L'isola dei morti (dipinto)

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L'isola dei morti (in tedesco, Die Toteninsel) è il più noto dipinto del pittore simbolista svizzero Arnold Böcklin (1827-1901).

L'isola dei morti
L'isola dei morti
Prima versione dell'opera
Autore Arnold Böcklin
Data 1880-1886
Tecnica olio su tela
olio su tavola
olio su rame
Dimensioni ?
Ubicazione varie
Seconda versione.
Terza versione.
Quarta versione.
Quinta versione.
L'Isola di San Giorgio, Montenegro.
L'isola dei vivi, 1888.
Copia realizzata da Max Klinger nel 1890.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Böcklin dipinse diverse versioni del quadro fra il 1880 e il 1886. L'opera fu estremamente popolare all'inizio del XX secolo e affascinò personaggi come Sigmund Freud, Lenin, Georges Clemenceau, Salvador Dalí e Gabriele D'Annunzio. Adolf Hitler ne possedeva una versione originale, acquistata nel 1936.[1]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Tutte le versioni del dipinto raffigurano un isolotto roccioso sopra una distesa di acqua scura. Una piccola barca a remi, condotta da un personaggio a poppa, si sta avvicinando all'isola.[2] A prua ci sono una figura vestita interamente di bianco e una bara bianca ornata di festoni. L'isolotto è dominato da un bosco fitto di cipressi, associati da lunga tradizione con i cimiteri e il lutto, circondato da rupi scoscese. Nella roccia sono presenti quelli che sembrano essere portali sepolcrali. L'impressione complessiva è quella di uno spettacolo di desolazione immerso in un'atmosfera misteriosa e ipnotica.

Arnold Böcklin non ha fornito alcuna spiegazione pubblica circa il significato del suo dipinto, anche se l'ha descritto come "un'immagine onirica: essa deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe fare paura".[3][4] Il titolo, che gli è stato dato dal mercante d'arte Fritz Gurlitt nel 1883, non è stato specificato da Böcklin, anche se deriva da una frase scritta in una lettera inviata nel 1880 ad Alexander Günther, che aveva commissionato l'opera.[5] Non conoscendo la storia delle prime versioni del dipinto, molti critici d'arte hanno interpretato il vogatore come una rappresentazione di Caronte, che nella mitologia greca conduceva le anime agli inferi. L'acqua dovrebbe quindi essere il fiume Stige o il fiume Acheronte, e il passeggero vestito di bianco un'anima recentemente scomparsa in transito verso l'aldilà.

Il quadro evoca, in parte, il Cimitero degli Inglesi a Firenze, dove vennero dipinte le prime tre versioni. Il cimitero era vicino allo studio di Böcklin e fu anche il luogo dove sua figlia Maria venne sepolta (Böcklin perse otto dei suoi quattordici figli). Quale sia stato il modello per l'isolotto roccioso è fonte di dibattito fra i critici d'arte: secondo alcuni fu l'isola di Pontikonissi, vicino Corfù, una piccola isola adornata da una cappella in mezzo a un boschetto di cipressi;[6] secondo altri Capri e i suoi faraglioni, o il castello aragonese di Ischia.

È tuttavia da evidenziare, come anche lo stesso pittore elvetico non abbia mai dichiarato espressamente a quale luogo si fosse ispirato per dipingere il quadro e nemmeno se il quadro fosse stato dipinto dal vivo o se la sua realizzazione sia stata effettuata a partire da una incisione o dipinto di altro artista.

Ultime più recenti ricerche sembrano ricollegare l'isola dei morti all'Isola di San Giorgio (chiamata dai montenegrini isola dei morti), davanti le coste perastine presso le Bocche di Cattaro, nell'attuale Repubblica del Montenegro. Quest'isola, ospita infatti una chiesetta e un camposanto di costruzione veneziana, così come il quadro dipinto dall'artista.

Versioni[modifica | modifica sorgente]

Böcklin dipinse cinque versioni dell'isola dei morti dal 1880 al 1886. L'artista completò la prima versione del dipinto nel maggio 1880 per Alexander Günther, ma la tenne per sé stesso. Nel mese di aprile del 1880, a Firenze, Böcklin venne visitato da Marie Berna. La donna fu talmente colpita dalla prima versione del quadro (ora esposta al Kunstmuseum di Basilea) che chiese a Böcklin di realizzarne una copia per lei (ora al Metropolitan Museum di New York). Su richiesta di Berna, Böcklin aggiunse nella seconda versione la figura bianca e la bara, un'allusione alla recente scomparsa del marito. Successivamente, l'artista aggiunse questi due elementi anche alla cosiddetta prima versione, chiamando entrambe le opere Die Gräberinsel ("L'isola dei sepolcri").[7]

La terza versione fu dipinta nel 1883 per Fritz Gurlitt. A partire da questa versione, una delle camere sepolcrali nella roccia sulla destra porta le lettere "AB", le iniziali di Arnold Böcklin. Nel 1933 questa versione venne acquistata da un noto ammiratore di Böcklin, Adolf Hitler. Hitler collocò il quadro prima al Berghof, sull'Obersalzberg, e, nel 1940, nella cancelleria del Reich a Berlino. Esiste una celebre fotografia che ritrae Hitler nel suo studio insieme al ministro degli esteri sovietico Molotov e al ministro degli esteri tedesco Ribbentrop, scattata subito dopo la firma del patto di non aggressione russo-tedesco del 1939, nella quale si vede il quadro appeso al muro alle spalle del dittatore.[8] Nel maggio 1945 l'opera venne sequestrata dall'Armata Rossa come "bottino di guerra" e spedita in Russia. Successivamente tornò a Berlino e oggi è esposta presso l'Alte Nationalgalerie della capitale tedesca.

Il bisogno di denaro portò alla realizzazione di una quarta versione, nel 1884, che venne acquistata dal collezionista d'arte Heinrich Thyssen-Bornemisza e appesa nella sede della Berliner Bank. Questa versione è andata distrutta a Berlino durante la seconda guerra mondiale e ne resta solo una foto in bianco e nero.

Una quinta versione venne commissionata nel 1886 dal Museum der bildenden Künste di Lipsia, dove si trova tuttora.

Le cinque versioni[modifica | modifica sorgente]

  1. Olio su tela, 111 x 115 cm, maggio 1880: Collezione di arte pubblica (Öffentliche Kunstsammlung) presso il Kunstmuseum di Basilea.
  2. Olio su tavola, 74x122 cm, giugno 1880: Metropolitan Museum di New York, fondo Reisinger.
  3. Olio su tavola, 80x150 cm, 1883: Alte Nationalgalerie, presso i Musei statali di Berlino.
  4. Olio su rame, 81 x 151 cm, 1884: distrutto a Berlino durante la seconda guerra mondiale.
  5. Olio su tavola, 80x150 cm, 1886: Museum der bildenden Künste di Lipsia.

L'isola dei vivi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1888 Böcklin dipinse un quadro intitolato Die Lebensinsel (L'isola dei vivi), probabilmente inteso come polo opposto all'isola dei morti, che mostra una piccola isola con tutti i segni della gioia e della vita. Insieme con la prima versione dell'isola dei morti, questo quadro fa parte della collezione del Kunstmuseum di Basilea.

Opere ispirate a L'isola dei morti[modifica | modifica sorgente]

L'opera ha ispirato vari artisti nel corso del XX secolo:

Dipinti[modifica | modifica sorgente]

  • Salvador Dalí, nel 1932, dipinse La vera immagine dell'Isola dei Morti di Arnold Böcklin all'ora dell'angelus.[9]
  • L'artista svizzero Hans Ruedi Giger creò nel 1977 Omaggio a Böcklin.[10]
  • L'artista italiano Gipi ha realizzato una versione dell'isola dei morti.[11]
  • L'illustratore francese Aurélien Police ha realizzato diverse versioni moderne dell'opera.[12]
  • Il pittore italiano Fabrizio Clerici ha realizzato tra il 1975 e il 1976 Latitudine Böcklin.[13]

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Film[modifica | modifica sorgente]

  • Il film horror del 1945 L'isola dei morti di Val Lewton è ispirato al dipinto, e lo utilizza come sfondo ai titoli dei film. In un film precedente, Ho camminato con uno zombie, Lewton aveva accennato al quadro, facendolo apparire su un muro durante una scena.
  • Il dipinto è lo scenario del breve film d'animazione del 1946 di Norman McLaren Piccola fantasia sopra un dipinto del XIX secolo.
  • Vi è un riferimento al dipinto anche nel film Dellamorte Dellamore diretto nel 1994 da Michele Soavi.
  • Il film del 2005 The Piano Tuner of Earthquakes dei fratelli Quay si dice che sia ispirato al dipinto. Alcuni paesaggi nel film, girato in uno studio a Lipsia, ricordano infatti la versione di Lipsia dell'opera di Böcklin.
  • Nella miniserie televisiva Adriano Olivetti - La forza di un sogno, del 2013, viene immaginato che una versione del dipinto venga donata dalla prima moglie Paola Levi a Olivetti, che la colloca nel proprio ufficio.

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

  • Il poeta italiano Giovanni Camerana dedica un ciclo di otto sonetti, scritti fra il 1899 e il 1904, ad Arnold Böcklin e in particolare a questo quadro.
  • Nella novella di Heinrich Mann del 1903 Die Göttinnen oder Die drei Romane der Herzogin von Assy (Le dee, o le tre novelle della duchessa di Assy) viene menzionato il dipinto di Böcklin.
  • In Di Questo, di Majakovskij, il quadro appare nella poesia "L'insolito" in cui funge da rappresentazione simbolica di Mosca.
  • In Mary, di Vladimir Nabokov, è scritto che una copia dell'isola dei morti è appesa nella stanza occupata da Klara.
  • Nella novella del 1952 di Friedrich Dürrenmatt Der Richter und sein Henker (Il giudice e il suo boia) il dipinto è citato come un presagio di sventura
  • Nel romanzo del 1966 di James Graham Ballard, Foresta di cristallo, il dipinto di Böcklin è ricordato per descrivere la tristezza della scena di apertura a Port Matarre.
  • Roger Zelazny ha usato l'immagine come fonte di ispirazione per il luogo d'incontro di due antagonisti mitologici nel suo romanzo del 1969 L'isola dei morti.
  • In un romanzo grafico francese in cinque tomi del 1996, L'île des morts, è stato pubblicato il dipinto di Böcklin.
  • L'illustratore Milo Manara ha descritto il dipinto in una delle sue novelle, Au revoir les étoiles, in cui il protagonista rivive dipinti classici.[14]
  • Nel libro del 1995 di Bernard Cornwell Il romanzo di Excalibur viene associata l'Isola di Portland con l'isola del dipinto.
  • Nel 1998 lo scrittore Franco Ricciardiello ha vinto il Premio Urania con il romanzo Ai margini del caos, la cui trama ruota intorno a un mistero che coinvolge le diverse versioni del dipinto.
  • Lo scrittore tedesco Thomas Lehr scrive che il dipinto era appeso in una stanza d'ospedale nel suo libro Cat Nabokov del 1999.
  • Nel novembre del 2000 la Sergio Bonelli Editore ha pubblicato un albo della serie Martin Mystère intitolato "L'isola dei morti" (nº 224), con l'avventura che prosegue nell'albo successivo "Oltre la soglia" (nº 225), in cui la storia ruota intorno al dipinto di Böcklin.
  • La quinta versione del dipinto è la copertina del libro di Lena Falkenhagen Die Boroninsel (L'isola Boro).
  • Nel 2008 il dipinto è uno degli scenari onirici dell'albo n. 118 del fumetto Julia dal titolo Sognare, forse morire, scritto da Giancarlo Berardi e Maurizio Mantero.
  • Paolo Agaraff cita il dipinto nel descrivere l'atmosfera durante l'arrivo sull'Isola Mortorio nel romanzo Il sangue non è acqua.

Musica[modifica | modifica sorgente]

  • Sergej Rachmaninov, nel 1909, compose un poema sinfonico con lo stesso titolo del dipinto.
  • Max Reger, nel 1913, compose i Quattro poemi sinfonici da Böcklin, dando il nome del dipinto al terzo movimento.
  • Giacomo Orefice, nel 1905, compose la raccolta di brani per pianoforte Quadri di Böcklin, tra i quali L'isola dei morti.
  • La band svedese Arcana usato l'immagine del quadro sulla copertina del loro album di debutto Dark Age of Reason.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

  • Il dipinto ha ispirato il Monolite galleggiante al centro del lago di Morat, progettato dallo studio dell'architetto parigino Jean Nouvel in occasione dell'Expo Suisse 2002.

Anime e Manga[modifica | modifica sorgente]

  • Nell'anime Black Butler (Kuroshitsuji), ad un certo punto della storia, i due protagonisti arrivano in un'isola misteriosa, che può essere identificata come "L'isola dei morti".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Enrico De Pascale, Death and Resurrection in Art, p. 325.
  2. ^ Che la barca stia arrivando, e non sia in partenza dall'isola, è una deduzione: in alcune versioni dell'opera, infatti, le increspature dell'acqua sulla scia della barca suggeriscono che si stia muovendo in avanti.
  3. ^ John Culshaw, Rachmaninov: l'uomo e la sua musica, 1949, pag 73.
  4. ^ Böcklin scrisse a Marie Berna il 29 giugno 1880: "Mercoledì scorso ho terminato L'isola tombale. Lei vi si immergerà sognando, in questo oscuro mondo di ombre, fino a credere di aver sentito il soffio lieve che increspa la superficie del mare, fino a voler distruggere il solenne silenzio con una parola detta ad alta voce".
  5. ^ Appena terminata la prima versione, quella di Alexander Günther, Böcklin gli scrisse una lettera dicendo: "finalmente è finita l'isola dei morti, penso che farà una certa impressione".
  6. ^ L'isola di Pondikonissi
  7. ^ L'artista probabilmente usò il titolo "L'isola dei sepolcri" per tutta la vita, come indicato da un telegramma del 1897 dove Böcklin scrisse: "il fortunato compratore dell'Isola dei sepolcri".
  8. ^ La foto in questione
  9. ^ L'opera di Dalì
  10. ^ L'opera di Giger
  11. ^ L'opera di Gipi
  12. ^ Aurelién Police, L'Ile des Morts
  13. ^ L'opera di Clerici
  14. ^ L'opera di Manara - locazione alternativa (11/2010)

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