Long John Silver

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Long John Silver
Long John Silver (N. C. Wyeth, 1911)
Long John Silver (N. C. Wyeth, 1911)
Lingua orig. Inglese
Autore Robert Louis Stevenson
1ª app. in Treasure Island, 14 novembre 1883
Etnia Britannica

Long John Silver è un personaggio immaginario del romanzo L'isola del tesoro, di Robert Louis Stevenson. Silver è conosciuto anche col soprannome di Barbecue e il Cuoco del Mare (The Sea Cook, che è anche uno dei titoli alternativi dell'opera di Stevenson).

Long John Silver mentre trova lo scheletro di Allardyce, illustrazione di Georges Roux, 1885

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Ne L'isola del tesoro, Long John Silver è un pirata che ha militato come quartiermastro alle dipendenze del famoso capitano John Flint e timoniere del Tricheco, dopo aver perso una gamba. Silver sostiene di aver servito nella Marina Reale e di aver subito l'amputazione dell'arto inferiore sotto "l'immortale Hawk". Si diceva anche fosse l'unico uomo di cui Flint avesse paura.[1]

Come molti altri personaggi di Stevenson, c'è in lui più di un semplice accenno di ambiguità: apparentemente Silver è un gran lavoratore e un marinaio alla mano, ed è solo nel procedere della trama che la doppiezza della sua natura si svela appieno. A questo proposito il suo rapporto con Jim Hawkins, il protagonista del romanzo, è emblematico: Silver funge da mentore del ragazzo nonché da suo padre putativo, creando in lui un forte trauma quando questi scoprirà che è il vero responsabile dell'ammutinamento, e soprattutto quando in virtù di ciò, Jim dovrà affrontarlo e combatterlo.[2]

Anche se disposto a cambiare bandiera in qualsiasi momento per garantirsi l'incolumità e la sopravvivenza, Silver vanta virtù compensatrici: è abbastanza saggio da prestare attenzione alla gestione del denaro, in contrasto con la maggior parte dei pirati, notoriamente scialacquatori; inoltre è fisicamente coraggioso nonostante la disabilità: per esempio, quando il forziere di Flint si rivela vuoto, dimostra il sangue freddo di fronteggiare cinque uomini furiosi pur potendo contare sul solo aiuto del giovane Jim.

Gli storici hanno osservato che il resoconto che Silver fa delle proprie imprese durante la prima metà del XVIII secolo è in contrasto con la storia nota della figure storiche che egli cita, e che il pirata abbia anche esagerato la gamma e la portata dei suoi sforzi a beneficio di Jim Hawkins o dei potenziali fuorilegge che via via cercava di reclutare, o in alternativa che la sua memoria è difettosa. (Vedasi L'isola del tesoro)

Quando Silver alla fine del romanzo riesce a fuggire, porta con sé "tre o quattrocento ghinee" dal contenuto del forziere, divenendo così uno dei due soli vecchi membri dell'equipaggio di Flint ad essere riusciti a mettere le mani su una porzione del ritrovato tesoro; una piccola scorta di lingotti d'argento viene apparentemente lasciata nell'isola (il maroon redento Ben Gunn è l'altro, ma egli spende tutto in diciannove giorni). La stessa ambivalenza di Jim nei confronti di Silver si riflette nell'ultimo capitolo, quando egli auspica che il vecchio pirata sia tutto sommato riuscito a ritirarsi in un agiato esilio: "O perlomeno è da sperarsi, suppongo, giacché le sue possibilità di agio nell'Aldilà sono piuttosto scarse."

Il ritratto che Stevenson dà di Silver ha grandemente influenzato la moderna iconografia del pirata con pappagallo e stampella. Silver ha infatti un pappagallo, chiamato capitan Flint - "in memoria" del temuto filibustiere - che solitamente se ne sta appollaiato sulla spalla del nuovo proprietario; inoltre, il pirata, avendo perso una gamba si aiuta con una stampella. È sposato a una donna di discendenza africana, cui affida la gestione della sua taverna Il Cannocchiale in sua assenza e che conduce gli affari quando le sue azioni ne rendono improbabile un ritorno a terra.[3]
Dalla corrispondenza epistolare di Stevenson risulta che l'idea per il personaggio di Silver gli venne dall'amico William Henley, scrittore a sua volta, ed editore. Il figlioccio di Stevenson, Lloyd Osbourne, descrisse Henley come "un grosso, sanguigno individuo dalle spalle larghe con una gran barba rossa e una stampella [Henley era invalido]; gioviale, sorprendentemente arguto, e con una risata che scrosciava come musica; aveva una vitalità e una passione inimmaginabili; era assolutamente travolgente". In una lettera a Henley dopo la pubblicazione de L'isola del tesoro Stevenson scrisse "Devo farti una confessione: è stata la vista della tua pur menomata possenza e del tuo carisma che ha generato Long John Silver... L'idea dell'uomo sciancato che persuade e terrorizza al solo suono della voce, è stata interamente presa da te." (An intimate portrait of R. L. Stevenson, 1924).

Trasposizioni[modifica | modifica wikitesto]

L'elenco degli attori che hanno portato sul grande schermo gli innumerevoli adattamenti cinematografici de L'isola del tesoro include Wallace Beery, Ivo Garrani, Orson Welles, Charlton Heston, Robert Newton, Anthony Quinn, Tim Curry, Jack Palance, Brian Murray, Oleg Borisov, Boris Andreyev e l'attore britannico Ivor Dean in una versione televisiva del romanzo. Robert Newton diede un seguito ai suoi due film su Long John Silver con una serie prodotta dalla televisione australiana. La BBC1 ha proposto la storia tre volte, con Peter Vaughn, Bernard Miles e Alfred Burke rispettivamente interpreti di Long John Silver. Ivor Dean interpretò a sua volta il personaggio in un'acclamata trasposizione televisiva nel 1966. Dopo la fine di quella fortunata mini-serie in quattro puntate, decise di riprendere il ruolo per nuove avventure di Silver. Cominciò a lavorare a un soggetto col regista Robert S. Baker, ma la sua morte improvvisa stroncò sul nascere il progetto. Nel 1985 il copione venne utilizzato per una serie TV in dieci puntate prodotta dalla Disney, dal titolo Ritorno all'Isola del Tesoro (Return to Treasure Island), con Brian Blessed nel ruolo principale di Long John Silver. Nel 1959 la RAI produsse il seguitissimo sceneggiato televisivo, diretto da Anton Giulio Majano e interpretato da valenti artisti, tra cui Ivo Garrani nelle vesti di Silver. Infine, nel film I Pirati dell'Isola del Tesoro, proiettato nel 2006, il personaggio fu interpretato da Lance Henriksen. John Silver è stato anche protagonista di una ricostruzione autobiografica di fantasia, nel romanzo di Björn Larsson La vera storia del pirata Long John Silver (Long John Silver: the True and Eventful History of My Life of Liberty and Adventure As a Gentleman of Fortune and Enemy to Mankind). Dal 2014 in poi, l'attore Luke Arnold interpreta un giovanissimo John Silver nella serie TV prequel Black Sails, ambientata per l'appunto 20 anni prima delle vicende de L'isola del tesoro.

Altri media[modifica | modifica wikitesto]

  • L'ultimo album prodotto in studio della formazione originale dei Jefferson Airplane si chiama Long John Silver, e comincia con una traccia dallo stesso titolo.
  • La canzone Long John il Pirata di The Neon Philharmonic è il racconto dettagliato della storia della famiglia di Long John (presumibilmente Silver), nonché la cattura della principessa Matilde, il ritiro e la morte a Kingston, in Giamaica mentre difendeva il suo bottino.
  • Il film d'animazione fantascientifico Il pianeta del tesoro (Treasure Planet) della Disney, del 2002, rappresenta John Silver come un cyborg. A un certo punto, Jim danneggia il sistema idraulico di una gamba di Silver, costringendolo a servirsi di una stampella per il resto del film. Anche qui, Silver è rappresentato più come un antieroe che come un semplice malvivente, e funge da figura paterna per il giovane Jim.
  • L'autore inglese John Drake ha pubblicato nel 2008 un altro romanzo in cui compare Long John Silver, ambientato in un'epoca precedente agli eventi narrati da Stevenson: Flint and Silver[4].
  • Long John Silver è uno dei protagonisti dell'anime giapponese L'isola del tesoro, ispirato al romanzo di Stevenson.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stevenson, De Agostini, pag. 52
  2. ^ Stevenson, Garzanti, pag. 60
  3. ^ Larsson, pag. 15
  4. ^ La prima vita del pirata Long John Silver, Corriere della Sera, 1º luglio 2008

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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