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La vendetta è mia (film)

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La vendetta è mia
La vendetta è mia.jpg
Rentarō Mikuni e Ken Ogata in una scena del film
Titolo originale復讐するは我にあり
Fukushū suru wa ware ni ari
Lingua originalegiapponese
Paese di produzioneGiappone
Anno1979
Durata140 min
Generedrammatico
RegiaShōhei Imamura
SoggettoRyūzō Saki
SceneggiaturaMasaru Baba
ProduttoreKazuo Inoue
FotografiaShinsaku Himeda
MontaggioKeiichi Uraoka
MusicheShinichirō Ikebe
Interpreti e personaggi

La vendetta è mia (復讐するは我にあり Fukushū suru wa ware ni ari?) è un film del 1979, diretto da Shōhei Imamura. Tratto da un libro di Ryūzō Saki, le vicende del film ricalcano quelle del serial killer giapponese Akira Nishiguchi.

In patria il film ha ottenuto 6 premi (su 12 nomination) agli Awards of the Japanese Academy del 1980.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il quarantenne serial killer Iwao Enokizu viene catturato dalla polizia giapponese dopo una latitanza durata diversi anni. Condotto in carcere e prossimo alla condanna a morte, l'omicida viene sottoposto ad un interrogatorio in cui vengono ripercorse le tappe salienti della sua vita. Cresciuto in una famiglia di pescatori, gli anni della sua infanzia prima, della sua giovinezza poi, si sono distinti per continui contrasti con il padre Shizuo. Da qui la decisione di Iwao di rifiutare le proposte di matrimonio dettategli dai genitori per poi invece sposarsi con Kazuko, una ragazza che gli darà due figli. Passati alcuni anni in carcere per alcune truffe, Iwao fa ritorno a casa per poi abbandonarla definitivamente, dopo aver scoperto un legame incestuoso tra suo padre e Kazuko. Persa la fede cristiana, comincia a girare per il Giappone, passando da una città all'altra e lasciando dietro di sé una lunga scia di truffe e soprattutto di omicidi. L'abilità di Iwao nel camuffarsi e nell'interpretare i più svariati tipi di persone gli permettono di sfuggire alla polizia, finché, dopo aver ucciso in ultimo la sua amante Haru da cui aspettava un figlio, viene finalmente arrestato e condotto in carcere. Cinque anni dopo la sua cattura, viene giustiziato e le sue ossa vengono gettate da una scogliera dall'odiato padre e dalla sua ex moglie.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

« Imamura traccia qui lo straordinario ritratto di un criminale attraverso il quale scandaglia l'anima miserabile dell'uomo moderno. »

(Commento del dizionario Morandini[2])

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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