Le impanate e i piruni

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Le impanate e i piruni sono un tipico piatto nisseno. Nonostante il nome "impanata" lo accomuni alla tradizionale pietanza della Sicilia orientale, esso si differisce in quanto composto principalmente da pasta sfoglia.

Le impanate e i piruni[modifica | modifica wikitesto]

Le impanate (‘mpanate in dialetto niscemese) e i piruni sono due sfogliate tipiche di Niscemi. Le impanate sono sfogliate allungate ripiene di cavolfiori; i piruni sono delle sfogliate più tondeggianti, chiuse alle estremità e ripiene di spinaci e fichi secchi. La loro particolarità riguarda il procedimento di preparazione. Queste sfogliate vengono preparate tra dicembre e aprile, nel periodo in cui è disponibile il cavolfiore. In passato si usava prepararle durante il periodo natalizio ma questa usanza si è pian piano dissipata.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La loro nascita si deve alla ricca agricoltura del territorio niscemese. Per realizzarle vengono usati prodotti locali quali cavolfiore, cipolla, spinaci, prezzemolo, avvolti in una sottilissima pasta sfoglia preparata a mano. I prodotti che vengono avvolti nella pasta sono crudi e si cucinano insieme alla pasta una volta inseriti nel forno. In passato venivano considerate come un piatto poco costoso dato che le materie utilizzate erano di produzione propria.

Per tradizione le impanate e i piruni venivano realizzate nel periodo natalizio e mangiate tra la vigilia di Natale e il Capodanno; in seguito questa usanza si è persa e le impanate e i piruni vengono preparati dal mese di dicembre fino ad aprile. Prepararle richiede un complesso lavoro manuale per la stesura della pasta sfoglia: sono pochi coloro, principalmente anziani, che conoscono la tecnica.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

La parola impanata deriva dallo spagnolo empanada, il quale a sua volta deriva da "pan" in quanto probabilmente le prime empanadas erano semplicemente dei pani vuoti. La loro evoluzione raggiunge il culmine nel momento in cui vengono farcite e cucinate a forno. Nel 1520 è possibile trovare la prima citazione del piatto in un libro di cucina pubblicato in lingua catalana da Ruperto De Nola, El libre del coch, dove sono descritte delle empanadas ripiene di frutti di mare. Nel Don Chisciotte di Cervantes le empanadas sono citate nel capitolo 50 della prima parte ("Saco la mía - dijo Sancho - que yo a aquel arroyo me voy con esta empanada, donde pienso hartarme por tres días, porque he oído decir a mi señor Don Quijote que el escudero de caballero andante ha de comer cuando se le ofreciere, hasta no poder más...") e nel capitolo 13 della II parte ("Y, levantándose, volvió desde allí a un poco con una gran bota de vino y una empanada de media vara, y no es encarecimiento, porque era de un conejo albar tan grande, que Sancho, al tocarla, entendió ser de algún cabrón, no que de cabrito").

Nel Seicento si hanno le prime testimonianze in Sicilia di piatti simili alle impanate, che assumono un nome diverso secondo il paese in cui vengono preparate.

Preparazione delle impanate nissene[modifica | modifica wikitesto]

Pasta sfoglia
Impanate

Disporre in un contenitore la farina. Sciogliere il lievito di birra in un pentolino con un po' d'acqua e aggiungerlo all'impasto. Quando l'impasto è ben fatto aggiungere un poco d'acqua tiepida e “caddiare” (premere) con i pugni fino a rendere la pasta più molle. Coprire l'impasto con un panno di lana e lasciare lievitare per circa mezz'ora. Procedere con il cavolfiore tagliandolo a pezzettini, aggiungere il prezzemolo tritato, la cipolla tagliata a fette e un po' di sale e pepe. Alla fine amalgamare tutto con l'olio extra vergine d'oliva. Quando l'impasto è già lievitato tagliarlo a piccole pagnotte e stenderle con il mattarello. Il complesso procedimento di stesura viene chiamato “sfughiuliata”. Dopo aver steso la pasta ungerla nuovamente con l'olio e distribuire il condimento al centro in modo uniforme per poi arrotolare la pasta in modo tale da creare la forma di un grosso salame. Infine tagliare a pezzi, sistemare in una teglia unta e infornare in un forno (preferibilmente) a pietra fino ad avere una completa cottura.

Preparazione dei piruni[modifica | modifica wikitesto]

Rontelle di piruni
Piruni

Disporre la farina in un contenitore, aggiungere il lievito di birra sciolto e un po' d'acqua tiepida. Impastare il tutto e schiacciare con i pugni fino a fare diventare la pasta raffinata. Coprire con un panno di lana per circa mezz'ora e lasciare lievitare. Procedendo con gli spinaci bisogna lavarli circa 3 – 4 volte fin quando la sabbia va completamente via. Spargere del sale sopra gli spinaci e strizzarli per bene come dei panni. Metterli successivamente in un contenitore insieme all'aglio, i fichi secchi, il peperoncino e mischiare il composto con l'olio. La pasta una volta lievitata è consigliato dividerla a pagnotte e stirarle con un mattarello fino a quando la pasta non sarà sottile. Ottenuto questo risultato viene applicato un procedimento insolito, bisogna spalmare l'olio su tutta la pasta in modo uniforme per poi arricciarla dalle estremità verso il centro in modo tale da assumere una forma simile ad un ventaglio e poi arrotolarla su se stessa. Dopo qualche minuto applicare una leggera pressione con il mattarello sulla pasta arrotolata, spargere il condimento di spinaci lungo un lato e chiuderlo a calzone. Infornarlo in un forno (preferibilmente) a pietra fino a quando non diventano dorati e pronti per mangiarli.

La prima sagra[modifica | modifica wikitesto]

La “Sagra delle ‘mpanate e dei piruni” è una festa locale che ricorre nel mese di dicembre a Niscemi. Questi prodotti vegetali nonostante fossero noti e apprezzati a Niscemi, non erano mai stati valorizzati. Nel 2012 nasce una sagra dedicata alle sole impanate e piruni grazie ad un'idea proposta all'amministrazione comunale da Fabio Cantaro, appartenente alla Pro Loco di Niscemi. Tale idea, ritenuta sostenitrice dell'agricoltura e dell'economia locale da parte dell'amministrazione capeggiata dal sindaco Francesco La Rosa ha trovato la sua realizzazione, così venne celebrata il 15 e il 16 dicembre in via Marconi dove venne creata una fiera allestita con delle bancarelle le quali vendevano vari oggetti provenienti dalla Sicilia per attirare la gente. Inoltre la sagra oltre il 15 e il 16 dicembre venne celebrata come rito finale anche il 29 dicembre nella più nota piazza di Niscemi, piazza Vittorio Emanuele dove disposero degli stand in cui era possibile degustare queste tradizionali prelibatezze.

La Slow Food di Niscemi[modifica | modifica wikitesto]

La Slow Food di Niscemi comprende le terre del Maroglio, le quali sono: Butera, Caltagirone, Gela, Mazzarino e Niscemi. Essa s'impegna per la salvaguardia del cibo, intenta a riporre il giusto rispetto di chi produce con l'ambiente e si accinge a realizzare del cibo genuino. Il 22 febbraio del 2016 arriva, da parte dalla Slow Food Niscemi, la richiesta di inserire la specialità del metodo di preparazione di questi prodotti tra i beni immateriali, organizzando così un corso per “sfughiulari”. La preparazione di questo alimento richiede infatti una tecnica molto particolare, in quanto è necessario un complesso lavoro

manuale per assottigliare quanto più possibile la pasta e per l'inserimento di prodotti vegetali completamente crudi. Oltre a quanto già detto questa tecnica si differenzia da tutte le altre preparazioni simili e proprio per questo motivo deve essere protetta e salvaguardata dal patrimonio collettivo.

Le pietanze arrivano a Torino[modifica | modifica wikitesto]

Le impanate e i piruni sono stati presentati al salone del gusto di Torino. Nell'edizione del 2016 si sono presentati 15 paesi di vari continenti appartenenti al mondo dello Slow Food, dove era presente anche la condotta di Niscemi rappresentata dal fiduciario Giuseppe Stimolo. Queste sfogliate sono state degustate dai visitatori i quali hanno dato un giudizio positivo.

Altre tipologie di impanate in Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Scacciata.

Nel resto della Sicilia orientale (la parte dell'isola dove questa pietanza ha avuto origine) essa è più comunemente nota come scacciata: nel ragusano si usa la variante scaccia, mentre nel siracusano la si chiama impanata; come nel nisseno. La differenza sostanziale però sta nel fatto che le suddette scacciate (scacce e impanate) non sono composte da pasta sfoglia, ma da pasta per pizza.

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