Vai al contenuto

La panne. Una storia ancora possibile

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La panne. Una storia ancora possibile
Titolo originaleDie Panne, Eine noch mögliche Geschichte
AutoreFriedrich Dürrenmatt
1ª ed. originale1956
1ª ed. italiana1972
Genereromanzo
Lingua originaletedesco
AmbientazioneSvizzera, anni cinquanta
ProtagonistiAlfredo Traps, rappresentante di commercio
Altri personaggiil padrone di casa: ex giudice
Sig. Zorn: ex pubblico ministero
Sig. Kummer: ex avvocato
Sig. Pilet: oste e ex boia
Simonetta: la governante

La panne. Una storia ancora possibile è un romanzo del 1956 scritto da Friedrich Dürrenmatt.

Come in altri suoi romanzi e racconti, l'intento dell'autore - che si chiede in incipit se vi siano "ancora delle storie possibili, delle storie per scrittori" - è quello di dimostrare che i meccanismi investigativi e giudiziari dello stato sono sostanzialmente incapaci di giungere alla verità umana. Viceversa, alcuni comportamenti, di fatto umanamente negativi, non vengono percepiti come "colpevoli" dalla giustizia umana.

È il caso del protagonista, appunto, che più o meno inconsapevolmente ha provocato la morte di un uomo. Traps è moralmente colpevole, tuttavia il suo delitto, tecnicamente, non sarebbe dimostrabile né tantomeno punibile da un vero tribunale.

È proprio Zorn (ira o collera in tedesco) il pubblico ministero che nel gioco accuserà Traps, ad affermare che si tratta di un delitto “perpetrato in modo così raffinato da essere brillantemente sfuggito, è ovvio, alla giustizia dello Stato”. In quell'inciso “è ovvio” c'è tutto il pessimismo di Dürrenmatt nei confronti della giustizia, nel suo intero corso, dalla indagine fino al processo.

Ma i quattro vecchietti, fra una risata e l'altra, arrivano comunque alla verità, una verità esclusivamente umana, etica, non certo processuale poiché, come afferma il giudice del racconto, “noi quattro qui seduti a questo tavolo siamo ormai in pensione e perciò ci siamo liberati dell'inutile peso delle formalità, delle scartoffie, dei verbali, e di tutto il ciarpame dei tribunali. Noi giudichiamo senza riguardo alla miseria delle leggi e dei commi.”

Un giudizio, quindi, che solo una volta liberato dagli ingranaggi del sistema giudiziario può arrivare al cuore della verità, poiché la giustizia vera non si identifica con quella voluta dai legislatori; le regole, le norme che i commissariati, le prefetture, i tribunali impongono talvolta si scontrano con un autentico spirito di giustizia. I quattro vecchi godono del loro gioco proprio perché con esso hanno la possibilità di sperimentare una ricerca della giustizia autentica, non formale e codificata, perché hanno la libertà di arrivare alla verità più vera e umana, e di arrivarci persino in allegria, per quanto drammatica tale verità possa rivelarsi.

Il titolo rappresenta il messaggio di fondo del racconto: com'è scritto nel primo capitolo di introduzione, anche una banale panne automobilistica rappresenta quanto un piccolo incidente possa cambiare il corso di un'esistenza. Nel mondo moderno, sostiene l'autore in questo suo prologo, il gesto di un solo individuo può scatenare conseguenze a catena persino a livello universale, ed a maggior ragione, quindi, il caso condiziona fortemente le vicende di ogni singolo uomo, nel suo mondo privato.

"Non vi è più un Dio che incomba, una giustizia, un fato come nella Quinta Sinfonia; la minaccia viene dagli incidenti stradali, da dighe che crollano per difetti di costruzione, dallo scoppio di fabbriche di bombe atomiche per la distrazione di un addetto ai laboratori, dall'errata regolazione di incubatrici. La nostra strada passa per questo mondo di contrattempi (...)".

D'altronde il tema della casualità che domina gli eventi umani è frequente nelle opere di Dürrenmatt. È il caso che manda all'aria tanto i piani criminali quanto le più sofisticate congetture investigative, come accade ad esempio nel suo romanzo La promessa.

Svizzera, Anni '50. Alfredo Traps, rappresentante di articoli tessili, sta viaggiando per lavoro attraverso un'indefinita e desertica località montuosa, quando la sua lussuosa Studebaker va in panne: anziché ripartire in treno, l'uomo decide di cercare nei dintorni un posto dove pernottare. Gli viene indicata la ricca dimora di Wucht, un giudice in pensione, il quale, rimasto a vivere da solo, offre gratuitamente l'alloggio in cambio di compagnia. Wucht accoglie di buon grado Traps, e annuncia inoltre che a cena ci saranno degli ospiti: il signor Zorn e il signor Kummer, rispettivamente pubblico ministero e avvocato, anche loro in pensione.

All'arrivo dei due ex-colleghi, Wucht spiega ad Alfredo l'insolito passatempo che hanno escogitato: i tre inscenano processi storici come quello a Gesù o fittizi come ad Adolf Hitler, allo scopo di continuare a esercitare le loro competenze e sfoggiarle per riscriverne gli esiti secondo la moderna giurisprudenza. I tre sono particolarmente felici della presenza di Alfredo, poiché a eventuali ospiti chiedono di giocare la parte dell'imputato: l'uomo, inizialmente confuso, accetta di buon grado di prendere parte al gioco.

A cena, blandendolo con ottimi piatti e buon vino, Zorn spinge Alfredo a raccontarsi nel modo più sincero; l'uomo si descrive inizialmente come un uomo integerrimo, ottimo marito e padre di famiglia. Pian piano, tuttavia, emergono particolari che contraddicono questa autopercezione: Traps è infatti un latente donnaiolo, e ammette di aver spesso tradito sua moglie, soprattutto da quando è divenuto benestante. Incalzato da Zorn, narra di aver ottenuto una prestigiosa promozione e di essere subentrato al suo ex-capo Gygax, morto per un improvviso infarto; Traps non riesce a nascondere un malcelato rancore verso il defunto. Kummer prende Alfredo in disparte e gli rivela che il processo, in realtà, è già iniziato: le domande di Zorn servono infatti a delineare un'accusa di omicidio contro di lui, sospettato di aver ucciso il proprio principale; lo stesso Kummer sarà il suo avvocato difensore, Wucht proclamerà la sentenza e, in caso di condanna alla pena capitale (che i tre ritengono ancora in vigore) ci sarà perfino un boia, il cui ruolo è sostenuto da Pilner, l'oste locale.

Il processo prosegue tra realtà e finzione: pian piano, inebriato dal vino e dall'euforia degli altri ospiti, Alfredo ammette di aver sempre saputo della cardiopatia di Gygax; confessa poi di aver sedotto la bellissima moglie del suo capo e di aver intrecciato con lei una relazione clandestina. L'amore per la giustizia dei tre commensali spinge l'uomo a elargire queste confessioni con estrema naturalezza, quasi con gioia; a nulla valgono gli inviti al silenzio di Kummer, il quale, pur apprezzando la sua sincerità, sa bene che essa verrà usata contro di lui.

Al termine della cena, Zorn enuncia la sua requisitoria: egli accusa Alfredo di aver volontariamente provocato la morte di Gygax, seducendone la moglie al solo scopo di provocargli un infarto; per questo motivo, chiede che sia condannato a morte. Kummer proclama invece la sua arringa difensiva, sostenendo che, nonostante quanto addotto da Zorn fosse in effetti nei pieni poteri di Alfredo, la cardiopatia di Gygax e la promiscuità di sua moglie erano frutto del caso: è lo stesso Traps, sorprendentemente, a rigettare questa versione, poiché essa lo farebbe passare per un mero arrampicatore sociale, mentre lui si sente ormai un geniale assassino. Resa una piena confessione, Alfredo chiede a Wucht di essere condannato a morte: il giudice, pur evidenziando notevoli falle nel processo, con riluttanza emana la condanna. Ad Alfredo, soddisfatto ed euforico, non resta che essere accompagnato da Pilner nel "braccio della morte", ossia la sua camera da letto. Anche i tre giuristi, parimenti ubriachi e felici, si addormentano.

La mattina successiva, non vedendo arrivare Alfredo per colazione, i tre pensionati irrompono nella sua stanza e lo trovano impiccato: convinto della sua colpa e ritenendo insoddisfacente una finta condanna, l'uomo ha deciso di farsi giustizia da solo[1]. Ai giuristi non resta che prendere atto del suo terribile gesto:

«Alfredo, mio caro Alfredo! Ma che cosa ti sei messo in testa, santo cielo? Ci rovini la più bella serata della nostra vita!»

Nel 1972 uscì nelle sale anche un film ispirato al racconto di Dürrenmatt, una produzione italo-francese, intitolato La più bella serata della mia vita. La differenza di titolo è ispirata all'ultima frase del romanzo. Il film è liberamente rimaneggiato soprattutto nel finale.

Dato il suo carattere dialogico, La Panne viene spesso portato in scena a teatro.

Nel 2005 un adattamento teatrale è stato messo in scena con il titolo Rinascere all'alba, nell'ambito della rassegna letteraria Bagliori d'autore, dedicata a Dürrenmatt.

Nel 2008, per la regia di Armando Pugliese, fu portata in scena una versione interpretata da Gianmarco Tognazzi e Bruno Armando.

Nel 2018, col titolo di La Panne, su adattamento e traduzione di Eugenio Bernardi, viene messo in scena con la collaborazione di Il Contato/Teatro Giacosa di Ivrea e Liberipensatori "Paul Valéry" e regia di Oliviero Corbetta[2].

Nel 2026 viene portato in scena in un nuovo adattamento di Alessandro Maggi, con protagonisti Nando Paone e Giacinto Palmarini[3].

Edizioni italiane

[modifica | modifica wikitesto]
  • La panne. Una storia ancora possibile, traduzione di Eugenio Bernardi, Collana Nuovi Coralli n.37, Torino, Einaudi, 1972. - Milano, Euroclub, 1982; in Un requiem per il romanzo giallo, Collana ETascabili, Einaudi, 1991; Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 1996; Collana L'Arcipelago, Einaudi, 2007.
  • La panne. Una storia ancora possibile, traduzione di Eugenio Bernardi riveduta dal curatore Roberto Cazzola, Collana Piccola Biblioteca n.657, Milano, Adelphi, 2014, ISBN 978-88-459-2870-3.
  1. In una successiva versione radiofonica del racconto, contenuta nella serie Radiodrammi (1961), il protagonista, che s'era solo addormentato, al risveglio riprenderà il suo viaggio e la vita di sempre.
  2. La Panne, su teatrogiacosa.it. URL consultato il 24 giugno 2018.
  3. https://www.teatridibari.it/events/la-panne-2/

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàGND (DE) 4258221-0