L'ascesa

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L'ascesa
Titolo originale Voskhozhdeniye
Paese di produzione URSS
Anno 1977
Durata 111 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Larisa Shepitko
Soggetto Vasili Bykov
Sceneggiatura Yuri Klepikov e Larisa Shepitko
Casa di produzione Mosfil'm Trete Tvorcheskoe Obedinenie
Fotografia Vladimir Chukhnov e Pavel Lebeshev
Montaggio Valeriya Belova
Effetti speciali Viktor Zhanov
Musiche Alfred Shnitke
Scenografia Yuri Raksha
Trucco S. Kalinin
Interpreti e personaggi

L'ascesa (russo: Восхождение, tr. Voskhozhdeniye) è un film in bianco e nero sovietico del 1977 diretto da Larisa Shepitko. Il film è stato l'ultimo girato dalla regista sovietica prima che della sua morte in un incidente d'auto nel 1979 e venne premiato nel 1977 con l'Orso d'oro al Festival internazionale del cinema di Berlino.[1]

L'ascesa è stato girato nel gennaio 1974 nei pressi di Murom (Russia) in un ambiente innevato come richiesto dal romanzo da cui è tratta la storia, Sotnikov di Vasil Bykaŭ.[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Durante la Grande guerra patriottica (ovvero la Seconda guerra mondiale così come conosciuta in Russia), due partigiani sovietici, Solotnikov (Boris Plotnikov) e Rybak (Vladimir Gostyukhin) si muovono a piedi verso un villaggio in Bielorussia alla ricerca di cibo. Dopo aver preso un animale dalla fattoria del capo-villaggio collaborazionista (Sergei Yakovlev), i due stanno tornando verso la loro unità quando vengono avvistati da una pattuglia tedesca. Dopo un lungo scontro a fuoco fra la neve in cui un soldato tedesco rimane ucciso, i due partigiani riescono a fuggire ma Solotnikov rimane ferito ad una gamba. Rybak si decide a trascinarlo verso il riparo più vicino, la casa di Demchikha (Lyudmila Polyakova) e dei suoi tre figli piccoli. I tedeschi, tuttavia, trovano la casa di Demchikha e catturano la donna e due partigiani.

I due uomini e Demchikha, disperata per essere costretta ad abbandonare i suoi figli, vengono trasferiti nel quartier generale dei tedeschi. Sotnikov viene interrogato da Portnov (Anatoli Solonitsyn), un collaborazionista del luogo che prima della guerra era direttore di una Casa della cultura e maestro di un coro di bambini, per poi ora essere il comandante della sezione locale della Polizia ausiliaria bielorussa alleata dei tedeschi. Quando si rifiuta di rispondere alle domande di Portnov in merito all'unità partigiana a cui appartengono, Sotnikov viene brutalmente torturato ma resiste e non rivela alcuna informazione. Rybak, invece, parla ma rivela soltanto alcune informazioni in modo da poter convincere la polizia a non ucciderlo. Durante la notte i due vengono rinchiusi in una cella insieme a Demchickha, al capo-villaggio (accusato ora di aiutare i partigiani) e alla giovane figlia di un calzolaio ebreo, Baysa Meyer (Viktoriya Goldentul).

La mattina seguente i prigionieri vengono tutti condotti fuori dalla cella per essere impiccati. Rybak convince Portnov e i tedeschi a farlo entrare nei ranghi della polizia collaborazionista, mentre tutti gli altri vengono giustiziati.

Una volta tornato al villaggio con i suoi nuovi compagni, Rybak viene offeso dagli abitanti, si e decide di impiccarsi con la sua cintura in un capanno. La cintura è legata male e tenta nuovamente di uccidersi ma anche il suo secondo tentativo fallisce. Un poliziotto comincia a chiamarlo e Rybak apre la porta del capanno sentendosi dire che il loro comandante lo cerca, lasciandolo da solo nel cortile. Il film si conclude con Rybak che comincia a piangere e a ridere allo stesso tempo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ | Berlinale | Archiv | Jahresarchive | 1977 | Programm - Woschozdenie | Die Erhöhung, su www.berlinale.de. URL consultato il 27 agosto 2016.
  2. ^ Согласно легенде Лариса ШЕПИТЬКО рано ушла из жизни, потому что на съемках своего последнего фильма «Матёра» сожгла вековой дуб. Эту картину Лариса Ефимовна снять не успела — ее закончил муж Шепитько Элем Климов, bulvar.com.ua. URL consultato il 27 agosto 2016.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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