Ligabue (sceneggiato televisivo)

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Ligabue
Ligabue1.jpg
Flavio Bucci
Paese Italia, Francia
Anno 1977
Formato serie TV
Genere biografico
Stagioni 1
Episodi 3
Durata 126 min
Lingua originale Italiano
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio
Colore colore
Audio mono
Crediti
Regia Salvatore Nocita
Soggetto Arnaldo Bagnasco, Cesare Zavattini
Sceneggiatura Cesare Zavattini
Interpreti e personaggi
Fotografia Roberto Gerardi
Montaggio Franco Letti
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Franco Vanorio
Costumi Franco Carretti
Trucco Alfredo Marazzi
Effetti speciali Antonio Corridori
Casa di produzione RAI - Radiotelevisione italiana
Prima visione
Prima TV Italia
Dal 22 novembre 1977
Al 6 dicembre 1977
Rete televisiva Rai 1
Premi

Ligabue è uno sceneggiato televisivo RAI del 1977 diretto da Salvatore Nocita e trasmesso in tre puntate.

Andato in onda sulla Rai 1 dal 22 novembre al 6 dicembre 1977, è basato sulla vita del pittore italiano Antonio Ligabue, impersonato dall'attore Flavio Bucci. Fra gli altri interpreti figurano anche l'attrice Pamela Villoresi e l'attore Renzo Palmer.

Lo sceneggiato è stato anche presentato, in una versione cinematografica più corta, al Festival di Montréal, dove ha conseguito due premi (il Gran Premio delle Americhe e il Premio alla migliore interpretazione maschile).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Rimpatriato dalle autorità svizzere perché "indesiderabile", lo strambo Antonio Ligabue trova perplesse le autorità di Gualtieri che lo affidano al ricovero per vecchi. Ne evade subito per ripararsi nei dintorni svolgendo un qualunque lavoro, ma fallisce sia per gli impietosi scherzi dei compagni che per le sue stravaganze. Si isola in una capanna lungo il fiume Po, dove trascorre il tempo immerso nella natura. Col passare degli anni la popolazione si abitua alla figura di Toni, considerato un misantropo e anche pazzoide, ma non pericoloso. Senza calcolo alcuno, Ligabue scopre la sua vocazione artistica dipingendo la natura sulle piante e sui muri. Il pittore Mazzacurati ne intuisce il naturale talento e gli dona gli strumenti per dipingere quadri che trovano acquirenti e permettono di allestire una mostra che lo consacra "artista". Dopo varie vicissitudini che lo portano ad essere ricoverato in manicomio, le commissioni e i conseguenti guadagni permettono a Toni di trasferirsi in un alberghetto e lo inducono persino ad chiedere la mano di Cesarina, la figlia dell'albergatrice. Ma in realtà Ligabue è rimasto un "diverso", e anche se i suoi quadri sono stati accettati dai colleghi pittori, dai collezionisti, dai mercanti e dai clienti, la sua incapacità di uniformarsi alle regole della società ne fa un disadattato. Antonio Ligabue muore con la sola amicizia del fedele Cachi e la commemorazione del sindaco non cancella il dramma di un uomo che è vissuto in solitudine tutta la vita.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]