Lavinio (città antica)

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Coordinate: 41°39′45.85″N 12°28′23.38″E / 41.662736°N 12.473162°E41.662736; 12.473162

Lavinio
Pratica di mare 20140125 n.jpg
Heroon di Enea
Nome originale Lāvīnĭum
Cronologia
Fondazione XII secolo a.C.
Fine VI secolo
Amministrazione
Dipendente da Repubblica romana, Impero romano
Territorio e popolazione
Lingua latino
Localizzazione
Stato attuale Italia Italia
Località Pratica di Mare (Pomezia)

Lavinio (in latino Lāvīnĭum) fu una città del Latium vetus, a sud di Roma; secondo la mitologia romana, fu la città fondata dagli esuli troiani (non Enea), quando sbarcarono nel Lazio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Santuario delle XIII are

L'antica Lavinio è il luogo mitologico dove Enea fondò il primo insediamento in Italia da parte dei profughi da Troia[1]. Secondo la tradizione, il nome della città deriva da Lavinia (Lāuīnĭa), figlia di Latino (Lătīnŭs) re dei Latini e di Amata, data in sposa ad Enea[2]. La città sarebbe stata fondata d'estate, due anni dopo la perdita di Troia[3].

Il luogo dove fu fondata la città, sarebbe stato quello dove si svolse una contesa tra un lupo, un'aquila e una volpe, o un picchio, interpretata da Enea come segno della futura grandezza di Lavinio, le cui immagini sarebbero state rimaste per lungo tempo riprodotte nel forum cittadino[4]. La leggenda ha analogie con il prodigio della battaglia del lago Curzio e con il mito di Pico.[5] Per la somiglianza del luogo e la presenza delle are, la contesa è accostata alla tragedia Supplici di Eschilo[6].

A Lavinio erano particolarmente attaccati i romani, che la ritenevano sacra perché conservava gli dei ancestrali della città[7]. Secondo la mitologia romana era sacerdote a Lavinio Egeste, che si preoccupò di conservare nella città i Penati che Enea aveva portato da Troia.[senza fonte] Secondo il racconto di Livio, Lavinio era una città ricca e fiorente, tanto da avere popolazione in eccesso. Per questo motivo Ascanio, 30 anni dopo la sua fondazione, abbandonò Lavinio per fondare la nuova città di Alba Longa. In questi trent'anni, nessuno tra i vicini osò attaccare Lavinio[8].

A Lavinio nel 745 a.C. fu ucciso Tito Tazio, re di Roma insieme a Romolo. Questo accade perché i parenti di Tito avevano maltrattato degli ambasciatori di Lavinio a Roma e Tazio non aveva posto rimedio a questa grave provocazione. Giunto a Lavinio per un sacrificio solenne, fu assassinato in un moto di piazza[9]. Il mito di Tito Tazio ucciso per tirannia ha delle analogie con il mito del tiranno Mezenzio, che tuttavia di recente si è scoperto essere il nome di una famiglia realmente esistita; il nome compare come segno distintivo su una ceramica conservata al Louvre di Parigi.[10]

Lucio Tarquinio Collatino, primo console della Repubblica romana con Lucio Giunio Bruto, si ritirò a Lavinio, con tutte le sue proprietà, dopo che fu convinto a ritirarsi dalla suprema magistratura, perché inviso al popolo per essere parente di Tarquinio il Superbo, ultimo re di Roma[11].

Nel 489 a.C. Lavinio fu presa dall'esercito dei Volsci, condotto da Gneo Marcio Coriolano[12][13] (anche se secondo Plutarco, la città subì sì l'assedio dei Volsci, ma non fu presa, perché costoro decisero di attaccare Roma).[7]

« ... Il primo bersaglio fu Circei: ne cacciò i coloni romani e restituì la città, ora libera, ai Volsci. Quindi conquistò Satrico, Longula, Polusca, Corioli, Mugilla, tutte città recentemente sottomesse dai Romani. Poi riprese Lavinio e di lì, raggiungendo la via Latina tramite delle scorciatoie, catturò una dopo l'altra Corbione, Vetelia, Trebio, Labico, Pedo. Infine da Pedo marciò su Roma e si accampò presso le fosse Cluilie, a cinque miglia dalla città. »
(Livio, II, 39.)

Nel 390 a.C. Marco Furio Camillo, nel celebre discorso con cui convinse i romani a non abbandonare Roma, appena saccheggiata dai Galli di Brenno, ricorda i riti sacri che per tradizione, i romani ancora compivano sul monte Albano e a Lavinio[14].

Nel 338 a.C., al termine della guerra latina, Lavinio rinnovò un foedus di tipo sacro con Roma, e la città divenne municipio[15].

Di Lavinio, in età imperiale, rimase ancora attiva e frequentata solo l'area sacra[16].

Archeologia[modifica | modifica wikitesto]

Lavinio
Civiltà Latina
Utilizzo Città
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Pratica di Mare (Pomezia)
Scavi
Data scoperta 1957
Archeologo Pirro Ligorio
Amministrazione
Ente Soprintendenza per i beni culturali ed archeologici del Lazio
Visitabile Su appuntamento - Museo civico archeologico Lavinium

La prima localizzazione del sito dell'antica Lavinio si deve a Pirro Ligorio, confermata dagli scavi archeologici eseguiti, a partire dal 1957, dall'Università di Roma[17].

Gli scavi condotti da allora, nella zona di Pratica di Mare, hanno permesso di identificare tutta una serie di strutture dell'antica Lavinio. Tra queste il Santuario delle XIII are, dove venivano eseguiti riti sacrificali, l'Heroon di Enea, un tumulo sepolcrale datato al VII secolo a.C. che si vorrebbe identificare come la tomba di Enea, le mura e una porta della città, le Terme, ed un deposito votivo dedicato a Minerva[17].

Il gruppo di studio dell'Università di Roma, ha poi realizzato una cartografia archeologica di tutta l'area interessata dagli scavi[18].

In tempi recenti è stata ritrovata una XIV ara, poco distante dal sito dove si trovano le prime XIII are. Questa area sacrificale si potrebbe identificare forse con il santuario ad Afrodite di cui parla Strabone[19], ma secondo un'altra interpretazione sarebbe un luogo di culto condiviso dalle città Latine, ad ognuna delle quali, corrispondeva un'ara del Santuario.[senza fonte]

Tutela[modifica | modifica wikitesto]

Antica Lavinium - Pratica di Mare
Tipo di area Sito di interesse comunitario
Class. internaz. IT6030016
Stati Italia Italia
Regioni Lazio Lazio
Province Roma Roma
Comuni Pomezia
Provvedimenti istitutivi D.M. 25 marzo 2005

Per l'importanza del sito nel 2005 è nato a Pomezia il Museo civico archeologico Lavinium Città di Pomezia sotto la Soprintendenza dei Beni Archeologici del Lazio, che espone i reperti ritrovati nell'area archeologica.

Il Decreto Ministeriale 25 marzo 2005 del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi della Direttiva Habitat, direttiva 92/43/CEE ha istituito il sito di interesse comunitario denominato Antica Lavinium - Pratica di Mare.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Floro, I, 1.4.
  2. ^ Tito Livio, I, 1.
  3. ^ Dionigi di Alicarnasso, I, 63.2.
  4. ^ Dionigi di Alicarnasso, I, 59.5.
  5. ^ Il prodigio del lago Curzio, Attanasio Salvatore
  6. ^ Lavinium, La città dei Laurenti, Giosuè Auletta e Michele Zuccarello.
  7. ^ a b Plutarco, Vite parallele, Vita di Coriolano, XIX, II.
  8. ^ Tito Livio, I, 3.
  9. ^ Tito Livio, I, 14.
  10. ^ Uno, nessuno e centomila Mezenzio, M. di Fazio
  11. ^ Tito Livio, II, 2.
  12. ^ Dionigi di Alicarnasso, VIII, 21.
  13. ^ Tito Livio, II, 21.
  14. ^ Tito Livio, V, 52.
  15. ^ Luciana Drago Troccoli, Scavi e Ricerche Archeologiche dell'Universita di Roma "La Sapienza", p. 109
  16. ^ Strabone, V, 3,5. dice che il santuario era amministrato dagli Ardeati attraverso loro addetti.
  17. ^ a b Luciana Drago Troccoli, Scavi e Ricerche Archeologiche dell'Universita di Roma "La Sapienza", p. 110
  18. ^ Luciana Drago Troccoli, Scavi e Ricerche Archeologiche dell'Università di Roma "La Sapienza", p. 111
  19. ^ Strabone, V, 3,5.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti antiche
Fonti storiografiche moderne

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN243024149