Leonforte

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Leonforte
comune
Leonforte – Stemma Leonforte – Bandiera
Leonforte – Veduta
Panorama della città di Leonforte
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
ProvinciaEnna
Amministrazione
SindacoSalvatore Barbera detto Carmelo (lista civica "Una nuova Leonforte" di centro-destra) dal 10-6-2018
Territorio
Coordinate37°39′N 14°24′E / 37.65°N 14.4°E37.65; 14.4 (Leonforte)Coordinate: 37°39′N 14°24′E / 37.65°N 14.4°E37.65; 14.4 (Leonforte)
Altitudine613 m s.l.m.
Superficie84,39 km²
Abitanti12 866[1] (31-8-2019)
Densità152,46 ab./km²
Comuni confinantiAssoro, Calascibetta, Enna, Nicosia, Nissoria
Altre informazioni
Cod. postale94013
Prefisso0935
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT086011
Cod. catastaleE536
TargaEN
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona D, 1 576 GG[2]
Nome abitantileonfortesi
PatronoMadonna del Carmelo;

San Giuseppe

Giorno festivo16 agosto; 19 marzo
Motto"In fortitudine bracchi tui"
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Leonforte
Leonforte
Leonforte – Mappa
Posizione del comune di Leonforte nel libero consorzio comunale di Enna
Sito istituzionale

Leonforte è un comune italiano di 12 866 abitanti del libero consorzio comunale di Enna in Sicilia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Leonforte è situata al centro del sistema montuoso degli Erei. Il paese si estende lungo il pendio di una collina ed ha un'altezza che va dai a 600 metri s.l.m. della zona storica ai 700 metri s.l.m. dei quartieri di più recente costruzione. Leonforte dista solo 22 km dal capoluogo di provincia, Enna.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In questi luoghi sorgeva l'antico insediamento di Tabas o Tavaca.

Durante il dominio Bizantino con Giorgio Maniace, principe e Vicario dell'Imperatore di Costantinopoli, e in seguito quello Arabo, poco lontano, fu edificato un castello, detto di Tavi, e si formò un casale nelle sue vicinanze; furono introdotti sistemi razionali per l'irrigazione delle colture e numerosi mulini sfruttavano l'abbondanza delle acque.

Con la conquista Normanna il feudo passò da un signorotto all'altro fino a quando, nel XV secolo, pervenne alla famiglia Branciforti.

Nel 1610, per mezzo di licentia populandi, Nicolò Placido Branciforti, pensò di sfruttare al massimo le potenzialità del fertile territorio, ricco di acque e di mulini, fondandovi una città che chiamò Leonforte in omaggio al blasone della sua casata (leone rampante che regge lo stendardo con i moncherini delle zampe ed il motto «in fortitudine bracchii tui») ed elevando il possedimento al rango di principato nel 1622.

Nell'ultimo secolo Leonforte ha sempre avuto un'economia agricola e operaia, che in passato rendeva la cittadina una roccaforte della sinistra politica.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Madre, intitolata a San Giovanni Battista[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa madre di San Giovanni Battista

La fondazione della Chiesa Madre avvenne verso l'anno 1611. Essa fu fatta erigere per devozione della principessa Caterina, moglie del principe Nicolò Placido Branciforti, su un piccolo santuario preesistente. La costruzione fu ultimata nella seconda metà del XVII secolo.[3]

Interno della Chiesa Madre di Leonforte

All'interno sono presenti:

  • l'imponente fercolo con il simulacro della Madonna del Carmelo (patrona della Città) e San Simone Stock;
    Fercolo con il simulacro della Madonna del Carmelo, patrona di Leonforte
  • l'urna contenente una bellissima scultura lignea del Cristo morto, di autore ignoto, risalente al 1650.

Chiesa e convento dei Padri Cappuccini[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa e convento dei PP. Cappuccini

La chiesa fu fondata dal principe Nicolò Placido Branciforti nell'anno 1630. Essa è mausoleo della famiglia Branciforti. In essa si trovano: il sarcofago del I principe di Niccolò Placido Branciforti (ai piedi dell'altare) morto nel 1661; il sarcofago della moglie Caterina (nella navata di destra) morta nel 1634, e, in una cappella sotterranea, i sarcofagi della famiglia di Giuseppe Branciforti II principe di Leonforte.[5]

Sarcofago della principessa Caterina

Inoltre, nella chiesa, è custodita la tela di Pietro Novelli - pregevole capolavoro raffigurante la elezione di san Mattia all'apostolato. Tra le opere documentate e oggi contese il trittico raffigurante il Giudizio Universale, opera di Beato Angelico da Fiesole.[6]

Presbiterio della Chiesa dei Cappuccini e tela di Pietro Novelli
Elezione di San Mattia all'apostolato di Pietro Novelli (1634)

Chiesa di Maria SS. del Monte Carmelo[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa della Madonna del Carmelo

Prima ancora che fosse fondato Leonforte, questa chiesa esisteva e veniva officiata dai monaci Carmelitani di Assoro, che venivano a celebrarvi messe ed a mantenere il culto religioso nella colonia di Tavi.[7] Dal 1619 la gestione cultuale venne officiata dai frati scalzi del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco, per i quali il principe Nicolò Placido Branciforte fece costruire un convento attiguo alla chiesa.[8]

Dal 1612 al 1624, in mancanza di chiese parrocchiali, questa ne faceva l’ufficio e dunque in essa si amministravano i sacramenti. Nell’anno 1651 fu restaurata ed ingrandita per opera del principe fondatore Nicolò Placido Branciforte. Con l’andare del tempo, la chiesa minacciava di crollare e i PP. del Terz’Ordine Regolare di S. Francesco, nel 1785, a proprie spese, la costruirono dalle fondamenta come oggi si osserva. Questi non si curarono però di abbellirla e di intonacarla. In uno stato rustico durò fino al 1899 quando venne completamente restaurata.[9]

Con l'emanazione delle Leggi eversive (1866) e la conseguente soppressione degli ordini religiosi, la chiesa della Madonna del Monte Carmelo, fu affidata alle cure del clero secolare.[10]

Interventi successivi di restauro ci presentano le condizione odierne non ottimali della chiesa; la quale manca della volta (crollata) e di gran parte del pavimento.

  • All’interno è conservata la pietra che, secondo la tradizione, fu depositata da un untore nell’acquasantiera per diffondere la peste, il cui contagio fu scampato grazie all’intercessione dalla Beata Vergine la quale fece prosciugare l'acqua.

Chiesa di San Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Giuseppe

La chiesa di San Giuseppe fu costruita a spese del sac. Tommaso Crimì come si denota dall’iscrizione posta nel frontespizio della chiesa.

La chiesa fu affrescata dal celebre pittore fiammingo Guglielmo Borremans, con personaggi dell’Antico e del Nuovo Testamento ma «per l’imperizia dei maestri fabbrili la volta fece una terribile scossa, di maniera che si aprì una grandissima fessura in quella parte ove fu dipinta la gloria del patriarca San Giuseppe». La volta fu successivamente riparata ma gli affreschi rimasero danneggiati e mancanti in parte. Il Sac. Giuseppe Napoli fece adornare la chiesa con puttini a stucco, dipingere la volta dal sig. Vincenzo Scillia da Castrogiovanni e ritoccare pure la pittura del cappellone e lo scudo dorico maggiore.[11] La chiesa venne eretta parrocchia nel 1941 e il primo parroco fu il sac. Angelo Sinardi.

Sotto il pavimento della chiesa è collocata una cripta funeraria. In essa furono tumulati i defunti della comunità ecclesiale di San Giuseppe fino al 1885, anno in cui fu portata a termine la realizzazione del cimitero comunale. La cripta in questione venne scoperta nel corso dei lavori di restauro della chiesa voluti dal parroco di allora sac. Giuseppe Lo Castro.[12]

La chiesa di San Giuseppe custodisce al suo interno un organo a canne, costruito dall'acese Sebastiano Calcerano Platania nel 1866 su commissione della confraternita della SS. Trinità operante nella chiesa di San Giuseppe. È collocato nella cantoria posta di fronte all'altare maggiore. L'organo, che ormai versava in pessime condizioni, venne restaurato nell'anno 2003. Esso, complessivamente, consta di oltre quattrocento canne e dieci registri.[13]

L'Organo a canne della Chiesa di San Giuseppe

Nel 2014 per volere del parroco Filippo Rubulotta, con fondi C.E.I. e risorse parrocchiali, sono stati restaurati gli affreschi della volta (contenente tre medaglioni nei quali sono raffigurati - nell'ordine di entrata - Lo Sposalizio, La Natività, e La Sacra Famiglia) e il cappellone absidale nel quale è raffigurata La gloria di San Giuseppe. Successivamente sono stati restaurati anche gli affreschi del presbiterio (raffiguranti La fuga in Egitto e Il sogno di Giuseppe) e una tela raffigurante Il transito di San Giuseppe, la quale è stata posta nella sua posizione originaria (come si denota da documenti di visite pastorali) al centro del presbiterio, sopra l'altare. I tre dipinti (i due affreschi laterali e la tela) formano un trittico dipinto dal fiammingo Guglielmo Borremans.

Guglielmo Borremans: La gloria di San Giuseppe. Chiesa San Giuseppe Leonforte

Chiesa di Sant'Antonio da Padova[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santo Stefano Protomartire[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santo Stefano Protomartire
Chiesa di Santo Stefano Protomartire

Chiesa di Santa Croce[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Croce
Chiesa di Santa Croce
Chiesa di Santa Croce

Chiesa di Maria SS. della Carità e Collegio di Maria Ausiliatrice[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Maria SS. della Mercede[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Maria SS. della Mercede

Chiesa di San Francesco di Paola[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Francesco di Paola
Piazza San Francesco di Paola

Chiesa di Maria SS. Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Maria SS. Annunziata, Leonforte

Chiesa del SS. Salvatore[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Maria SS. della Catena[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Granfonte[modifica | modifica wikitesto]

(Detta Fontana dei 24 Cannoli)

Fontana detta "Granfonte"

Palazzo Branciforti[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Branciforti
Cortile interno del Palazzo Branciforti

Giardino e Fontana delle ninfe[modifica | modifica wikitesto]

Fontana delle ninfe

Villa comunale Branciforti[modifica | modifica wikitesto]

Villa Comunale

Scuderia Branciforte[modifica | modifica wikitesto]

Scuderia del Principe Branciforti

Piazza 4 novembre[modifica | modifica wikitesto]

Piazza 4 novembre, Leonforte - Monumento dei Caduti.

Villa Bonsignore[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Gussio[modifica | modifica wikitesto]

Castello di Tavi[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[14]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2015 gli stranieri residenti a Leonforte sono 171 (l'1,27% della popolazione)[15]. La comunità più numerosa è quella rumena con 126 cittadini residenti.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

La manifestazione culturale più importante è il "Premio Città di Leonforte".

Nel 2010 è stata inaugurata la "Mediateca Comunale Branciforti" presso Villa Bonsignore. Nello stesso anno è stato inaugurato "l'EcoMuseo Comunale Branciforti" presso il quartiere Granfonte.

Media - Radio[modifica | modifica wikitesto]

  • ROL 103 Radio Onda Libera nata nel 1977.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

È basata per lo più sull'agricoltura e sul terziario. Pochissime le industrie, concentrate nella vicina zona industriale della Val Dittaino. Importante è l'attività edilizia (anche se è in flessione a causa della Crisi economica) che, insieme al suo indotto, ha assicurato un notevole numero di posti di lavoro. Dal 2011 a Leonforte sono tornate, dopo quasi 150 anni, le coltivazioni di riso arborio, uniche in Sicilia. Tre le produzioni agricole di eccellenza: la fava larga, la pesca settembrina di Leonforte e la lenticchia nera. Di notevole qualità anche le produzioni olearie.

Grava sulla cittadina comunque un grave problema occupazionale. Leonforte, infatti, presenta uno dei tassi di disoccupazione tra i più elevati della provincia, attestandosi attorno al 22%[16], un dato pesante che riguarda principalmente le fasce più giovani della popolazione.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Leonforte è attraversata dalla Strada Statale 121 Catanese che la collega con Enna, Palermo, Nissoria e Paternò. Nei pressi del centro abitato dalla SS121 si diparte la Strada Statale 117 Centrale Sicula per Nicosia e Santo Stefano di Camastra. La stazione ferroviaria dalla città, ex stazione di Pirato, è situata a circa 10 km dal centro abitato. I collegamenti fra la stazione ed il centro abitato sono molto scadenti.

Al lago Nicoletti è stato realizzato il primo idroscalo siciliano e l'unico d'Italia oltre a Como, l'idroscalo di Enna, l'unico impianto per il trasporto aereo esistente nella Sicilia centrale.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
19 gennaio 1988 10 luglio 1990 Carmelo Ilardo Democrazia Cristiana Sindaco [17]
10 luglio 1990 28 agosto 1992 Giuseppe Bonanno Partito Comunista Italiano, Partito Democratico della Sinistra Sindaco [17]
28 agosto 1992 4 febbraio 1993 Vincenzo Barbera Partito Democratico della Sinistra Sindaco [17]
22 giugno 1993 15 dicembre 1997 Salvatore La Porta centro-destra Sindaco [17]
15 dicembre 1997 20 marzo 2000 Vito Manuele sinistra Sindaco [17]
27 maggio 2003 1º luglio 2008 Giovanni D'anna centro-sinistra Sindaco [17]
1º luglio 2008 11 giugno 2013 Giuseppe Bonanno centro-sinistra Sindaco [17]
11 giugno 2013 11 giugno 2018 Francesco Sinatra centro-sinistra Sindaco [17]
11 giugno 2018 in carica Salvatore Barbera detto Carmelo centro-destra Sindaco [17]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Leonforte fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali: Regione agraria n.2 (Colline di Enna)[18].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune hanno sede le seguenti società di calcio:

  • l'A.P.D. Leonfortese, che come massimo risultato ha disputato il campionato di Serie D[19];
  • la Branciforti Calcio, che ha disputato campionati dilettantistici[20]
  • l'A.P.D Città di Leonforte, società che partecipa al campionato di C1 di calcio a 5[21]

Lo Sporting Club Leonforte è una società di pallavolo maschile fondata nel 1977, che ha disputato il campionato di Serie B2 2015-2016[22],

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2019.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  3. ^ Mazzola Giovanni, Notizie storiche sulla vetusta Tavaca e sulla moderna Leonforte, Tipografia editrice del lavoro, 1924, pp. 42-46.
  4. ^ Pisciotta Mario, Soave armonia del passato, L'Organo di Donato del Piano a Leonforte, Tipografia C.R.L. Leonforte, 2000, pp. 35-39.
  5. ^ Mazzola Giovanni, Notizie storiche sulla vetusta Tavaca e sulla moderna Leonforte, Tipografia editrice del lavoro, 1924, pp. 60-61.
  6. ^ Pagina 149, Gioacchino Di Marzo, "Delle Belle arti in Sicilia: dal sorgere del secolo XV alla fine del XVI" [1], Volume III, Palermo, Salvatore di Marzo editore, Francesco Lao tipografo, 1862.
  7. ^ Mazzola Giovanni, Notizie storiche sulla vetusta Tavaca e sulla moderna Leonforte, Tipografia editrice del lavoro, 1924, p. 37.
  8. ^ Ciurca Salvatore, I frati "scalzi" del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco a Leonforte (1619-1866), Youcanprint, 2019, p. 18.
  9. ^ Mazzola Giovanni, Notizie storiche sulla vetusta Tavaca e sulla moderna Leonforte, Tipografia editrice del lavoro, 1924, pp. 37-38.
  10. ^ Ciurca Salvatore, I frati "scalzi" del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco a Leonforte (1619-1866), Youcanprint, 2019, pp. 40-42.
  11. ^ Mazzola Giovanni, Notizie storiche sulla vetusta Tavaca e sulla moderna Leonforte, Tipografia editrice del lavoro, 1924, pp. 56-57.
  12. ^ Barbera Enzo, Leonforte sconosciuta e dimenticata, Università popolare di Leonforte, 2005, p. 39.
  13. ^ Barbera Enzo, Leonforte sconosciuta e dimenticata, Università popolare di Leonforte, 2005, pp. 43-44.
  14. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  15. ^ .http://demo.istat.it/str2015/index.html
  16. ^ [2]
  17. ^ a b c d e f g h i http://amministratori.interno.it/
  18. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008, su gurs.regione.sicilia.it. URL consultato il 24-07-2011.
  19. ^ APD Leonfortese - Leonforte (Enna), su www.apdleonfortese.it. URL consultato il 31 maggio 2015 (archiviato dall'url originale il 19 luglio 2015).
  20. ^ Branciforti Calcio, su www.branciforticalcio.it. URL consultato il 31 maggio 2015 (archiviato dall'url originale il 19 dicembre 2014).
  21. ^ Luca Ipsale, A.p.d. Città di Leonforte, su www.calcioa5leonforte.it. URL consultato il 31 maggio 2015.
  22. ^ Sporting Club Leonforte, su www.sportingclubleonforte.it. URL consultato il 31 maggio 2015 (archiviato dall'url originale il 18 gennaio 2015).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Mazzola, Notizie Storiche sulla vetusta Tavaca e sulla Moderna Leonforte, Tipografia Editrice del Lavoro, 1924.
  • Domenico Ligresti, Leonforte: un paese nuovo, in «Archivio Storico per la Sicilia Orientale» a. LXXIV, 1978, I pp. 89–118.
  • Ciurca Salvatore, I frati "scalzi" del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco a Leonforte (1619-1866), Youcanprint, 2019.
  • Barbera Enzo, Leonforte sconosciuta e dimenticata, Università popolare di Leonforte, 2005.
  • Maria Giovanna, Gli otto principi di Leonforte, Comune di Leonforte - settore cultura, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN132715143 · LCCN (ENn2001028742 · GND (DE1026227003 · WorldCat Identities (ENlccn-n2001028742
Sicilia Portale Sicilia: accedi alle voci di Wikipedia che parlano della Sicilia