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Lolito

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Lolito
AutoreDaniele Luttazzi
1ª ed. originale2013
GenereRomanzo
Sottogeneresatirico, grottesco, biografico
Lingua originale italiano
AmbientazioneItalia (anni 1930 - 2018), Parigi (1952-56), Algeria (anni 1960), Regioni artiche del Canada (1961), Stresa (1963), Svizzera (1963-64), Costa Azzurra (1964), Spagna (1964)
ProtagonistiSilvio "Lolito" Berlusconi
CoprotagonistiBarbara "Beba" Borletti
AntagonistiRenato Gallo
Altri personaggiLoretta Borletti; Signora Thyssen-Krupp (il Diavolo)
Preceduto daLa quarta necessità

Lolito è un romanzo satirico di Daniele Luttazzi, pubblicato in edicola allegato a il Fatto Quotidiano il 22 febbraio 2013.[1] Il romanzo, scrive nella prefazione un certo Carlo R*ss*ll*, "sotto forma di una confessione spregiudicata, include, senza scrupoli, un profluvio di parole e di situazioni così sconce che neppure il gagliardo filisteo più rotto alle convenzioni moderne riuscirebbe a restarne indifferente." Il libro è collegato idealmente al monologo che Luttazzi tenne durante la trasmissione Raiperunanotte.[2]

Il libro ha venduto 25.000 copie in un solo giorno.[senza fonte] Visto il grande successo, il Fatto Quotidiano ne ha approntato una ristampa immediata,[senza fonte] esaurita la quale l'editrice Chiarelettere ha pubblicato (maggio 2013) una nuova prima edizione del romanzo per il canale librerie.[3]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La storia è una biografia satirico-grottesca e romanzata di Silvio Berlusconi, rappresentato dal protagonista dell'opera, che si fa chiamare appunto Lolito (in una parodia del celebre romanzo Lolita di Nabokov).

Lolito, nato in una famiglia benestante e vivace, vive un'infanzia felice insieme al papà e alla mamma. Da piccolo viene istruito dal padre su come diventare un grande imprenditore e dalla madre ad amare gli scrittori russi. Mostra un talento precoce per lo spettacolo e a sei anni viene scritturato come clown in un circo[4]. Poi svolge mille mestieri, fra cui manovale, garzone, lavapiatti, fino a diventare un imbonitore imbattibile vendendo scope elettriche a Piacenza[5]. È nell'ormai subentrato periodo adolescenziale che Lolito, insieme ad amici e compagni di scuola, inizia a pensare morbosamente e disperatamente alle prostitute di viale Monza, a tal punto da esserne sessualmente frustrato[6]. Divenuto adulto e reduce, ma non stanco, delle sue storie galanti ed amorose (che coinvolgono anche ragazze minorenni, di cui egli ricorda soprattutto due gemelle e "la Beba", quest'ultima una metafora dell'Italia[7][8]), Lolito continua la sua ascesa verso il successo, vantando mille mestieri e divenendo imprenditore televisivo, politico e infine Presidente del Consiglio[9]; Presidente segnato da una doppia vita fra sua moglie e le escort, che farà sia di sé stesso che del suo paese un "caso clinico".

L'opera ha la forma di una "confessione spregiudicata,"[10] una memoria difensiva in cui Lolito, narratore inattendibile, si rivolge ai "Signori Giudici" della Corte d'appello del Tribunale di Milano. Lolito, che si presenta come perseguitato giuridico e costantemente al centro dell'attenzione, pieno d'autostima e sicuro di sé, racconta la sua vita, dipingendola come un'avventura dorata e passionale, piena di sessualità, amore, profumi, luoghi, circoli letterari e cultura. Ma "a poco a poco, nella narrazione si insinuano elementi grotteschi che creano orrore,"[7][8] rivelando ipocrisie, sentimenti angosciosi, false amicizie, situazioni oscene, affari loschi e atti terribili, di cui Lolito incolpa il diavolo, incarnatosi nella Signora Thyssen-Krupp.

Significato[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l'autore, l'opera ha tre livelli di lettura. Al primo livello, il libro è una satira di Silvio Berlusconi e del berlusconismo attraverso una parodia del romanzo Lolita di Vladimir Nabokov. Al secondo, una parodia delle opere stesse di Nabokov. Al terzo, il vero libro è il commento in appendice che spiega le tecniche dell'intertestualità moderna.[7][8].

Il tema del Doppio[modifica | modifica wikitesto]

Una nota alla postfazione di Alfonso S*gn*r*n*, attribuita satiricamente a Ghedini, afferma l'importanza del tema del doppio nella significazione del romanzo:

« Molto bene. Sottolineare inoltre l'evoluzione, durante il racconto, del tema del Doppio. Le gemelle, gli specchi, il teatro, il cinema, il Diavolo, la maledizione del numero pari, le escort, eccetera. Con prudenza, sotto forma di congettura, suggerire che l'individuazione di tali disegni tematici attraverso il corso di una vita dovrebbe essere il vero fine di un processo penale. »

(D. Luttazzi, Lolito. Una parodia, p.525)

Intertestualità[modifica | modifica wikitesto]

Al terzo livello di lettura, il libro è un attacco contro due pregiudizi condivisi dai "lettori inattendibili"[11]: quello del realismo referenziale, cioè "credere che una parola abbia lo stesso senso in tutti i contesti in cui è usata",[8] e quello dell'autore originale:[8]

« Come spiega Borges, neppure Omero è originale. Non esiste l’Adamo letterario. Joyce diceva di essere più che contento di passare alla storia come un: “paste and scissor man”, uomo con le forbici, uomo copia e incolla. Per scrivere Ada, Nabokov attinge da Chateaubriand fino ad arrivare a quello che il senso comune considera plagio. »

(D. Luttazzi, Intervista a "il Fatto quotidiano", 21 febbraio 2013)

« In effetti i giorni in cui il plagio era considerato, e spesso giustamente, un "furto letterario" (…) sono passati. Oggi, il plagio è diventato, con la parodia, il pastiche eccetera, solo un altro modo con cui la letteratura è riuscita a trascendere i suoi limiti, a procedere oltre il suo supposto esaurimento (…). Come figura intertestuale, il plagio gioca un ruolo simile a quello della metafora nel discorso (…). Come nella metafora, il significato del plagio è nella implicita giustapposizione di due campi semantici diversi, nel dialogo fra il testo assente e il pre-testo che lo rappresenta e lo impersona, così come nella relazione ambigua che questo stabilisce con il suo nuovo contesto. »

(A.Cancogni, "The Mirage in the Mirror", 1985, cit. in D. Luttazzi, "Lolito. Una parodia", p.493)

Personaggi principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Silvio Berlusconi (Lolito): il protagonista, "imprenditore spudorato e nello stesso tempo ammaliatore di masse."[10] Nella prefazione satirica Lolito viene descritto come "orribile, abbietto, fulgido esempio di lebbra morale".[12]
  • Barbara Borletti (Beba): nella metafora del romanzo, "Beba, la Lolita minorenne di Lolito, è l'Italia."[8]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La struttura dell'opera è una parodia della struttura di Lolita (prefazione, prima parte, seconda parte, postfazione) e allo stesso tempo di Fuoco pallido (prefazione, testo, commento al testo).[senza fonte]

Riferimenti letterari[modifica | modifica wikitesto]

L'opera abbonda di riferimenti a scrittori che Nabokov ammirava (Flaubert, Tolstoj, Checov, Joyce, Proust, Kafka, Bely, Poe, Shakespeare, Stevenson, H.G.Wells, Lewis Carroll), detestava (Mann, Eliot, Dostoevskj, Freud), o di cui non parlò mai, tra i quali Heinz von Lichberg,[7][8] il giornalista nazista che nel 1916 scrisse un racconto intitolato Lolita. Il critico Michael Maar parla di "criptoamnesia" per spiegare il debito testuale di Nabokov dal racconto di von Lichberg.[13]

Il quinto capitolo contiene una parodia grottesca de Alla ricerca del tempo perduto, rivista alla luce di una perversione masturbatoria di Proust stesso.[14][15] L'apologia del ventennio berlusconiano, sempre nel quinto capitolo, contiene una parodia verbatim dell'articolo di Giuliano Ferrara Non sarà un verdetto grottesco a cancellare Silvio dalla storia.[16][17]

La postfazione, scritta da un certo Alfonso S*gn*r*n*, contiene una parodia di Eros e Priapo di Gadda.[senza fonte]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

In una nota al capitolo 22 (seconda parte), Luttazzi rivela che la tecnica con cui vengono assassinati i monaci nel libro di Umberto Eco Il nome della rosa (pagine dei codici avvelenate, chi si umetta il dito per voltarle muore) ha un precedente nel film di Dino Risi Il giovedì (1963), dove il piccolo Robertino racconta al padre (Walter Chiari) un film giallo in cui l'assassino uccide avvelenando le pagine di un libro: chi si leccava l'indice per voltarle, moriva.

Luttazzi ha scoperto[senza fonte] che Vasily Zhernosekov, maestro elementare e rivoluzionario, il quale parlava al piccolo Nabokov "di umanità e libertà, e dei mali della guerra e della triste (ma interessante, pensavo io) necessità di far saltare in aria i tiranni",[senza fonte] e che sotto Lenin fu internato in un campo di lavoro da cui riuscì a fuggire, in una foto esibisce un segno segreto massonico.[18]

Opere parodiate[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi e racconti[modifica | modifica wikitesto]

Giornalismo[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lolito Il Fatto Quotidiano
  2. ^ Quarta di copertina
  3. ^ Lolito su chiarelettere.it
  4. ^ (p.14)
  5. ^ (p.15)
  6. ^ (p.16)
  7. ^ a b c d Luttazzi Is Back! - Il comico desaparecido pubblica "Lolito", 2 anni di scrittura su Berlusconi Dagospia
  8. ^ a b c d e f g intervista per Malcolm Pagani de "il Fatto quotidiano", 21 febbraio 2013 [1]
  9. ^ (p.29)
  10. ^ a b risvolto di copertina
  11. ^ Alfred Appel jr (1975) Nabokov
  12. ^ prefazione, p.6
  13. ^ articolo di Christopher Caldwell, New York Times magazine, 23 maggio 2004 [2]
  14. ^ William C. Carter (2002) Marcel Proust: A Life pp. 610-11
  15. ^ pp. 32-4
  16. ^ Giuliano Ferrara Non sarà un verdetto grottesco a cancellare Silvio dalla storia, il Giornale, 28/10/2012
  17. ^ cap.5, pp. 37-9
  18. ^ note, p.517

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]