Lettere d'una peruviana

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Lettere d'una peruviana
Titolo originale Lettres d’une Péruvienne
PeruvianLetters.jpg
Prima edizione
Autore Françoise de Graffigny
1ª ed. originale 1747
Genere romanzo
Sottogenere fantastico, epistolare
Lingua originale francese
Protagonisti Zilia

Lettere d'una peruviana (Lettres d'una Péruvienne) è un romanzo epistolare di Françoise de Graffigny pubblicato nel 1747 a Parigi.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il romanzo è scritto dal punto di vista di una giovane peruviana di nome Zilia che gli spagnoli hanno portato via dal suo paese. La giovane comunica con il suo amante con i quipos, cordicelle annodate che servivano come scrittura presso gli Incas.[1]. Nelle sue lettere la prigioniera descrive i tormenti che deve sopportare durante il suo viaggio verso l'Europa. La nave spagnola sulla quale la giovane viaggia viene affondata in un combattimento navale da un naviglio francese. In questa occasione la peruviana incontra il capitano francese Déterville che s'innamora di lei. Il capitano le insegna qualche parola di francese comunicando con lei anche con sguardi e gesti. Zilia crede che la nave la porti verso una lontana provincia dell'impero Inca e spera che il suo nuovo amico l'aiuterà a ritornare nel Perù.

Una volta arrivata in Francia, Zilia si rende conto che il suo soggiorno in Europa sarà molto più difficile di quanto ella avesse immaginato. Cominciando a capire la lingua francese, Zilia nota come la gente non sia sempre quello che appare, che spesso quando dice una cosa intende dirne un'altra. Così lo spiega nella sua 16ª lettera ad Aza: «in generale suppongo che questo popolo non è per niente quello che sembra essere; l'ipocrisia mi sembra sia il suo carattere dominante.» [2]

Quando Zilia tenterà di tornare nel suo paese, Déterville le confesserà di essere innamorato di lei che invece intende rimanere fedele al suo amante Aza che invece la tradirà.

Divenuta proprietaria di una casa e di un piccolo terreno Zilia decide di rimanere in Francia per proseguire la sua educazione. Rimane amica con Déterville e continua ad amare Aza nonostante la sua infedeltà.

I giudizi politici e sociali[modifica | modifica sorgente]

Sul governo[modifica | modifica sorgente]

« Il governo di questo regno, del tutto opposto al tuo, non può non essere difettoso. Al contrario del capo Inca che è obbligato a curare la sussistenza dei suoi popoli, in Europa i sovrani pensano solo a sfruttare il lavoro dei loro sudditi; così crimini e sventure si originano da questi bisogni insoddisfatti.[3] »
« Felice il popolo che ha la natura per guida, la verità per principio, e la virtù per movente delle sue azioni.[4] »

Sulla società francese[modifica | modifica sorgente]

« Non occorre né sottigliezza né acume per capire che il loro gusto sfrenato per il superfluo ha corrotto la loro ragionevolezza, i loro sentimenti e il loro spirito. [...] La vanità dominante dei francesi è quella di sembrare ricchi.[5] »
« Se la franchezza che usano i francesi gli uni nei confronti degli altri non ha eccezioni, così anche la loro confidenza reciproca è senza limiti. Non c'è bisogno d'essere eleoquenti per farsi ascoltare, né di onestà per farsi credere. Tutto viene detto, tutto è accolto con la stessa superficialità.[6] »

Sulla religione[modifica | modifica sorgente]

« Un religioso veniva per istruirmi sulla religione dei francesi e mi esortava a convertirmi. Dal modo in cui mi ha parlato delle virtù che essa prescrive ho capito che queste sono tratte dalla legge di natura e in vero altrettanto schiette come le nostre; ma non ho la ragione così sottile per percepire il rapporto che dovrebbero avere con quelle i costumi e gli usi del popolo; vi trovo al contrario una contraddizione così notevole che la mia ragione rifiuta del tutto di crederci.[7] »

Sul matrimonio[modifica | modifica sorgente]

« È in questa condizione d'ignoranza che si maritano le giovani appene uscite dall'infanzia. Da quel momento, per lo scarso interesse che i loro genitori hanno per la loro condotta, sembra che quelle non le siano più figlie. Né la maggior parte dei mariti se ne occupa più.[8] »

Sull'educazione delle donne[modifica | modifica sorgente]

« Si vorrebbe, come altrove, che le donne avessero pregi e virtù. Ma bisognerebbe che fosse la natura a farle così perché l'educazione che si dà loro è alla fine così opposta che mi sembra essere questa la suprema assurdità francese.[9] »
« So che dal momento in cui le giovani cominciano a essere pronte per ricevere un'istruzione le si richiude in un convento per far loro apprendere il modo di vivere nel mondo.[9] »

Sugli uomini[modifica | modifica sorgente]

« Quando verrai a conoscenza che qui l'autorità è interamente in mano agli uomini, non avrai più dubbi, caro Aza, che essi siano responsabili di ogni disordine della società.[10] »

Le letterate del XVIII secolo e un nuovo genere letterario[modifica | modifica sorgente]

Il suo fu il primo romanzo epistolare scritto da una donna in Francia [11]. La composizione di un'opera costituita da lettere poiché voleva dire «scrittura d'una persona eccellente nella scrittura di lettere» [12], era spesso riferita alle donne come il solo genere nel quale potessero veramente eccellere.[13]. Scrivendo un romanzo di questo genere Françoise de Graffigny si è messa invece in evidenza come autrice femminile.

Françoise si è liberata dalle regole letterarie mantenendo quello stile epistolare che le permettesse di evitare critiche troppo severe.[14] Le donne, che sino ad allora si erano limitate alla scrittura di semplici lettere, avevano ora l'occasione di trasformarle in una vera opera letteraria.[15] Françoise de Graffigny si inserisce così nell'elenco degli autori che si erano confrontati con lo stile epistolare come Montesquieu con le sue Lettere persiane (1721) e Jean-Jacques Rousseau con Giulia o la nuova Eloisa (1761).

Il tema del "buon selvaggio"[modifica | modifica sorgente]

Françoise de Graffigny entra nel novero degli autori che hanno trattato il tema del "buon selvaggio" come Voltaire, che scrive L'ingenuo (1767), e Marmotel, che scrive Gli Incas (1777). Questo mito che risale al XVI secolo, diffuso soprattutto in età illuminista, diffondeva «un'immagine idealizzata del selvaggio che viveva innocentemente e autenticamente in un ambiente naturale non corrotto dalla civiltà [...] Il selvaggio è riportato dai filosofi come il portavoce dello sbalordimento dello straniero. Permettendo un decalogo naïf, egli è l'autore-chiave di ogni discorso ironico che metta in rilievo le anomalie mascherate dal conformismo. Il selvaggio è dunque diventato un'utopia letteraria.» [16].

L'eroina del romanzo Zilia, selvaggia che proviene dal Perù, descrive ingenuamente il mondo che la circonda ed esprime lo stupore che prova uno straniero vedendo per la prima volta la società francese evidenziando e criticando così le contraddizioni di quelle regole sociali.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Robert Laffont, Romans de Femmes du XVIII siecle, Éditions Robert Laffont, Paris, 1996 p.63
  2. ^ Françoise de Graffigny, Lettres d’une Péruvienne, The Modern Language Association of America, New York, 1993, p.73.
  3. ^ Lettera 20ª a Aza, Lettres d’une Péruvienne,edizione 1993, p. 84.
  4. ^ Lettera 32ª a Aza, Lettres d’une Péruvienne,edizione 1993, p.134
  5. ^ Lettera 29ª a Aza, Lettres d’une Péruvienne, edizione 1993, p. 119
  6. ^ Lettera 32ª a Aza, Lettres d’une Péruvienne, edizione 1993, p. 87
  7. ^ Lettera 21ª a Aza, Lettres d’une Péruvienne, edizione 1993, p. 87
  8. ^ Lettera 34ª a Aza, Lettres d’une Péruvienne, edizione 1993, p. 133
  9. ^ a b Lettera 34ª a Aza, Lettres d’une Péruvienne, edizione 1993, p. 138
  10. ^ Lettera 34ª a Aza, Lettres d’une Péruvienne, edizione 1993, p. 143
  11. ^ Katharin Ann Jensen, Writing Love: Women, and the Novel in France, 1605-1776, Southern Illinois University Press, 1995, p.84
  12. ^ Dizionario Petit Robert, edizione 2008
  13. ^ Jensen, p. 92
  14. ^ Jensen, p.93
  15. ^ Jensen, ibidem
  16. ^ Catherine de La Hosseraye, Édition et commentaire in L'ingenuo, Larousse, Paris, 2000, p. 207
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