Legge dell'eponimia di Stigler

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La legge dell'eponimia di Stigler descrive alcuni aspetti del processo di scoperta scientifica e, in forma estremamente concisa e semplificata, afferma:

« A una scoperta scientifica non si dà mai il nome del suo autore »

La legge è stata enunciata da Stephen Stigler, professore di statistica all'Università di Chicago, [1] e da allora è divenuta sempre più popolare[senza fonte]. La si ritrova nella legge di Murphy del 2000 come "Legge di Bloch".

Esempi[modifica | modifica wikitesto]

È facile darne innumerevoli esempi di applicazione. Ad esempio la legge di Snell della rifrazione era nota a Ibn Sahl nel X secolo, il disco di Newton è descritto già da Claudio Tolomeo secoli prima, Robert Hooke ha scoperto, tra l'altro, la ruota di Savart, gli anelli di Newton, e la legge di Boyle, ma non il giunto universale di Hooke, che, prima di essere chiamato giunto di Cardano, risaliva all'antichità; la formula di Cardano per la soluzione delle equazioni di terzo grado, d'altra parte, prima che a Cardano, era nota a Tartaglia, ma non era neppure sua, e così via. Le scoperte tendono ad essere attribuite il più delle volte a pochi personaggi che svolgono un ruolo analogo a quello degli eroi eponimi dell'antichità: Isaac Newton e Cartesio sono tra questi.

La stessa legge di Stigler è un esempio della propria tesi: la sua scoperta è infatti attribuita da Stigler a Robert Merton.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Stephen Stigler, Statistics on the Table: The History of Statistical Concepts and Methods , 1999, ISBN 0674836014
  2. ^ Aa.Vv., Saggi sulla metodologia della ricerca in economia, su books.google.it, Gangemi Editore. URL consultato il 30 luglio 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]