Latino Barilli

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Latino Barilli

Latino Barilli (Parma, 30 gennaio 1883Parma, 26 luglio 1961) è stato un pittore italiano.

Terzo figlio del pittore Cecrope e di Anna Adanti, i due fratelli maggiori, Arnaldo e Bruno, si affermarono rispettivamente come studioso di storia e arte locale e come musicista e scrittore. I contatti col padre Cecrope lo indussero ad avviarsi verso la pittura e verso i quattordici anni dipinse il primo quadro. Come scrisse più tardi lo fece per dimostrare al padre di non essere tagliato per gli studi tecnici e che poteva pretendere un'educazione artistica. Il padre se ne convinse e lo iscrisse all'Accademia di Belle Arti, dove insegnava.

Gli studi proseguirono a Roma, alla Libera Accademia del nudo, e a Monaco, dove c'era già il fratello Bruno che stava perfezionandosi in composizione musicale. Rimase a Monaco dal 1904 al 1906, lavorando intensamente e frequentando musei, mostre e concerti. Fu un soggiorno importante perché Monaco era una delle capitali della vita artistica europea e vi convergevano le idee nuove provenienti da Francia e Germania. Nel 1905 fece un viaggio a Venezia, visitando le mostre di Ca' Pesaro e della Biennale.

Tra il 1907 e il 1908 visse a Roma, assimilando le nuove idee che permisero all'arte italiana di uscire dalle secche del naturalismo ottocentesco. Nel 1911 partecipò, insieme ad Amedeo Bocchi, Daniele de Strobel e Renato Brozzi, alla ricostruzione della Camera d'Oro del castello di Torrechiara. Il confronto con la pittura quattrocentesca lombarda fu probabilmente il motore che lo spinse, pochi anni più tardi, a sperimentare un modo diverso di trattare il colore e a rendere essenziali i profili plastici, anticipando le nuove correnti pittoriche che sfociarono nell'esperienza di Valori plastici (1918-1921), ovvero nel neoprimitivismo di Carrà o dello stesso De Chirico.

Tornato a Parma, nel 1909 soggiornò per qualche tempo a Fano presso la famiglia della madre. Nel 1912 si sposò, e subito dopo cominciò il primo lavoro di grande impegno, la decorazione ad affresco della facciata di palazzo Marchesi (1913). Durante la prima guerra mondiale fu al fronte. La sua abilità di disegnatore venne messa a frutto con l'incarico, particolarmente pericoloso, del rilevamento delle postazioni nemiche, eseguito spesso al di là della prima linea. Partecipò alla difesa del Passo Buole, meritandosi una medaglia d'argento.

Nell'immediato dopoguerra trascorse un anno in ospedale per aver contratto la micidiale influenza spagnola. Superata la crisi riprese a dipingere e nel 1921 eseguì gli affreschi della facciata e dell'abside della chiesa di San Michelino de Gatti. Nel 1925 il pittore bolognese Achille Casanova, al quale erano stati affidati i lavori di decorazione della Basilica di Sant'Antonio a Padova, di passaggio a Parma ammirò gli affreschi del Barilli a palazzo Marchesi, ne rimase affascinato e gli propose di seguirlo come aiutante. Ma a Padova l'aiutante lo fece per breve tempo: tutti gli affreschi dell'abside, attorno alla serie degli archi, sono infatti interamente suoi. Nella stessa chiesa ritornò nel 1931 con Lodovico Pogliaghi per affrescarvi una cappella. Tra il 1929 e il 1930 eseguì inoltre numerosi affreschi nel castello Giustiniani Cambiaso a Gabiano Monferrato e due serie di Vie Crucis per le chiese di Medesano e Gramignazzo.

Nel 1939 ebbe il posto di insegnante all'Istituto d'Arte Paolo Toschi, mantenendolo per una ventina d'anni. Creò numerosissimi allievi, che gli furono sempre legati da ammirazione e affetto. Nel 1955 partecipò alla VII Quadriennale Romana, cui fecero seguito le mostre personali organizzate nelle gallerie di Parma (1956, alla Galleria Camattini; 1961, alla Galleria del Teatro). Nel 1963 la Sovrintendenza alle Gallerie di Parma organizzò una sua prima retrospettiva e nello stesso anno tre sue opere figurarono alla rassegna "Arte Moderna in Italia 1915-1935", organizzata da Carlo Ludovico Ragghianti a Palazzo Strozzi a Firenze. Nel 1984 fu organizzata a Parma un'altra ampia ed esauriente mostra retrospettiva su di lui. Colpito da infarto, morì all'età di 78 anni nella sua casa di via delle Fonderie prospiciente il torrente Parma.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Lasagni, Dizionario biografico dei Parmigiani, ed. PPS, Parma 1999
  • Tiziano Marcheselli, Latino Barilli tra '800 e '900, in Gazzetta di Parma, 30 gennaio 1983
  • Roberto Tassi, Aristide e Renzo Barilli (a cura di): Latino Barilli, mostra retrospettiva per il centenario della nascita, Catalogo di mostra (4 febbraio - 4 marzo 1984), Pratiche Editrice, 1984
  • Omaggio a Latino Barilli nel centenario della nascita, Gazzetta di Parma del 20 febbraio 1984
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