Cavallina storna (film)

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Cavallina storna
Paese di produzioneItalia
Anno1953
Durata90 minuti
Dati tecnicibianco e nero
Generedrammatico
RegiaGiulio Morelli
SoggettoGiulio Morelli, Umberto Sacripante, consulenza di Cesare Zavattini
SceneggiaturaEttore Maria Margadonna, Giulio Morelli, Jacques Rémy, Nelly Vucetich, Cesare Zavattini
ProduttoreRenato Silvestri
Produttore esecutivoLibero Solaroli
Casa di produzioneS.C.I.A.C., Zeus Film
Distribuzione (Italia)Zeus Film (Indipendenti Regionali)
FotografiaGiuseppe Caracciolo
MontaggioDolores Tamburini
MusicheRoman Vlad
ScenografiaFulvio Jacchia
CostumiMaria De Mattei, Inna Alexeieff
TruccoGiorgio Garbini
Interpreti e personaggi

Cavallina storna è un film di genere drammatico del 1953, diretto da Giulio Morelli.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Un ingegnere accompagna da Bologna a San Mauro Mariù Pascoli, una giovane che lui frequentava già da qualche tempo. Durante il viaggio si fidanzano, ma l'incanto viene interrotto dalla rivelazione che il giovane fa alla ragazza: lui è il figlio di un capitano accusato di essere responsabile della morte di Ruggero Pascoli, il padre di Mariù.

Ruggero, tanti anni indietro, era un amministratore della tenuta di un principe e il capitano era alle sue dipendenze: scoperta una malversazione di quest'ultimo, corse a denunciarlo. Alla sera, mentre rientrava a casa col calesse e con in mano due bambole da dare in dono alle due bambine, qualcuno gli sparò a tradimento; quel qualcuno, secondo la polizia, era il capitano. Lo sguardo della ragazza si fa cupo e lo allontana improvvisamente chiedendogli di non cercarla mai più. Una volta rientrata a casa, viene accolta dalla zia che, per distrarla, le propone il fidanzamento con un giovane del paese che da tempo attendeva quel momento. L'ingegnere invece, quando rientra a casa del padre, vi trova Dalgisa, l'avvenente governante, impegnata ad amoreggiare con un maturo garzone. Non sa che quella tresca è stata architettata ad arte per nascondere la verità: Dalgisa è in realtà l'amante del capitano e che quest'ultimo era realmente l'assassino di Ruggero, e Dalgisa aveva mentito durante l'interrogatorio alla polizia per far sì che il delitto rimanesse senza colpevoli.

Quando l'ingegnere viene a conoscenza della verità, vorrebbe ripartire subito per Bologna; ma la governante, forse presa dai rimorsi, si rinchiude in una stalla per decidere in seguito di denunciare il capitano. Mariù tenta di bloccare l'ingegnere, sopraggiunge anche il capitano e scoppia una violenta lite; l'uomo ha una lanterna in mano e, una volta entrato nella stalla, gli sfugge e la paglia si incendia. Terrorizzata, Dalgisa tenta la fuga e anche il capitano cerca la salvezza, ma davanti alla porta gli si para davanti una cavallina storna che blocca l'ingresso impedendo l'uscita: il tetto, ormai senza più sostegno, piomba di colpo sul capitano e lo uccide. L'ingegnere capisce così di dover rinunciare a Mariù, pur continuando ad amarla.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

Il film, ispirato alle poesie di Giovanni Pascoli «La cavalla storna», «X agosto», «Un ricordo» e «Il nido di Farlotti», venne girato per gli interni negli studi della S.A.F.A. al Palatino di Roma. Iscritto al P.R.C. con il numero 1.391, venne presentato alla Commissione di Revisione Cinematografica, presieduta da Teodoro Bubbio, il 13 ottobre 1953 e ottenne il visto di censura n. 15.268 del 23 ottobre 1953, con una lunghezza accertata della pellicola di 2.203 metri, senza nessun taglio[1]. Uscì nelle sale soltanto nel 1956, passando praticamente inosservato da parte della critica, anche se incassò 144.000.000 lire. La sigla S.C.I.A.C. significa "Società Cooperativa Italiana Attori Cinematografica", e produsse solo questo film.

Altri tecnici[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Come si evince dal documento originale del visto di censura tratto dal sito Italia Taglia.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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