La duchessa di Chicago

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La duchessa di Chicago
TheateranDerWienJakobAlt.jpg
Il Theater an der Wien nel 1815.
È stato sede nel 1928 della prima dell'operetta.
Titolo originale Die Herzogin von Chicago
Lingua originale tedesco / inglese
Genere operetta
Musica Emmerich Kálmán
Libretto Julius Brammer e Alfred Grünwald
Atti due, oltre ad un prologo e un epilogo
Epoca di composizione 1928
Teatro Theater an der Wien (Vienna)

La duchessa di Chicago (nell'originale: Die Herzogin von Chicago o, nella versione in lingua inglese, The Duchess of Chicago) è un'operetta in due atti, un prologo ed un epilogo, musicata dal compositore di origine ungherese Emmerich Kálmán su libretto di Julius Brammer e Alfred Grünwald.

La composizione combina sonorità del jazz e motivi tipici della danza contemporanea con elementi musicali tradizionali associati con lo stile waltz-opera prodotto nella Vienna dei tardi anni venti. La musica si appoggia anche a suoni tradizionali dell'Ungheria, patria nativa del compositore Kálmán.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'operetta fu rappresentata per la prima volta al Theater an der Wien (Vienna) il 5 aprile 1928 (con Rita Georg, Hubert Marischka, Elsie Altmann, Richard Waldemar, Hugo Thimig, Hans Moser e Joseph Egger diretti da Anton Paulik) nonostante la lunghezza (quasi cinque ore) fece registrare un buon successo, tanto da essere poi replicata per 242 volte.[1]

Il 2 dicembre dello stesso anno va in scena al Király Színház di Budapest.

Fu messa in scena poi l'anno successivo negli Stati Uniti, a Newark (New Jersey) e Springfield (Massachusetts) senza riuscire però ad approdare a Broadway.

Il 21 giugno 1929 va in scena con Ines Lidelba al Teatro Diana di Milano alla presenza del compositore nella prima rappresentazione italiana seguita da sessanta repliche. Nel novembre dello stesso anno va in scena con successo anche al Teatro Argentina di Roma. La prima esecuzione a Taranto, al Teatro Orfeo, è stata il 5 novembre 1929.

Di fatto, restò sconosciuta fino al 1997, quando la Lubo Opera Company l'ha messa in scena in forma di concerto a New York. L'anno dopo è stata poi rappresentata nella sua integralità in teatro dalla Light Opera Works, compagnia dell'Illinois, in una nuova traduzione appositamente scritta da Philip Kraus e Gregory Opelka.

Nel 1999 il direttore d'orchestra Richard Bonynge ne ha registrato su disco una versione che ha contribuito ad incrementarne la notorietà.

Al Teatro Verdi (Trieste) viene rappresentata nel 1958 al castello di San Giusto di Trieste con Irene Callaway, Sergio Tedesco, Nuto Navarrini ed Anna Campori per la regia di Mario Lanfranchi (con registrazione per la televisione; è andata poi in scena ancora nel 1978 nel Teatro Stabile Politeama Rossetti con Sandro Massimini e la regia di Gino Landi, nel 1979 anche con Elio Pandolfi e nel 2003 per la compagnia di operetta del Teatro Verdi con Paolo Calabresi, Donata D'Annunzio Lombardi, Max Renè Cosotti, Arturo Testa, Matteo Reza Azchirvani e Giuliano Pelizon[2]), nel 2005 a Parma[3], nel 2006 al teatro dell'Opera di Roma e nel 2007 a Polistena[4].

Nel maggio 1980, Antennatre trasmise l'operetta con Massimini, Ugo Benelli e Bruno Lauzi.

Nel 2014 va in scena al Teatro Carlo Goldoni (Livorno) ed al Teatro Valli di Reggio Emilia con Matteo Micheli, Silvia Santoro, Marco Prosperini, Massimiliano Costantino e Cristina Chiaffoni.

Argomento[modifica | modifica sorgente]

Il libretto ha un taglio di relativa satira ed è basato sullo stile del cabaret politico in auge negli ambienti radicali della Vienna del tempo ma anche a Berlino e Monaco di Baviera.

In questo senso, prende direttamente di mira la rivoluzione sociale che era in atto negli anni ruggenti in America (un esempio piuttosto evidente è dato dalla scena jazz di Chicago).

Così l'operetta finisce per rappresentare uno spaccato di come la cultura europea si rapportava a nascenti fermenti e movimenti artistici degli USA, con tutti i luoghi comuni del caso: ad esempio, la musica innovativa del jazz e del charleston e i tagli femminili di capelli alla maschietta, tipici delle flapper.

Ruoli[modifica | modifica sorgente]

Ruolo Registro
Re Pancrazio XXVII di Sylvaria tenore
Principe Sándor Boris, erede al trono di Sylvaria tenore lirico
Miss Mary Lloyd di Chicago soprano lirico
Mister James Bondy, segretario di Mary Lloyd tenore (buffo)
Principessa Rosemarie Sonjuschka di Morenia soprano
Mister Benjamin Lloyd, padre di Mary Lloyd attore
Conte Bojazowitsch, ministro delle Finanze di Sylvaria tenore
Ministro di Stato di Sylvaria tenore
Contessa Dobrugia, Dama di corte attrice
Conte Negresco, Aiutante di Sandor attore
Tihany, Direttore dell'Arcobaleno attore
Kupp Mihaly, Violinista tzigano attore
ospiti di corte, ufficiali, ragazze, musicisti, trombettieri, servitori attori, ballerini, musicisti, mimi

Sinopsi[modifica | modifica sorgente]

La vicenda ruota intorno alla figura della giovane americana Mary Lloyd che scommette con le altolocate e ricche amiche del circolo esclusivo da lei frequentato (Il Club delle giovani eccentriche) chi fra loro saprà acquistare la cosa più costosa reperibile in Europa.

Nel frattempo, in Europa, lo stato della Sylvaria è sull'orlo della bancarotta. Il principe Sándor Boris e i suoi ministri cercano di tenere tranquilla la popolazione mentre il re è morente a Montecarlo. Pensano allora ad un matrimonio fra teste coronate che possa funzionare come diversivo alle inquietudini della gente. Il principe decide così di fidanzarsi, sia pure in assenza di un vero sentimento, con l'amica di vecchia data, la principessa Rosemarie di Morenia.

Mary arriva a Budapest dove incontra quello che crede essere il principe, mentre il vero principe si cela sotto le spoglie di un aiutante di campo. Annoiata dal valzer viennese suonato al night club, la giovane - appassionata di charleston - si accorge di provare maggiore attrazione per l'aiutante del principe piuttosto che per il nobile stesso.

La scena si sposta in Sylvaria dove Mary ha intenzione di comprare il palazzo reale. Rimane spiazzata quando apprende la vera identità del principe, che continua a 'nascondersi' sotto le vesti dell'aiutante di campo, ma, superato il momento di sorpresa, decide che dovrà avere, una volta acquistato il palazzo, anche il principe che vi ha fino ad allora abitato.

Mentre si comincia a pensare ad un nuovo fidanzamento, Mary e il principe continuano nel litigare a proposito dei rispettivi gusti in fatto di ballo (lui portato al valzer; lei, come s'è visto, con una grande passione per il charleton). Boris rimane soprattutto deluso però quando legge una lettera che Mary ha scritto a suo padre e da cui ricava l'impressione che la giovane sia solo interessata a comprarlo, senza amarlo per nulla.

La scena si sposta nuovamente a Budapest dove sono fuggiti James Bondy, il segretario particolare di Mary, e la principessa Rosemarie, che lo ha decisamente preferito al principe Boris. Il re di Sylvaria, rimessosi in salute, giunge a sua volta e prova a circuire la ricca americana (del cui denaro Sylvaria ha bisogno). Lei, tuttavia, respinge le 'avance'.

Il lieto fine si profila quando un produttore cinematografico americano annuncia di volere fare un film su Mary e il principe ma che tale film - qui sta probabilmente il lato più satirico della storia - non potrà essere realizzato fino a quando la vicenda non avrà un classico finale in happy end tipico dello stile americano.

Fra un valzer vienne ed un charleston, il compromesso finale verrà trovato su un ballo di fox-trot.

Discografia[modifica | modifica sorgente]

  • Kálmán: Die Herzogin von Chicago (The Duchess of Chicago) - Berlin Radio Chorus/Radio Symphony Orchestra of Berlin/Richard Bonynge, 1999 Decca

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Approfondimento e scheda registrazione Boninge
  2. ^ Vedi: Apriteilsipario.it
  3. ^ Vedi: Scheda di approfondimento
  4. ^ Vedi: Comune.polistena.rc.it

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]