La vita è bella (film 1997)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La vita è bella
Lavitella.png
Guido Orefice (Roberto Benigni) insieme con la moglie Dora (Nicoletta Braschi) e il figlio Giosuè Orefice (Giorgio Cantarini)
Titolo originale La vita è bella
Lingua originale italiano, inglese, tedesco
Paese di produzione Italia
Anno 1997
Durata 120 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere commedia, drammatico, storico
Regia Roberto Benigni
Soggetto Roberto Benigni, Vincenzo Cerami
Sceneggiatura Roberto Benigni, Vincenzo Cerami
Produttore Elda Ferri, Gianluigi Braschi
Produttore esecutivo Vittorio Cecchi Gori
Casa di produzione Cecchi Gori Group, Melampo Cinematografica, Miramax
Distribuzione (Italia) Cecchi Gori Group
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Simona Paggi
Effetti speciali Giovanni Corridori
Musiche Nicola Piovani
Scenografia Danilo Donati
Costumi Gaelle Allen
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La vita è bella è un film del 1997 diretto e interpretato da Roberto Benigni e con la partecipazione di Nicoletta Braschi.

Considerato il capolavoro del regista e attore Roberto Benigni, il film rappresenta una delle più celebri opere incentrate sullo scottante tema dell'Olocausto: in questo caso la storia viene esorcizzata ponendo l'attenzione sull'effetto che essa può avere su un bambino. La vita è bella si inoltra all'interno del delicato contesto storico trattato in una declinazione differente da alcune pellicole di soggetto simile precedenti come Schindler's List e successive come Il pianista e Bastardi senza gloria.[1]

Vincitore di tre Premi Oscar: miglior film straniero, miglior attore protagonista (Roberto Benigni) e migliore colonna sonora (Nicola Piovani), su sette nomination totali, la pellicola vede protagonista Guido Orefice, uomo ebreo ilare e giocoso, che deportato insieme con la sua famiglia in un lager nazista, cercherà di proteggere il figlio dagli orrori dell'olocausto, facendogli credere che tutto ciò che vedono sia parte di un meraviglioso gioco in cui dovranno affrontare prove tremende per vincere il meraviglioso premio finale. Alla sua uscita, in Italia incassò la cifra record di 31.468.000 euro, divenendo il film italiano di maggiore incasso di sempre, oltre a essere una delle pellicole italiane più apprezzate e popolari di tutti i tempi nel mondo.[1]

Fu presentato in concorso al 51º Festival di Cannes, dove vinse il Grand Prix Speciale della Giuria; inoltre vinse 9 David di Donatello, 5 Nastri d'argento, il Premio César per il miglior film straniero, 5 Globi d'Oro, 2 European Film Award e un premio medaglia a Gerusalemme. Fu inoltre inserito dal National Board of Review of Motion Pictures nella lista dei dieci migliori film stranieri del 1998. La celebre colonna sonora firmata da Nicola Piovani fu acclamata in tutto il mondo, divenendo uno dei pezzi pregiati della discografia del compositore.[2]

Oltre a essere l'opera che ha consacrato Benigni a livello internazionale, il film vanta anche numerosi primati: è il film italiano che ha incassato di più al mondo (229 milioni di dollari),[3] il più premiato agli Oscar,[4] il più visto al suo primo passaggio TV (oltre 16 milioni di spettatori)[5] e, fino al 2011, il film italiano di maggior incasso in Italia[6].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Italia, 1939. Guido Orefice è un uomo ebreo che, trasferitosi dalla campagna toscana, si reca dallo zio ad Arezzo con l'amico Ferruccio. Durante il tragitto, dove viene scambiato per il re Vittorio Emanuele III, incontra una giovane maestra elementare di nome Dora, a cui subito dà il soprannome di principessa, innamorandosene. Arrivato in città, viene ospitato da suo zio Eliseo, maître del Grand Hotel, dove Guido si mette a lavorare come cameriere. Quello stesso giorno, in municipio, avviene un litigio con Rodolfo, arrogante burocrate fascista, in seguito al quale entrambi si danno il nome di "scemo delle uova", perché Guido appoggia alcune uova nel cappello di Rodolfo che, quando lo indossa, gli si rompono sulla testa.

Un giorno Guido, incontrando nuovamente Dora, scopre che è fidanzata con Rodolfo. Intanto, all'hotel, il cameriere fa anche amicizia con il dottor Lessing, un medico tedesco appassionato, come lui, di indovinelli. Saputo che un ispettore scolastico ospite dell'hotel è convocato il giorno dopo in una scuola elementare per una lezione antropologica a favore della razza ariana, trova uno stratagemma per sostituirsi a costui, pur di incontrare Dora che insegna nella stessa scuola.

Il vero ispettore arriva quando la lezione ha già ormai ridicolizzato l'obiettivo iniziale e Guido, fuggito poi da una finestra, ha raggiunto il suo scopo. Una sera Dora, con i suoi amici, va a teatro, Guido la segue e, con un altro stratagemma, la porta via a Rodolfo. I due quella sera parlano a lungo e Guido le confessa infine il proprio amore per lei. Qualche sera dopo, proprio al Grand Hotel, Rodolfo è in procinto di festeggiare il fidanzamento ufficiale con Dora, la quale non è mai stata veramente innamorata di lui, ma costretta al connubio dalla madre: la donna quindi decide di contraccambiare i sentimenti di Guido e, al termine della serata, va via con lui, che entra nel ristorante sul cavallo bianco dello zio Eliseo, incurante che sul dorso dell'animale ignoti avessero scritto "cavallo ebreo" (è già incominciata infatti la discriminazione razziale). A Rodolfo non rimane che incappare nell'ennesimo uovo, stavolta un grande uovo di struzzo etiope coloniale che rovina sulla sua testa.

Guido e Dora si sposano e dal loro amore nasce Giosuè. Sei anni dopo, nonostante l'invasione nazista, la famiglia è ancora felice: Guido ha finalmente aperto una libreria ma, proprio il giorno del compleanno di suo figlio, i due, insieme con lo zio Eliseo, vengono catturati dai nazisti e caricati su un treno insieme con altri ebrei per la deportazione in un lager. Dora, giunta a casa con la madre (che aveva conosciuto Giosuè in libreria il giorno prima) e trovati i segni della colluttazione, arriva in tempo alla stazione per chiedere ai soldati di guardia di salire anche lei sul treno, pur non essendo ebrea, per seguire il marito e il figlio: rivedrà di sfuggita suo marito soltanto in una occasione, all'arrivo al lager. Lo zio Eliseo, in quanto troppo anziano per lavorare, viene destinato subito alla camera a gas. Negli spogliatoi mostra un'ultima volta il suo contegno signorile, aiutando una donna delle SS a rialzarsi dopo che questa è scivolata, ricevendo in cambio un'occhiata di odio e rimprovero.

Pur di proteggere Giosuè dagli orrori della realtà, Guido sin dall'inizio del tragico viaggio in treno, racconta a Giosuè che stanno partecipando a un gioco a premi, in cui si dovranno affrontare numerose prove per vincere un carro armato vero. Si spaccia anche come interprete del comandante tedesco, per "tradurre" le regole del lager, imposte ai prigionieri, in un emozionante gioco. Col passare dei giorni Giosuè entra attivamente nel vivo del "gioco", tra le cui "regole" c'era quella di rimanere nascosti nella camera riservata a suo padre e ad altri prigionieri, in realtà per evitare che, una volta trovato, fosse destinato alla camera a gas.

Durante una visita medica prima della camera a gas, Guido incontra nuovamente Lessing, il medico tedesco del Grand Hotel, che sei anni prima era rientrato a Berlino proprio per prendere parte alla soluzione finale nei confronti degli ebrei. Lessing, ora membro del Partito Nazista, lo risparmia dalla camera a gas, e gli offre il lavoro di cameriere ai tavoli di una cena degli ufficiali tedeschi. Guido si illude che il medico voglia mettere una buona parola per lui e per sua moglie, e riesce anche a far partecipare suo figlio, per sfamarlo dignitosamente, confuso tra gli altri figli di ufficiali nel tavolo a loro riservato. Grande sarà la sua delusione quando, quella stessa sera, il dottore lo chiamerà a sé soltanto per sottoporgli un assurdo indovinello a cui non trovava soluzione e per il quale era disperatissimo, facendo soltanto scoprire che era diventato pazzo per gli indovinelli. Padre e figlio, passando per il fumo del forno crematorio per non farsi scorgere, tornano al campo, dopo aver visto (solo Guido) una montagna di cadaveri ebrei scheletriti.

Una notte, all'improvviso, con la fine della guerra e dell'occupazione nazista, i soldati tedeschi cominciano freneticamente ad abbandonare il campo dopo aver fatto strage dei deportati rimasti. Guido riesce a nascondere Giosuè in una cabina dicendogli di giocare a nascondino e promettendogli di ritornare; mentre è alla ricerca della moglie si maschera da donna, e successivamente cerca di raggiungere il camion dove la tenevano prigioniera insieme con altre donne, dicendole di saltare dal camion ma fallisce e viene scoperto; viene portato dietro a un vicolo e, dopo aver fatto l'occhiolino a Giosuè (come segno di addio) viene fucilato da un soldato tedesco. Le scene finali del film mostrano come al mattino seguente il lager venga liberato dagli americani, mentre, presumibilmente, i soldati tedeschi rimasti vengono catturati.

Giosuè esce dalla cabina in cui era stato tutta la notte nascosto in silenzio ed è infine salvato da un soldato americano, che lo fa salire sul suo carro armato. Il bambino, convinto di aver vinto il premio finale, grida: "È vero!", mentre guarda il carro armato. Il film si conclude quando Giosuè, accompagnato in spalla dal soldato che lo ha trovato, riconosce sua madre, che cammina nel gruppo di prigioniere liberate e finalmente la riabbraccia, gridando felice: "Abbiamo vinto!".

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente l'idea era quella di un film comico, dopo i successi di Johnny Stecchino e Il mostro, ma in seguito fu modificato il soggetto. Il film fu girato tra il novembre 1996 e l'aprile 1997, tra Arezzo, Montevarchi, Castiglion Fiorentino, Cortona, Ronciglione, Roma e Papigno (Terni) con il titolo Buongiorno Principessa ma successivamente cambiato. Benigni dichiarò: «Questo film, che si chiama La vita è bella, mi è venuto fuori, ma con emozione, tanto che mi ha fatto tremare tutte le costole del costato, ma anche a girarlo, ma bello, bello, è un film che non fa dormire la notte»[7]. Uno spunto alla scrittura del film gli è venuto dalla vicenda di Rubino Salmonì[8][9], che gli raccontò la sua storia di deportato e di sopravvissuto narrata in seguito nel libro Ho sconfitto Hitler[10][11].

Durante le riprese, Benigni ebbe comunque qualche esitazione: «La gente mi diceva di fare attenzione perché era una idea molto estrema, temevo di offendere la sensibilità dei sopravvissuti. Lo so che tragedia sia stata, e sono orgoglioso di aver dato il mio contributo sull'Olocausto e sulla memoria di questo terrificante periodo della nostra storia. Io non sono ebreo, ma la storia appartiene a tutti».

Il campo di concentramento nel film è in realtà una vecchia fabbrica dismessa nei pressi di Papigno (Terni) che fu riadattata come lager per le riprese. Secondo la sceneggiatura Guido fu portato al lager di Gries - Zona Industriale di Bolzano (è ben visibile il punto dove strada, fiume Isarco e ferrovia corrono attaccati prima di entrare nella piana di Bolzano). Il carro armato "premio", un M4 Sherman americano, è stato concesso per le riprese dal museo "Piana delle Orme" di Latina.

Da ricordare che questo fu l'ultimo dei 135 film di cui Tonino Delli Colli fu direttore della fotografia; e in un'intervista, alla domanda su cosa volesse dire lavorare con Benigni, rispose: «È proprio una bellezza». Benigni si avvalse della consulenza dello storico Marcello Pezzetti e di Shlomo Venezia, sopravvissuto di Auschwitz, che a quei tempi era uno dei Sonderkommando, cioè quelle unità speciali che avevano il compito di estrarre i corpi dalle camere a gas e cremarli. In seguito quasi tutti i Sonderkommando vennero uccisi, per tentare di mantenere il segreto sull'Olocausto: Venezia fu uno dei pochissimi sopravvissuti.

Il film fu distribuito nella sale italiane nel dicembre 1997 in un'edizione di 122 minuti. In seguito Benigni modificò il montaggio riducendo la durata a 116 minuti e aggiungendo nel finale la voce narrante di Giosuè adulto (interpretato da Omero Antonutti). Questa versione fu poi presentata al festival di Cannes 1998 e distribuita all'estero, ed è l'unica disponibile in home video.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

La colonna sonora è di Nicola Piovani, per la quale è stato insignito dell'Oscar alla migliore colonna sonora nel 1999. Il brano La vita è bella è stato successivamente ripreso (con l'aggiunta del testo) dalla cantante israeliana Noa, con il titolo di Beautiful That Way.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. Buon Giorno Principessa
  2. La vita è bella
  3. Viva Giosuè
  4. Grand hotel valse
  5. La notte di favola
  6. La notte di fuga
  7. Le uova nel cappello
  8. Grand hotel fox
  9. Il treno nel buio
  10. Arriva il carro armato
  11. Valsa Larmoyante
  12. L'uovo di struzzo-Danza etiope
  13. Krautentang
  14. Il gioco di Giosuè
  15. Barcarola
  16. Guido e Ferruccio
  17. Abbiamo vinto (titoli di coda)

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione cinematografica[modifica | modifica wikitesto]

Uscì nelle sale cinematografiche italiane il 18 dicembre 1997 e fu un grande successo di critica e di pubblico. Nei primi mesi del 1998 uscì anche in altri paesi tra cui Francia, Portogallo, Romania. Nel maggio 1998 venne presentato in concorso al 51º Festival di Cannes, dove vinse il Grand Prix Speciale della Giuria.[12]

Il 20 ottobre 1998 il film arrivò negli USA in un'edizione mutilata di 9 minuti, con alcuni tagli e l'eliminazione del personaggio di Lydia Alfonsi; per promuovere il film, il giorno prima, Benigni fu ospite al David Letterman Show. In USA incassò 57 milioni di dollari e fu accolto entusiasticamente da numerosi critici americani[13]. Successivamente, poco prima del trionfo agli Oscar, il film uscì in altre parti del mondo come Inghilterra, Messico, Germania e Grecia.

Il 23 agosto 1999 uscì sempre in America un'edizione doppiata in inglese, ma questa versione si rivelò un fallimento: in essa Benigni è doppiato dall'attore americano Jonathan Nichols mentre la napoletana Ilaria Borrelli e l'italo - americano James Falzone prestano la loro voce per i personaggi di Dora e del piccolo Giosuè. Il 10 gennaio 1999 papa Giovanni Paolo II ha visto il film in una proiezione privata assieme a Roberto Benigni[14]: il comico toscano ha più volte dichiarato come, raccontando alla madre l'avvenimento, lei non gli abbia mai creduto.

Distribuzione televisiva[modifica | modifica wikitesto]

Quando il film fu trasmesso in TV per la prima volta da Rai 1 il 22 ottobre 2001, fu visto da 16.080.000 telespettatori, share del 53,67%, in assoluto il dato d'ascolto più alto per un film nella televisione italiana, battendo il precedente record d'ascolto di 14.672.000 telespettatori del film Il nome della rosa, che resisteva dal 1988[5].

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Al contrario dei precedenti film di Benigni, che sono stati sempre trattati in maniera controversa, questo fu un successo di critica. Su Il Morandini si dice: "È il sesto film di Benigni come regista, sicuramente il più difficile, rischioso e migliore; analizzando la pellicola si possono quasi vedere due film in uno, oppure un film in due parti, nettamente separate per ambientazione, tono, luce e colori. La prima spiega e giustifica la seconda, una bella storia d'amore, prima tra un uomo e una donna, poi per un figlio, ma allo stesso tempo l'una è la continuazione dell'altra."[15]. La pellicola riceve votazioni molto alte su vari siti che si occupano di recensire film: sul sito Rotten Tomatoes riceve l'approvazione da parte dell'80% dei critici e del 96% del pubblico, sul sito Internet Movie Database riceve un voto di 8,6/10, sul sito MYmovies una valutazione media di 4,35/5.[16][17][18]

Anche negli Stati Uniti d'America la pellicola venne largamente apprezzata: Janes Maslin sul New York Times scrive che: "Benigni è riuscito a creare una situazione in cui la commedia è coraggio e da questa situazione ha sviluppato un film non pretenzioso ed estremamente godibile che gioca con la storia in modo serio e leggero".[19] "Fa male ridere, ma ne vale la pena" ha sottolineato il New York Post.[19] Secondo USA Today, che assegna 3,5 stelle su 4: "Life is beautiful è un film convincente che svolge bene le motivazioni dei personaggi e con un Benigni 'straordinario', dotato di una comicità spettacolarmente pungente. Se esiste un premio per la regia dei film di successo più schizofrenici dai tempi de Il laureato l'attore, regista e cosceneggiatore dovrebbe vincerlo".

Il film tuttavia venne aspramente criticato dal regista Mario Monicelli, il quale definì "mascalzonata" il revisionismo storico operato da Benigni. Parlando del film Monicelli disse «[..] Non come quelle inventate, non come quella mascalzonata di Benigni in La vita è bella, quando alla fine fa entrare ad Auschwitz un carro armato con la bandiera americana. Quel campo, quel pezzo di Europa lo liberarono i russi, ma... l’Oscar si vince con la bandiera a stelle e strisce, cambiando la realtà. [..]»[20] A questa critica Benigni rispose dichiarando che «[..]il film non parla di Auschwitz, e infatti intorno al campo ci sono i monti che ad Auschwitz invece non ci sono. Quello è "il" campo di concentramento, perché qualsiasi campo contiene l'orrore di Auschwitz, non uno o un altro.[..]»[21]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Il film è il quinto maggiore incasso di sempre tra i film visti in Italia con circa 31 milioni di euro, e la pellicola italiana con il maggior incasso della storia avendo incassato oltre 229.200.000 di dollari in tutto il mondo[3], a fronte di un costo di 15 miliardi di lire[22] Inoltre è il secondo in graduatoria fra i film non di lingua inglese più visti negli USA dopo la pellicola taiwanese La tigre e il dragone. Il film, nel 1997 fu, fino al 2001, il più grande incasso di sempre per un film non prodotto in America. [23]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Durante la cerimonia degli Oscar del 21 marzo 1999 ha ricevuto ben 3 statuette su 7 nomination, per il migliore attore protagonista (Roberto Benigni), la migliore colonna sonora e il miglior film straniero.

L'attrice Sophia Loren consegnò a Benigni la statuetta per il miglior film straniero ed egli, dalla felicità, balzò sulle poltrone degli spettatori e in uno stentato inglese divertì il pubblico americano. Poi furono premiati Nicola Piovani per le musiche e lo stesso Benigni come miglior attore, dalle mani dell'attrice Helen Hunt, diventando il primo interprete italiano (e il primo attore non-anglofono in assoluto) a ricevere l'Oscar al miglior attore recitando in un film in lingua straniera. Inoltre Giorgio Cantarini, interprete di Giosuè, vinse lo Young Artist Awards, ovvero il premio dato ai giovani attori, diventando non solo il più giovane a vincerlo, 6 anni, ma anche l'unico di nazionalità italiana, considerandolo come un vero e proprio record, essendo solo gli attori bambini statunitensi a riceverlo.

A Roma salutò l'allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro stringendogli la mano ed esclamando: "Ho l'Oscar nelle mie mani!". Ricevette comunque oltre 40 premi internazionali, tra cui 5 Nastri d'argento, 9 David di Donatello, il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes - dove Benigni s'inginocchiò davanti a Martin Scorsese - e un premio medaglia a Gerusalemme.

Edizioni home video[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002 è uscita in Italia un'autorevole edizione in DVD, con un'intervista, il making of in inglese con sottotitoli, il dietro le quinte (con scene di prova inedite), la cerimonia degli Oscar, il ricevimento di altri vari premi (Palma della critica a Cannes, Cesar, David di Donatello, BAFTA), il trailer originale statunitense, una galleria fotografica, il cast completo con biografia e filmografia dettagliata. Nel 2005 è uscito il DVD negli Stati Uniti d'America, nella versione sottotitolata. Nel 2010 è uscita la versione Blu-ray con diversi contenuti extra.

Passaggi TV[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito sono indicati i vari passaggi televisivi de La vita è bella.

Passaggio TV Rete Data Telespettatori Share
1 - Prima Visione Italia Rai 1 22 ottobre 2001 16.080.000 53,67 %
2 Rai 1 2 dicembre 2002 9.918.000[24] 33,78 %
3 Rai 1 30 settembre 2004 6.447.000[25] 25,8 %
4 Rai 1 1º novembre 2005 5.564.000[26] 21,77%
5 Canale 5 17 novembre 2010 6.014.000[27] 24,10%
6 Iris 27 gennaio 2011 355.000 1,51%
7 Rai 1 27 gennaio 2013 7.293.000[28] 27,22 %
8 Rai 1 17 luglio 2013 3.249.000[29] 16,39 %

Ascolti televisivi[modifica | modifica wikitesto]

Il film venne trasmesso per la prima volta il 22 ottobre 2001 su Rai Uno, ottenendo un ascolto di 16.080.000 e il 53% di share, battendo di gran lunga il reality di Canale 5 Grande Fratello: questi dati fecero diventare La vita è bella il film più visto della storia al suo primo passaggio TV, superando Il nome della rosa che resisteva dal 1988. In seguito a tale successo il film venne ritrasmesso sempre dalla prima rete Rai il 2 dicembre 2002, ottenendo nuovamente un enorme successo, con oltre 9 milioni di spettatori e il 33% di share, superando la penultima puntata della seguitissima fiction Mediaset Distretto di polizia. Il terzo passaggio su Rai 1 avvenne il 30 settembre 2004 seguito da oltre 6,4 milioni di spettatori, battendo nuovamente in valori assoluti il Grande Fratello. Il 1º novembre 2005 il film venne ritrasmesso in prima serata su Rai 1, ottenendo circa 5,6 milioni di spettatori, ma stavolta viene battuto da Distretto di Polizia. Dopo una pausa TV durata cinque anni, il 17 novembre 2010 il film venne trasmesso nuovamente stavolta su Canale 5 ottenendo circa 6 milioni di spettatori e vincendo in share contro la Nazionale su Rai 1. Il 27 gennaio 2011 il film venne trasmesso su Iris, in occasione della Giornata della Memoria: stavolta tuttavia il film non ottiene buoni risultati, racimolando appena 355.000 spettatori e circa l'1,5% di share. Due anni dopo venne ritrasmesso dopo otto anni su Rai 1 sempre per la Giornata della Memoria, riuscendo a ottenere nuovamente grande successo, con oltre 7 milioni di spettatori all'ascolto, conquistando la prima serata. Il 17 luglio 2013 il film venne ritrasmesso in occasione dello scomparsa dello sceneggiatore Vincenzo Cerami, ottenendo circa 3 milioni di spettatori e il 17% di share.

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Il titolo del film è tratto da una frase del testamento di Lev Trotsky[30]. La frase intera è:
« La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla da ogni male, oppressione e violenza e goderla in tutto il suo splendore. »
  • Il numero della divisa indossata da Guido nel campo di lavoro è lo stesso indossato da Charlie Chaplin ne Il grande dittatore.
  • Sono presenti almeno due tributi a Massimo Troisi, grande amico di Benigni: uno è quello della scena del teatro dove il protagonista cerca di far girare la maestra con la "telepatia" dicendo "Voltati, voltati...", scena ripresa da Ricomincio da tre, film in cui Troisi in una delle scene iniziali, cerca di far avvicinare un vaso utilizzando la stessa tecnica; il secondo tributo è la scena in cui Benigni per incontrare la maestra percorre tutto il quartiere in corsa sfinendosi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Cineblog - Stasera su Rai 1 La vita è bella
  2. ^ Nicola Piovani - La vita è bella
  3. ^ a b Dato fornito dall'Internet Movie Database
  4. ^ Sezione Premi e riconoscimenti: IMDB
  5. ^ a b Benigni, ascolti record per La vita è bella, in la Repubblica, 23 ottobre 2001. URL consultato il 5 dicembre 2015.
  6. ^ Checco Zalone supera Benigni, record storico
  7. ^ Dati forniti dal "dietro le quinte" contenuto nel DVD.
  8. ^ Informazione Corretta
  9. ^ È morto Romeo Salmonì: l'uomo che ispirò Benigni per La vita è bella
  10. ^ Scomparso Romeo Rubino Salmonì - Fuori dal Ghetto
  11. ^ Ispiro "La vita è bella di Begnigni" - è morto Romeo Rubino Salmoni, su Paperblog. URL consultato il 1 giugno 2015.
  12. ^ Trionfa a Cannes il giullare Benigni
  13. ^ Life Is Beautiful (La Vita è bella) (1997) - Rotten Tomatoes
  14. ^ Intervista al Senso della vita
  15. ^ Il Morandini 1999 - Morando Morandini - Zanichelli, 1998
  16. ^ Life Is Beautiful (La Vita è bella) (1997), rottentomatoes.com. URL consultato il 16 maggio 2013.
  17. ^ La vita è bella (1997), imdb.com. URL consultato il 16 maggio 2013.
  18. ^ La vita è bella, mymovies.it. URL consultato il 16 maggio 2013.
  19. ^ a b Repubblica - Benigni verso l'Oscar
  20. ^ Mario Monicelli, mymovies.it. URL consultato il 22 ottobre 2016.
  21. ^ Diliberto attacca l' Oscar di Benigni: L' ha vinto con un falso storico, repubblica.it. URL consultato il 22 ottobre 2016.
  22. ^ Corriere della Sera, "Classifica degli utili: La vita è bella batte i kolossal"
  23. ^ Foreign Language Movies at the Box Office - Box Office Mojo
  24. ^ Benigni trionfa ancora e stacca Distretto di Polizia
  25. ^ Benigni doma il Grande Fratello
  26. ^ Ascolti tv: Pandolfi batte Benigni
  27. ^ Davide Maggio: Ascolti TV
  28. ^ Ascolti tv 27 gennaio 2013
  29. ^ Ascolti tv 17 luglio 2013
  30. ^ CON BENIGNI A VEDERE BENIGNI - Repubblica.it

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]