Lionhead Studios

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Lionhead Studios, Ltd.
Logo
Stato Regno Unito Regno Unito
Tipo Società controllata
Fondazione 1° gennaio 1997 a Guildford, Inghilterra[1][2]
Fondata da Peter Molyneux[1]
Chiusura 29 aprile 2016 per liquidazione[3]
Sede principale Inghilterra Inghilterra, Guilford - 1 Occam Court[1][2]
Gruppo Microsoft
Persone chiave Peter Molyneux, Steve Jackson[1]
Settore Videogiochi
Dipendenti 51 ~ 200[2]
Sito web www.lionhead.com

Lionhead Studios, Ltd.[1] è stata una casa produttrice di videogiochi britannica fondata da Peter Molyneux, e per via di quest'ultimo distintasi nella creazione dei god game con Black & White. Dopo aver creato Fable, nel 2004, per Xbox di Microsoft, Lionhead fu acquisita da quest'ultima nell'aprile 2006.[4] Dopo poco più di 19 anni di vita, il 29 aprile 2016 Microsoft ha annunciato la chiusura di Lionhead Studios.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Primi anni: Black & White, Fable e The Movies[modifica | modifica wikitesto]

Peter Molyneux dopo aver abbandonato la Bullfrog con altri ex membri di ques'ultima, tra cui Steve Jackson, fondò Lionhead Head Studios nel 1997.[1] L'obiettivo di Molyneux con Lionhead era di cercare innovazione per i giochi del III millennio, ispirandosi a percorsi già compiuti in Bullfrog con titoli come Populous.[1][5] Dopo 4 anni di sviluppo Lionhead pubblicò il god game strategico in tempo reale Black & White nel 2001, che riuscì ad essere un successo di pubblico e critica.[6][5] Dopo questo gioco, Lionhead iniziò i lavori su un titolo esclusivo per Xbox, e pubblicato appunto da Microsoft, che prese il nome di Fable; nella situazione di nicchia in cui si trovava Xbox il gioco riusci a conquistare una non indifferente quantità di pubblico, rivelandosi un successo, anche tra la critica.[5][7]

Successivamente il team di Lionhead si spaccò in due, per lavorare su progetti separati, quali The Movies e Black & White 2;[1] entrambi i giochi uscirono nel 2005 e, nonostante un apprezzamento da parte della critica e del pubblico piuttosto ottimi,[8][9] non riuscirono a vendere a sufficienza per generare profitti.[1][5] Causa di questo furono non solo gli eccessivi costi di sviluppo, ma anche lo sviluppo congiunto e contemporaneo di entrambi i titoli che ebbe, appunto, un richiesta di risorse straordinaria.[5]

Acquisizione di Microsoft e abbandono di Molyneux[modifica | modifica wikitesto]

Dati i problemi finanziari in cui stava incappando Lionhead, Microsoft, dopo aver intuito il potenziale dello studio con Fable, decise di acquisirlo il 7 aprile 2006.[4] Sotto Microsoft, Lionhead Studios iniziò a lavorare a titoli per aumentare la base installata di Xbox 360, tra questi Fable II nel 2008, e Fable III nel 2010; videogiochi che rispetto al primo capitolo, nonostante eccelse vendite,[5] furono piuttosto controversi per quanto riguarda apprezzamento di pubblico e critica.[10][11] Nonostante una situazione piuttosto buona, dunque, all'interno di Lionhead, come era già accaduto con l'acquisizione di Bullfrog da parte di Electronic Arts, Peter Molyneux decise di abbandonare il team di sviluppo nel 2012, dopo la creazione di Fable: The Journey.[12][5] Molyneux contrastò la direzione intrapresa dal capo della divisione Xbox, Don Mattrick: secondo Mattrick i videogiochi dovevano legarsi sempre più al concetto di casual gaming e Kinect; Molyneux la pensava diversamente cercando l'innovazione, e non la stagnazione tipica dei casual gamer.[5] Il tempo diede ragione a Molyneux in quanto, nonostante la natura casual e l'utilizzo del Kinect, Fable: The Journey trovò un gelido apprezzamento sia dal pubblico che dalla critica,[13] vendendo inoltre una miserabile quantità di copie.[5]

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante la richiesta del fandom, di un nuovo, vero capitolo di Fable, Lionhead, obbligata da Microsoft e Don Mattrick, stava creando un tipo di gioco totalmente diverso: Fable Legends, un MMORPG per Xbox One.[5] Lo sviluppo fu travagliato: inizialmente il gioco avrebbe dovuto sfruttare il Kinect 2, tuttavia il titolo ebbe una correzione di tiro in corsa, effettuata da Phil Spencer nel frattempo promosso a capo della divisione Xbox, che voleva un ritorno delle meccaniche per hardcore gamer e la rimozione del Kinect.[5] Lo sviluppo del gioco proseguì per oltre 2 anni, ma improvvisamente venne cancellato nel marzo 2016 gettando inquietitudine tra i fan.[14]

Dopo la cancellazione di Fable Legends Microsoft ha lasciato aperto lo studio con la speranza di trovare una soluzione e non licenziare i dipendenti, il 29 aprile arriva però la conferma ucciale che Lionhead Studios ha chiuso definitivamente i battenti dopo quasi 20 anni di attività.

Videogiochi[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicati[modifica | modifica wikitesto]

Cancellati[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Lionhead Studios Ltd., su Giant Bomb. URL consultato il 9 marzo 2016.
  2. ^ a b c Lionhead Studios, su LinkedIn. URL consultato il 9 marzo 2016.
  3. ^ a b Dario Rossi, Microsoft Studios ha rimosso otto studi, inclusi Lionhead e Press Play, multiplayer.it, 7 marzo 2016. URL consultato il 9 marzo 2016.
  4. ^ a b Microsoft acquisisce Lionhead Studios, su Tom's Hardware, 7 aprile 2006. URL consultato il 9 marzo 2016.
  5. ^ a b c d e f g h i j k Simone Tagliaferri, Dopo anni di nulla, Microsoft chiude Lionhead, su Multiplyaer.it, 8 marzo 2016. URL consultato il 9 mazo 2016.
  6. ^ Black & White, su Metacritic. URL consultato il 9 marzo 2016.
  7. ^ Fable, su Metacritic. URL consultato il 9 marzo 2016.
  8. ^ The Movies, su Metacritic. URL consultato il 9 marzo 2016.
  9. ^ Black & White 2, su Metacritic. URL consultato il 9 marzo 2016.
  10. ^ Fable II, su Metacritic. URL consultato il 9 marzo 2016.
  11. ^ Fable III, metacritic.com. URL consultato il 9 marzo 2016.
  12. ^ Mattia Armani, Peter Molyneux in procinto di lasciare Lionhead, su Multiplayer.it, 7 marzo 2012.
  13. ^ Fable: the Journey, su Metacritic. URL consultato il 9 marzo 2016.
  14. ^ Dario Rossi, Fable Legends è stato cancellato, Lionhead Studios è a rischio chiusura, su Multiplayer.it. URL consultato il 9 marzo 2016.
  15. ^ Hanno Lemke, Changes at Microsoft Studios, UK and Denmark, news.xbox.com. URL consultato il 7 marzo 2016.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]