La malora

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La malora
AutoreBeppe Fenoglio
1ª ed. originale1954
Genereromanzo
Lingua originaleitaliano

La malora è un romanzo breve di Beppe Fenoglio, pubblicato per la prima volta nel 1954 da Einaudi nella collana dei "Gettoni", due anni dopo I ventitré giorni della città di Alba.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo narra la storia di un ragazzo, Agostino Braida, servitore presso la famiglia Rabino. Il giovane Agostino racconta e commenta in prima persona la sua vicenda di ragazzo povero, ma deciso nel resistere alla sfortuna, la "malora" del titolo.

Tutta la vicenda si svolge nelle Langhe, protagoniste indiscusse della storia, descritte accuratamente non solo nella drammaticità della vita contadina di inizio Novecento, ma anche nella situazione sociale della gente di quegli anni.

La maggior parte del romanzo ed il suo sviluppo narrativo si svolgono nella frazione Pavaglione di Castino.

Agostino è un giovanissimo contadino che osserva la vita della sua famiglia e ne narra le durezze: la mamma, Melina, è una confezionatrice di robiole e il papà si divide tra il lavoro dei campi e la vendita dei prodotti. Pian piano la famiglia si impoverisce ed è costretta a vendere le terre. Stefano, fratello di Agostino, parte militare e poi gestisce direttamente il terreno del padre, dopo la sua morte, accaduta a causa di un incidente sul lavoro. Il fratello Emilio va a studiare in seminario, su insistenza della maestra del paese che è disposta a rimettere un vecchio debito, in cambio della scelta vocazionale del giovane. Costretto a servire per tre anni, Agostino, si innamora perdutamente della servente, di nome Fede, e da lei è ricambiato; tuttavia non riesce a sposarsi perché la ragazza viene promessa a un altro uomo.

Agostino ritorna a casa, quado Stefano va a lavorare dagli zii, e con lui torna anche il fratello Emilio, per l'aggravarsi della malattia. Il giovane si impegna nella propria terra, con nel cuore una grande felicità, per aver potuto tornare accanto alla madre. Il libro si chiude con le parole della madre, sussurrate in preghiera, vicino ai meli, udite per caso dal figlio Agostino: "Non chiamarmi prima che abbia chiuso gli occhi al mio povero figlio Emilio. Poi, dopo, son contenta che mi chiami, se sei contento tu. E allora tieni conto di cosa ho fatto per amore e usami indulgenza per cosa ho fatto per forza. E tutti noi che saremo lassù teniamo la mano sulla testa d'Agostino, che è buono e si è sacrificato per la famiglia e sarà solo al mondo".

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Beppe Fenoglio, La malora, Torino, Einaudi, 1963, p. 351, ISBN 8806309242.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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