Licaone (Pelasgo)

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Zeus trasforma Licaone in un lupo, incisione di Hendrik Goltzius.

Licaone (in greco antico: Λυκάων, Lykàōn) è un personaggio della mitologia greca, figlio di Pelasgo e sovrano dell'Arcadia, ritenuto in quasi tutte le versioni del mito come un uomo empio.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Desiderando Zeus accertarsi dell'empietà di Licaone andò, travestito da contadino, a chiedere ospitalità al sovrano. Il re per sapere se l'ospite fosse veramente una divinità decise di servire al banchetto in suo onore le carni del nipote Arcade, o in un'altra versione, quelle di un prigioniero. Il dio inorridito fulminò l'empio e tutti i suoi 49 figli, eccettuato Nittimo, salvato dalla dea Gea, il quale poté così succedere al padre.

Un'altra versione del mito, narrata da Publio Ovidio Nasone nelle Metamorfosi[1], racconta che per la sua empietà Licaone fu punito con la trasformazione in un "feroce lupo", destinato a cibarsi di carne umana[2]. Questa versione viene messa in rapporto con i sacrifici umani che si svolgevano in Arcadia in onore di Zeus Liceo, quando una vittima umana veniva immolata e i celebranti, che si erano cibati delle viscere, venivano trasformati in lupi per otto anni. Scaduto questo termine potevano ritornare umani, a patto che non avessero mangiato carne umana.

L'empietà di Licaone fu causa della furia di Zeus, che decise, assieme agli altri dei, di seppellire la terra sotto al Diluvio[3], al quale sopravvisse Deucalione, figlio di Prometeo, e sua moglie Pirra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ovidio Metamorfosi, I, 163-241.
  2. ^
    « Si fe d’un huom’, un lupo empio, e rapace

    Servando l’uso de l’antica forma,
    Che l’human sangue più che mai li piace,
    De’ suoi vecchi desir seguendo l’orma. »

    (Ovidio, Metamorfosi libro I)
  3. ^
    « In quanto al modo, ogni Dio si rimette

    A quel, ch’occulto anchor Giove tenea,
    Che fu contrario al primo, e à tutti piacque
    Di nasconder la Terra sotto l’acque. »

    (Ovidio, Metamorfosi libro I)

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