Lancia Montecarlo

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Lancia Montecarlo
Lancia Beta Montecarlo front 20110416.jpg
Descrizione generale
Costruttore Italia  Lancia
Tipo principale Berlinetta
Altre versioni Targa
Produzione dal 1975 al 1981
Sostituisce la Lancia Stratos
Sostituita da Lancia Rally 037
Esemplari prodotti 7798[1]
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 3813 mm
Larghezza 1696 mm
Altezza 1190 mm
Passo 2300 mm
Massa 970–1040 kg
Altro
Assemblaggio Stabilimento Pininfarina di Grugliasco
Stile Paolo Martin
per Pininfarina
Stessa famiglia Lancia Medusa, Lancia Rally 037, Abarth SE 030
Lancia Beta Montecarlo rear 20110416.jpg

La Lancia Montecarlo[2][3] (nome in codice Tipo 137), chiamata anche Lancia Scorpion per il mercato statunitense e Lancia Beta Montecarlo dal 1975 al 1978, è un'autovettura sportiva prodotta dalla carrozzeria Pininfarina per la casa automobilistica torinese Lancia dal 1975 al 1978 nella prima serie e dal 1979 al 1981 nella seconda serie.

Profilo[modifica | modifica wikitesto]

Le auto della prima serie, prodotte dal 1975 al 1978, erano note come Lancia Beta Montecarlo e quelle della seconda serie, prodotte dal 1979 al 1981, semplicemente come Lancia Montecarlo.

In entrambe le serie la vettura era disponibile nelle versioni Coupé e Targa, quest'ultima dotata di una capote in tela removibile manualmente. La versione Lancia Scorpion fu venduta negli Stati Uniti tra il 1976 e il 1977. In totale furono prodotte 7 798 esemplari dal 1974 al 1981, con l'eccezione del 1979 anno in cui la produzione subì una breve battuta d'arresto.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Notare l'apertura del cofano motore sulla sinistra

La Fiat a fine anni '60 stava pensando a una vettura sportiva per sostituire la 124 Sport Coupé e da affiancare alla X1/9, quindi incaricò la Pininfarina di progettare e sviluppare una erede. Il progetto che venne chiamato Fiat X1/8 prevedeva la realizzazione di un'auto sportiva a motore centrale V6 da 3 litri. Il progetto X1/8 doveva essere inoltre la prima vettura interamente sviluppata e costruita dalla Pininfarina, anziché basarsi concettualmente su un'autovettura di produzione di serie già esistente. Il lavoro di progettazione fu svolto nel 1969 e il progetto finale fu completato nel 1971 da Paolo Martin.

A causa della prima crisi petrolifera degli anni '70 il progetto fu rinominato X1/20 e il motore fu sostituito con un'unità a quattro cilindri da 2 litri. Sulla base del progetto X1/20 venne realizzata nel 1974 una vettura da competizione, la Fiat Abarth SE 030, dopodiché, a conclusione della stagione agonistica 1974 il progetto venne lasciato in carico alla Lancia, che nel frattempo era stata acquisita dalla Fiat, per la realizzazione di un modello di serie da inserire all'interno della gamma Beta.

La Lancia scelse come propulsore per la propria sportiva il motore bialbero a quattro cilindri della Fiat 124 Sport Coupé, dotandola di sospensioni MacPherson, cambio a cinque velocità e freni a disco su tutte e quattro le ruote. Ma dato che di li a poco sarebbe debutto sulla nuova ammiraglia della casa (la Gamma) il boxer, i tecnici del reparto progettazione dello stabilimento torinese di Borgo san Paolo tentarono in tempi successivi di sperimentare tale soluzione anche sulla Montecarlo, sfociata nella realizzazione di alcuni prototipi per gare rally. Ciononostante, pur considerando i buoni risultati raggiunti a livello prestazionale, questa idea non si concretizzò mai sugli esemplari stradali[4].

Prima serie[modifica | modifica wikitesto]

Frontale di una prima serie

La vettura venne inizialmente presentata con il nome Beta Montecarlo al 45º Salone di Ginevra nel marzo 1975, equipaggiata di un motore posizionato posteriormente in modo traversale, un bialbero Lampredi da 1995 cm³ quattro cilindri in linea che sviluppava 120 CV a 6000 giri/min. (Lancia dichiarò una velocità massima di oltre 190 km/h e un tempo nello 0–100 km/h di 9,3 secondi).

La prima serie si caratterizzava per i montanti posteriori a pinna e i cerchi in lega da 8,8Jx13" appositamente realizzati per il modello. L'interno era rivestito in TVE (tessuto vinilico elastico), con il volante a sole due razze; la plancia comandi invece appariva estremamente sobria ma versatile, con il pomello del cambio posizionato al pavimento. All'esterno il frontale era impreziosito da una mascherina riportante il classico scudo Lancia, mentre lo specchietto retrovisore sinistro di serie (quello destro era opzionale) veniva fornito dalla Vitaloni.

Lancia Scorpion

Gli esemplari espressamente preparati per il mercato statunitense furono ribattezzati Lancia Scorpion, perché il nome Montecarlo era già stato utilizzato dalla Chevrolet.

In funzione delle rigide normative statunitensi sulle emissioni, l'auto montava un motore più piccolo da 1 756 cm³ dotato di catalizzatore che erogava solo 81 CV rispetto ai 120 della Montecarlo europea. Al fine di soddisfare i requisiti d'omologazione nei crash test e nell'illuminazione, la Scorpion aveva paraurti più grandi con molle di smorzamento e fari circolari a scomparsa. Per raffreddare il catalizzatore erano state aggiunte delle nuove prese d'aria sul cofano motore. Tutte le Scorpion inoltre erano vendute con la capote in tela.

Seconda serie[modifica | modifica wikitesto]

Frontale della seconda serie; notare la mascherina mutuata dalla Delta

Dopo uno stop della produzione nel 1979 venne presentata la seconda serie. Nel nome la dicitura Beta venne rimossa e la macchina fu semplicemente chiamata Lancia Montecarlo.

Posteriore seconda serie; notare i finestrini sulle pinne posteriori assenti nella prima serie

All'esterno i cambiamenti più evidenti consistevano nella nuova mascherina frontale che inglobava il nuovo logo Lancia più piccolo (pressoché identica a quella introdotta sulla Delta del 1979), le pinne dei montanti posteriori (che nella prima serie erano totalmente in lamiera) vennero dotate di superfici vetrate offrendo una migliore visibilità e finezza delle finiture. Furono poi introdotti nuovi cerchi in lega più grandi da 5,5Jx14 a otto razze.

Nell'abitacolo comparve un nuovo volante Momo a tre razze e vennero rivisti i tessuti dei sedili e introdotti nuovi materiali per la plancia comandi. Anche il motore fu rivisto: il rapporto di compressione venne incrementato e l'accensione divenne elettronica della Magneti Marelli, installando nuovi carburatori per migliorare l'erogazione della coppia.

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Caratteristiche tecniche - Lancia Montecarlo
1975 Lancia Beta Montecarlo Spider.jpg
Configurazione
Carrozzeria: Berlinetta Posizione motore: centrale-posteriore Trazione: posteriore
Dimensioni e pesi
Ingombri (lungh.×largh.×alt. in mm): 3813 × 1696 × 1190 Diametro minimo sterzata:
Interasse: 2300 mm Carreggiate: anteriore 1412 - posteriore 1456 mm Altezza minima da terra:
Posti totali: 2 Bagagliaio: 300 Serbatoio: 59 l
Masse a vuoto: 970 kg
Meccanica
Tipo motore: 4 cilindri in linea Cilindrata: 1995 cm³
Distribuzione: bialbero Alimentazione: carburatore doppio corpo
Prestazioni motore Potenza: 120 CV / Coppia: 165 Nm
Frizione: Cambio: manuale a 5 rapporti
Telaio
Sospensioni anteriori: McPherson / posteriori: bracci triangolari oscillanti
Freni anteriori: a disco da 227 mm / posteriori: a disco
Pneumatici 185/70/13
Prestazioni dichiarate
Velocità: 192 km/h Accelerazione:
Altro
Note Dati riferiti alla prima serie
Fonte dei dati: [5]

Versioni derivate[modifica | modifica wikitesto]

Abarth SE 030[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fiat Abarth 030.
Abarth SE 030

La prima vettura nata dal progetto X1/20 fu l'Abarth 030. Alimentato da un V6 da 3,2 litri 280 CV, era caratterizzata da appendici aerodinamiche (tra cui un airscope posto sopra il tetto per convogliare l'aria necessaria ad alimentare il motore) e da una livrea rosso-gialla Abarth. La SE 030 fu inizialmente realizzata come sostituta della 124 Abarth nel motorsport, tuttavia Fiat per ragioni di marketing preferì correre con il 131 Abarth. Furono realizzate solo due esemplari della Abarth 030.

Nel 1974 uno dei due prototipi prese parte al Giro d'Italia automobilistico, con alla guida Giorgio Pianta e Cristine Becker, ottenendo il secondo posto.

Lancia Beta Montecarlo Turbo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lancia Beta Montecarlo Turbo.
Lancia Montecarlo Turbo

La Montecarlo Turbo, che era costruita secondo i regolamenti del Gruppo 5, esordì alla 6 ore di Silverstone del maggio 1979. Vinse il campionato del mondo 1979 nella divisione da 2 litri e il Campionato Mondiale Sport Prototipi due volte consecutivamente (1980, 1981). Hans Heyer vinse su una Montecarlo Turbo il Deutsche Rennsport Meisterschaft. Nello stesso anno si piazzò primo e secondo al Giro d'Italia automobilistico.

Essendo una vettura silhouette, la Montecarlo Turbo condivideva solo la sezione centrale della carrozzeria con la sua controparte stradale. Il telaio di tipo tubolare sosteneva le sospensioni e il motore, con il cambio fornito dalla Colotti. La vetture era dotata di tre motori: un 1.425,9 cm³ da 440 CV, un 1.429,4 cm³ da 490 CV e un 1.773 cm³ da 490 CV.

Lancia Rally 037[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lancia Rally 037.
Lancia 037

Dalla Montecarlo è stata derivata una vettura da rally appartenente al Gruppo B, la Lancia 037. La 037 ha debuttato nel 1982, vincendo il campionato mondiale costruttori rally nel 1983.

Analogamente come accaduto alla Montecarlo Turbo, la 037 conservava solo la sezione centrale del telaio della Montecarlo, con motore sovralimentato mediante compressore volumetrico e disposto longitudinalmente anziché trasversalmente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Produzione complessiva Pininfarina (PDF), su pininfarina.it (archiviato dall'url originale il 5 giugno 2011).
  2. ^ (EN) Chris Rees, Dream Wheels, Southwater, 2000, ISBN 978-1-84215-149-5. URL consultato l'8 marzo 2020.
  3. ^ (EN) Martin Buckley e Chris Rees, Cars: an encyclopedia of the world's most famulous automobiles, Hermes House, 2002, ISBN 978-0-681-78322-5. URL consultato l'8 marzo 2020.
  4. ^ Di Andrea Zaliani, Lancia Beta Montecarlo, sportiva per tutti, Ruoteclassiche, 13 agosto 2019.
  5. ^ http://www.zeperfs.com/it/fiche4067-lancia-montecarlo.htm

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