La morte di Ivan Il'ič

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La morte di Ivan Il'ič
Titolo originale Смерть Ивана Ильича (Smert' Ivana Il'iča)
Death of Ivan Ilyich title page.jpg
Frontespizio dell'edizione russa originale
Autore Lev Nikolaevič Tolstoj
1ª ed. originale 1886
Genere Racconto
Lingua originale russo
Ambientazione San Pietroburgo, Anni '80 del XIX secolo
Protagonisti Ivan Il'ič Golovin

La morte di Ivan Il'ič (in russo Смерть Ивана Ильича, Smert' Ivana Il'iča), pubblicato per la prima volta nel 1886,[1] è un racconto di Lev Nikolaevič Tolstoj. È una delle opere più celebrate di Tolstoj, influenzata dalla crisi spirituale dell'autore, che lo porterà a convertirsi al Cristianesimo. Tema centrale della storia è quello dell'uomo di fronte all'inevitabilità della morte.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

In un ufficio del Tribunale di San Pietroburgo, alcuni magistrati discutono di un importante caso giudiziario. Uno di loro, sfogliando il giornale, vede il necrologio di un collega, Ivan Il'ič Golovin, di 45 anni, che tutti sapevano essere gravemente malato. Dopo una serie di ipotesi su chi potrà occupare il posto lasciato vacante e vaghi propositi di andare a visitare il defunto, tornano al lavoro, contenti di essere ancora vivi. Il giudice Pëtr Ivanovič, amico di Ivan Il'ič fin dai tempi dell'Università, dopo pranzo si reca a far visita alla vedova, Prascovia Fëdorovna che lo intrattiene chiedendogli consigli sulla pensione di reversibilità. L'incontro con la famiglia del defunto non è particolarmente cordiale. Adempiuto quest'obbligo morale, si reca a casa di un collega per giocare a carte.

Ivan Il'ič Golovin aveva studiato giurisprudenza ed era diventato giudice istruttore di una remota provincia. Dopo alcune avventure sentimentali con donne più mature di lui, si era sposato per convenienza con una ragazza altolocata da cui aveva avuto due figli. Diversi anni più tardi riesce ad ottenere il trasferimento nella capitale, una promozione e l'aumento di stipendio. Arredando la nuova casa a San Pietroburgo, cade da una scala urtando col fianco la maniglia della finestra. Il dolore cresce costantemente ed evolve in una misteriosa malattia a cui i medici non sanno dare un nome. Ivan Il'ič si trova ben presto di fronte ad un male incurabile. L'unico conforto gli viene dal servo Gerasim, un ragazzo di origini contadine, che non ha paura della morte e gli mostra compassione. Ivan inizia a fare un bilancio della sua vita e avverte sempre più distintamentere di aver condotto una vita artificiale, dominata dall'interesse e da valori borghesi convenzionali.

Verso la fine lo pervade una "strana forza" e non prova più odio per la moglie e il figlio. Nella morte trova la spiegazione dell'enigma della vita.

Traduzioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Traduzione di L. D'Agesilao, Treves, Milano 1894
  • Traduzione di Carafa Capecelatro Enrichetta (Duchessa d'Andria), UTET, Torino 1934
  • Traduzione di G.Donnini, Casini, Roma 1951
  • Traduzione di L. Stolfi, Universale Economica, Milano 1954
  • Traduzione di G. De Dominicis Jorio, Rizzoli, Milano 1961
  • Traduzione di G. Buttafava, Garzanti, Milano 1975
  • Traduzione di Tommaso Landolfi, Rizzoli, Milano 1976
  • Traduzione di Igor Sibaldi, Mondadori, Milano 1991

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lev Tolstoj, Tutti i racconti, a cura di Igor Sibaldi, Arnoldo Mondadori, Milano 1991, collana "I Meridiani", p. 1421.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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