Letteratura migrante in lingua italiana

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La letteratura migrante in lingua italiana (detta anche letteratura della migrazione o letteratura del métissage) è l'insieme di opere letterarie scritte in lingua italiana da migranti non di madre lingua italiana, sviluppatasi in Italia a partire dai primi anni novanta.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente, i primi autori della letteratura migrante in Italia sono stati non scrittori di professione, ma persone che sono state portate a scrivere dall'esperienza della migrazione o da altri episodi capitatigli.[2] I primi scritti di immigrati in italiano sono caratterizzati dalla "coautorialità", in cui l'autore migrante, non professionista, era affiancato da uno scrittore o giornalista italiano che si occupava della vera e propria opera di scrittura.[1][3]

Il primo esempio è generalmente considerato quello dell'omicidio del giovane sudafricano Jarry Maslo, avvenuto a Villa Literno il 28/29 giugno 1989, episodio che ha ispirato un racconto scritto dall'autore franco-marocchino Tahar Ben Jelloun insieme al giornalista italiano Egisto Volterrani, intitolato Villa Literno, inserito in una raccolta intitolata Dove lo stato non c'è. Racconti italiani, nata per iniziativa dell'allora direttore de Il Mattino di Napoli, curioso di avere un altro punto di vista sull'Italia.

Altri esempi importanti sono stati i duetti Oreste Pivetta e Pap Khouma con Io, venditore di elefanti nel 1990, Alessandro Micheletti e Saidou Moussa Ba con La promessa di Hamadi nel 1991, Maurizio Jannelli e Fernanda Farias De Albuquerque con Princesa nel 1994.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della letteratura migrante si possono identificare due diverse tipologie di autori: i primi sono i già citati migranti diventati scrittori in Italia, che hanno come fine principale la denuncia e la testimonianza.[2] La seconda tipologia è invece quella di scrittori stranieri che hanno deciso di migrare in Italia per poter continuare a scrivere in una lingua diversa, avendo quindi come intento la prosecuzione della loro carriera artistica.[2] Lo scrittore Julio Monteiro Martins ha quindi ideato la distinzione tra "migranti-scrittori" e "scrittori-migranti".[2]

Tra le case editrici che pubblicano libri della letteratura migrante sono da ricordare le Edizioni dell'Arco, casa editrice dedicata quasi esclusivamente a scrittori provenienti dall'Africa.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Gioia Panzarella, Case editrici migranti, su archivio.el-ghibli.org. URL consultato il 17 ottobre 2014.
  2. ^ a b c d Francesca Macchioni, Intervista a Julio Monteiro Martins, su sagarana.net. URL consultato il 7 gennaio 2013.
  3. ^ Filippo Poletti, Scrittori erranti milanesi d'Africa, in Corriere della Sera, 4 gennaio 2005, p. 50. URL consultato il 7 gennaio 2013 (archiviato dall'url originale il ).
  4. ^ Paolo Di Stefano, Diari, poesie, guide: quei piccoli imprenditori lungo le strade, in Corriere della Sera, 19 luglio 2003, p. 18. URL consultato il 7 gennaio 2013 (archiviato dall'url originale il ).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • BASILI&LIMM, Banca dati degli Scrittori Immigrati in Lingua Italiana e della Letteratura Italiana della Migrazione Mondiale, fondata da Armando Gnisci.
  • LettERRANZA, sito dedicato alla letteratura migrante.