Le avventure di Pinocchio (film 1936)

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Le avventure di Pinocchio
Le Avventure di Pinocchio (1936).jpg
Fotogramma originale che mostra Il Gatto e la Volpe, travestiti da fantasmi, mentre impiccano Pinocchio.
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1936
Durata 105 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere animazione
Regia Umberto Spano
Soggetto Pinocchio di Carlo Collodi
Sceneggiatura Umberto Spano
Produttore CAIR - Cartoni Animati Italiani Roma
Casa di produzione CAIR - Cartoni Animati Italiani Roma
Distribuzione (Italia) De Vecchi
Art director Romolo Bacchini, Raoul Verdini
Animatori Gioacchino Colizzi, Mameli Barbara, Amerigo Tot, Ennio Zedda, Carlo Bacchini
Musiche Romolo Bacchini
Scenografia Mario Pompei

Le avventure di Pinocchio è un film d'animazione del 1936, diretto dal regista Umberto Spano, con la direzione tecnica di Romolo Bacchini e Raoul Verdini. Realizzato e prodotto dalla CAIR (Cartoni Animati Italiani Roma) e distribuito dalla De Vecchi, di questo cartone animato, ispirato dal celebre romanzo Le avventure di Pinocchio. Storia d'un burattino di Carlo Collodi, pare non essere rimasta traccia delle pellicole originali[1] e gli unici reperti disponibili sono solo alcuni rari fotogrammi. Il film è considerato perduto.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La prima pagina della sceneggiatura originale de "Le avventure di Pinocchio".

La storia inizia nella bottega da falegname di Mastro Ciliegia il quale, spaventato da una voce che sembra provenire dal pezzo di legno che sta lavorando, regala il ceppo parlante a Geppetto che lo porta a casa sua e dal quale ne ricava una marionetta. Dopo averlo chiamato Pinocchio, Geppetto insegna alla sua creatura a camminare e subito questi fugge via creando un gran trambusto nelle strade del paese. Accorrono i gendarmi e arrestano Geppetto. Pinocchio torna affranto a casa e, dopo un battibecco, uccide con un colpo di martello il Grillo Parlante che lo aveva esortato a mettere giudizio, rimproverandolo per aver fatto arrestare il povero genitore. Geppetto esce di prigione e dà gli ultimi ritocchi al burattino, lo veste e gli compra l'abbeccedario per la scuola con i soldi ricavati dalla vendita della sua giacca. Pinocchio, invece di andare a scuola, finisce al teatro di Mangiafuoco e questi, dopo averlo minacciato di usarlo come legna da ardere per aver rovinato lo spettacolo, s'impietosisce e regala al burattino cinque monete d'oro per il suo babbo. Tornando a casa Pinocchio incontra il Gatto e la Volpe che, notate le monete d'oro, convincono Pinocchio a sotterrare il denaro presso il campo dei miracoli così che l'indomani mattina sarebbe nata una pianta che lo moltiplica.

Una scena del film d'animazione "Le Avventure di Pinocchio".

Il burattino s'incammina verso il campo ma viene inseguito dal Gatto e la Volpe, travestiti da fantasmi, che lo afferrano e lo trascinano via e lo impiccano ad un albero per fargli sputare le monete che nel frattempo aveva ingoiato per non farsi derubare. La fata Turchina fa liberare Pinocchio e lo trasporta moribondo a casa sua dove viene accolto e guarito dalle cure dei tre medici: il corvo, la civetta e il grillo. Pinocchio sperimenta l'effetto prodotto dalle bugie sul suo naso. La fata Turchina interroga Pinocchio e ad ogni menzogna il naso del burattino cresce sempre di più diventando lunghissimo. Dopo aver promesso alla fatina di non dire più bugie, i picchi picchiano sul suo naso e lo riducono di nuovo alla giusta misura. Pinocchio si congeda per fare ritorno da Geppetto ma lungo il cammino incontra di nuovo il Gatto e la Volpe che lo convincono a sotterrare le monete nel campo dei miracoli. Quando Pinocchio torna al campo non trova la pianta che aspettava ma scopre invece che i due truffatori hanno rubato il suo danaro. Pinocchio va in tribunale ma il giudice scimmiotto lo fa arrestare perché colpevole di essersi fatto derubare. Sciolto l'equivoco, viene liberato e una volta uscito di prigione finisce in trappola nella tagliola di un contadino che lo accusa di avergli rubato l'uva. Per punizione il contadino rimpiazza il suo cane da guardia morto da poco con Pinocchio il quale, fingendo di accordarsi sulla spartizione del bottino, fa catturare le faine che nel frattempo erano entrate nell'aia per rubare le galline. Per sdebitarsi il contadino libera allora il burattino che torna alla casa della fatina e scopre che è morta dal dolore per essere stata abbandonata da Pinocchio. Sopraggiunge un colombo che accompagna in volo Pinocchio alla spiaggia del mare dove Geppetto sta per imbarcarsi alla sua ricerca. Pinocchio raggiunge la spiaggia mentre la tempesta fa affondare la barchetta sulla quale naviga Geppetto. Pinocchio si tuffa in mare e raggiunge un'isola dove ritrova la fata Turchina. Ma Pinocchio, invece di andare a scuola come aveva promesso alla fatina, finisce di nuovo nei guai e, dopo un ennesimo inseguimento dei gendarmi, termina nella rete del pescatore verde che vorrebbe cucinarlo ma riesce a fuggire grazie all'aiuto di un cane. Torna alla casa della fatina alla quale fa l'ennesima promessa di diventare buono. Ma la promessa dura poco perché si fa convincere dal suo amico Lucignolo ad andare al Paese dei balocchi dal quale ne uscirà trasformato in un somaro e venduto, prima ad un circo equestre e poi ad un contadino che ne vuol ricavare la pelle per un tamburo. Tornato alle sembianze di burattino Pinocchio finisce in mare e viene inghiottito da un pescecane. Nel ventre del pesce scorge una luce verso la quale Pinocchio avanza fino a scorgere Geppetto invecchiato. I due riescono a fuggire dalla bocca del mostro e, con l'aiuto di un tonno, raggiungono la riva. Pinocchio ritrova ancora una volta la fatina che lo trasforma in un bambino in carne ed ossa e guarisce Geppetto. La scena si conclude con Pinocchio e Geppetto che guardano il corpo del burattino di legno abbandonato e ridono.

Animatori e scenografi de "Le avventure di Pinocchio" a lavoro negli studi della CAIR nel 1935

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Roberto Chiti, Enrico Lancia, Dizionario del cinema italiano. I film, Volume 1, Gremese Editore - Roma, 2005.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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