Laylat al-Qadr

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Laylat al-Qadr[1][2] o Notte del destino (in arabo: لَيْلَةُ الْقَدْرِ‎) è una delle notti della fine del mese del Ramadan considerato benedetto dai musulmani.

La Notte del Destino è nelle ultime dieci notti del mese di Ramadan, un giorno particolare. Tra i sunniti si trova durante il 21a, 23a, 25a, 27a o la 29a notte; tra gli sciiti, durante la 19a, 21a o la 23a notte. La data precisa non è determinabile e le devozioni avvengono nelle diverse notti.[3]

I cinque versi della 97a Sura, al-Qadr (il Destino), sono dedicati alla Notte del Destino:

«Abbiamo certamente, fatto discendere (il Corano) durante la notte di Al-Qadr. E chi ti dirà qual è la notte di Al-Qadr? La notte di Al-Qadr è migliore di mille mesi. Durante questa notte gli Angeli e lo Spirito discendono, con il permesso del loro Signore per ogni ordine. Essa è pace e salvezza fino all'alba.»

Durante quella notte, secondo la tradizione sunnita, il Corano fu rivelato a Maometto dall'angelo Gabriele (Jibrīl o Jibrā'īl). Nello sciismo, è legato alla discesa della scienza sull'Imam. Questa notte è considerata benedetta dai musulmani, che devono fare invocazioni, preghiere, recitare il Corano e chiedere perdono sincero per i peccati commessi.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Al-Qadr.

Lo studio dell'etimologia d'origine siriaca di alcuni termini del Corano consente un altro approccio. Il vocabolario usato nella 97a sura parlando della notte del destino – "shahr" significa "vigilia notturna" in siriaco[4] – si associa al campo della liturgia natalizia. Essa avrebbe evocato la discesa di Gesù e non del Corano[5]. È supportato da molti ricercatori tra cui Moezzi, Lüling e Shoemaker[6].

Nel sunnismo[modifica | modifica wikitesto]

Durante quella notte, secondo la tradizione sunnita, il Corano fu rivelato a Maometto dall'angelo Gabriele (Jibrīl o Jibrā'īl). Questa interpretazione è anche menzionata nella 44a Sura, chiamata Ad-Dukhan, nei versi 2-4:

«Con il libro (il Corano) esplicito. Lo abbiamo inviato in una notte benedetta, siamo in verità colui che avverte, durante il quale viene deciso tutto il saggio ordine»

Per Guillaume Dye, che difende un'origine cristiana della notte del destino, l'associazione con la sura 44 appare durante la composizione del Corano come nel libro o più tardi[7]. Per Hawting, c'è una connessione tra questa notte e la festa di Pentecoste (Shavuot) caratterizzata da una lettura notturna della Torah[8].

Secondo Emmanuelle Stefanidis, la notte evocata nella Sura 44 ricorda l'antica idea che le decisioni - specialmente per coloro che vanno a morire - e i decreti divini per l'anno successivo fossero scritti in un libro celeste[8].

Questa notte è una notte di festa ed è l'occasione per le preghiere notturne. In Algeria, gli studenti delle madrase recitano il Corano[9].

Secondo una tradizione marocchina, i Jinn sono:

«incatenato durante il mese di Ramadan sono non in grado di manifestarsi durante questo periodo fino alla 27a notte dello stesso mese»

[10].

Nello sciismo[modifica | modifica wikitesto]

I musulmani sciiti individuano Laylat al-Qadr nelle ultime dieci notti del Ramadan, ma specialmente nella 19a, 21a o 23a del Ramadan, la 23a è la notte più importante[11]. Il 19°, secondo l'attuale credo sciita, coincide con l'assassinio di Ali nella Grande Moschea di Kufa. Per Mohammad Ali Amir-Moezzi, questo approccio non è presente nell'antico sciismo[6].

Nello sciismo, il Corano evoca la discesa "della scienza ispirata" dell'imam e le rivelazioni agli imam. Questa comprensione si basa su una tradizione degli hadith[6].

Un libro di Ibn al-Harīš (IX secolo) sul Laylat al-Qadr è fondamentale per lo "Sciismo Esoterico" (bātinī)[12].

Calendario[modifica | modifica wikitesto]

  • 27 febbraio 1995 (1415)
  • 17 febbraio 1996 (1416)
  • 5 febbraio 1997 (1417)
  • 26 gennaio 1998 (1418)
  • 15 gennaio 1999 (1419)
  • 4 gennaio 2000 (1420)
  • 23 dicembre 2000 (1421)
  • 12 dicembre 2001 (1422)
  • 2 dicembre 2002 (1423)
  • 22 novembre 2003 (1424)
  • 10 novembre 2004 (1425)
  • 31 ottobre 2005 (1426)
  • 20 ottobre 2006 (1427)
  • 9 ottobre 2007 (1428)
  • 27 settembre 2008 (1429)
  • 17 settembre 2009 (1430)
  • 6 settembre 2010 (1431)
  • 27 agosto 2011 (1432)
  • 15 agosto 2012 (1433)
  • 5 agosto 2013 (1434)
  • 25 luglio 2014 (1435)
  • 14 luglio 2015 (1436)
  • 2 luglio 2016 (1437)
  • 22 giugno 2017 (1438)
  • 11 giugno 2018 (1439)
  • 1° giugno 2019 (1440)
  • 20 maggio 2020 (1441)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Altre forme sono attestate: leïlet el-kadr, leilat el-quadr, leitel el-quadr, leilat el-qadr, leilat el-kadr, leilat el-kadr.
  2. ^ Ambroise Queffélec, Yacine Derradji, Valéry Debov, Dalila Smaali-Dekdouk e Yasmina Cherrad-Benchefra, Le français en Algérie: Lexique et dynamique des langues, Bruxelles, Duculot, coll. « Champs linguistiques », 2002 (ISBN 2-8011-1294-1, p. 389–393.)
  3. ^ "Night of power", Encyclopédia of Quran, p. 538
  4. ^ R. (Robert) Payne Smith, Étienne Marc Quatremère e Georg Heinrich Bernstein, Thesaurus syriacus, Oxonii, e typographeo Clarendoniano, 1879-1901. URL consultato il 9 dicembre 2018.
  5. ^ Christoph Luxenberg, Weihnachten im Koran. dans Streit um den Koran, Die Luxenberg Debatte: Standpunkte und Hintergründe, Berlin, 2004, p. 35-41.
  6. ^ a b c (FR) Mohammad-Ali Amir-Moezzi, « La Nuit du Qadr » (Coran, sourate 97) dans le Shi’isme ancien. (Aspects de l’imamologie duodécimaine XV), in MIDÉO. Mélanges de l'Institut dominicain d'études orientales, nº 31, 1º marzo 2016, pp. 181–204. URL consultato il 9 dicembre 2018.
  7. ^ (en) Mehdi Azaiez (dir.), Gabriel S. Reynolds (dir.), Tommaso Tesei (dir.) et Hamza M. Zafer (dir.), The Qur'an Seminar Commentary: A Collaborative Study of 50 Qur'anic Passages [« Le Qur'an Seminar : Commentaire collaboratif de 50 passages coraniques »], Berlin, De Gruyter, 2016, 487 p. ISBN 978-3-11-044479-7, p. 427.
  8. ^ a b Azaiez et al. 2016, p. 429
  9. ^ Ambroise Queffélec, Yacine Derradji, Valéry Debov, Dalila Smaali-Dekdouk e Yasmina Cherrad-Benchefra, Le français en Algérie, DeBoeck & Larcier, 2002, ISBN 2-8011-1294-1.
  10. ^ Zakaria Rhani, « Le chérif et la possédée », L'Homme. Revue française d'anthropologie, no 190, avril-juin 2009, p. 27–50 (DOI 10.4000/lhomme.22081).
  11. ^ (en) Imtiyaz Yusuf, « Laylat al-Qadr », The Oxford Encyclopedia of the Islamic World, su Oxford Islamic Studies Online.
  12. ^ Hassan Ansari, « L'héritage ésotérique du chiisme : un livre sur l'exégèse de la sourate 97 », Arabica, vol. 58, nos 1-2, 2011, p. 7–18 (DOI 10.1163/157005811X550273).

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