danath Cacciatroll. Quando, a causa di Ner'zhul, il pianeta di Draenor cominciò a distruggersi, Turalyon e gli altri decisero di restare lì per chiudere il Portale Oscuro ed impedire che anche Azeroth potesse essere coinvolto dal cataclisma. Sebbene presunti morti ad Azeroth, gli eroi sopravvissero entrando in un altro dei portali aperti da Ner'zhul, per poi fare ritorno su Draenor dopo la sua trasformazione nelle Terre Esterne. A differenza di Khadgar, Kurdran e Danath che appaiano tutti nella seconda espansione di World of Warcraft, The Burning Crusade, non c'è alcuna traccia di Turalyon e Alleria, e nemmeno gli altri membri della spedizione sanno dove siano[202]. Da essa Turalyon ebbe un figlio, Arator, che attualmente si trova nelle Terre Esterne in cerca dei genitori.

Varimathras[modifica | modifica wikitesto]

Assieme ai fratelli Detheroc e Balnazzar, Varimathras era uno dei nathrezim incaricati di sorvegliare il Flagello a Lordaeron. Dopo il tradimento dello stesso e la partenza di Arthas per Nordania, Varimathras e i suoi fratelli presero il controllo delle Radure di Tirisfal, solo per essere attaccati poco dopo dai Reietti di Sylvanas Ventolesto. Sconfitto e sottomesso, Varimathras fu costretto a giurare fedeltà a Sylvanas, e causò la finta morte di suo fratello Balnazzar. Sylvanas lo pose poi a capo degli inseguitori della morte, la gilda degli assassini di Sepulcra. Varimathras pianificò la sua vendetta contro Sylvanas fino agli eventi successivi l'uscita di Wrath of the Lich King dove, assieme al Gran Speziale Putress, tradì Sylvanas prendendo il controllo di Sepulcra[203]. Il nathrezim, Putress e le loro forze vennero sconfitti durante la battaglia per Sepulcra[204], che segnò una definitiva rottura dei rapporti fra Orda e Alleanza.

Varok Faucisaure[modifica | modifica wikitesto]

Varok Faucisaure è un veterano di guerra dell'Orda; nato a Draenor, fu uno dei primi orchi a bere il sangue di Mannoroth, rimanendo schiavo della Legione Infuocata; prese quindi parte ai massacro dei Draenei e, successivamente, a tutte e tre le guerre che si combatterono sul mondo di Azeroth. Quando Thrall unì i clan sotto la sua egida per formare la Nuova Orda, Varok si unì a lui senza esitazione, ansioso di riparare ai torti commessi in passato; venne posto al comando delle forze combinate dell'Orda e dell'Alleanza a Silitus per contrastare le orde dei qiraji durante la Seconda Guerra delle Sabbie Mobili.

Dopo l'attacco del Re dei Lich alle capitali di Azeroth, venne inviato con le forze dell'Orda a Nordania, per affiancare e consigliare Garrosh Malogrido; qui, durante la guerra al Flagello, il figlio di Varok, Dranosh, venne ucciso dal Re dei Lich, la sua anima imprigionata dentro Gelidanima e il suo corpo rianimato come cavaliere della morte.

Vereesa Ventolesto[modifica | modifica wikitesto]

«Usa gli occhi e non chiamarmi con quel nome maledetto, draenei!»

(Vereesa ad Iridi, che l'aveva chiamata "elfa del sangue", in La notte del drago.)

Vereesa Ventolesto (Vereesa Windrunner) è una ranger alta elfa, che lottò durante la Seconda e la Terza Guerra. È sorella di Alleria, Sylvanas e Lirath Ventolesto. Inizialmente Vereesa era ignara del destino di Sylvanas, divenuta regina dei Reietti, credendola morta. Una volta saputa la verità, pianse il fato della sorella.

Vereesa fu assegnata dai suoi superiori a scortare il mago Rhonin durante un viaggio, finendo per liberare la regina dei draghi rossi Alexstrasza da Grim Batol assieme al mago e al nano Falstad Granmartello. Tempo dopo, sposò Rhonin da cui ebbe due figli gemelli, Giramar e Galdarin. Suo cugino Zendarin tentò di rapire i bambini (non riuscendoci), portando Vereesa a ritornare a Grim Batol per vendicarsi di lui, stavolta accompagnata dalla draenei Iridi e dai draghi Kalecgos e Korialastrasz. Riappare in World of Warcraft: Cataclysm, dove è la leader dei Silver Covenant, un gruppo di elfi alti che si oppone all'inclusione degli elfi del sangue nel Kirin Tor e all'accesso dell'Orda a Dalaran; Vereesa cova infatti una certa animosità verso gli elfi del sangue[205], dovuta anche alla sua fedeltà verso le tradizioni degli elfi alti.

Nonostante l'antipatia, Vereesa rispose alla chiamata di Halduron Alachiara recandosi nelle Terre Spettrali, per aiutare Vol'jin a fermare i piani dei troll Zandalari di riunire tutte le tribù di troll in un solo impero[206]. Fermata l'avanzata degli Zandalari, Vereesa risponde alla chiamata di Jaina Marefiero insieme al marito Rhonin per difendere Theramore dall'Orda. Allontanatasi dalla città per inseguire un traditore, scampa alla distruzione di Theramore e giura eterna vendetta contro l'Orda per la morte del marito. Vereesa guida quindi i Silver Covenant contro i Predatori del Sole durante la purga di Dalaran, ed è presente durante l'assedio di Orgrimmar e lo scontro con Galakras, nonché alla caduta di Garrosh.

Xavius[modifica | modifica wikitesto]

Diecimila anni prima della Prima Guerra, Lord Xavius era il capo degli Eletti di Zin-Azshari, l'antica capitale degli elfi della notte, e il consigliere della regina Azshara[207][208]. Xavius fu uno dei primi elfi ad entrare in contatto con Sargeras, allorché il Titano Oscuro prese interesse verso il mondo di Azeroth: sicuro che Sargeras fosse un qualche genere di divinità, convinse la regina a ordinare la creazione di un portale per permette a Sargeras e alla sua Legione Infuocata di raggiungere il loro mondo[207].

Azshara ordinò a Xavius di fare in modo che solo gli Eletti potessero usufruire della magia del Pozzo dell'Eternità; il piano di Xavius funzionò, ma Malfurion Grantempesta riuscì, tramite il Sogno di Smeraldo, a distruggere il suo incantesimo, distruggendo poi Xavius stesso. Lo spirito di Xavius venne catturato da Sargeras, che, deluso per il suo fallimento, lo torturò a lungo prima di dargli un'altra possibilità e riportarlo in vita sotto forma di satiro.

Sargeras lo incaricò di convincere altri Eletti a farsi trasformare in satiri, e di consegnargli Malfurion Grantempesta. Mentre il primo obiettivo venne raggiunto facilmente, il secondo si rivelò ben più difficile: Xavius attaccò Malfurion mentre cercava Tyrande nei boschi, e venne colpito da una freccia di Shandris Piumaluna. Usando i suoi poteri druidici, Malfurion fece crescere un intero albero dall'asta in legno della freccia, intrappolando al suo interno Xavius[208]. Alla fine della Guerra degli Antichi, quando avvenne la Frattura, l'albero venne trascinato sul fondo del mare assieme con buona parte dell'antico continente di Kalimdor.

Lungi dall'essere morto, tuttavia, e, alleandosi agli Dei Antichi, diecimila anni più tardi Xavius ritornò sotto l'identità di "Signore dell'Incubo": in questa veste corruppe il druido elfo della notte Fandral Elmocervo, causando la corruzione dell'Albero del Mondo Teldrassil, e successivamente scatenando l'Incubo di Smeraldo su Azeroth. Il suo piano venne nuovamente sventato da Malfurion insieme con Tyrande, Broll Orsomanto, Thura, Lucan Foxblood, Ysera, Eranikus e altri[208].

Zul'jin[modifica | modifica wikitesto]

Zul'jin era il capo dei troll della foresta della tribù Amani.

Durante la Prima Guerra, Orgrim Martelfato venne inviato da Manonera a parlamentare con gli Amani per ottenere un'alleanza, ma all'epoca Zul'jin rifiutò, nient'affatto sicuro di poterne trarre beneficio. Durante la Seconda Guerra venne catturato da una banda di guerrieri dell'Alleanza e poi liberato da un gruppo di orchi; dopo ciò, Zul'jin accettò di far unire gli Amani all'Orda, anche perché pensava che grazie ad essa avrebbe potuto ricostruire l'impero troll formato dalle due tribù Amani e Gurubashi, e distruggere gli odiatissimi alti elfi. Dopo la sconfitta dell'Orda, Zul'jin scomparve: in realtà venne catturato da Halduron Alachiara e torturato per giorni finché una banda di guerrieri troll non lo liberò (fuga durante la quale Zul'jin si amputò il braccio con una lancia per poter scappare).

All'epoca di The Burning Crusade Zul'jin, amareggiato dal fatto di non essere riuscito a distruggere gli elfi, evoca i Loa dei troll e li instilla nei corpi dei suoi guerrieri, rendendoli invincibili, sperando così di poter distruggere gli elfi del sangue. I suoi piani vennero tuttavia sventati da alcuni avventurieri che, introdottisi a Zul'Aman, uccisero lui e i suoi luogotenenti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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