Le rane chiedono un re

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Le rane chiedono un re
Titolo originaleRanae regem petierunt
Les Grenouilles qui Demandent un Roi.jpg
AutoreEsopo, Fedro e Jean de La Fontaine
PeriodoI secolo
Genereracconto
Sottogenerefavola
Lingua originalelatino
SerieFabulae

Le rane chiedono un re (Ranae regem petierunt) è la seconda favola del primo libro delle Fabulae di Fedro.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Durante la tirannia ad Atene di Pisistrato, il popolo è affranto e senza speranza, così il celebre Esopo decide di raccontare agli ateniesi una favola.

Le rane, che vagavano libere nelle paludi, chiesero con grande clamore un re a Giove, che frenasse con la forza i loro costumi troppo dissoluti. Il padre degli dei rise e diede loro un piccolo bastoncino, che, lanciato, per l’improvviso movimento e per il rumore nel cadere nello stagno, spaventò quella specie fifona.

Subito tutte si rintanarono nel fango impaurite, fino a che cautamente una, in gran silenzio, fece capolino. Ispezionò per un po’ il re e poi chiamò tutte le altre. Vedendo che non si trattava altro che di un semplice bastoncino inanimato, subito tutte fugarono ogni paura. Le rane fecero a gara a chi lo raggiungeva prima e poi alcune vi salirono sopra e ognuna lo insultò come meglio poteva, deridendo Giove e chiedendogli un re migliore, dato che quello era inutile. Allora Giove, indispettito, gettò nello stagno delle rane un terribile serpente, che con i suoi denti aguzzi afferrò molte rane. A quel punto inutilmente le rane fuggivano di qua e di là, cercando di scamparla senza successo. Le rane disperate invocarono Giove a gran voce, chiedendo il suo aiuto, ma egli gridò loro: “Avete disprezzato il vostro bene, ora invece sopportate con animo giusto un terribile male!”.

La morale della favola è la seguente: a volte è meglio accontentarsi di qualcosa che non ci danneggia, piuttosto che peccare di superbia e ricercare qualcosa di peggiore.

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