La distinzione. Critica sociale del gusto

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La distinzione.
Critica sociale del gusto
Titolo originaleLa distinction. Critique sociale du Jugement
AutorePierre Bourdieu
1ª ed. originale1979
Generesaggio
Sottogeneresociologico, antropologico
Lingua originalefrancese

La distinzione. Critica sociale del gusto è un libro del 1979 di Pierre Bourdieu, basato sulla ricerca empirica dell'autore dal 1963 al 1968. Si tratta di un rapporto sociologico sullo stato della cultura francese. Il libro fu pubblicato per la prima volta in traduzione inglese nel 1984. Nel 1998 l'International Sociological Association ha votato La distinzione come uno dei dieci libri di sociologia più importanti del XX secolo.

Riassunto[modifica | modifica wikitesto]

La sociologia francese di impostazione marxista, sviluppatasi agli anni ’70, ha studiato il rapporto che intercorre tra l’individuo e la struttura sociale di cui fa parte.

Nel 1800 Marx riteneva che la società fosse determinata dal conflitto tra classi sociali, ovvero tra i capitalisti (i proprietari dei mezzi di produzione, ricchi e istruiti) e i proletari (i lavoratori, poveri e incolti ). La società è quindi caratterizzata dallo sfruttamento dei proletari da parte dei capitalisti e queste due classi, che hanno valori e comportamenti nettamente diversi, sono sempre state in conflitto nella storia. Nella sua previsione, la classe sfruttata avrebbe finito col ribellarsi e la rivoluzione avrebbe trasformato la società. Marx è un materialista e un determinista, perché crede che i valori e i comportamenti di un individuo siano determinati meccanicamente dalla sua nascita e dalla sua appartenenza a una delle due classi sociali, distinte soprattutto in base al loro capitale economico e ai rapporti economici tra gli agenti. Per i marxisti quindi le strutture economiche determinano gli individui in modo definitivo e non c’è spazio per la libertà d'azione individuale.

Il sociologo francese marxista Pierre Bourdieu appartiene allo strutturalismo critico e ritiene che le strutture sociali siano forze condizionanti, ma non necessariamente determinanti: le strutture sociali determinano l'azione degli individui in modo probabilistico e gli individui hanno comunque libertà d’azione.

Bourdieu scrive nel 1979 il libro La distinzione. Critica sociale del gusto, un'indagine sociologica sui consumi e sul gusto nella Francia del dopoguerra condotta in gruppo con altri colleghi. L'opera è il risultato di un notevole lavoro di gruppo, raccogliendo un'enorme mole di dati quantitativi e qualitativi attraverso l'analisi delle statistiche di alcuni enti francesi, interviste e questionari a campione su cittadini francesi di ogni classe sociale. Nella sua opera, Bourdieu afferma che ogni individuo sceglie certi beni di consumo e prodotti culturali e ogni individuo ha un gusto estetico che indirizza le sue scelte. Secondo Bourdieu, le persone scelgono certi beni e ha un certo gusto a causa delle loro condizioni sociali ed economiche. Ogni individuo si inserisce o nella classe dominante (ricca e istruita) o nella classe dominata (povera e incolta). La posizione sociale di un individuo è determinata da tre variabili:

  1. capitale economico
  2. capitale culturale
  3. capitale sociale

Ogni individuo occupa una posizione sociale grazie a una combinazione specifica tra questi tre tipi di capitale, peraltro convertibili tra loro: un individuo ricco (con capitale economico) potrà permettersi di studiare a scuola e di acquisire una grande cultura (capitale culturale). Un individuo istruito (con capitale culturale) potrà avere un lavoro prestigioso e avere un buono stipendio (capitale economico). Questi tipi di capitale sono anche contrapposti tra loro: le classi dominanti (ricche e istruite) hanno vantaggi rispetto alle classi dominate (povere e incolte) e cercano di mantenerle sotto il loro dominio. Le classi dominate invece cercano di migliorare ed elevare il loro tenore di vita e il loro capitale economico e culturale. Bourdieu pensa che lo spazio sociale si possa ulteriormente suddividere in più classi sociali, divise al loro interno in frazioni basate sul potere culturale ed economico. Ci sono individui “ricchi e colti”, “ricchi e incolti”, “poveri e colti”, “poveri e incolti”. Basandosi sul livello di possesso del capitale economico e di quello culturale, Bourdieu ha costruito una mappa dello spazio sociale ai cui estremi possiamo trovare, procedendo in senso orario e partendo dall'alto: molto capitale economico e molto economico culturale; molto capitale economico e poco capitale culturale; poco capitale economico e poco capitale culturale; poco capitale economico e molto capitale culturale.

Sullo spazio della mappa sono collocate delle combinazioni con quantità intermedie dei due tipi di capitale, ma sono collocati degli esempi di come le condizioni degli individui in termini di capitale posseduto possono trasformarsi in scelte relative a beni di consumo e prodotti culturali. Gli individui, in base a reddito e istruzione, fanno scelte seguendo il proprio gusto estetico. Esso si realizza quando un individuo ha un'idea astratta della bellezza, vede un oggetto concreto ed esprime un suo giudizio basandosi sui propri canoni estetici. La classe alta e la classe bassa sono in conflitto e hanno due tipi di cultura e due modi di vedere il bello. Gli individui ricchi e colti non hanno problemi materiali e scelgono beni che considerano "belli" perché dimostrano la loro potenza e prestigio nella società. Le elite prediligono idee astratte e la bellezza formale e hanno un atteggiamento distaccato e razionale verso il mondo. Gli individui poveri e poco colti, al contrario, hanno una vita segnata dai problemi materiali e scelgono beni che considerano “belli” perché pratici e funzionali per affrontare questi problemi. Essi prediligeranno il divertimento immediato, il piacere fisico e sensuale, le emozioni forti. Alle classi ricche e istruite piaceranno l'arte astratta (comprensibile solo grazie a una solida cultura), la musica classica o sperimentale e i film d'autore. Le classi popolari disprezzeranno tutto questo, giudicandolo incomprensibile, mentre apprezzeranno un’arte più semplice come le canzoni d'amore, la musica da discoteca e i film di intrattenimento che emozionano lo spettatore senza farlo pensare. Questi due tipi di estetica e di cultura sono contrapposti e rispecchiano la divisione della società in élite sociali e classi popolari, che rifiutano l'una l'estetica dell'altra. Per Bourdieu quindi è importante sia ciò che scegliamo, sia ciò che non scegliamo. Noi ci definiamo in opposizione a ciò che non ci piace: il gusto per una cosa implica automaticamente il disgusto per un’altra.

Per Bourdieu, l'individuo compie delle scelte in base motivazioni coscienti ma anche inconsce e irrazionali, queste ultime dettate dell'habitus. Crescendo nella nostra famiglia e andando a scuola, acquisiamo delle conoscenze e dei modelli di comportamento che memorizziamo e diventano inconsci: queste conoscenze e i modelli che abbiamo imparato e che applichiamo senza rendercene conto sono l'habitus. L'individuo vede il mondo in un certo modo, si comporta e fa scelte grazie all’ habitus. L'habitus è un principio che guida le nostre pratiche in ogni ambito della vita: scegliamo grazie a strategie non razionali beni di consumo, arredamento, abbigliamento, linguaggio e cura del corpo. Grazie all’habitus facciamo scelte in questi ambiti e abbiamo la facoltà di giudicare e valutare queste opere e pratiche. La facoltà di emettere giudizi su pratiche e opere culturali è il “gusto”. L'habitus è legato alla classe sociale: ad esempio, un individuo ricco e istruito sarà portato ad avere un certo stile di vita, sceglierà beni di consumo che mostrano il suo prestigio sociale (macchine costose e villa), si vestirà alla moda per presentarsi bene in società, sarà abile ed educato conversatore, avrà una alimentazione sana e leggera e avrà cura del corpo facendo sport. Un individuo della classe popolare avrà un habitus diverso, vestendosi in modo sciatto e funzionale, parlando in modo spontaneo e schietto, avendo una alimentazione più economica e calorica e avendo cura del corpo per avere una certa forza fisica indispensabile per il suo lavoro. Il gusto è quindi campo di una lotta simbolica: la classe alta e la classe popolare sono in lotta tra loro e cercano di distinguersi l'una dall'altra, adottando habitus e gusti diversi.

La classe elevata, ricca e istruita, opera una “violenza simbolica”, perché vuole imporre i suoi gusti e habitus a tutta la società attraverso istituzioni come le scuole, che inculcano conoscenze e modelli di comportamento della classe dominante agli studenti di tutte le classi sociali. Le scuole insegnano un linguaggio proprio delle classi elevate agli studenti e si limitano all’insegnamento dei canoni della cultura legittima (arte, letteratura, pittura, scultura) che è amata dalla classe dominante. Il gusto funziona come “senso dell'orientamento sociale”, perché noi possiamo capire la posizione sociale delle persone sulla base delle loro pratiche e dei loro gusti (ad esempio, se una persona gesticola e parla in modo spontaneo e dialettale, apparterrà certamente alla classe popolare).

Il gusto è un elemento che permette la riproduzione della struttura gerarchica della società. Nella struttura sociale ogni individuo occupa una certa posizione sociale, dovuta al suo capitale culturale ed economico, al suo reddito e alla sua istruzione. Gli individui cercano di migliorare il proprio tenore di vita, cercando di aumentare il loro capitale economico e culturale o mantenendo i vantaggi che hanno già a scapito di altri. Questi opposti tentativi potrebbe indurre cambiamenti nella struttura sociale, ma la società pur mutando mantiene comunque la stessa struttura gerarchica: anche se le classi dominate si arricchiscono di capitale culturale ed economico, le classi dominanti tendono ad arricchirsi ancora di più di capitale e mantenere così la loro posizione di dominio. La società quindi continua a rimanere divisa tra dominati e dominanti e questa divisione continua a riprodursi nel tempo.

Esistono delle strategie che garantiscono la riproduzione della società:

  1. Affinità elettive: il capitale culturale ed economico di una persona, legati all’habitus, sono subito visibili . Si può capire il reddito e l'istruzione di un individuo vedendone gli abiti, la forma fisica, il linguaggio. Le amicizie e le relazioni si basano sulla decifrazione inconscia di questi segnali espressivi che indicano l'appartenenza di classe. Le persone di una certa classe sociale tendono a frequentarsi e aiutarsi tra loro, escludendo chi non vi appartiene.
  2. Riproduzione per traslazione: ci sono usanze e oggetti culturali di cui le classi elevate si servono per mostrare il loro status sociale e distinguersi dalle classi inferiori. Queste pratiche tendono a diffondersi dalle classi elevate anche alle classi sottostanti, che vogliono imitare le classi elevate per avere l'illusione di avere la loro stessa posizione. Quando queste pratiche si sono diffuse anche in classi inferiori nella gerarchia sociale non funzionano più come strategia di distinzione sociale. Le classi elevate, che rischiano di perdere un simbolo del loro status sociale, cercano quindi nuove pratiche che gli permettano di distinguersi dalle classi inferiori e di dominarle. Esempio: un tempo solo le classi più benestanti potevano permettersi di mandare i loro figli all’ università. All'epoca, la laurea era un titolo di studio prestigioso, che garantiva lavori redditizi solo ai figli delle famiglie ricche. Quando le masse popolari hanno potuto mandare i figli all’università (scolarizzazione di massa) c’è stata una grande quantità di laureati sul mercato del lavoro e il titolo di studio si è svalutato. Le classi ricche hanno reagito mandando i loro figli in università di elite, che sono più prestigiose e garantiscono l'accesso a posizione di potere economico e politico. La traslazione assomiglia quindi a una corsa: tutto si sposta in avanti. I gruppi dominanti sono sempre in testa, perché mantengono comunque un grande vantaggio sulle classi dominate, anche se esse salgono nella gerarchia sociale.
  3. Protezionismo: I gruppi dominanti tendono a tenere alto il valore di ciò che possiedono, impedendo ad altri gruppi di possederlo. Esempio: le università applicano un numero chiuso per determinate professioni prestigiose e qualificate (come ad esempio quelle mediche) per limitare il numero di studenti e di futuri lavoratori sul mercato. Se ci saranno pochi laureati nelle professioni mediche, il titolo avrà un maggiore valore sul mercato.

La lotta per il potere riguarda anche le classi elevate, in cui esistono élite che hanno un potere economico (imprenditori ricchi) ed élite che hanno un potere culturale (intellettuali e artisti). I secondi tendono spesso a disprezzare i primi, sentendosi esclusi dalla competizione per il reale potere simbolico. La lotta tra le élite economiche e culturali verte sul principio di quale capitale debba garantire il dominio sulla società, cioè se debbano comandare i più ricchi o i più colti.

Bourdieu è stato il primo sociologo che abbia tentato una mappatura dello spazio sociale, in modo da rappresentare la popolazione dei consumatori su un piano cartesiano in base ad alcuni parametri considerati. Egli ha anche scoperto quanto il gusto, che permette di formulare giudizi estetici e fare scelte di consumo, non sia una caratteristica innata di un individuo, ma è un elemento della sua personalità influenzato dal contesto sociale ed economico in cui cresce.

Bourdieu è stato inoltre il precursore delle attuali ricerche di mercato. Esse sono effettuate da appositi enti statistici che raccolgono dati quantitativi e qualitativi, sottoponendo questionari a campioni a migliaia di persone di ogni classe sociale, con il fine di comprendere le loro scelte di consumo e i loro stili di vita. Rielaborando i dati raccolti con specifiche tecniche di analisi, questi enti realizzano una segmentazione della popolazione dei consumatori, delineando le varie categorie di clienti e le loro scelte, rappresentabili su un piano cartesiano. La segmentazione del mercato dei consumatori permette alle aziende di conoscere i vari gruppi di possibili clienti, distinguendo a chi sottoporre un determinato prodotti e differenziando le strategie pubblicitarie.

Il lavoro di Bourdieu, tuttavia, è stato criticato perché strettamente legato alle caratteristiche della società francese degli anni ’60 e ’70, senza tenere in considerazione altri contesti o tradizioni.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]