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La grande onda di Kanagawa

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La grande onda di Kanagawa
La grande onda di Kanagawa
La copia conservata alla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d'America[1]
Autore Katsushika Hokusai
Data tra il 1826 e il 1833
Tecnica xilografia in stile ukiyo-e
Dimensioni 25,7×37,9 cm
Ubicazione varie copie conservate in diversi musei

La grande onda di Kanagawa (神奈川沖浪裏 Kanagawa oki nami ura?, letteralmente "Sotto un'onda di Kanagawa") è una xilografia in stile ukiyo-e del pittore giapponese Hokusai (1760-1849). La stampa, pubblicata la prima volta tra il 1826 e il 1832[1], è la prima e la più celebre tra quelle che compongono la serie intitolata 36 vedute del Monte Fuji, oltre a essere la più famosa nel suo genere e una delle immagini più famose al mondo[2].

La xilografia, di dimensioni 25,7 cm × 37,9 cm[3], rappresenta delle onde tempestose che minacciano alcune imbarcazioni nel mare al largo della prefettura di Kanagawa. Come in tutte le altre rappresentazioni di questa serie, sullo sfondo compare il Monte Fuji.

Diverse copie dell'opera sono conservate in diversi musei occidentali, come il Metropolitan Museum of Art di New York, il British Museum di Londra, l'Art Institute of Chicago, la National Gallery of Victoria di Melbourne e la Bibliothèque nationale de France di Parigi.

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

Ukiyo-e, la tecnica utilizzata per la realizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ukiyo-e.
Nell'immagine in alto un artista lavora su un blocco di legno. Sotto un blocco con inciso un disegno.
Nell'immagine in alto un artista lavora su un blocco di legno. Sotto un blocco con inciso un disegno.
Nell'immagine in alto un artista lavora su un blocco di legno. Sotto un blocco con inciso un disegno.

Lo stile utilizzato nella realizzazione della Grande onda di Kanagawa è l'ukiyo-e (浮世絵? "immagine del mondo fluttuante"), un genere di stampa artistica giapponese su blocchi di legno fiorita nel periodo Edo, tra il XVII e il XX secolo. Tale tecnica fu introdotta in Giappone dalla Cina nell'VIII secolo, venendo utilizzata a partire da questo periodo per l'illustrazione di testi buddhisti e, dal XVII secolo, per la raffigurazione artistica di poemi e romanzi[4]. Lo stile ukiyo-e conobbe la sua consacrazione proprio in quest'ultimo periodo attraverso la rappresentazione della vita della città, in particolare delle attività degli strati più bassi della società quali mercanti, artisti, rōnin e cortigiane, che andavano sviluppando una propria cultura e arte nelle città di Edo (oggi Tokyo), Osaka e Kyoto, in un movimento che a posteriori avrebbe preso il nome di ukiyo, il "mondo fluttuante"[5]. Nel 1661 lo scrittore Ryōi Asai nel suo libro Racconti del mondo fluttuante (Ukiyo monogatari) descrisse per la prima volta tale movimento come il saper «vivere momento per momento, volgersi interamente alla luna, alla neve, ai fiori di ciliegio e alle foglie rosse degli aceri, cantare canzoni, bere sake, consolarsi dimenticando la realtà, non preoccuparsi della miseria che ci sta di fronte, non farsi scoraggiare, essere come una zucca vuota che galleggia sulla corrente dell'acqua»[6]. Nella sua connotazione antica la parola è invece carica dei concetti buddhisti che sottolineano la realtà di un mondo in cui l'unica cosa certa è l'impermanenza di tutte le cose[7], oltre a essere un'allusione ironica al termine omofono "mondo della sofferenza" (憂き世?), il ciclo continuo di morte e rinascita al quale i buddhisti cercavano di sottrarsi.

Grazie alla crescente popolarità della letteratura ukiyo e delle stampe, la popolazione iniziò a prendere sempre più confidenza con i movimenti artistici. Attorno alla metà del XVII secolo gli artisti iniziarono a riprodurre nelle opere ciò che accadeva all'interno dei quartieri del piacere e dei teatri kabuki, o durante i matsuri e i viaggi. Ciò comportò la diffusione di guide turistiche al cui interno veniva mostrato il meglio delle città e delle campagne[5].

Intorno al 1670 apparve il primo grande maestro dello stile ukiyo-e: Moronobu Hishikawa[5]. Egli iniziò a produrre stampe su foglio singolo rappresentanti fiori, uccelli, forme femminili e scene erotiche conosciute come shunga. Questo tipo di stampa prevedeva l'uso di inchiostro nero su foglio bianco, con i colori che venivano aggiunti a mano in un secondo momento. Verso la fine del XVIII secolo la modernizzazione delle tecniche permise la realizzazione delle prime stampe policrome[4], grazie a una tecnica nota come nishiki-e[8].

Gli ukiyo-e erano il risultato di una collaborazione tra diversi specialisti, ognuno dei quali aveva un compito specifico[9]: per prima cosa l'artista (絵師 eshi?) creava il disegno originale in inchiostro ( sumi?) direttamente su un sottile strato di carta fatta a mano[10]. Dopodiché degli artigiani (彫師 horishi?) incollavano il disegno a faccia in giù su un blocco di legno[11], incidendo le parti in cui la carta era bianca, lasciando così il disegno in evidenza sul blocco[9]. Nell'operazione il disegno originale andava distrutto[11]. Una volta creati tanti blocchi quanti colori sarebbero stati presenti nell'opera finale, un addetto alla stampa (摺師 surishi?) si occupava di inchiostrarli e di imprimerli sulla carta sfregando sul retro dei fogli uno specifico attrezzo chiamato baren (馬楝?)[12].

Raramente l'artista partecipava al processo di incisione dei propri blocchi di legno[13]. Ciò nonostante il suo nome e quello dell'editore (版元 hanmoto?, colui che commissionava l'opera e ne giudicava la qualità finale) erano gli unici a essere accreditati come autori nell'opera finita[14].

Benché in Giappone non esistesse nessuna legge sulla proprietà intellettuale prima del periodo Meiji (1868-1912), vi era comunque un senso di appartenenza e dei diritti da parte di coloro che producevano le stampe. Piuttosto che appartenere agli artisti, i blocchi erano da considerarsi di proprietà degli editori, che potevano fare di essi ciò che volevano. Gli editori possedevano anche il diritto di vendere ad altri editori i propri blocchi[15].

Katsushika Hokusai, l'autore[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Katsushika Hokusai.
Katsushika Hokusai, autoritratto del 1839

L'autore de La grande onda, Katsushika Hokusai, nacque a Edo nel 1760 con il nome di Tokitarō Kawamura[16]. Era figlio di un fabbricante di specchi che serviva alla corte dello shōgun e, dato che non fu mai riconosciuto ai fini della successione, è probabile che sua madre fosse una concubina[17].

Iniziò a dipingere all'età di sei anni e a dodici suo padre lo mandò a lavorare in una libreria. A sedici divenne apprendista presso un incisore, attività che studiò per tre anni mentre cominciava a produrre le proprie illustrazioni. A diciotto anni fu accettato come apprendista di Shunshō Katsukawa, uno degli artisti ukiyo-e più celebri a quel tempo. Dopo un anno il maestro gli diede il nome di Shunrō, con il quale pubblicò i suoi primi lavori nel 1779[18].

All'età di cinque anni ho preso l'abitudine di disegnare cose.
A cinquanta avevo prodotto un gran numero di disegni, tuttavia,
nessuno di loro ha avuto alcun riconoscimento fino all'età di settant'anni.
A settantatré finalmente ho imparato qualcosa riguardo alla vera natura delle cose,
uccelli, animali, insetti, pesci, i prati e gli alberi.
In questo modo all'età di ottant'anni avrò fatto qualche progresso,
a novant'anni avrò penetrato il significato più profondo delle cose,
a un centinaio farò vere meraviglie e a centodieci,
ogni punto, ogni linea, avrà un vita propria.

—Katsushika Hokusai[19]

Dopo la morte di Katsukawa nel 1793, Hokusai intraprese gli studi da autodidatta di diversi stili di pittura, da quella giapponese a quella cinese, passando per quella olandese e francese. Durante questo periodo si specializzò nella produzione di surimono (cartoline per l'anno nuovo), inserzioni pubblicitarie, scene di vita quotidiana e paesaggi[20]. Attorno al 1800 pubblicò le serie Vedute famose della capitale dell'est e Otto vedute di Edo, iniziando contestualmente ad accettare studenti e apprendisti. Fu durante questo periodo che iniziò a farsi chiamare Hokusai, il più famoso tra i più di trenta pseudonimi diversi utilizzati nel corso della sua vita[18].

Nel 1804 la sua popolarità crebbe a dismisura quando, in occasione di un masturi in quel di Tokyo, completò un dipinto di 240 m²[21] raffigurante un monaco buddhista di nome Daruma. In seguito fu chiamato a presenziare di fronte allo shōgun Tokugawa Ienari dopo che vinse un concorso per talenti durante il quale si era misurato con un artista specializzato nello stile tradizionale cinese. Tre anni dopo iniziò a lavorare per conto di Kyokutei Bakin nell'illustrazione di tre libri dello scrittore, ma la loro differenza di vedute portò i due a interrompere il sodalizio. Ridotto quasi al lastrico, nel 1812 pubblicò il manuale Brevi lezioni di disegno semplificato, viaggiando tra Nagoya e Kyoto in cerca di apprendisti e studenti da ingaggiare. Nel 1814 pubblicò il primo dei quindici volumi che compongono la serie Manga. Nell'ultimo periodo degli anni venti dell'Ottocento pubblicò la serie 36 vedute del Monte Fuji a cui seguì, grazie alla sua popolarità, la pubblicazione di una serie supplementare di dieci stampe[22].

Tra i suoi ultimi lavori vi sono Vedute di ponti famosi, Cascate famose in varie province e Cento vedute del Monte Fuji[23]. Nel 1839, quando ormai la sua popolarità stava venendo offuscata da quella di Hiroshige Utagawa, il suo studio andò distrutto in un incendio e la maggior parte dei suoi lavori perduti[20]. Morì nel 1849[24] all'età di 89 anni[20].

L'opera[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La montagna[modifica | modifica wikitesto]

Le barche[modifica | modifica wikitesto]

Il cielo e il mare[modifica | modifica wikitesto]

La firma[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Kanagawa oki nami ura, Biblioteca del Congresso. URL consultato il 1º marzo 2015.
  2. ^ (EN) Kanagawa-oki nami-ura 神奈川沖浪裏 (Under the Wave off Kanagawa) / Fugaku sanjūrokkei 富岳三十六景 (Thirty-six Views of Mt. Fuji) su Britishmuseum.org, British Museum. URL consultato il 1º marzo 2015.
  3. ^ (EN) The Great Wave at Kanagawa (from a Series of Thirty–Six Views of Mount Fuji) su Metmuseum.org, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 1º marzo 2015.
  4. ^ a b Fleming e Honour, 2006, p. 706.
  5. ^ a b c (EN) A History of the Ukiyo-e Woodblock Print su Ukiyoe-reproductions.com. URL consultato il 1º marzo 2015 (archiviato dall'url originale il 6 febbraio 2013).
  6. ^ Guth, 2009, p. 29.
  7. ^ Lambert e Bouquillard, 2008, p. 17.
  8. ^ (EN) Woodblock Prints in the Ukiyo–e Style su Metmuseum.org, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 2 marzo 2015.
  9. ^ a b Faulkner e Robinson, 1999, p. 27.
  10. ^ Michener, 1959, p. 11.
  11. ^ a b Salter, 2001, p. 64.
  12. ^ (ES) Ukiyo-e: Imágenes del mundo flotante in La Gran Época, 22 maggio 2010. URL consultato il 1º marzo 2015.
  13. ^ Penkoff, 1964, p. 21.
  14. ^ Salter, 2001, p. 61.
  15. ^ (EN) Viewing Japanese Prints: What Is an Original Woodblock Print? su Viewingjapaneseprints.net. URL consultato il 2 marzo 2015.
  16. ^ Terry, 2013, p. 241.
  17. ^ Weston, 2002, p. 116.
  18. ^ a b Weston, 2002, pp. 116-117.
  19. ^ (ES) Hokusai, la gran ola de Oriente in ADN. URL consultato il 3 marzo 2015 (archiviato dall'url originale il 26 maggio 2008).
  20. ^ a b c Weston, 2002, p. 117.
  21. ^ (ES) Katsushika Hokusai in El Poder de la Palabra. URL consultato il 3 marzo 2015.
  22. ^ Weston, 2002, p. 118.
  23. ^ Weston, 2002, p. 119.
  24. ^ Terry, 2013, p. 250.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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