Lamoral di Egmont

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Lamoral di Egmont

Lamoral di Egmont (La Hamaide, 18 novembre 1522Bruxelles, 5 giugno 1568) è stato un condottiero fiammingo.

Conte di Egmont
Statua di Lamorale, conte d'Agamonte, nella piazza del mercato di Zottegem, città in cui è sepolto.
Castello di Lamorale a Zottegem
Cripta di Lamorale a Zottegem

In olandese veniva chiamato "Graaf van Egmond", in francese "Comte d'Egmont", mentre in italiano "Conte d'Agamonte".

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Lahamaide[1] presso Ellezelles. Fu un condottiero belga di antica nobiltà fiamminga e prendeva il cognome di famiglia dal castello di Egmond, oggi distrutto. Legato da rapporti di parentela con alcune delle più nobili ed antiche famiglie europee, fra cui i Lussemburgo, godeva di diritti particolari che gli consentivano un certo grado di indipendenza anche rispetto ai sovrani fiamminghi. Per un breve periodo, nel 1552 fu statolder del Lussemburgo.

Fu educato militarmente in Spagna. Al servizio dell'esercito spagnolo, allora avente giurisdizione nei Paesi Bassi, sconfisse i francesi alla Battaglia di San Quintino (1557) e a Gravelinga (1558). Fu quindi nominato statolder per le Fiandre e l'Artois, a soli 37 anni d'età. Fece quindi parte del Consiglio di Stato per le Fiandre, istituito dal re di Spagna, Filippo II.

Insieme con il conte Guglielmo d'Orange-Nassau e Filippo di Montmorency, Conte di Hornes, manifestò contro l'introduzione dell'Inquisizione nei Paesi Bassi e si pose in atteggiamento critico contro il re di Spagna[2], cui tuttavia rinnovò la propria fedeltà. Il rapporto con i reali spagnoli nel corso degli anni si deteriorò lentamente, anche in ragione di sospetti alimentati dal Granvelle[3].

Quando nel 1567 giunse in Belgio il Duca d'Alba per riaffermare l'autorità spagnola, il Principe di Orange fuggì da Bruxelles e consigliò a Egmont ed Hornes di fare altrettanto, ma i due decisero di restare e testimoniare il loro attaccamento alla patria. L'anno seguente furono entrambi arrestati e decapitati sulla Grand Place di Bruxelles il 5 giugno 1568, con grande disperazione e partecipazione di tutti i belgi e di gran parte della nobiltà europea. Da allora una statua li ricorda nei giardini di Palazzo d'Egmont, al Petit Sablon di Bruxelles e la loro fine ne ha fatto dei veri eroi e precursori dell'indipendenza belga. Lamoral di Egmont è sepolto nella cripta di Zottegem, città dove si trovanno anche due statue d'Egmont e il suo castello.

Johann Wolfgang von Goethe scrisse un'opera teatrale dal titolo Egmont[4] per la quale Beethoven scrisse le musiche da scena, di cui il brano più famoso è l'ouverture.

Si noterà che talvolta viene dagli storici confuso con Antonio de Guzmán Marchese d'Ayamonte.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro
— [5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Significato della parola Hamaide su Treccani.it
  2. ^ Una sua lettera, sul punto, è pubblicata in C. E. Coussemaker, Troubles religieux du XVIe siecle dans la Flandre maritime, 1560-1570. Documents originaux (Bruges, 1876), III, 80.
  3. ^ Il Grande inquisitore "aveva appreso voci sulla volontà dei nobili neerlandesi di accettate un altro Asburgo come sovrano, e la corrispondenza tra Egmont e Massimiliano suggeriva che l'arciduca fosse il candidato designato. Sebbene Granvelle avesse riferito a Filippo II che personalmente non credeva a queste voci, Filippo potrebbe esserne rimasto allarmato": Liesbeth Geevers, Family Matters: William of Orange and the Habsburgs after the Abdication of Charles V (1555–67), Renaissance Quarterly,Vol. 63, No. 2 (Summer 2010), p. 477.
  4. ^ Benjamin Bennett, Goethe's Egmont as a Politician, Eighteenth-Century Studies, Vol. 10, No. 3 (Spring, 1977), pp. 351-366, sostiene che Egmont progetta di diventare reggente spagnolo dei Paesi Bassi e che il suo grido "no, no!" alle parole con cui Orange gli comunica l'inevitabilità del patibolo (p. 226) nasce non dalla paura per la sua vita (egli "è convinto di essere protetto dal suo Collare del Toson d'oro") ma per la fine delle sue ambizioni di carriera politica.
  5. ^ Chevaliers de la Toison D'Or

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "Istoria dei suo tempi" di G.B. Adriani, 1823
  • "Nouvelle biographie generale", di Hoefer, Didot, 1858

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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