La marcia di Radetzky

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La marcia di Radetzky
Titolo originaleRadetzkymarsch
Joseph Roth Radetzkymarsch 1932.jpg
AutoreJoseph Roth
1ª ed. originale1932
1ª ed. italiana1935
Genereromanzo
Sottogenerestorico
Lingua originale tedesco
AmbientazioneImpero austro-ungarico, seconda metà del XIX secolo - primi due decenni del XX secolo
Seguito daLa cripta dei cappuccini

La marcia di Radetzky è un romanzo di Joseph Roth del 1932 che racconta la decadenza e il lento disfacimento dell'Impero d'Austria-Ungheria attraverso la storia della famiglia von Trotta, di recente nobiltà, dal 1860 al 1916. Sullo sfondo campeggia l'intramontabile figura del vecchio imperatore Francesco Giuseppe: emblema vivente dei già idealizzati tempi passati, ma d'altro lato anche simbolo della senescenza e decrepitezza di una realtà politica avviata al tramonto, quella della dinastia Asburgo-Lorena che mantiene unito un Impero multietnico e cristiano; la devozione a tale sistema di valori viene contestata dall'ascesa di quelle forze centrifughe che minarono le fondamenta dell'Impero: gli aspri conflitti etnici, i nazionalismi, il populismo.

Pur avendo già iniziato a scrivere l'opera, Roth era molto incerto sul titolo. L'editore Gustav Kiepenheuer racconta che durante una passeggiata con Roth a Lipsia ai primi di dicembre del 1930, passeggiando per l'Augustus-Platz, ad un certo punto esclamò: "La Marcia di Radetzky". Roth esultò e, preso il suo piatto orologio di argento, incise con il temperino sul retro del coperchio la data, i loro nomi e "Radetzkymarsch" e glielo regalò.[1]

Roth continua il suo racconto della famiglia von Trotta al tempo dell'Anschluss nazista dell'Austria del 1938 ne La cripta dei cappuccini.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda ha inizio con Joseph, sergente dell'esercito austriaco di origini slovene, che al comando del suo plotone partecipa alla battaglia di Solferino e San Martino. Il nemico è in ritirata ma continua ad impegnare le truppe austriache (questa prima, breve parte è ancora ambientata prima della duplicazione della Monarchia) con le loro retroguardie. Il sergente scorge un gruppo di ufficiali dello stato maggiore, tra i quali riconosce la figura del giovane imperatore Francesco Giuseppe. Il gruppo avanza verso i soldati, senza rendersi conto di essere esposto al tiro della retroguardia nemica. Il sergente, resosi conto della gravità della situazione, si dirige in tutta fretta verso il gruppo e incurante di tutto protegge l'imperatore con il suo corpo, buttandolo a terra. In quel medesimo istante un colpo viene esploso verso di lui e lo colpisce alla spalla. L'imperatore, resosi conto di quanto avvenuto e grato verso il suo salvatore, dà disposizioni affinché il sergente Trotta venga curato.

Così ha inizio il libro "La marcia di Radetzky": sembrerebbe una fiaba, un racconto dei tempi andati, nei quali la figura bonaria del re si mostrava ai suoi sudditi e li ripagava generosamente dei loro servigi.

Joseph diventa "l'eroe di Solferino" e finisce sui libri di scuola. Riceve inoltre dall'imperatore l'Ordine di Maria Teresa e un titolo nobiliare, divenendo Barone von Trotta di Sipolje. L'inaspettata ascesa sociale lo estranea dal suo ambiente originario, al quale nonostante tutto rimane legato da un insieme di sentimenti contrastanti: desiderio di rivalsa, affetto, indulgenza. Il vecchio padre assurge nella mente del barone a simbolo di tutto ciò che egli allo stesso tempo rimpiange e rifugge.

Il progressivo allontanamento dai valori tradizionali e dal passato già in atto nel primo barone Trotta, trova conferma e viene rafforzata anzi nelle successive generazioni della famiglia, accompagnandosi ad un progressivo disgusto per il presente, caotico e incomprensibile. La mitizzazione del passato trova nelle figure del vecchio imperatore Francesco Giuseppe e dell'"Eroe di Solferino" i suoi archetipi, immutabili garanti dell'ordine e della giustezza del mondo antico. E Roth mette in bocca al conte Chojnicki queste parole: "Il mondo in cui valeva ancora la pena di vivere era condannato al tramonto. Quello destinato a succedergli non meritava più un solo abitante rispettabile. Non aveva dunque senso essere costanti in amore, sposarsi e magari generare discendenti." (II,218).

Mentre nel secondo barone Franz questo atteggiamento si traduce nello sforzo di tutelare la monarchia nelle vesti di sottoprefetto dell'Impero, ligio alle norme e ai riti, nella terza generazione, con il giovane ufficiale Carl Joseph si manifesterà in maniera più complessa. Il progressivo svuotamento dell'esistenza di Carl Joseph, relegato in una guarnigione di confine dell'Impero, l'inaridirsi dei legami familiari, l'incapacità di esprimere sentimenti genuini verso i propri commilitoni, accompagnati ad una grande sensibilità e alla necessità di instaurare un rapporto umano gli fanno avvertire con grande forza la sua condizione di inadeguatezza e di isolamento. La guerra che sopraggiungerà, attesa come evento liberatorio ed eroico, si rivela in realtà un evento distruttivo e senza pietà, l'espressione massima di un nuovo mondo violento che disintegrerà il vecchio impero e il giovane Carl Joseph, lasciando dietro di sé il vecchio padre, incredulo e affranto testimone della fine di tutto ciò per il quale aveva vissuto.

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • La marcia di Radetzky, traduzione di Renato Poggioli, Firenze, Bemporad, 1934, pp. 458.
  • La marcia di Radetzky, traduzione di Renato Poggioli, Collana La Gaja scienza n.78, Milano, Longanesi, 1953-1980, pp. 443, vol. in 16°. - Giunti, Firenze, 2010.
  • La marcia di Radetzky, traduzione di Laura Terreni e Luciano Foà, Collana Biblioteca, Milano, Adelphi, 1987.
  • La marcia di Radetzky, traduzione di Alberto Schiavone, Barbès Editore, 2009.
  • La marcia di Radetzky, traduzione di C. Pischeri, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2010.
  • La marcia di Radetzky, traduzione di Sara Cortesia, Roma, Newton Compton, 2010.
  • La marcia di Radetzky, traduzione di U. Colla, Prefazione di Claudio Magris, Milano, BUR, 2011.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marino Freschi- Joseph Roth - Liguori Editore - 2013 - pag.187
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