Lamone (fiume)

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Lamone
StatoItalia Italia
RegioniToscana Toscana
Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Lunghezza90 km
Bacino idrografico500 km²
Altitudine sorgente1 100 m s.l.m.
NasceColla di Casaglia
SfociaMar Adriatico
Mappa del fiume

Il Lamone è un fiume che scorre in Toscana e in Romagna. Nasce dalla Colla di Casaglia (1.190 m) nel comune di Borgo San Lorenzo (in provincia di Firenze), attraversa Marradi, Brisighella e Faenza. Dopo la via Emilia comincia il suo percorso in pianura. Passa nelle campagne tra Russi e Bagnacavallo e sfocia nel Mare Adriatico presso Marina Romea (15 km a nord-est di Ravenna, nella Pineta di San Vitale); il suo percorso totale è di circa 90 km.

Foce del fiume Lamone presso Marina Romea (RA).

Confina a nord con il bacino idrografico del Reno e a sud con quello dei Fiumi Uniti.

Torrenti affluenti del Lamone[modifica | modifica wikitesto]

Fosso del Lago, fosso Bedetta, torrente Spedena, torrente Campigno, rio Salto, rio Bagno, torrente Visano, torrente Ebola, rio Chiè e torrente Marzeno (il principale).

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Presso i romani era noto come Anemo, poi come Amone (dalla forma flessa Anemone). Dopo aver attraversato Faventia si spostava verso est e poi puntava verso nord (a lato del fiume fu costruita una strada che esiste ancora oggi: la "via Faentina"). Entrava nell'abitato di Ravenna, dove si congiungeva con il Padenna, l'altro fiume cittadino.
Al tempo dei Goti (V-VI secolo), il tratto che attraversava Russi fu chiamato Rafanariae ("il fiume di Ravenna"), mentre superata Godo ("il guado dei Goti"), dove vi era la pieve di Santo Stefano in Tegurio prendeva il nome di Teguriense[1]. Giunto a Ravenna, costeggiava le mura della città per poi sfociare in mare.

Mappa in pergamena del XV secolo raffigurante il corso del fiume, chiamato all'epoca Raffanara. (Archivio di Stato di Ravenna, Miscellanea pergamene, Capsa XXVI, fasc. I, nº 006)

Agli inizi del X secolo il letto del fiume nel suo tratto pianeggiante si spense, lasciando spazio ad un nuovo alveo che passava ad ovest di Russi, sempre in direzione di Ravenna (Lamone Teguriense).
Dopo il l'anno Mille il Lamone fu distolto definitivamente da Ravenna. Prima che entrasse in città, fu fatto scorrere all'esterno della cinta muraria settentrionale e poi condotto a nord fino a sfociare nel Po di Primaro.
Nel 1240 il tratto da Russi a Ravenna fu otturato da Federico II di Svevia. Giunto all'altezza di Cotignola e Russi, il fiume fu deviato e immesso nell'antico letto del Santerno. Il fiume non lambì più Ravenna, ma entrò nella parte orientale del territorio di Bagnacavallo, a occidente di Boncellino, Traversara e Villanova[2] e proseguì verso nord in linea retta. Nel suo nuovo corso toccò Santa Maria in Furculis (Piangipane) e le valli circostanti, colmandole nel corso dei secoli con i suoi depositi alluvionali.

A partire dal XV secolo il Lamone è stato interessato da diversi interventi dell'uomo che ne hanno modificato più volte il corso:

  • 1416: il "Fiumazzo di Russi" (tra Russi e Bagnacavallo) venne riattivato per incanalarvi il Lamone (opera finanziata da Ostasio III da Polenta insieme a Gian Galeazzo Manfredi di Faenza; progetto di Giovanni da Siena).
  • 1504: dopo Glorie, il fiume viene fatto prolungare verso Sant'Alberto di Ravenna, dove confluisce nel Po di Primaro (opera di inalveazione di 12 km finanziata dalla Repubblica di Venezia, il Ravennate era sotto il suo dominio). Il Lamone fu, dopo il Santerno, il secondo dei fiumi appenninici romagnoli a trovare esito artificiale, immettendosi nel Primaro;
  • Secolo XVII: viene immesso nelle valli di Savarna, dalle quali viene fatto sfociare in mare per mezzo di un collatore.[3]
  • Secolo XVIII: sfociava in mare a sud di Sant'Alberto, attraverso il passo Cortelazzo e la foce di Mele. Nonostante ciò, le piene e le rotte del fiume continuavano a rappresentare un incubo per le popolazioni circostanti. Nel tratto finale, ad est di Sant'Alberto, il fiume ruppe ventidue volte nel corso di 60 anni. Nel 1764 l'ennesima alluvione travolse le terre di Savarna e Alfonsine, sommergendole per mesi.
  • 7 dicembre 1839: "rotta delle Ammonite". In località Ammonite (fra Villanova di Bagnacavallo e Mezzano di Ravenna) il fiume in piena ruppe l'argine lungo un fronte di 250 metri, allagando il territorio circostante. Si comprese che il solo ripristino dell'argine non sarebbe stato sufficiente. Il Lamone scorreva a 4 metri di altezza rispetto al piano di campagna: avrebbe potuto allagare le terre un'altra volta. Fu deciso di far colmare al Lamone stesso le acque in cui aveva spagliato. Vennero fissati due obiettivi: costruire una nuova arginatura; effettuare la bonifica per colmata del territorio.
  • I lavori di sistemazione idraulica durarono vari anni. La sola ricostruzione dell'argine destro richiese 70.000 giornate di lavoro, distribuite lungo tredici mesi[4]. Per realizzare la bonifica fu necessario riempire una cassa di colmata (cioè un lago artificiale, protetto da argini) di circa 7.500 ettari. Il Lamone venne fatto confluire nella cassa; dal lago artificiale le acque defluirono in mare tramite una serie di canali artificiali. Il bacino realizzato nelle valli di Ravenna raggiunse una superficie di 6.000 ettari [5]. Il fiume spagliava circa 15 km a nord-ovest, nelle valli di Savarna. Tale situazione si protrasse fino agli anni fra il 1880 e il 1890. Nello stesso periodo continuò la bonifica per colmata: tra gli ultimi anni del secolo e la prima guerra mondiale furono strappati alle valli ben 80 ettari di terra all'anno, che vennero impiegati per le coltivazioni[4].
  • Nei primi due decenni del XX secolo le acque del fiume vennero condotte a spagliare nell'estrema parte settentrionale delle valli di Savarna, per continuare la colmata. L'operazione però non fu portata a termine poiché il Lamone scaricava nelle "pialasse" una quantità eccessiva di torbide, rischiando il loro progressivo interramento. L'argine originario del fiume fu ripristinato e il Lamone tornò nell'alveo settecentesco, terminando il suo corso sempre nelle valli di Savarna.
  • 1962: tutto il corso pianeggiante del fiume venne definitivamente imbrigliato negli argini. Da allora il Lamone sfocia direttamente nel mare Adriatico. La foce è situata tra Marina Romea e Casal Borsetti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gian Franco Andraghetti, Aquae Condunt Urbis, Ravenna, Media News, 2007.
  2. ^ Successivamente, sul letto dell'antico Teguriense verrà inalveato il Montone.
  3. ^ Nel 1702, a causa di un'inondazione, il Lamone riprese il letto precedente e tornò da solo nel Po di Primaro.
  4. ^ a b Tito Menzani e Matteo Troilo, Carte d'acqua. Le mappe della bonifica in Romagna (secc. XVIII-XXI), Faenza, EDIT 2016, p. 22.
  5. ^ Oggi ne sopravvive una parte divisa in due bacini da circa 250 ettari l'uno, in mezzo ai quali scorre il fiume.

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