L'eredità della priora

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L'eredità della priora
Eredita-Priora.jpg
Alida Valli (la priora) con Evelina Nazzari (Isabellina).
Paese Italia
Anno 1980
Formato miniserie TV
Genere drammatico, storico
Puntate 7 Modifica su Wikidata
Durata 70 min (1ª-6ª puntata)
80 min (7ª puntata)
Lingua originale italiano
Rapporto 4:3
Crediti
Regia Anton Giulio Majano
Sceneggiatura Carlo Alianello, Ferruccio Castronuovo, Anton Giulio Majano
Interpreti e personaggi
Musiche Eugenio Bennato
Costumi Guido Cozzolino
Produttore RAI
Prima visione
Dal 2 marzo 1980
Al 14 aprile 1980
Rete televisiva Rete 1

L'eredità della priora è uno sceneggiato televisivo in sette puntate di Anton Giulio Majano andato in onda su Rai Uno nel 1980. Basato sull'omonimo romanzo di Carlo Alianello, é ambientato in Basilicata durante il periodo del brigantaggio postunitario.

Lo sceneggiato condanna il modo in cui è stato realizzato il processo di unificazione della Penisola italiana, che per l'autore del romanzo si tramutò una vera e propria colonizzazione ai danni del Meridione e che portò ad una sanguinaria guerra civile tra il nuovo Regno d'Italia e i reazionari borbonici, con atrocità e barbarie da entrambe le parti.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda è incentrata su tre ufficiali borbonici di origine lucana: Gerardo Satriano (Giancarlo Prete), Andrea Guarna (Luigi La Monica) e Ugo Navarra (Paolo Bonetti) i quali, dopo la caduta del Regno delle due Sicilie, tornano in Basilicata per partecipare alle insurrezioni contro il neonato Regno d'Italia, insieme a bande di briganti capeggiate da Carmine Crocco (Gerardo Amato), che si stavano formando nell'ex provincia delle Due Sicilie.

La trama si intreccia con la vicenda dell'eredità della priora, la duchessa Guarna (Alida Valli), il cui fratello, don Matteo (Carlo Giuffré), diseredato sotto il Regno delle due Sicilie perché liberale e massone, diventerà sempre più deluso dal modo in cui verrà realizzata l'unificazione della penisola, fino a fare il doppio gioco: da una parte per i liberali filo-Sabaudi, dall'altra per i borbonici, così come molti altri personaggi che acquisteranno potere politico durante il processo di unificazione.

Tra i personaggi significativi vi è Iuzzella, serva contadina, costretta a cedere il suo corpo agli ospiti del padrone, che si innamora del militare Gerardo Satriano e scappa con lui, divenendo testimone suo malgrado delle trame dei borbonici. Quando i doppiogiochisti capiranno che è troppo tardi per continuare a sostenere la rivolta, la sua presenza diventerà troppo scomoda, e finirà uccisa in uno scontro a fuoco con i briganti.

Tutti e tre gli ufficiali falliranno nella loro missione. Ugo Navarra verrà ucciso mentre si nasconde in montagna con la sua donna, come un semplice ribelle. Invece il barone Andrea Guarna, torna a Roma scappando con la sua promessa sposa, la cugina Isabellina (Evelina Nazzari): dopo aver attraversato la frontiera, però, ha un ripensamento e decide di tornare a combattere. Infine, Gerardo Satriano, reo di aver ucciso un carabiniere, fuggirà in America e si arruolerà nell'esercito nordista per combattere la guerra di secessione.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Gli esterni sono stati girati tra Melfi, il territorio del Vulture e Tito,[1] aree in cui si sviluppò maggiormente il fenomeno del brigantaggio postunitario. Le riprese degli interni si sono svolte a Napoli.[2] Carlo Alianello, l'autore del romanzo, partecipa anche alla realizzazione della sceneggiatura.

Musiche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Brigante se more.

Le musiche sono state scritte dal gruppo Musicanova, di cui facevano parte Eugenio Bennato e Carlo D'Angiò, e pubblicate nell'LP Brigante se more. Tra le canzoni più celebri, le sigle di testa e di coda, rispettivamente "Brigante se more" e "Vulesse addeventare", ma anche i temi "Canzone per Iuzzella" ed il "Tema di Isabellina", associati alle due protagoniste femminili. Lo stesso Eugenio Bennato appare nello sceneggiato in veste di comparsa, suonando la tammorra durante una festa per la conquista di Melfi da parte dei briganti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fondo Alianello, www.comune.tito.pz.it. URL consultato il 27 gennaio 2011.
  2. ^ Maurizio Porro, Ernesto G. Laura, Alida Valli, Gremese, 1996, p.218

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Alianello, L'eredità della priora, Milano, Feltrinelli, 1963. riediz. Venosa del 1993. ISBN 88-8167-016-X

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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