Lamborghini Countach

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Lamborghini Countach
Lamborghini Countach(front-side).jpg
Descrizione generale
Costruttore Italia  Lamborghini
Tipo principale Coupé
Produzione dal 1974 al 1990
Sostituisce la Lamborghini Miura
Sostituita da Lamborghini Diablo
Esemplari prodotti 2.049[1]
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 4140 mm
Larghezza 2000 mm
Altezza 1060 mm
Passo 2500 mm
Massa circa 1500 kg
Altro
Progetto Paolo Stanzani
Stile Marcello Gandini
per Bertone
Altre antenate Alfa Romeo 33 Bertone Carabo (per il design)
Auto simili De Tomaso Pantera
Ferrari 512 BB
Lamborghini Countach(rear-side).jpg

La Countach è una vettura sportiva ideata dalla Bertone e poi prodotta dalla Lamborghini. Progettata da Paolo Stanzani[2], con la linea disegnata da Marcello Gandini (lo stesso che disegnò auto prestigiose come la Lamborghini Miura, la Alfa Romeo Montreal e la Lancia Stratos) che all'epoca lavorava per Nuccio Bertone, la Countach è un'auto che ha fatto storia. Il prototipo venne presentato nel 1971 e la produzione della vettura terminò nel 1990, quando dopo quasi 20 anni di produzione lasciò il posto alla Diablo. Questa vettura fece conoscere a tutto il mondo la carrozzeria con lo stile a cuneo.

Nel 2004 la rivista Sport Car International ha classificato la Countach al terzo posto tra le Top Sport Cars degli anni 1970, e al decimo posto in quelle degli anni 1980.

Il nome della vettura deriva, a differenza di molti altri modelli, non da una razza di tori da combattimento, ma da «contacc!», espressione in lingua piemontese che esprime stupore e meraviglia, traducibile in italiano come «accidenti!»; sembra sia stata pronunciata da un addetto alla sicurezza della Carrozzeria Bertone, quando ormai a notte fonda accompagnò Stanzani in clamoroso ritardo a visionare il prototipo della vettura ormai pronto. La pronuncia IPA piemontese è [kuŋˈtaʧ].

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Linea laterale di una Countach; notare le caratteristiche portiere a forbice, prima vettura a montarle[3]

Il design a cuneo della vettura si deve a Marcello Gandini, allora un giovane designer della Bertone, il quale aveva già disegnato nel 1968 la show car Alfa Romeo Carabo da cui la Countach riprende parecchie soluzioni stilistiche — come le portiere e il taglio del parabrezza e dei finestrini —; in seguito Gandini realizzerà anche la Fiat X1/9 e la Lancia Stratos, tutte caratterizzate da questo particolare stile. La vettura era molto larga e bassa (1,06 m) e si riconosceva subito per le sue linee diritte e ad angolo. La caratteristica fondamentale della vettura era data dalle porte che, incernierate sul davanti, si aprivano ruotando verso l'alto. Questa caratteristica però non era un puro esercizio di stile ma era legata alla difficoltà, data la larghezza della vettura, di dotarla di porte a apertura laterale che nell'uso normale si sarebbero potute rivelare troppo ingombranti. La carrozzeria della vettura era realizzata con pannelli trapezoidali di alluminio, utilizzati anche nelle costruzioni aeronautiche, montati su un telaio tubolare in acciaio. Per quanto questa costruzione fosse molto costosa, garantiva anche la realizzazione di un telaio che fosse nello stesso tempo leggero e rigido. Le parti inferiori della carrozzeria erano realizzate in fibra di vetro. Il gruppo fari anteriore era a scomparsa.

Il motore che doveva essere montato sulla vettura era il famoso Lamborghini V12 portato alla cilindrata di 4 971 cm³. Questo venne accantonato, a causa di alcuni problemi di sviluppo e soprattutto a causa della poco felice situazione economica in cui versava l'azienda in quel periodo, per cui la vettura venne motorizzata con il V12 da 3 929 cm³, già montato trasversalmente sulla Miura e adattato alle nuove specifiche: disposizione longitudinale con cambio nell'abitacolo e albero di trasmissione che riporta il moto alle ruote posteriori raggiungendo il differenziale mediante un apposito passaggio ricavato all'interno del blocco motore, sotto all'albero a gomiti[4]. La sigla LP 400 che contraddistingue questa vettura sta appunto a indicare la disposizione del motore e la cilindrata.

Tale scelta di disporre il propulsore longitudinalmente rispetto al corpo vettura e davanti all'asse posteriore, col cambio posto ancora più avanti, fu fatta per concentrare al massimo i pesi verso il centro della vettura, seppur dovendo concedere qualcosa in merito all'altezza del baricentro.[5]

Versioni[modifica | modifica wikitesto]

LP 500 - Prototipo[modifica | modifica wikitesto]

Secondo esemplare di pre-serie

Al Salone dell'automobile di Ginevra del 1971 venne presentata una prima «idea car» a tema Countach[6]; la sua sigla era LP500 — dove il 500 indicava la cilindrata (5 000 cm³) del motore e LP stava per la posizione dello stesso, longitudinale posteriore.

Il motore montato sulla vettura era il V12 di 4.971 cm³ a doppio albero a camme in testa. La potenza fornita era di 440 CV DIN (328 kW) a 7.400 giri al minuto. Ad alimentare questo motore erano sei carburatori Weber 42 DCOE. L'impianto frenante era costituito da dischi autoventilanti. La velocità massima era dell'ordine dei 300 km/h. La carrozzeria era dipinta in un fiammante Giallo Girasole.

Posto guida di una Countach

Durante i test vennero apportate al prototipo diverse modifiche. Per garantire un migliore raffreddamento furono ingrandite le prese d'aria poste nella parte posteriore e furono introdotte delle prese d'aria tipo NACA sui fianchi. Nella costruzione del prototipo erano stati utilizzati dei pannelli a nido d'ape in alluminio che però non verranno utilizzati nelle vetture di produzione.

Questa vettura, che rimase un esemplare unico, concluse la sua carriera facendo da cavia nel crash test di omologazione per la Countach, svolto presso l'istituto M.I.R.A. di Londra[5].

Prima di entrare in produzione furono costruiti altri due prototipi, che potremmo definire esemplari di pre-serie, dotati di luci posteriori funzionanti e di un abitacolo meno avveniristico ma decisamente più funzionale. Il primo, di un colore rosso acceso, fu presentato al salone di Ginevra del 1973[7]. Il secondo, di colore verde, fu presentato al salone di Parigi dello stesso anno[8]. Poche furono le differenze tra quest'ultimo esemplare e quelli di serie; ricordiamo solamente i finestrini laterali (a due elementi nel prototipo e a tre negli esemplari di serie). Questo prototipo è esposto presso il museo Lamborghini a Sant'Agata Bolognese.

LP400 (1973-1977)[modifica | modifica wikitesto]

Il motore di una LP400

La prima versione di produzione era dotata del propulsore da 3.929 cm³ della Miura. Il motore comunque forniva 375-385 CV DIN (280-287 kW) a 8.000 giri al minuto. La velocità massima dichiarata era di 315 km/h risultando la versione della Countach più veloce in assoluto. Su questa vettura venivano montate delle gomme da 215 su cerchi da 14 pollici. La caratteristica che ha reso celebre questo modello è il caratteristico "taglio" sul tettuccio, soluzione resasi necessaria durante la progettazione per fare spazio allo specchietto retrovisore a periscopio. Lo specchietto retrovisore a periscopio, presente sul prototipo, fu abbandonato in fase di industrializzazione[9][10]. Ciò nondimeno il taglio sul tettuccio rimase, e fece guadagnare alla Countach LP 400 il soprannome di "Periscopica".

Fonti dell'epoca parlano di 151 esemplari allestiti, dei quali solo 21 con guida a destra. Numeri questi, che rendono la LP 400 la più rara e ricercata della serie Countach. Inoltre tutte le Countach LP400 hanno i numeri di telaio pari; solo la numero 1120001 (esposta al museo Lamborghini) ha un numero di telaio dispari. La produzione dalla 1120002 alla 1120300 (150 esemplari) termina con la consegna il 2 gennaio 1978 dell'ultimo esemplare (nero con interni bianchi) venduto in Belgio.

LP400S (1978-1982)[modifica | modifica wikitesto]

Una Countach LP400S S2 del 1981

Questa nuova versione, introdotta nel 1978, era facilmente distinguibile dalla precedente Countach LP400 per via della gommatura di larga sezione e a profilo ribassato. Queste modifiche erano state testate su alcune Countach LP400 specialmente sviluppate da Gian Paolo Dallara, in collaborazione con la fabbrica stessa, per conto di Walter Wolf, proprietario della omonima scuderia di Formula 1.

Wolf non era totalmente soddisfatto della guida della propria LP400 (telaio numero 1120202) e finanziò lo sviluppo di 3 Countach speciali; grazie alle esperienze maturate su questi 3 prototipi la Lamborghini introdusse un nuovo modello: la Countach S. Questa era dotata di passaruota allargati e dello spoiler anteriore, montava anteriormente gomme Pirelli P7 da 205 mm di larghezza su cerchi da 15 pollici e posteriormente delle gomme Pirelli P7 da 345 mm su cerchi da 15 pollici.

Vista posteriore

Il motore rimase inizialmente quello della LP400 (carburatori Weber doppio corpo 45 mm, potenza dichiarata 375 CV), per essere poi depotenziato a 353 CV DIN (263 kW) a 7.500 giri al minuto sulle ultime LP400S prodotte (con carburatori Weber doppio corpo 40).

Esistono ben 3 serie diverse di LP400S: S1 (serie uno), S2 (serie due) e S3 (serie 3). Le prime due serie sono più estreme, più basse e leggere, presentano però qualche problema di spazio per la testa dei passeggeri e lo spoiler anteriore rasoterra obbliga a prestare attenzione a ogni ostacolo sulla strada.

  • S1: tetto basso, assetto basso, cerchi Campagnolo "Bravo" in magnesio (50 esemplari)
  • S2: tetto basso, assetto basso, cerchi Campagnolo lisci in magnesio
  • S3: tetto alto, assetto alto, cerchi Campagnolo lisci in magnesio, maggior peso e carburatori da 40 mm (potenza dichiarata 353 CV).

Per tutte e tre le serie, furono 237 gli esemplari prodotti complessivamente.

LP5000S (1982-1985)[modifica | modifica wikitesto]

Una Countach LP5000S

La LP5000S montava un motore, sempre 2 valvole per cilindro, di 4.754 cm³ che sviluppava 375 CV DIN a 7.000 giri al minuto. Il motore della 5000S era dotato di maggior coppia motrice e, grazie anche ai rapporti allungati, contribuiva a rendere l'auto più trattabile e le riprese più pronte. Fu la prima Countach a montare l'accensione elettronica. La velocità massima dichiarata era di 290 km/h. Il peso era aumentato lievemente rispetto alle ultime LP400S: 1.480 kg. Dal punto di vista estetico la vettura rimase pressoché invariata. Modifiche furono apportate agli interni. Ne vennero realizzati 321 esemplari.

5000 Quattrovalvole (1985-1988)[modifica | modifica wikitesto]

Una Countach LP5000 Quattrovalvole

L'annunciato arrivo sul mercato della Ferrari Testarossa spinse la Lamborghini a migliorare ulteriormente la Countach, per non rimanere indietro a livello prestazionale. Questa nuova versione montava un V12 migliorato, con una cilindrata aumentata a 5.167 cm³ e l'importante novità delle quattro valvole per cilindro, da cui la rettifica nel nome. Era equipaggiato con sei carburatori verticali Weber 44 DCNF. L'adozione di questo gruppo di carburatori, che erano montati sopra al motore, ridusse ancora la già scarsa visibilità posteriore.

Secondo Valentino Balboni, noto collaudatore Lamborghini, il motore al banco di prova riusciva a erogare senza problemi 470 cavalli a 7000 giri (addirittura 500 con un motore ottimizzato), ma la casa decise di dichiararne solo 455 per avere un "asso nella manica" nel caso in cui la Ferrari Testarossa si fosse rivelata più potente. Quando la Testarossa entrò in produzione e si seppe che il suo motore aveva una potenza di "soli" 390 cavalli, la Lamborghini decise di mantenere inalterati i dati ufficiali[11]. Il vistoso alettone posteriore, pur se venne scelto dalla maggior parte dei clienti della Countach, è rimasto sempre un optional dato che, a detta della Lamborghini, non era davvero utile per fini aerodinamici. Il peso a vuoto salì a 1.490 kg e la velocità massima a 295 km/h. Nel 1987 la vettura fu dotata di vistose minigonne laterali che raccordando alla base i due ampi passaruota presentavano anche una presa d'aria a lamelle orizzontali con lo scopo di agevolare il raffreddamento dei dischi freno posteriori. La versione fu prodotta in 631 esemplari[12].

Countach LP Turbo S[modifica | modifica wikitesto]

Due prototipi della Countach Turbo S (1984) sono stati costruiti dalla Lamborghini. Di essi ne è sopravvissuto solo uno, mentre l'altro è andato distrutto. La Turbo S pesa 1515 kg, e il suo motore biturbo da 4.8 litri ha una potenza di 758 cavalli (558 kW) e una coppia massima di 876 N·m, il che significa un'accelerazione sullo 0–100 km/h in 3.7 secondi e una velocità di punta di 333 km/h. Un manettino per controllare la pressione del turbo, situato al di sotto del piantone dello sterzo, può essere usato per aumentare la pressione di sovralimentazione da 0.7 bar fino a 1.5 bar, dove il motore esprime il massimo della sua potenza. La Turbo S ha ruote da 15 pollici con pneumatici 255/45 all'anteriore e 345/35 al posteriore[13].

Evoluzione - Prototipo (1986-1987)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Lamborghini Countach Evoluzione.

Realizzata nel 1986 fu in assoluto la prima vettura realizzata completamente in fibra di carbonio. Dopo essere stata sviluppata e testata, sfortunatamente andò distrutta in un crash test. Venne sviluppata come laboratorio viaggiante per testare nuove idee e nuove tecnologie che nei decenni successivi divennero comuni. Non fu mai realizzata in serie anche a causa degli alti costi di produzione di un telaio in carbonio, ma le numerose innovazioni stilistiche vennero riprese dalla Countach 25º Anniversario del 1988. Ideatore di questo progetto fu Horacio Pagani (fondatore in seguito della Pagani Automobili) che in quegli anni lavorava in Lamborghini[14].

25º Anniversario (1988-1990)[modifica | modifica wikitesto]

Una Countach 25º Anniversario

Versione finale della gloriosa Countach, dedicata ai 25 anni della Lamborghini, vanta numerosi miglioramenti, furono infatti cambiati circa 3000 degli 8000 pezzi che compongono l'auto. Gran parte delle innovazioni estetiche derivarono dal prototipo Countach Evoluzione del 1986, la prima supercar al mondo realizzata in Fibra di Carbonio. L'air box e le prese d'aria erano stati ridisegnati e ingranditi e furono montate delle minigonne, la geometria delle sospensioni fu modificata. La migliore aerodinamica permetteva una velocità massima di 300 km/h. Questa fu l'ultima versione realizzata della Countach che rimase in produzione fino al 1990 quando venne sostituita dalla Diablo. Le vetture realizzate di quest'ultima serie furono 658[12].

Motorizzazioni[modifica | modifica wikitesto]

Modello Disponibilità Motore Cilindrata
(cm³)
Potenza Coppia max
(Nm)
Emissioni CO2
(g/km)
0–100 km/h
(secondi)
Velocità max
(km/h)
Consumo medio
(km/l)
4.0 400 S dal debutto al 1982 Benzina 3929 275 kW (375 cv) 361 n.d n.d 315 n.d
4.8 500 S dal 1982 al 1985 Benzina 4754 275 kW (375 cv) 426 n.d n.d 290 n.d
5.2 Quattrovalvole LP dal 1985 al 1990 Benzina 5167 335 kW (455 cv) 501 n.d 5,0 295 5,1

[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Lamborghini Countach, carsfromitaly.net.
  2. ^ (EN) Lamborghini Countach - The Supercar Legend, autozine.org.
  3. ^ Lamborghini, ad Automotoretrò brindisi con de Silva, ansa.it, 8 febbraio 2013.
  4. ^ Mella, p. 31
  5. ^ a b Mella, p. 35
  6. ^ Gianni Rogliatti, Il salone di Ginevra, in L'Automobile, nº 12, 1971, p. 21.
  7. ^ (EN) The second Lamborghini Countach prototype made, lambocars.com.
  8. ^ (EN) The final Lamborghini Countach prototype made, lambocars.com.
  9. ^ (EN) Mark Smeyers, Countach LP400, lambocars.com, 18 maggio 2008.
  10. ^ Jacopo Tagliavini, Lamborghini Countach, omniauto.it, 3 febbraio 2003.
  11. ^ EVO, novembre 2011.
  12. ^ a b Sergio Chierici, Storia della Lamborghini Automobili, virtualcar.it, 14 aprile 2006.
  13. ^ Luca Gastaldi, Lamborghini: Countach Turbo e Reventòn a confronto, motori.it, 14 giugno 2012.
  14. ^ Maurizio Vettor, Lamborghini Countach Evoluzione: la superleggera sfortunata ideata da Pagani, automoto.it, 1º gennaio 2015.
  15. ^ Lamborghini Countach (1978-90), automoto.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dario Mella, 40 anni ieri, in Automobilismo d'epoca, vol. 9, nº 11, Pero (MI), Edisport Editoriale, novembre 2011, pp. 28-39.
  • B. De la Rive Box, Lamborghini Countach, in Enciclopedia delle auto classiche, Vercelli, White Star, 2002.
  • (FR) J. Peyrou, Terminator - Lamborghini Countach, in Autoretrò, luglio-agosto 2005, pp. 66-71.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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