Lamont Young

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Lamont Young (Napoli, 12 marzo 1851Napoli, 1929) è stato un architetto e urbanista britannico[1].

Il Castello Aselmeyer a Napoli.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Lamont Young nasce a Napoli da Giacomo Enrico Young[1], possidente scozzese che si era trasferito a Napoli dall'India ed Elisabetta Swinhoe[1], nata a Calcutta; pur essendo nato a Napoli e riconosciuto popolarmente come napoletano non acquisì mai la cittadinanza italiana[1]. Fatta eccezione per periodi di studio in Svizzera ed in Inghilterra, passa gran parte della sua vita a Napoli, restando però suddito inglese.

Nel 1874, a soli 23 anni partecipò ad un bando del Comune di Napoli, proponendo il primo progetto di metropolitana a Napoli, che prevedeva inoltre lo sviluppo del quartiere di Bagnoli, individuato come territorio ideale per il turismo ed il verde, e la creazione di un nuovo quartiere, Rione Venezia, che sarebbe dovuto sorgere a Largo di Posillipo[2].

Durante il corso della sua carriera fu anche inventore, depositando numerosi brevetti[3]. Young fu anche un appassionato di motori e la sua passione per le auto lo indusse a promuovere la nascita dell'automobile club di Napoli, ufficialmente costituito il 18 febbraio del 1906, presso la sua abitazione di allora.

Morì suicida a Villa Ebe, a Pizzofalcone, nel 1929.

Nel 2021 viene lanciata una campagna di raccolta fondi per la produzione di un documentario su Lamon Young[4], che viene prodotto e diretto da Francesco Carignani[5].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Villa Curcio, 1875
  • Palazzina Grifeo, 1877
  • Istituto Grenoble, 1884
  • Hotel Bertolini, 1892
  • Chalet svizzero, 1893
  • Castello Aselmayer, 1902
  • Casa girevole a Vivara
  • Villa Ebe, 1920

Famoso per aver progettato e costruito il Parco Grifeo col Castello Aselmeyer[1], alcuni palazzi del Parco Margherita e del rione Amedeo, Villa Ebe sul Monte Echia (sua residenza personale) e la sede dell'Istituto Grenoble in via Crispi[6].

A lui si devono nel 1872 anche i progetti (mai realizzati) della prima linea metropolitana partenopea[7] (che appaiono ricordati nelle stazioni del metrò dell'arte) e del "rione Venezia", la nuova città fatta di canali, giardini e palazzi residenziali a bassa densità abitativa.

Il nuovo rione avrebbe dovuto sorgere fra Posillipo e l'area flegrea, che il progetto voleva unite e collegate da un sistema di calli e canali, fra i cui uno spettacolare canale in galleria che avrebbe dovuto passare sotto la collina di Posillipo e, attraverso Fuorigrotta, avrebbe dovuto sfociare a Bagnoli che Young, con estrema lungimiranza, aveva indicato come ideale polo turistico e balneare cittadino di respiro europeo.

Nel 1997 la sua ultima dimora, Villa Ebe a Pizzofalcone viene acquistata dal Comune di Napoli. Tra il 1998 ed il 1999, si parla di una possibile distruzione della villa per far posto ad un parcheggio. Grazie all'impegno di comitati cittadini, il progetto viene accantonato. Nel 2000 un incendio di origine dolosa distrugge completamente i pregiati interni della villa, quasi interamente in legno. Da allora l'edificio è in stato di abbandono[8].

Il suo stile 'pseudo-vittoriano' fu talvolta criticato in quanto non rispondente alla tradizione architettonica cittadina.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lamont Young - il documentario, di Francesco Carignani, Fucina Umanistica Digitale (2022).

Omaggi[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni '90 le rampe di Pizzofalcone sono state intitolate all'architetto inglese.

Nella stazione Toledo del metrò, l'artista William Kentridge omaggia il progetto urbanistico di Lamont Young con un mosaico.

Nella stazione Policlinico è presente un'opera che rappresenta il progetto di metropolitana dell'architetto inglese.

Premio "Utopia Lamont Young" ideato da Pasquale della Monaco.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Antonio La Gala, La Villa Floridiana al Vomero, Guida, 2009, p. 157, SBN IT\ICCU\BVE\0542822.
  2. ^ Neapolis. Antica ma moderna; il disegno della forma urbana di Napoli dopo l'Unità, in Architettinapoletani, n. 14, 27 dicembre 2011. URL consultato il 4 luglio 2022.
  3. ^ Storie di Napoli, Lamont Young: le geniali utopie dell'urbanista che sognò la Napoli del futuro, su storienapoli.it, 24 giugno 2021. URL consultato il 4 luglio 2022.
  4. ^ Lamont Young - il documentario su Produzioni dal Basso, su produzionidalbasso.com. URL consultato il 4 luglio 2022.
  5. ^ Al via le riprese del documentario su Lamont Young, in NapoliToday, 27 gennaio 2022. URL consultato il 4 luglio 2022.
  6. ^ Napoli tradisce il grande sogno di Lamont Young, in Secolo d'Italia, mercoledì 14 dicembre 2011. URL consultato il 20 dicembre 2015.
  7. ^ Renato De Fusco, Facciamo finta che: cronistoria architettonica e urbanistica di Napoli e dintorni in scritti brevi dal '50 al 2000, Liguori, 2004, p. 96, SBN IT\ICCU\NAP\0327408. URL consultato il 20 dicembre 2015.
  8. ^ Finestre sull'arte: Lamont Young: l'architetto che immaginò la Napoli moderna, su finestresullarte.info. URL consultato il 4 luglio 2022.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giancarlo Alisio, Lamont Young. Utopia e realtà nell'urbanistica napoletana dell'Ottocento, 3ª ed., Roma, Officina Edizioni, 1993, SBN IT\ICCU\VEA\0044724.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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