Layne Staley

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Layne Staley
Staley01.jpg
Staley dal vivo con gli Alice in Chains a Boston nel 1992
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Genere Grunge[1]
Alternative rock[1]
Alternative metal[1]
Hard rock[1]
Heavy metal[1]
Periodo di attività 1984-1999
Gruppi Alice in Chains
Mad Season
Class of '99
Gruppi e artisti correlati Jerry Cantrell

Layne Thomas Staley (Kirkland, 22 agosto 1967Seattle, 5 aprile 2002) è stato un cantante statunitense, cofondatore e frontman del gruppo grunge Alice in Chains e dei Mad Season.

È ricordato soprattutto per la sua voce carica di emotività, nonché per la sua personalità chiusa e tormentata che lo resero una delle icone leggendarie di questo genere musicale. I suoi problemi esistenziali, uniti alla sua dipendenza da eroina, lo logorarono lentamente fino a ucciderlo. Layne Staley è classificato al 5º posto tra i migliori cantanti rock di tutti i tempi secondo Made Manual[2] e al 27º posto tra i migliori cantanti metal di tutti i tempi secondo la rivista Hit Parader.[3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e adolescenza[modifica | modifica wikitesto]

Layne nacque a Kirkland, Washington, da Nancy Elizabeth e Philip Blair Staley. L'equilibrio e la serenità della famiglia erano messi a dura prova dal comportamento di Philip: spesso assente tutto il giorno per lavoro, la sera rientrava con amici con i quali era solito restare sveglio fino all'alba. Quando Nancy si svegliava, spesso trovava sparsi per la casa bottiglie di birra vuote e droghe, e faceva in modo di pulire tutto prima che Layne si svegliasse.

Layne era un bambino molto sveglio, dotato di una mente acuta e con svariati interessi, tra cui, ovviamente, quello per la musica: già a cinque anni cantava con un gruppo di bambini dell'asilo. Quando Layne aveva sette anni i suoi genitori divorziarono, dopo che Nancy aveva scoperto che il marito era coinvolto in loschi affari di droga e mafia. Layne restò traumatizzato da questa vicenda, che lo segnerà in modo indelebile per tutta la vita.

Durante le scuole superiori, Layne iniziò a manifestare segni di disagio. Amava dipingere e la musica, ma era evidente che aveva dei problemi: si cacciava spesso nei guai e dimenticava i compiti. La scuola decise quindi di mandarlo in un istituto per giovani affetti da problemi sociali. Questo causò a Layne una grave perdita di fiducia nei confronti della pubblica istruzione. Fu in questo periodo che il giovane iniziò a scrivere frammenti di poesie, pensieri; amava ascoltare gruppi come Anthrax, Van Halen, Black Sabbath, Judas Priest, aveva iniziato a suonare la batteria e aveva un complesso di ragazzi, gli Sleeze. In questo periodo, Layne iniziò anche a fumare sigarette, marijuana e a bere.

Gli Alice in Chains[modifica | modifica wikitesto]

Layne conobbe Jerry Cantrell durante una serata presso la Music Bank di Seattle; lasciati gli Sleeze, Layne si unì a Jerry per formare gli Alice in Chains (nome scelto dal cantante stesso). Alla neonata band si unirono il bassista Mike Starr e il batterista Sean Kinney nel 1987. Dopo aver negoziato con varie case discografiche, nel 1989 gli Alice in Chains firmarono un contratto con la Columbia Records; realizzeranno tre album (Facelift, Dirt e Alice in Chains), due EP (Sap e Jar of Flies) e un Unplugged, una delle ultime apparizioni in pubblico di Layne Staley.

Gli anni del successo degli Alice in Chains coincisero con il periodo più difficile per Layne; l'uso di eroina era sempre più elevato e frequente e faticava a reggere le tournée del gruppo (gli ultimi due album non furono supportati da un tour a causa dei problemi di salute del leader). Entrò più volte in clinica per disintossicarsi, ma non uscì mai completamente pulito.

I Mad Season[modifica | modifica wikitesto]

Durante il 1994, durante una pausa presa con gli Alice in Chains in seguito alla pubblicazione di Jar of Flies, Layne entrò a far parte dei Mad Season, nati da un'idea di Mike McCready (Pearl Jam) e John Baker Saunders (The Walkabouts), che incontrandosi in una clinica di riabilitazione decisero di dedicarsi a un progetto comune per allontanarsi dalla droga. I Mad Season pubblicarono un solo album, Above, nel 1995, che fu un buon successo (disco d'oro) soprattutto grazie al singolo River of Deceit, che ottenne discreti piazzamenti in classifica, e alla collaborazione di Mark Lanegan degli Screaming Trees, grande amico di Staley.

In seguito alla ricaduta di Staley nella droga, il gruppo entra in una lunga pausa, durante la quale cominciano a girare voci riguardo alla futura presenza di Lanegan al posto di Layne alla voce. La morte del bassista John Baker Saunders in seguito a un'overdose nel 1999, tuttavia, stroncò tutte le possibilità di questo nuovo progetto.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 ottobre 1996, morì quello che per Layne fu l'unico vero grande amore della sua vita: Demri Lara Parrot, uccisa da un'endocardite batterica. Layne non resse più: finì per cedere all’idea di avere i giorni, i mesi, gli anni contati. «Fu profondamente colpito dalla morte di Demri», rammenta la madre. «L’adorava. Si adoravano». Più la dipendenza progrediva, più la sua carriera regrediva. McCallum ricorda in particolare l’ultimo tour con gli Alice In Chains. «So per certo che c’era chi si occupava di far trovare alcol e droghe a ogni data, un lavoro disgustoso. Consideravano l’uso di droga come un’attività ricreativa. E invece quando ti fai, non riesci a ragionare in modo normale. E quando anche ti circonda ne fa uso, è facile che non vengano prese le decisioni migliori per la tua salute. Non ci sono scuse, come recita quella canzone. Puoi permetterti di fuggire da quella situazione quando hai il dovere di portare a termine il tour, quando hai contratti firmati, quando c’è gente che lavora con te? Layne me ne parlava. Se accadesse oggi, gli direi: non sentirti responsabile per chi ti sta attorno, cura te stesso e la tua salute, bada alla tua felicità. Non lo feci, ma all’epoca non immaginavo che il punto d’arrivo di quella situazione sarebbe stata la morte. Credevo che Layne avesse le risorse per affrontare e superare quell’ostacolo, credevo che gli sarebbe stato d’aiuto l’amore di cui era circondato e il fatto di essere cresciuto con gli insegnamenti della chiesa. Perciò gli dissi: hai preso degli impegni e ora tocca a te e solo a te decidere che cosa fare. Era disperato». Smise definitivamente di farsi vedere in pubblico; distrutto dal dolore dei tragici eventi che lo avevano accompagnato per tutta la vita, dalla delusione e dalla rabbia verso un mondo ipocrita come quello della musica, Layne si rinchiuse nel suo appartamento a Seattle, ormai logorato psicologicamente e fisicamente dall'eroina. L’eroina chiedeva il conto: aveva le braccia infestate da pustole, i denti gli cadevano, aveva perso almeno un dito a causa della mancanza di circolazione nella mano. Aveva superato il punto di non ritorno. «La sua lotta quotidiana» ha detto un amico a Charles Cross «era procurarsi la dose», che chiamava medicina. «Abbiamo fatto di tutto per fargli scegliere la vita», ha detto Susan Silver. Lui aveva scelto la morte. Chiuso nel suo appartamento, era andato incontro al destino cui si era tragicamente arreso. Nel 1998 Staley collaborò con altri artisti (tra cui Tom Morello dei Rage Against the Machine) al progetto Class of '99, ma le sue condizioni fisiche e psicologiche erano ormai al limite del collasso tanto che nel video di Another Brick in the Wall Part 2 (cover dei Pink Floyd) Layne non appare nemmeno, se non in vecchie registrazioni del Live at the Moore dei Mad Season, di tre anni prima. Dopo aver rilasciato un'ultima intervista nel febbraio 2002, fu trovato cadavere nel suo appartamento il 19 aprile 2002, a due settimane di distanza dalla morte, ucciso da una micidiale mistura di droga, la speedball. Il giorno dopo la morte si era tenuta una veglia all’International Fountain, laddove era stato pianto Kurt Cobain. Fu spontanea, nata da un appello alla radio: vi parteciparono i familiari e gli amici musicisti. Furono avvistati Chris Cornell e Eddie Vedder. Una seconda veglia “ufficiale” fu organizzata nel medesimo posto per permettere di onorare Staley a chi non aveva saputo della prima. Si presentarono 400 ragazzi. La fontana fu chiusa e usata per esporre lettere, fiori, ricordi, candele. Fu un’occasione triste, e mesta. Non fu circondata da alcun clamore e nemmeno dall’atmosfera di commozione mediatica che aveva caratterizzato la veglia di Cobain otto anni prima nello stesso luogo. Non è che la città si fosse assuefatta a certe tragedie. Pensava che il grunge e Staley fossero morti da un pezzo.[4][5] Dopo la sua scomparsa, la madre fondò la "Layne Staley Fund", una comunità no-profit che si occupa della prevenzione e del recupero dei tossicodipendenti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e (EN) Alice in Chains, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 27 giugno 2013.
  2. ^ 10 Best Male Rock Singers, Made Manual. URL consultato il 27 giugno 2013.
  3. ^ Hit Parader's Top 100 Metal Vocalists of All Time, hearya.com. URL consultato il 27 giugno 2013.
  4. ^ Grunge, in Mono, 29 luglio 2014. URL consultato il 24 febbraio 2017.
  5. ^ Claudio Todesco, Layne Staley come nessuno ve l’ha raccontato (parte 2), su Mono, 8 settembre 2014. URL consultato il 24 febbraio 2017.

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