Vai al contenuto

La vita futura

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La vita futura
Titolo originaleThings to Come
Paese di produzioneRegno Unito
Anno1936
Durata130 min (iniziale)
117 min (post-censura)
74 min (edizione italiana)
Dati tecniciB/N
Generefantascienza
RegiaWilliam Cameron Menzies
SoggettoH. G. Wells
SceneggiaturaH. G. Wells
ProduttoreAlexander Korda
Distribuzione in italianoMander Film
FotografiaGeorges Périnal
MontaggioCharles Crichton
Effetti specialiNed Mann e Lawrence W. Butler
MusicheArthur Bliss
ScenografiaVincent Korda
CostumiJohn Armstrong, René Hubert, Cathleen Mann (come The Marchioness of Queensberry) e Sam Williams
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Edizione originale

(riferiti al ridoppiaggio ODI datato 1953):

Ridoppiaggio:

La vita futura (Things to Come) è un film britannico del 1936 diretto da William Cameron Menzies.[1][2]

Si tratta di un film di fantascienza prodotto da Alexander Korda e liberamente tratto dal romanzo di H. G. Wells The Shape of Things to Come, pubblicato nel 1933.[1][3] Wells stesso scrisse la sceneggiatura e seguì direttamente il progetto, presentato anche come H. G. Wells' Things to Come.[1][4] Nelle locandine e nei materiali promozionali il nome di Wells ebbe particolare rilievo rispetto a quello del produttore.[1]

La pellicola narra una storia futura che copre un intero secolo, dal 1936, anno di distribuzione del film, fino al 2036.[5][6] Ritenuta una delle più importanti pellicole di fantascienza,[7] "profetizza le devastazioni dell'imminente seconda guerra mondiale ed anticipa una realtà dominata dalla tecnocrazia".[5] Malgrado lo scarso successo commerciale iniziale, fu una delle più ambiziose e costose produzioni fantascientifiche degli anni trenta.[7][3]

Allo stesso romanzo di Wells si ispirò, molto più liberamente, anche il film Il pianeta ribelle (The Shape of Things to Come) del 1979.[5]

Nell'immaginaria città anglosassone di Everytown, nel 1940, si assiste allo scoppiare di una seconda guerra mondiale.[3] Il conflitto dura decenni, tanto a lungo che i sopravvissuti non sono più in grado di ricordare i motivi per i quali era iniziato.[7] I bombardamenti strategici hanno devastato la civiltà umana, che è tornata a una nuova era buia, con un livello tecnologico ridotto e con le carcasse delle automobili trainate dai cavalli.[5][3] In questo scenario scoppia una pandemia misteriosa chiamata "piaga errante" o "febbre vagante", che decima la popolazione.[3][7]

Con la fine della pandemia, nel 1970 Everytown viene guidata da un signore della guerra locale, Rudolph, detto il Capo, in costante guerra con il popolo delle colline e ossessionato dall'idea di conquistare alcuni giacimenti di petrolio che potranno produrre carburante per far nuovamente volare gli aerei fermi da tempo.[3] L'equilibrio viene alterato dall'arrivo di una macchina volante guidata da uno scienziato, John Cabal, già noto prima dello scoppio della guerra, che porta la notizia di una nuova civiltà scientifica creata da scienziati e tecnici sopravvissuti.[3][7] Il Capo non crede alle parole di Cabal, lo considera un nemico infiltrato e lo fa rinchiudere in carcere.[3]

Cabal viene liberato dall'arrivo di altre macchine volanti appartenenti all'organizzazione Wings Over the World, che usa un gas soporifero per sconfiggere il regime del Capo.[7][3] Il Capo muore accidentalmente e la popolazione viene integrata nella nuova società libera e tecnologicamente avanzata.[3]

Con un balzo temporale agli anni duemila, il film descrive l'evoluzione della nuova società tecnologica, razionale e avanzata, in cui i costumi e le architetture evocano modelli classici e funzionali.[5][3] Nel 2036, alla vigilia di un viaggio verso la Luna, nasce un conflitto tra chi non sopporta più il progresso tecnico e chi considera la ricerca scientifica una necessità per il futuro dell'umanità.[3][7] Il viaggio verso la Luna rappresenta non solo un traguardo scientifico, ma anche un simbolo della capacità dell'uomo di superare ogni limite.[6]

Lo scrittore H. G. Wells ebbe un controllo molto ampio sul progetto, insolito per uno sceneggiatore dell'epoca.[4][3] La versione finale del film presenta però molti tagli rispetto alla concezione originaria dello scrittore.[7][8] Wells pubblicò anche una versione della sceneggiatura prima dell'uscita del film, come testo autonomo legato alla sua visione dell'opera.[9]

Gli eventi rappresentati rispecchiano le preoccupazioni dei profeti della guerra aerea, che per l'epoca aveva avuto pochi precedenti nella prima guerra mondiale.[7] Wells era uno di questi profeti, avendo già descritto la guerra aerea in Anticipations (1901) e in La guerra nell'aria (The War in the Air, 1908), e l'uso della bomba atomica ne La liberazione del mondo (The World Set Free, 1914).[10]

Il film fu prodotto da Alexander Korda per London Film Productions e distribuito negli Stati Uniti da United Artists.[1] La fotografia fu curata da Georges Périnal, il montaggio da Charles Crichton e Francis D. Lyon, la scenografia da Vincent Korda, mentre gli effetti speciali furono diretti da Ned Mann con la collaborazione di Lawrence Butler.[1]

La colonna sonora, composta da Arthur Bliss, è parte integrante del film.[7] Wells intendeva dare alla musica un ruolo strutturale e alcune sezioni furono registrate prima delle riprese; in fase di montaggio furono però necessari adattamenti e interventi più tradizionali.[11] Bliss trasse dalla musica del film una suite da concerto, poi eseguita e registrata separatamente.[11] Nel 2005 la colonna sonora fu inclusa tra le candidature dell'American Film Institute per la lista AFI's 100 Years of Film Scores.[12]

Gli effetti speciali furono molto curati per gli standard dell'epoca.[7] Durante la sequenza della ricostruzione della città, per oltre cinque minuti si vedono macchine misteriose lavorare, spesso in rapporto con le musiche scritte da Bliss.[5][3] La dimensione visiva del film fu in seguito indicata come uno degli aspetti più duraturi dell'opera.[3]

L'artista ungherese, pittore e fotografo, László Moholy-Nagy venne ingaggiato per la realizzazione di alcune immagini della ricostruzione di Everytown.[13] Soltanto circa 90 secondi del materiale da lui realizzato compaiono nel film definitivo.[13] La sua presenza è stata collegata alla più ampia influenza dell'estetica del Bauhaus sulla produzione visiva del film.[13]

Distribuzione

[modifica | modifica wikitesto]

La durata della pellicola, in origine di circa 130 minuti, fu ridotta nelle versioni distribuite.[7] La versione sottoposta alla British Board of Film Classification nel 1936 aveva una durata di 117 minuti ed era distribuita da United Artists Corp. Ltd.[8] Negli Stati Uniti la versione distribuita nel 1936 fu ulteriormente accorciata, con durate registrate dall'AFI di 96, 99 o 110 minuti secondo le diverse versioni.[1]

Il film ebbe la prima londinese il 20 febbraio 1936, la prima a New York il 17 aprile 1936 e l'uscita statunitense il 18 aprile 1936.[1] Per la ristampa britannica del 1943 venne approvata dalla BBFC una versione di 72 minuti, distribuita da Exclusive Films Ltd e segnalata come sottoposta a tagli.[8]

In Italia il film uscì con il titolo La vita futura e fu distribuito dalla Mander Film.[2][14] La scheda di Cinematografo registra anche il titolo alternativo Nel duemila guerra o pace.[2] La versione italiana iniziale, secondo Fantafilm, non superava gli 80 minuti.[5]

La pellicola è diventata di pubblico dominio negli Stati Uniti nel 1964, mentre è ancora soggetta a copyright in Gran Bretagna, Europa e alcuni altri Paesi.[senza fonte]

Nel 2007 fu classificata nel Regno Unito una versione home video di 92 minuti e 44 secondi distribuita da Sound & Media con il titolo documentale H. G. Wells' Things to Come.[8] Nel 2009 la BBFC classificò una versione di 88 minuti e 3 secondi per E1 Entertainment UK.[8]

Nel 2013 The Criterion Collection pubblicò in Nord America un'edizione DVD e Blu-ray del film, presentata come una versione restaurata di 97 minuti.[4] L'edizione Criterion comprendeva anche materiali speciali legati alla produzione, tra cui il commento audio e documenti sul lavoro di Moholy-Nagy.[4]

In Italia il film è stato pubblicato in DVD da Pulp Video nel 2011 con il titolo Things to Come. Vita futura.[15] Nel 2014 Pulp Video pubblicò un'edizione Blu-ray distribuita da CG Home Video, basata sul master dell'edizione Criterion.[6] Movieplayer ha giudicato il video del Blu-ray italiano molto buono per un film del 1936, pur segnalando limiti e difetti legati all'età della pellicola.[6]

La promozione del film mise in primo piano il nome di H. G. Wells.[1] Il cartello del titolo della copia visionata dall'AFI riportava infatti H. G. Wells' Things to Come.[1] Anche Criterion presenta il film come una collaborazione fra Wells, Alexander Korda e William Cameron Menzies, sottolineando che Wells lo concepì, scrisse e supervisionò come adattamento della propria opera.[4]

Negli Stati Uniti il film fu accompagnato da una promozione che insisteva sul carattere spettacolare e profetico dell'opera.[1] A Washington si tenne una proiezione speciale per funzionari governativi, durante la quale Wells intervenne con un discorso telefonico transatlantico.[1] All'uscita newyorkese al Rivoli Theatre, la pubblicità riportata da Daily Variety segnalò file continue di spettatori nei primi giorni di programmazione.[1]

La promozione successiva in home video ha insistito sulla collaborazione tra Wells, Korda e Menzies e sul carattere visionario del film.[4][6] L'edizione Criterion ha presentato Things to Come come una produzione di grande ambizione per la London Films di Korda e come un'opera di audacia tecnica e immaginativa.[4]

Accoglienza e critica

[modifica | modifica wikitesto]

La pellicola riscosse scarso successo commerciale alla sua uscita, malgrado fosse una delle più ambiziose e costose produzioni fantascientifiche degli anni trenta.[7][3] In seguito è stata rivalutata come uno dei più importanti film del genere.[5][7]

La critica contemporanea non fu univoca. AFI riporta che il film fu considerato da fonti moderne uno dei primi e più importanti film di fantascienza di grande produzione,[1] segnalando tuttavia che il film fu sottoposto a tagli in diverse distribuzioni e che la versione statunitense risultò più breve di quella londinese.[1]

Secondo The Encyclopedia of Science Fiction, La vita futura fu la produzione fantascientifica più costosa e ambiziosa degli anni trenta e l'ultimo film di fantascienza di grande importanza prima degli anni cinquanta;[7] pur giudicando deboli caratterizzazione e dialoghi, considera esaltante la forza visiva del film, sostenuta dalla musica di Bliss, indicandola come una delle opere più importanti nella storia del cinema di fantascienza.[7]

Turner Classic Movies sottolinea che l'aspetto più duraturo del film è il suo disegno visivo, collegando la città futura di Everytown all'influenza di Metropolis di Fritz Lang;[3] osserva però che dialoghi e recitazione sono stati giudicati meno efficaci, pur contribuendo alla fortuna successiva del film anche come opera di culto.[3]

«Grandiose scenografie ed impianto solenne danno a questa pellicola il sapore di un'epopea che passando in rassegna futuribili assetti sociali poggia sulla dialettica tra barbarie e civiltà, oscurantismo e ragione, per ribadire la necessità del progresso scientifico. La città del futuro immaginata da Wells e da Menzies - memori forse delle visioni di Metropolis - è concepita secondo modelli funzionali, puri, neoclassici

Secondo Fantafilm, il film anticipa le devastazioni della seconda guerra mondiale e una realtà dominata dalla tecnocrazia.[5] Movieplayer lo definisce un classico di fantascienza "per certi versi profetico", da riscoprire e dotato di soluzioni visive notevoli per l'epoca.[6] Criterion lo presenta come una produzione ad alto budget, tra le più ambiziose della London Films di Korda, e come un'opera fondata sull'immaginazione visiva e sull'audacia tecnica.[4]

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 (EN) Things to Come, su catalog.afi.com, American Film Institute. URL consultato il 9 maggio 2026.
  2. 1 2 3 La vita futura, su cinematografo.it, Cinematografo. URL consultato il 9 maggio 2026.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 (EN) James Steffen, Things to Come, su tcm.com, Turner Classic Movies, 22 ottobre 2007. URL consultato il 9 maggio 2026.
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Things to Come, su criterion.com, The Criterion Collection. URL consultato il 9 maggio 2026.
  5. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Bruno Lattanzi e Fabio De Angelis (a cura di), La vita futura, in Fantafilm.
  6. 1 2 3 4 5 6 Antonello Rodio, La vita futura: la nostra recensione del blu-ray, su movieplayer.it, 25 settembre 2014. URL consultato il 9 maggio 2026.
  7. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 (EN) Things to Come, su sf-encyclopedia.com, The Encyclopedia of Science Fiction, 16 giugno 2025. URL consultato il 9 maggio 2026.
  8. 1 2 3 4 5 (EN) Things To Come, su bbfc.co.uk, British Board of Film Classification. URL consultato il 9 maggio 2026.
  9. (EN) Geoffrey O'Brien, Things to Come: Whither Mankind?, su criterion.com, The Criterion Collection, 20 giugno 2013. URL consultato il 9 maggio 2026.
  10. (EN) Wells, H G, su sf-encyclopedia.com, The Encyclopedia of Science Fiction, 22 dicembre 2025. URL consultato il 9 maggio 2026.
  11. 1 2 (EN) Things to Come: Suite, su wisemusicclassical.com, Wise Music Classical. URL consultato il 9 maggio 2026.
  12. (EN) AFI's 100 Years of Film Scores, su afi.com, American Film Institute. URL consultato il 9 maggio 2026.
  13. 1 2 3 (EN) Things to Come: An Off-Bauhaus Anniversary with Joyce Tsai, su arthistory.uchicago.edu, Department of Art History, University of Chicago, 24 maggio 2019. URL consultato il 9 maggio 2026.
  14. La vita futura, su comingsoon.it. URL consultato il 9 maggio 2026.
  15. Things to Come. Vita futura, su ibs.it, IBS. URL consultato il 9 maggio 2026.

Approfondimenti

[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN) 228682975 · GND (DE) 4212664-2 · BNF (FR) cb146638525 (data) · J9U (EN, HE) 987007369773305171