Lattebusche

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Lattebusche S.c.a.
Logo
StatoItalia Italia
Forma societariaCooperativa agricola
Fondazione1954 a Busche di Cesiomaggiore
Sede principaleBusche di Cesiomaggiore
Persone chiave
  • Antonio Bortoli (direttore generale)
  • Augusto Guerriero (presidente)
SettoreAlimentare
Prodottilatte e derivati
Fatturato97,7 milioni di euro[1] (2014)
Dipendenti245[2] (2014)
Slogan«100% latte italiano, LOCALE, di casa Tua»
Sito web

Lattebusche S.c.a. - Latteria della Vallata Feltrina è un'azienda lattiero-casearia italiana fondata nel 1954 a Busche di Cesiomaggiore. La cooperativa è dislocata nel Veneto su cinque stabilimenti produttivi che lavorano il solo latte proveniente dai soci.[3]

Lattebusche è conosciuta soprattutto per la produzione di formaggi tipici veneti, in particolare per il formaggio bellunese Piave.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio del 1954 su iniziativa di 36 soci nasce la "Latteria Sociale Cooperativa della Vallata Feltrina" e nel marzo del 1957 cominciano i lavori per la costruzione del caseificio di Busche.

Nel 1960 la Latteria Sociale Cooperativa della Vallata Feltrina produce un formaggio tipico della tradizione bellunese che identifica con il marchio "Piave"[4][5] e nel 1969 apre il suo primo punto vendita "Bar Bianco". Nel 1980 nasce il marchio "Lattebusche".[6]

Alla fine degli anni ottanta, la Centrale del Latte Clodiense di Chioggia (1988) e la latteria di Sambruson di Dolo (1989) si fondono mediante incorporazione con Lattebusche. Nel 1990 viene inaugurato lo stabilimento di Chioggia, specializzato nelle produzioni di gelato e di sorbetto[7].
Nel 1993 Lattebusche incorpora le cooperative S. Bovo di Dueville e Brega, alle quali si aggiunge lo stabilimento di Sandrigo, adibito alla produzione dei formaggi DOP Grana Padano e Asiago[8].
Nel 1994 viene rinnovato ed ampliato lo stabilimento di Busche, adibito alla produzione dei formaggi Piave, Montasio, Nevegal e Dolomiti, e nel quale la cooperativa realizza larga parte delle linee latte, latticini e formaggi freschi[9].[10]

Negli anni successivi, Lattebusche prosegue la sua politica di fusioni, incorporando nel 2009 la latteria Molinetto di San Pietro in Gu, specializzata nella produzione di Grana Padano,[7][11] e nel 2015 la Latteria di Camazzole di Carmignano di Brenta, specializzata nelle produzioni di Grana Padano e Asiago. Dall'anno della sua fondazione, si calcola un numero complessivo di 21 incorporazioni.[12]

Nel 2012 la trasmissione televisiva Linea Verde dedica allo stabilimento produttivo di Busche parte della puntata andata in onda il 07 ottobre su Rai 1.[13]

Nel 2015 Lattebusche presenta le proprie produzioni ad Expo Milano 2015, presso lo spazio espositivo The Waterstone di Intesa Sanpaolo.[14]

Al 2014 la cooperativa può contare su 380 soci conferenti, 4 unità produttive ed 11 punti vendita.[2] Si stima che le produzioni di formaggi DOP assorbano l'80% del latte raccolto presso i soci[15].
Lattebusche risulta, inoltre, il principale produttore di formaggio Piave[16][17] con circa 350 mila forme all'anno[18], il primo produttore di Grana Padano del Veneto con il 44,5% di Agriform[19][20][21] e la seconda azienda di tutto il Triveneto per quota di mercato in termini di latte raccolto[22].

Bar Bianco[modifica | modifica wikitesto]

La storia del Bar Bianco inizia nel 1969 a Busche, con la decisione di aprire uno spaccio per la vendita diretta dei prodotti caseari e un bar adiacente per la vendita di soli prodotti analcolici: da qui il nome “Bianco” che richiama il candido colore del latte e dei suoi derivati.

La cosa curiosa è che pochi avrebbero scommesso sul successo di un bar in cui non si vendevano alcolici; non fu così, infatti fin da subito i numeri diedero ragione a questa scelta coraggiosa e da allora fu un crescendo senza sosta di successi, diventando nel tempo uno degli elementi più forti per veicolare l’immagine dell’azienda e di tutti i prodotti, punto d’incontro indispensabile e prezioso, tra azienda e consumatore.

La strategica posizione del punto vendita, sulla strada che porta gli escursionisti alle cime e li riporta in pianura finite le vacanze, ha permesso inoltre di far conoscere i prodotti in mercati dove al tempo il marchio Lattebusche non era ancora presente.

Già due volte, nella sua storia, il Bar Bianco di Busche aveva subito adattamenti e parziali ingrandimenti e, dopo 43 anni di onorata attività, la struttura soffriva di forti limitazioni, sia negli spazi interni sia in quelli esterni. Da qui la decisione della Latteria di proporre un punto vendita nuovo, aperto a luglio 2012.

Negli anni sono stati aperti numerosi Bar Bianchi sparsi tra il Veneto e il Friuli-Venezia-Giulia:

  • Busche
  • Lanzè
  • Sandrigo
  • San Pietro in Gù
  • S. Maria di Camisano
  • Ponte Tezze
  • Roveredo in Piano
  • Pordenone
  • Corenons
  • Azzano X
  • Camazzole
  • Grantortino

Prodotti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fatturato di 97,7 milioni di euro per la cooperativa Lattebusche, Il Gazzettino, 10 aprile 2015. URL consultato il 20 ottobre 2015.
  2. ^ a b I soci sono 380 sparsi in sette province, oltre 300 i dipendenti, Corriere delle Alpi, 10 settembre 2014. URL consultato il 20 ottobre 2015.
  3. ^ Agriform e Lattebusche - Dai formaggi allo yogurt: solo latte del territorio di origine, su expo.intesasanpaolo.com, Intesa Sanpaolo. URL consultato il 20 ottobre 2015.
  4. ^ Alessandro Marzo Magno, Piave. Cronache di un fiume sacro, Il Saggiatore, 31 luglio 2010, pp. 105,106.
  5. ^ Agricoltura e Sviluppo rurale, Documento unico, in Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, Commissione europea, p. 4.
  6. ^ Azzariti Ferdinando, Il capitalismo sociale. L'individuo per lo sviluppo dell'impresa, in Lavoro e società, FrancoAngeli, 2003, pp. 133-135, ISBN 9788846449726.
  7. ^ a b Scheda di Lattebusche, su caseusveneti.it, Caseus Veneti. URL consultato il 20 ottobre 2015.
  8. ^ Dalle stalle alle stelle Lattebusche a New York, in Corriere del Veneto, 30 gennaio 2010. URL consultato il 23 ottobre 2015.
  9. ^ Stabilimento di Busche, su lattebusche.com. URL consultato il 23 ottobre 2015.
  10. ^ La nostra storia, su lattebusche.com. URL consultato il 20 ottobre 2015.
  11. ^ Francesco Jori, Lattebusche: la sua linea del Piave l'ha portata fino a Harrod's e M&S, in La Repubblica, 26 aprile 2010. URL consultato il 31 ottobre 2015.
  12. ^ il colosso bellunese ingloba un’altra realtà dell’alta e accentra la produzione di grana padano a sandrigo, in Il Mattino di Padova, 25 giugno 2015.
  13. ^ Linea Verde, Altopiano di Asiago, su www.rai.tv, RAI, 7 ottobre 2012. URL consultato il 31 ottobre 2015.
  14. ^ Intesa Sanpaolo: lunedi' a Expo 2015 ospita Agriform e Lattebusche, Milano Finanza, 16 ottobre 2015. URL consultato il 14 novembre 2015.
  15. ^ La meravigliosa parabola di Lattebusche, su www.zebra-rivistametropolitana.it, Zebra Rivista Metropolitana. URL consultato il 31 ottobre 2015.
  16. ^ Ghiottoni da tutta Italia a raduno nel Bellunese: domenica prova generale, in Il Gazzettino, 12 giugno 2015. URL consultato il 23 ottobre 2015.
  17. ^ (EN) Lou Di Palo, Rachel Wharton, Di Palo's Guide to the Essential Foods of Italy, Prefazione Martin Scorsese, Jason Epstein, Penguin Random House, 09 settembre 2014, Piave and other mountain cheeses.
  18. ^ Piave DOP. Manzato: Orgoglio del Bellunese, vanto per tutto il Veneto, su www.regione.veneto.it, Regione del Veneto, 21 maggio 2010. URL consultato il 31 ottobre 2015.
  19. ^ Lattebusche compie sessant’anni. E punta ai 150 milioni di euro di fatturato nel 2015, su alimentando.it, 10 settembre 2014. URL consultato il 20 ottobre 2015.
  20. ^ Roberto Curto, Fatturato Lattebusche, obiettivo 100 milioni senza dimenticare la storia, in Corriere delle Alpi, 10 settembre 2015. URL consultato il 31 ottobre 2015.
  21. ^ Agriform compie 25 anni, su www.agriform.it, Agriform, 5 novembre 2014. URL consultato il 30 ottobre 2015.
  22. ^ Renato Pieri, Il mercato del latte. Rapporto 2014, in Studi di economia agroalimentare, Smea, Curata dall’Osservatorio sul Mercato dei Prodotti Zootecnici, in collaborazione con l’Associazione Italiana Allevatori, FrancoAngeli, 05 mar 2015, p. 279, ISBN 9788891712615.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]