Les demoiselles d'Avignon

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Les demoiselles d'Avignon
AutorePablo Picasso
Data1907
Tecnicaolio su tela
Dimensioni243,9×233,7 cm
UbicazioneMoMA, New York

Les Demoiselles d'Avignon è uno dei più celebri dipinti di Pablo Picasso. Fu realizzato ad olio su tela nel 1907, con misure 243,9×233,7 cm. Fu il primo dipinto cubista dell'artista, immediatamente successivo al suo cosiddetto periodo rosa ed è conservato al MoMA di New York.

Picasso creò oltre un centinaio di studi preparatori e schizzi relativi a questo lavoro, uno dei più importanti nello sviluppo iniziale del Cubismo.

Quando fu esposto per la prima volta nel 1916, il dipinto fu tacciato di immoralità. Molti critici trovarono delle somiglianze tra quest'opera e Les Grandes Baigneuses di Cézanne, probabile ispirazione per Picasso, connessioni messe però in discussione dai commentatori successivi.

Una possibile ispirazione: Les Grandes Baigneuses di Paul Cézanne.

Picasso dipinse in maniera differente ciascun personaggio. La testa della donna che tira la tenda sul fondo è la più cubista di tutte e cinque e rappresenta una forma geometrica acuta. La testa cubista della figura che si accascia ha subìto almeno due revisioni e dalla figura originale di iberi che è passata alla sua forma attuale. Le maschere sembrano derivare dalle tradizionali africane. Si pensa che Maurice Vlaminck abbia introdotto Picasso all'antica scultura africana di tipo Fang nel 1904. La scultura Fang del XIX secolo è simile nello stile a ciò che Picasso vide a Parigi poco prima de Les Demoiselles d'Avignon. La maggior parte del dibattito critico negli anni si è concentrato sul tentativo di identificare la molteplicità di stili all'interno dell'opera: l'opinione dominante per oltre cinque decenni, esposta in particolare da Alfred Barr (il primo direttore del Museum of Modern Art di New York e organizzatore di molte retrospettive sulla carriera dell'artista) è stata che l'opera si può interpretare come una prova del periodo di transizione nell'arte di Picasso, uno sforzo di connettere i suoi primi lavori al cubismo, uno stile a cui avrebbe collaborato e sviluppato per i seguenti cinque o sei anni.[1]

Nel 1974, tuttavia, il critico Leo Steinberg, nel proprio saggio The Philosophical Brothel, propose una spiegazione completamente diversa per il gran numero di attributi stilistici. Basandosi su precedenti studi preparatori, ignorati completamente da molti critici, sostenne che la varietà di stili può essere vista come un deliberato tentativo, finemente pianificato, di catturare lo sguardo di colui che guarda. Scrutò che le cinque donne sembrano ignorarsi l'un l'altra. Piuttosto, si focalizzano solo su chi osserva e gli stili divergenti coi quali furono realizzate, collaborano a renderle più facilmente notabili.

I primi disegni di quest'opera in realtà rappresentano due uomini. Un marinaio e uno studente di medicina (spesso rappresentato con un libro o un teschio in mano, cosa che portò Barr e altri ad interpretare il dipinto come un memento mori). Rimane traccia della loro presenza in un tavolo al centro: lo spigolo sporgente vicino al fondo della tela. L'osservatore, secondo Steinberg, sta ora al posto dei due uomini seduti, obbligato ad affrontare la vista delle prostitute dritto di fronte a sé, evocando così letture molto più complesse di una semplice allegoria o di un'interpretazione autobiografica che tenta di comprendere l'opera in relazione alla storia di Picasso con le donne. Un mondo di significati diviene quindi possibile, proponendo l'opera come una meditazione sui pericoli del sesso, il "trauma dello sguardo", secondo una definizione di Rosalind Krauss, e la minaccia della violenza inerente alla scena e al rapporto sessuale in generale.[1]

Secondo Steinberg, lo sguardo obliquo, ovvero il fatto che le figure guardino direttamente l'osservatore, così come l'idea della donna così padrona di sé, che non è presente solo per il piacere maschile, possono essere fatti risalire all'Olympia di Manet.

Il libro Les Demoiselles D'Avignon di William Rubin, Helene Seckel e Judith Cousins, del 1994, è un'analisi profonda dell'opera e della sua genesi. Rubin suggerisce che alcuni volti delle figure simbolizzino lo sfiguramento provocato dalla sifilide e che il dipinto sia stato realizzato dopo una serie di visite in un bordello dove Picasso, all'epoca temporaneamente separato dalla sua amante, Fernande Olivier, si recava. Rubin interpreta il dipinto come l'espressione dell'ateismo dell'artista, la sua volontà di rischiare l'anarchia per la libertà, la sua paura della malattia e dell'infermità e, soprattutto, la paura e il disprezzo fortemente radicati per il corpo femminile, che conviveva con il desiderio per esso e una sua estatica idealizzazione".

Nel 2004 un episodio della serie della BBC The Private Life a Masterpiece aveva come oggetto Les Demoiselles D'Avignon e riferiva che Picasso negò l'influenza delle maschere africane sulla sua pittura: "l'arte africana, mai sentito parlarne". Tuttavia, è certo che Picasso avesse visto delle maschere africane mentre lavorava ai suoi dipinti, durante una visita al Museo etnografico del Trocadéro, su cui più tardi disse: "Andare al Trocadéro fu disgustoso. Le mosche, il mercato, l'odore. Ero tutto solo. Volevo andarmene, ma non lo feci. Rimasi, rimasi. Capii che si trattava di qualcosa di importante. Mi stava accadendo qualcosa. Le maschere non assomigliavano a nessun'altra scultura, per nulla."

La reale fonte di ispirazione per questo dipinto viene dell'opera di Tiziano Vecellio il Diana e Atteone. Basterebbe guardare le opere l'una di fianco all'altra. Si possono trovare tutte le similitudini semplicemente osservando. Va ricordato che l'autore intitola l'opera "bordello filosofico" e quest'ultimo aggettivo viene trascurato pur essendo essenziale alla vera comprensione del dipinto in quanto la morale fondamentale è tratta dalle metamorfosi di Ovidio. Questa è forse la prima "libera interpretazione" che Picasso fece di opere di altri autori, come in seguito farà di Velázquez o di Goya.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Steinberg, L., The Philosophical Brothel. October, no. 44, Spring 1988. 7–74. First published in Art News vol. LXXI, September/October 1972

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