Lex Poetelia-Papiria

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La Lex Poetelia Papiria era una legge della Repubblica romana che aboliva il Nexum, ovvero l'accordo con cui il debitore forniva, come garanzia di un prestito, l'asservimento di se stesso - o di un membro della sua famiglia su cui avesse la potestà (un figlio ad esempio) - in favore del creditore fino all'estinzione del debito.

Nel racconto di Tito Livio[1], questo si deve al caso di Caio Publilio, che si era dato in schiavitù a Lucio Papirio, per il debito del padre. Infatti Lucio, invaghitosi del giovane Caio, lo aveva fatto fustigare, quando questo si era rifiutato di cedere alle sue lusinghe.

Il giovane riuscì a liberarsi del creditore, raccontando quanto accaduo alla folla di gente, che in tumulto, obbligò i consoli eletti per quell'anno (326 a.C.), Lucio Papirio Cursore e Gaio Petelio Libone Visolo, a promulgare la legge. Da quel momento soltanto i beni del debitore, potevano essere presi a garanzia del credito.

Invece Marco Terenzio Varrone data la legge al 313 a.C. [2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 28.
  2. ^ Varro. De lingua Latina, Libro VII.