La figlia di Iorio (Michetti)

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La figlia di Iorio
La figlia di Iorio - Michetti.jpg
AutoreFrancesco Paolo Michetti
Data1895
Tecnicatempera su tela
Dimensioni280×550 cm
UbicazionePalazzo del Governo (sede della Provincia di Pescara), Pescara

La figlia di Iorio è un dipinto a tempera su tela (cm 550 x 280) realizzato da Francesco Paolo Michetti nel 1895. Oggi l'opera è conservata nel Palazzo della Provincia a Pescara.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il dipinto fu esposto nello stesso anno in cui fu realizzato all'Esposizione internazionale d'arte di Venezia, dove ricevette il primo premio.

Per la realizzazione dell'opera Francesco Paolo Michetti si ispirò ad una scena alla quale aveva assistito a Tocco da Casauria, suo paese natale, dove in un giorno d'estate era apparsa correndo sulla piazza una giovane donna scarmigliata inseguita da alcuni contadini, eccitati dal vino e dal sole, come raccontò D'Annunzio, presente con lui alla scena, in un’intervista nel 1921, svelando il nucleo generativo di entrambe le opere omonime:

«Michetti non mi ispirò, con la sua famosa tela, la tragedia. C'è un precedente. Io ero col mio divino fratello Ciccio in un paesetto d’Abruzzo, chiamato Tocco Casauria, dove, appunto, era nato l’amico, il pittore dal magico pennello. Ebbene, tutti e due, d’improvviso, vedemmo irrompere nella piazzetta una donna urlante, scarmigliata, giovane e formosa, inseguita da una torma di mietitori imbestiati dal sole, dal vino e dalla lussuria. La scena ci impressionò vivamente: Michetti fermò l’attimo nella sua tela ch'è un capolavoro: ed io rielaborai nel mio spirito, per anni, quanto avevo veduto su quella piazzetta: e infine scrissi la tragedia.»

(Surico, Ora luminosa 39)

D'Annunzio scrisse una lettera al Michetti, subito dopo aver terminato di scrivere La Figlia di Iorio:

«Queste settimane d'estate resteranno memorabili per me. Non avevo mai lavorato con tanta violenza e non avevo mai sentito il mio spirito in comunione così forte con la terra. Quest’opera viveva dentro di me da anni, oscura. Non ti ricordi? La tua Figlia di Iorio fece la prima apparizione or è più di vent’anni, col capo sotto un dramma di nubi. Poi d'improvviso si mostrò compiuta e possente nella gran tela, con una perfezione definitiva che ha qualche analogia con la cristallizzazione dei minerali nel ventre delle montagne.»

(D'Annuzio, lettera a Michetti, 31 agosto 1903[1])

Analisi dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

In primo piano vediamo proprio una fanciulla che, in un ambiente naturale, passa accanto a degli uomini che la osservano: ella indossa un lungo abito rosso e ha il capo coperto, in modo da celare la sua procacità; in realtà, con un simile espediente viene sottolineata l’innocenza della protagonista nel non voler provocare gli sguardi. La modella scelta per la donna fu Giuditta Saraceni, una diciannovenne originaria di Orsogna.[2] Le persone che osservano la passante sono sette, cinque in primo piano e due di contorno, sedute o sdraiate. Allo sguardo di ogni figura viene affidato un sentimento diverso. Il primo da sinistra è raffigurato supino e con uno sguardo malizioso; egli rappresenta un autoritratto del Michetti. Il secondo personaggio, posto alle spalle della donna, ha le sembianze del musicista e poeta Paolo De Cecco, frequentatore del Cenacolo michettiano di Francavilla al Mare; il terzo, seduto nel mezzo del gruppetto di mietitori, si caratterizza per un atteggiamento più calmo, al punto che sembra richiamare i suoi vicini alla compostezza e alla moderazione; accanto a lui c’è un altro giovane dall'aspetto esile, tutto raccolto in se stesso e con le mani strette tra le ginocchia, e che forse ha lanciato una frase d’invito; il quinto uomo mostra uno sguardo trasognato: egli è stregato dalla donna, come è evidente dai suoi grandi occhi dilatati.

Lo sfondo è dominato dall'imponente mole della Maiella, e in particolare il profilo montuoso riprodotto nel dipinto è visibile solo da Orsogna,[3] dove il pittore ne realizzò lo studio nella Torre Di Bene. Il delicato e modulato profilo montuoso è messo ben in risalto dal colore terso e luminoso del cielo azzurro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "La figlia di Iorio" da Michetti a D'Annunzio, in Jstor.
  2. ^ La figlia di Iorio, in Aurum-Comune di Pescara[collegamento interrotto].
  3. ^ La figlia Di Iorio - G. D'Annunzio, in Grotte del Cavallone.
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