Libero Lenti

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Libero Lenti (Alessandria, 18 febbraio 1906Milano, 5 maggio 1993) è stato uno statistico, economista e accademico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque da Carlo Lenti e da Maria Eugenia Balbi.

Si laureò nel 1927 all'Università Bocconi di Milano e in questo ateneo iniziò l'attività di docenza; Nel 1936 conseguì la libera docenza in Statistica, e nel 1939 venne chiamato dall'Università di Pavia alla cattedra di Statistica, dove insegnò presso la Facoltà di Scienze Politiche e successivamente presso la Facoltà di Giurisprudenza fino al 1964.[1] Si trasferì poi all’Università di Milano dove insegnò Statistica presso la Facoltà di Giurisprudenza fino al 1981, quando venne nominato Professore emerito e collocato fuori ruolo. Fu socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei e dell'Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere[2][3].

Negli anni trenta entrò in contatto con iniziative di fronda antifascista come il G.A.R. (Gruppo Amici della Razionalizzazione) connesso alla rivista L'Ufficio Moderno.[4] Insieme ad alcuni amici, una volta sciolto il G.A.R., contribuì a dare vita a un quindicinale, "Borsa", che pubblicava saggi critici dell’economia corporativa. Uscirono solo 26 numeri a partire dal febbraio del 1933.[5] Nel 1944, durante la guerra, fu tra i fondatori del Partito d'Azione.[6] Nello stesso periodo per sfuggire alle persecuzioni abbandonò l'insegnamento per rifugiarsi nelle Langhe. Nell’autunno-inverno del 1944-45, in clandestinità, redasse un vero e proprio piano di ricostruzione, elaborato in base ai dati consultati presso l’ufficio studi dell’Ansaldo di Genova.[7] Nel dopoguerra ha partecipato intensamente alla vita politica ed economica del paese. È stato statistico ed economista con un rilevante interesse per l’economia applicata, attento alle conseguenze sociali e politiche delle decisioni economiche. Le radici del suo pensiero sono individuabili nel socialismo liberale e nell’insegnamento di Luigi Einaudi. Nei numerosissimi contributi e scritti sono ricorrenti alcuni concetti chiave come quello di struttura produttiva, circuito del reddito, compatibilità macroeconomiche, risparmio, investimenti e produttività.[8] La difesa della moneta e la stabilità monetaria sono considerate la condizione per favorire gli investimenti, l’accumulazione di capitale e dunque anche la crescita dell’occupazione e del reddito.[9]

Lenti ha contribuito a dare vita ad importanti iniziative, riviste e istituzioni economiche che in parte ancora sopravvivono. Alla Snia Viscosa ha organizzato uno di quegli uffici studi che, similmente a quello della Banca Commerciale, hanno contribuito allo sviluppo e alla diffusione delle ricerche e della cultura economica non soltanto a Milano, ma anche nel resto del Paese. Nel primo dopoguerra, nell’ambito dell'Assemblea Costituente, ha preso parte ai lavori preparatori della Commissione economica presieduta da Giovanni Demaria. Nel settembre 1946, insieme a Ferdinando di Fenizio, Roberto Tremelloni e altri, ha fondato il “nuovo” quotidiano economico 24 Ore (ora Il Sole 24 Ore), la cui direzione venne affidata all'ingegner Piero Colombi.[10] Ha partecipato alla fondazione, sempre nel 1946, dell'Istituto per gli Studi Economici (ISE)[11] e nel 1947 di Mondo Economico, la cui pubblicazione cesserà nel 1997. Insieme a di Fenizio partecipò alla stesura delle prime edizioni della "Relazione generale sulla situazione economica del paese", introdotta a partire dal 1949 dalla legge Ruini-Paratore (L. 21 agosto 1949 n. 639) e presentata ogni anno dal Ministero del bilancio e della programmazione economica,disegnando quell'impostazione di analisi delle principali variabili macroeconomiche e di contabilità nazionale che ancora oggi la caratterizza. Basti ricordare, a questo proposito, il ruolo di Lenti nel Consiglio superiore di statistica e nel Comitato tecnico dell’Istituto Centrale di Statistica (ISTAT). È stato uno dei componenti del Comitato scientifico per il piano Vanoni[12], e successivamente della Commissione Papi[13] e del Comitato Nazionale per la Programmazione Economica (C.N.P.E.).[14] Primo risultato concreto dell’avvio di una politica di programmazione fu la creazione nel 1955 dell’Istituto nazionale per lo studio della congiuntura (ISCO), di cui Lenti diventò vicepresidente.

È stato editorialista del Corriere della Sera, ha pubblicato numerosi saggi di carattere scientifico e divulgativo e ha ricoperto la carica di presidente della Banca Popolare di Milano dal 1956 al 1960.

Libero Lenti è morto a 87 anni stroncato da infarto il 5 maggio 1993 nella sua casa di Milano. Riposa nella tomba di famiglia del cimitero di Casalbagliano (AL).

Scritti (selezione)[modifica | modifica wikitesto]

  • Analisi di statistica economica, Milano, Aracne, 1934.
  • Statistica economica, Milano, A. Giuffre, 1938.
  • Problemi economici d'oggi, MIlano, Garzanti, 1956.
  • Saggi di macroeconomica, Milano, A. Giuffre, 1961.
  • Cento anni di sviluppo economico, Pavia, Industrie lito-tipografiche M. Ponzio, 1961.
  • I conti della nazione. vol. XIX del Trattato italiano di economia, diretto da Gustavo Del Vecchio e Celestino Arena. Torino, Utet 1965.
  • Inventario dell'economia italiana : 1945-1965 ed oltre, Milano, Garzanti, 1966.
  • La contabilità degli italiani, Roma, Studium, 1973.
  • Le radici del tempo : passato al presente e futuro, Milano, F. Angeli, 1983.
  • L' economia degli anni Ottanta. Un parziale ritorno all'ordine dopo la crisi degli anni Settanta. Che fare e come fare in Italia nel prossimo decennio, Milano, Edizioni del Sole-24 ore, 1988.
  • Elementi per un piano di ricostruzione economica dell'Italia, Milano, Università commerciale Luigi Bocconi, 1996.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1973[15]
Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1957[16]
Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte
— 2 giugno 1977[17]
Medaglia d'oro ai benemeriti della pubblica finanza - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della pubblica finanza
— 31 agosto 1972[18]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Articolo di Giovanni Spadolini tratto dal sito del Corriere della Sera nella sezione Archivio Storico: «Lenti, uomo della Resistenza sulla via del libero mercato, ricordo dell'economista da poco scomparso», su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 14 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  2. ^ Scaramozzino P., a cura di (1979), Introduzione a: Studi di Statistica e di Economia in onore di Libero Lenti, Giuffrè editore, Milano.
  3. ^ Dell’Accademia Nazionale dei Lincei Libero Lenti è divenuto Socio Corrispondente nel 1962 e Socio Nazionale dal 1975. Dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere è diventato Socio Corrispondente nel 1950 e Membro Effettivo nel 1960.
  4. ^ Da una minuta di una lettera di Dagnino a Deaglio si desume l’elenco dei partecipanti al GAR. Si rimanda a: http://www.lombardiabeniculturali.it/archivi/unita/MIUD0EE715/
  5. ^ Lenti L. (1983), Le radici del tempo : passato al presente e futuro, Milano, F. Angeli, p.68.
  6. ^ Articolo di Giovanni Spadolini tratto dal sito del Corriere della Sera nella sezione Archivio Storico: «Lenti, uomo della Resistenza sulla via del libero mercato, ricordo dell'economista da poco scomparso», su archiviostorico.corriere.it. Nel discorso pronunciato presso l’Università Bocconi per commemorare la scomparsa di Lenti, il senatore Giovanni Spadolini sottolinea come “Dell’azionismo conservò sempre quella punta di inquietudine e di libertà intellettuale che lo sottraeva a tutte le mitologie e a tutti i fideismi, che ne faceva, in tutti i sensi, un uomo libero”. Spadolini G. (1993), Per Libero Lenti, Discorso pronunciato presso l’Università Bocconi, 11 ottobre, Milano, mimeo, pag. 10.
  7. ^ Durante la clandestinità, nel 1944, Libero Lenti sotto il falso nome di Filippo Cabrini, stese un vero e proprio “piano di ricostruzione nazionale”. Si deve a Silvio Beretta il merito di avere segnalato il manoscritto per la pubblicazione avvenuta a cura di Bocconi Comunicazione. Si veda Lenti L., (1996), Elementi per un piano di ricostruzione economica dell'Italia, Milano, Università commerciale Luigi Bocconi.
  8. ^ Si rimanda in particolare a: Lenti L. (1965), I conti della nazione. vol. XIX del Trattato italiano di economia, diretto da Gustavo Del Vecchio (Gustavo Del Vecchio) e Celestino Arena (Celestino Arena) Torino, Utet.
  9. ^ Si veda: Lenti L. (1988), L' economia degli anni Ottanta. Un parziale ritorno all'ordine dopo la crisi degli anni Settanta. Che fare e come fare in Italia nel prossimo decennio, Milano, Edizioni del Sole 24 Ore.
  10. ^ In un'intervista a Deaglio, direttore del Sole 24 Ore Dagnino raccontò che il giornale fu progettato negli uffici della Motta da Tremelloni, Dagnino, Lenti, Di Fenizio, Colombi nel 1944.
  11. ^ Sotto la presidenza di Lenti dal 1946 al 1974, l’ISE ha pubblicato una rivista mensile “Congiuntura Economica”. “[...] l’ISE rispondeva al fine di fornire una rappresentazione obiettiva della realtà economica, senza l’influenza di interessi politici o di categoria”. Si veda: Beretta S., Targetti Lenti R. (2004), Libero Lenti ed il dibattito sulla politica economica in Italia: dalla ricostruzione agli anni della programmazione, Il Politico, Vol. 69, No. 2 (206), p.208.
  12. ^ Nel 1954, in qualità di ministro delle Finanze, Ezio Vanoni presentò un piano decennale per l'economia italiana, detto appunto Piano Vanoni.
  13. ^ Nel 1961, nell'ambito della politica di programmazione nazionale, Giuseppe Ugo Papi fu nominato presidente della commissione incaricata di elaborare uno schema organico di sviluppo dell'occupazione e del reddito.
  14. ^ Si veda: Beretta S., Targetti Lenti R. (2004), Libero Lenti ed il dibattito sulla politica economica in Italia: dalla ricostruzione agli anni della programmazione, Il Politico, Vol. 69, No. 2 (206), p.209.
  15. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  16. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  17. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  18. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • S. Beretta e Targetti Lenti R. (2004), Libero Lenti ed il dibattito sulla politica economica in Italia: dalla ricostruzione agli anni della programmazione, Il Politico, Vol. 69, No. 2 (206) (Maggio-Agosto 2004), pp. 205-237
  • S. Misiani, «LENTI, Libero». In: Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. LXIV, Roma: Istituto della Enciclopedia italiana, 2005.
  • P. Scaramozzino P., a cura di (1979), Introduzione a: Studi di Statistica e di Economia in onore di Libero Lenti, Giuffrè editore, Milano.
  • G. Spadolini (1984), Introduzione, in: Lenti (1984).
  • G. Spadolini (1993), Per Libero Lenti, Discorso pronunciato presso l’Università Bocconi, 11 ottobre, Milano, mimeo
  • M. Talamona, Libero Lenti, Rendiconti dell'Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere, Vol. 127, 1993.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Lènti, Libero la voce nella Treccani.it L'Enciclopedia Italiana. URL visitato il 12 gennaio 2013.
Predecessore Presidente di Banca Popolare di Milano Successore
Giovanni Battista Colombo dal 1956 al 1960 Domenico Barbero
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