L'arcidiavolo (film 1966)

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L'arcidiavolo
L'arcidiavolo.JPG
Claudine Auger (Maddalena) e Vittorio Gassman (Belfagor)
Paese di produzione Italia
Anno 1966
Durata 103 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Ettore Scola
Soggetto Ruggero Maccari, Ettore Scola
Sceneggiatura Ruggero Maccari, Ettore Scola
Produttore Mario Cecchi Gori
Fotografia Aldo Tonti
Montaggio Marcello Malvestito
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Luciano Ricceri
Costumi Maurizio Chiari
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

L'arcidiavolo è un film italiano del 1966, diretto da Ettore Scola e liberamente ispirato al personaggio Belfagor arcidiavolo del Machiavelli, di genere storico-fantastico: innesta infatti vicende soprannaturali e di pura fantasia in un contesto reale, tra personaggi realmente esistiti.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

1486. Papa Innocenzo VIII e Lorenzo de' Medici decidono di firmare la pace dopo otto anni di ostilità che li aveva visti contrapporsi nella prima fase delle Guerre d'Italia. L'inferno, con a capo Belzebù, ne è scosso e teme per la propria sorte: per questo viene deciso di inviare sulla Terra l'arcidiavolo Belfagor, facendogli assumere sembianze umane, e dandogli dieci giorni di tempo per riportare i due Stati in guerra.

Giunto in Italia, Belfagor uccide Franceschetto Cybo, il figlio del Papa, destinato a sposare la figlia di Lorenzo de' Medici, e ne prende l'identità. Così facendo si presenta alla corte medicea e, al momento di celebrare le nozze con Maddalena de' Medici, provoca un nuovo stato di guerra rifiutando di unirsi in matrimonio con la figlia del "Magnifico".

Fin dall'inizio Belfagor è accompagnato da Adramalek, un diavoletto pestifero e dispettoso che solo lui è in grado di vedere. A differenza di Belfagor, il diavoletto è incapace d'amare, e fin dall'inizio nell'antica Firenze sente freddo. Per il suo spirito diabolico, Belfagor arriva perfino a minacciare la verginità di Maddalena, la quale per tutta risposta lo consegna alla guardie del padre che lo imprigionano.

Fuggito dalle carceri, l'arcidiavolo costringe Maddalena con un inganno a mostrarsi nuda al popolo fiorentino accorso sotto il palazzo, ma la ragazza nuovamente riesce a giocarlo e imprigionarlo. Belzebù è irritato per la lentezza con la quale Belfagor sta portando a compimento il suo compito e per l'amore sincero che prova per Maddalena, e decide quindi di privarlo dei suoi poteri demoniaci proprio quando viene condannato al rogo.

Solo l'intervento provvidenziale di Maddalena e di Lorenzo de' Medici, convintosi dell'innocenza del giovane, lo salva da morte certa e gli consente una vita terrena felice e piena di onori. Adramalek torna all'inferno, mentre Belfagor resta in terra con Maddalena.

Il cast[modifica | modifica wikitesto]

Scola, alla quarta regia, aveva già lavorato con Vittorio Gassman nelle prime due, oltre ad aver scritto e sceneggiato moltissimi film interpretati dal Mattatore, fra i quali Il sorpasso, I mostri e Il gaucho, tanto che qualcuno lo definì suo « sceneggiatore personale »[1]; attorno a Gassman, fresco del successo di L'Armata Brancaleone, ruota un cast internazionale, dove spiccano il divo hollywoodiano Mickey Rooney e l'ultima (all'epoca) bond girl Claudine Auger. La bellissima attrice francese godeva in quel momento di particolare popolarità in Italia: un anno prima era stata appunto Domino in 007 Operazione Tuono, e da un mese era sugli schermi nostrani nel divertente Operazione San Gennaro, di Dino Risi, al fianco di Nino Manfredi. Altra presenza francese è Hélène Chanel, qui accreditata come Sherill Mogan (uno dei suoi pseudonimi).

Per il resto, Scola mise insieme un gruppo di validi attori italiani – molti provenienti dal teatro – quali Ferzetti e Manni, Vannucchi e Fangareggi, e alcune italiche bellezze del tempo, come Liana Orfei, Annbella Incontrera e Giorgia Moll.

Fra i ruoli minori, un giovanissimo Paolo Bonacelli (il cliente della locanda che per uno scherzo di Adramalek va a letto non con la cameriera ma con la moglie del nobile geloso), Milena Vukotic e la futura Sora Lella, alla prima collaborazione con Scola, che la dirigerà poi in C'eravamo tanto amati e La terrazza.

La lavorazione[modifica | modifica wikitesto]

Realizzato dagli stessi produttori di L'Armata Brancaleone e distribuito nel mondo dalla Warner, il film è recitato in inglese.

Alla vigilia, Scola lo definì« una favola che, in chiave ironica, spiega come tutte le guerre sono macchinazioni infernali », perché « a farle scoppiare c'è sempre qualche diavolo », precisando che « l'azione si svolge nel 1486 »; fu inoltre annunciato che le riprese sarebbero durate 12 settimane a partire dal 25 aprile 1966[2]

Durante la lavorazione, i giornali diedero conto, con un certo risalto, delle varie fasi: per esempio l'arrivo di Rooney a Fiumicino (il 18 aprile 1966), sua prima volta in Italia, e la sua movimentata conferenza-stampa l'indomani; o la partecipazione dello stesso Gassman, i primi di maggio, ai sopralluoghi per le molte le scene in esterni, poi girate in suggestive località, toscane ma non solo.

In particolare, l'arrivo di Belfagor alla locanda, l'ultima partita a tarocchi con Franceschetto Cybo dell'Anguillara, e l'arrivo dell'emissario da Roma sono stati filmati alla Torre Astura di Nettuno, mentre il matrimonio con Maddalena de' Medici è stato girato nella Basilica di San Miniato al Monte di Firenze. Altri set fiorentini furono Palazzo Strozzi, il Museo del Bargello, la Torre di Bellosguardo (incontro con Maddalena e partita a palla) e l'esterno del Duomo; nel Palazzo Piccolomini di Pienza, anziché nel vero Palazzo Medici-Riccardi di Firenze, è invece stata realizzata la scena in cui Maddalena viene denudata alla finestra. Il rogo finale è stato allestito nella piazza di Montepulciano.

Ulteriori luoghi di riprese, non in Toscana, sono stati le gole dell'Alcantara (l'Inferno nel prologo), Torresanti vicino a Colleferro (l'arrivo dei due diavoli sulla Terra e il duello fra Belfagor e Maddalena) e il refettorio dell'abbazia di Fossanova (il “laboratorio” di Leonardo da Vinci).

Gli interni furono infine girati negli studi Safa Palatino di Roma.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Firmata da Armando Trovaioli (qui accreditato senza la j), che aveva già musicato l'esordio registico di Scola e che da questo film ne diverrà assiduo collaboratore, la colonna sonora è moderna, decisamente pop, senza alcuna inserzione o imitazione di musiche rinascimentali – mentre in alcuni casi i testi usati sono versi di Lorenzo de' Medici. L'effetto è straniante: una storia in costume, ambientata in pieno Quattrocento, commentata solo con brani contemporanei e strumenti elettronici, brani che anticipano – per stile e orchestrazione – alcune commedie musicali del compositore romano, come Aggiungi un posto a tavola e altre di pari successo.

La critica[modifica | modifica wikitesto]

La pellicola, a fronte di un buon gradimento di pubblico, riscontrò una certa tiepidezza critica, quando non vere e proprie stroncature: come L'Unità, che lo liquidò con un colonnino, affidato al “vice”, parlando di « notevole mancanza di umorismo, di ritmo e di fantasia creativa, nonostante si sia tentato di girare un Machiavelli (requiescat in pace) a ritmo di shake »[3]

Anche La Stampa se la sbrigò in poche righe, affidate al “vice”: il quale, dopo aver citato tre recenti titoli tutti prodotti da Cecchi Gori e interpretati da Gassman – L'armata Brancaleone, Le piacevoli notti e Una vergine per il principe – scrive che « anche in questa nuova farsa rinascimentale e grassoccia, è avvertibile un certo scompenso fra la malìa degli esterni (Firenze, Pienza, Montepulciano) e una qualità di racconto e di dialogo alquanto corriva a effetti goliardici. »[4]

Secondo Roberto Ellero invece gli autori « puntano al film in costume nella cifra del film di costume. Massima perizia nell'ambientazione, grande cura per gli allestimenti scenografici, (…) una ricostruzione storica “attendibile” ». Quanto al cast, « è una garanzia, con Gassman gigionescamente a suo agio nei panni di Belfagor, il comicissimo Mickey Rooney in quelli di Adramalek, la stupenda Claudine Auger a reggere i combattimenti e i disappunti di Maddalena e uno stuolo di bravi interpreti nei ruoli secondari ». Lo stesso critico aggiunge poi « le indubbie qualità formali del prodotto », riferendosi alla fotografia a colori di Tonti, alle « invenzioni » scenografiche di Friggeri, « specie quelle iniziali, con un Inferno alle Méliès », e alle « accattivanti soluzioni musicali » di Trovaioli. Quanto ai limiti, « pur divertendo, il film manca di passione. Inoltre appare debole nel messaggio » che vuol lanciare, cioè che « tutte le guerre, anche quelle organizzate dai diavoli, posso essere evitate », in questo caso con l'amore: « ingenuo, insomma, e sicuramente meno graffiante de Il vittimista o di Se permettete parliamo di donne »[5]

Decenni dopo l'uscita, gli autori di famosi dizionari cinematografici gli dedicano poche, lapidarie parole: Leonard Maltin – peraltro dopo averlo classificato in « B/N » e ambientato « durante la Rivoluzione francese »... – definisce il film « una commedia maldestra e poco divertente. »[6]

Anche Paolo Mereghetti non è molto entusiasta: « una farsa in costume di grana molto grossa (la scena migliore è quella della partita a palla) con battute che strizzano l'occhio all'oggi (“ci lasciano sole per correre dietro a una palla”).[7].

Positivo invece il parere di Morando Morandini, che dopo aver sottolineato l'efficacia della collaborazione fra Gassman e Scola (« era il terzo film insieme, già si vedeva come il connubio funzionasse »), scrive: « più farsesca che satirica, a tratti di facile comicità, è una commedia divertente, fracassona e vitale. »[8]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Nella scena in cui Maddalena si prepara per la sera nella sua camera, la dama di compagnia le legge un passo del "Morgante" del poeta fiorentino Luigi Pulci, dato alle stampe nel 1478.
  • Quando Belfagor, imprigionato al Bargello, recita scherzosamente il poema "S'i' fosse foco" di Cecco Angiolieri, dal labiale si vede bene che Gassman per una volta recita in Italiano, declamando i versi originali.
  • In Francia il film è stato distribuito con il titolo Belfagor le Magnifique (Belfagor il Magnifico), evidente rimando a Lorenzo il Magnifico, mentre nella maggioranza degli altri Paesi come Il diavolo innamorato[9]
  • Nell'edizione per l'estero, dove sono specificati anche i ruoli oltre agli interpreti, il personaggio di Rooney è scritto Adramalek, ma nel film, Belfagor sembra chiamarlo Adramelek.

Incongruenze storiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Secondo il racconto, l'amore tra Maddalena e Franceschetto Cybo sboccia nell'estate 1486 a Firenze ed il matrimonio viene celebrato in quell'anno nella Basilica di San Miniato al Monte poco fuori dalla città toscana, mentre il vero matrimonio tra i due fu celebrato nel 1487 a Roma, dove poi la coppia visse per gran parte della sua vita.
  • Nel film compare la figura di Girolamo Savonarola che però non si trovava ancora a Firenze nei giorni in cui si svolgono le vicende raccontate, giungendovi solo quattro anni più tardi.
  • Nel film compare la figura del cardinale Giovanni de' Medici, futuro papa Leone X, il quale viene presentato a Belfagor (nelle vesti di Franceschetto Cybo) vestito completamente di bianco come il papa, quasi appunto a presagire la carica che ricoprirà. Nelle scene successive in cui compare l'abito è mutato color porpora.
  • La palla che Giovanni de' Medici presenta alla coppia di sposi e sulla quale si gioca una delle più famose gag del film, in realtà è di gomma, rintracciabile in America ed essendo che gli eventi sono dichiaratamente antecedenti la scoperta del nuovo continente da parte di Colombo questo si presenta come un anacronismo.
  • Il personaggio di Lucrezia, presentata come l'amante di Lorenzo il Magnifico, sembrerebbe da identificarsi con Lucrezia Donati con la quale il Medici ebbe effettivamente una relazione, ma prima del suo matrimonio con Clarice Orsini e Lucrezia non fu mai ad ogni modo dama di compagnia della signora di Firenze, come viene invece presentata.
  • Nella scena in cui Belfagor e Adramelek si trovano nel laboratorio di Leonardo Da Vinci, si soffermano davanti ad uno schizzo dell'Ultima Cena del pittore toscano, opera che però in realtà Leonardo creerà a Milano alcuni anni dopo (1494-1498). Inoltre Belfagor asserisce di conoscere solo uno degli apostoli, Giuda, e lo indica sullo schizzo: in realtà il personaggio indicato è l'apostolo Tommaso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'Unità, 20 aprile 1966
  2. ^ La Stampa, 14 aprile 1966
  3. ^ L'Unità, 23 dicembre 1966 pag. 9
  4. ^ La Stampa, 27 dicembre 1966
  5. ^ Roberto Ellero, Ettore Scola, Il Castoro Cinema 1995
  6. ^ Leonard Maltin, Guida ai film, Zelig Editore 2007 pag. 122
  7. ^ Paolo Mereghetti, Dizionario dei film, Baldini&Castoldi
  8. ^ Morando Morandini Il Morandini Dizionario dei film, Zanichelli Editore
  9. ^ pagina L'arcidiavolo su Imdb

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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