La rosa purpurea del Cairo

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La rosa purpurea del Cairo
The purple rose of cairo.png
Una scena del film
Titolo originale The Purple Rose of Cairo
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1985
Durata 84 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere fantastico, commedia
Regia Woody Allen
Soggetto Woody Allen
Sceneggiatura Woody Allen
Produttore Robert Greenhut
Fotografia Gordon Willis
Montaggio Susan E. Morse
Musiche Dick Hyman
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La rosa purpurea del Cairo (The Purple Rose of Cairo) è un film del 1985 diretto da Woody Allen ed interpretato, fra gli altri, da Mia Farrow, Jeff Daniels e Danny Aiello.

È stato presentato fuori concorso al 38º Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni della grande depressione, Cecilia, vive in una cittadina di provincia del New Jersey col suo marito dispotico e fannullone; per evadere dalla sua vita monotona e dal deludente matrimonio, si rifugia nella fantasia dei film proiettati nel cinema della città. Dopo aver assistito alla proiezione del film La rosa purpurea del Cairo, ne rimane talmente affascinata da rivederlo più volte fino al punto che il suo personaggio preferito, Tom Baxter, accortosi dell'assiduità della spettatrice esce materialmente dallo schermo prendendo vita autonoma nel mondo reale, e propone alla donna di fuggire via da lì. I due passano così il tempo insieme e si innamorano, mentre i protagonisti del film si vedono costretti ad aspettare il ritorno del personaggio per poter proseguire con la trama, e per passare il tempo conversano tra di loro e con gli attoniti spettatori del cinema.

Giunta voce dell'incredibile avvenimento accorso nel New Jersey, e di altri tentativi dei vari Tom Baxter di uscire fuori dallo schermo nelle altre città, i produttori del film sono talmente allarmati da eventuali cause legali, che minacciano di ritirare la pellicola e intimano all'attore che ha dato vita a Tom sullo schermo, Gil Shepherd, di rintracciarlo e costringerlo a ritornare sullo schermo, se non vuol mettere a rischio la sua carriera cinematografica.

Gil, quindi, giunge nella città di Cecilia, e qui la incontra per caso. I due passano trascorrono bei momenti insieme, Cecilia è una grande fan di Gil e lui sembra contraccambiare l'interesse di lei, tanto da dichiarare il suo amore alla donna. Rintracciato Tom, Gil mette Cecilia di fronte ad una scelta: scegliere tra lui o il personaggio fittizio, proponendole anche di fuggire con lei a Hollywood e passare la vita insieme. Cecilia sceglie Gil, e Tom, addolorato dalla sua scelta, non può far altro che rientrare nello schermo, salvando quindi la carriera dell'attore. La donna, il giorno seguente, lascia il marito e si reca nel cinema della città per incontrare Gil e partire con lui, ma l'attende un'amara scoperta: l'attore è già partito per Hollywood, lasciandola sola. A Cecilia, per superare il terribile momento, non rimane che rifugiarsi per l'ennesima volta dentro l'effimera fantasia hollywoodiana, e nel buio della sala assiste, affranta e affascinata, alla proiezione di un film di Fred Astaire e Ginger Rogers.

Temi: finzione e realtà. Il (non) senso autentico della vita[modifica | modifica wikitesto]

Nel film "La Rosa Purpurea del Cairo" Woody Allen affronta un tema estremamente ricorrente nelle sue pellicole: il confronto fra la finzione e la realtà. Nella trama la protagonista è una tipica escapista, sognatrice insoddisfatta della miseria emozionale del mondo e goffamente incapace di adattarvisi, caratteristiche che, generalmente, costituiscono la figura tipica del protagonista alleniano. La Rosa Purpurea del Cairo sembra essere la più nostalgica delle finzioni, in un certo senso la rivincita del sognatore, che, per un mistero che a lui stesso sfugge, vede le figure che ne popolavano i desideri occupare con goffa prepotenza la vita reale. In questo mondo è il protagonista ad essere il perno di tutto, a lui rivolte le attenzioni di quel sogno che ha trafitto la realtà, attonita, finalmente incapace di comprendere il senso degli accadimenti e profondamente a disagio. Tutto funziona perfettamente, ma sarà proprio la protagonista, come strattonata dalle radici della realtà, a porre fine al suo stesso sogno scegliendo la rassicurante verità di una realtà accondiscendente piuttosto che il nomade desiderio di un mélange imprevisto.

In questo senso, Allen sembrerebbe non colpevolizzare eccessivamente l'uomo, così fatalmente ingenuo ed incapace di gestire le proprie emozioni, ma altrettanto accondiscendente da compromettere la propria vita. Sembrerebbe, insomma, la solita morale alleniana: la finzione è lo spazio d'evasione dell'uomo, il sogno è necessario alla vita, ma ciò che infine si staglia sull'esistenza con perentorietà è la crudezza della realtà, la violenza e lo squallore di un mondo fatto di materia indifferente. L'escapista è tale solo perché la Verità è la miseria. In un certo senso, tuttavia, La Rosa Purpurea del Cairo, film che Woody Allen ha più volte dichiarato essere uno dei suoi prediletti, esteticamente e contenutisticamente, pone un quesito ben più radicale: qual è l'effettivo statuto di verità della realtà? Cosa rende, in fondo, la vita concreta più reale di quella fittizia se non la scelta dell'uomo? Quando Tom Baxter entra nel mondo reale ne è affascinato, a testimonianza della sostanziale parzialità di una visione globalmente pessimistica, e, soprattutto nella scena del bordello, riflette esplicitamente sul mistero della nascita, l'inspiegabilità di qualcosa come un'esistenza cosciente, dell'odore di un fiore, della vita in generale, benché segnata dal marchio fatale della morte. Quello che Allen sembra suggerire, in fondo, è che nel semplice istante in cui ci si confronta realmente, sensibilmente con cosa sia la vita, cosa significhi vivere, cosa sia questo spazio abitato dallo sguardo di un vivente, che senso possa avere quest'intermittenza fra il gravoso Tutto ed il temporaneo Nulla eterno, ecco che quella distinzione fra realtà e finzione viene meno, ecco che ciò davvero sottostà alle due dimensioni e ad ogni spazio della vita emerge intransigentemente: il non senso (la protagonista fa menzione di Dio come palliativo per un senso, un disegno all'esistenza, mentre il confronto con l'autenticità del vivere, la sua insensatezza rivela l'insussistenza di tutto il resto). In questi termini Allen pone la domanda delle domande, la domanda su cosa sia la vita e, in fondo, su cosa sia davvero la realtà, se non solo la scelta remissiva della codardia inerziale dell'uomo.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

1985 - New York Film Critics Circle Awards

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 1985, festival-cannes.fr. URL consultato il 23 giugno 2011.

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