l'Unità

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l'Unità
Logo
Stato Italia Italia
Lingua Italiano
Periodicità Quotidiano
Genere Quotidiano politico
Formato Broadsheet
Fondatore Antonio Gramsci
Fondazione 12 febbraio 1924
Chiusura 3 giugno 2017
Sede Via Barberini, 11 - 00198 Roma
Editore Società editrice l'Unità (1944-1994)
L'Arca (1994-1998)
L'Unità editrice multimediale (1998-2000)
Nuova Iniziativa Editoriale S.p.A. (2001-2014)
Nuova società Unità srl (2015-2017)[1]
Tiratura 60.990 (100%)[2] (aprile 2014)
Diffusione cartacea 20.937 (34%)[2] (aprile 2014)
Resa 40.053 (66%)[2] (aprile 2014)
Direttore Sergio Staino
Vicedirettore Vladimiro Frulletti
ISSN 0391-7002 (WC · ACNP)
Sito web www.unita.it (non più attivo)
 

l'Unità è stato un quotidiano italiano, fondato il 12 febbraio 1924 da Antonio Gramsci.

È stato dal 1924 al 1991 organo ufficiale del Partito Comunista Italiano e poi di PDS e DS[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita del quotidiano[modifica | modifica wikitesto]

Logo de l'Unità dal 1924

I primi numeri de l'Unità - Quotidiano degli operai e dei contadini sono stampati a Milano, su una proposta di Antonio Gramsci fatta il 12 settembre 1923 al Comitato Esecutivo del Partito Comunista d'Italia. La prima sede de l'Unità era in Via Santa Maria alla Porta nei pressi di Corso Magenta.

« Il giornale non dovrà avere alcuna indicazione di partito. Dovrà essere un giornale di sinistra. Io propongo come titolo l'Unità puro e semplice che sarà un significato per gli operai e avrà un significato più generale »

(Antonio Gramsci, lettera per la fondazione de l'Unità, 12 settembre 1923[4])

Il giornale ha una tiratura media di 20 000 copie e giunge alle 34 000 copie nelle settimane successive al delitto Matteotti. Il 4 gennaio 1925, con l'inizio dei poteri dittatoriali di Benito Mussolini e con il suo discorso del giorno precedente, il quotidiano uscì con questo titolo dato che era stato sequestrato per un giorno dal prefetto della provincia di Milano Vincenzo Pericoli[5]:

« Il fascismo non si salverà con il terrore
La prossima riscossa si organizzerà intorno al Partito Comunista nei Comitati degli operai e dei contadini »

Inoltre la notizia del sequestro del giorno prima:

« Sequestro N.3
II Serie (totale 35)
PREFETTURA DI MILANO
gabinetto
IL PREFETTO
DELLA PROVINCIA DI MILANO

Visto il giornale l'Unità in data 3 gennaio 1925 N. 3, edito in Milano dalla Tipografia "Stige" sita in via Settala 22;
Ritenuto che detto giornale pubblica diverse notizie di pura cronaca e sport mettendo in sarcastico rilievo che esse sono tratte da altri giornali non stati sequestrati;
Ritenuto che ciò, dato i noti precedenti del giornale, ha condotto una violenta denigratoria campagna contro l'attuale ordinamento, costituisce evidente provocazione, e negli attuali momenti pericolo di reazione e conseguente turbamento dell'ordine pubblico:
Visto gli art. 4 del R.D. 15-7-1923 n. 3288 e R.D. 10-7-1924 n. 1081;

DECRETA

il sequestro del giornale del giornale l'Unità in data 3 gennaio 1925 N. 3 edito in Milano dalla Tipografia "Stige".
Il signor Questore di Milano è incaricato dell'esecuzione del presente decreto da notificarsi per iscritto all'interessato.
Milano, lì 3-1-1925
Il Prefetto: f.to Pericoli »

A quasi tre anni dall'apertura, con 261 numeri pubblicati, in seguito al fallito attentato contro Mussolini da parte del quindicenne Anteo Zamboni, avvenuto il 31 ottobre 1926, il regime fascista reprime ogni opposizione rimasta e il successivo 8 novembre la distribuzione del giornale viene sospesa dal prefetto di Milano Vincenzo Pericoli, congiuntamente all'organo del Partito Socialista Italiano, l'Avanti!. L'ultimo numero de L'Unità esce con la notizia del sequestro con uno scarno comunicato[6]:

« I sequestri dell'Unità
Il Prefetto della provincia di Milano ha ieri ordinato il sequestro del nostro giornale con la seguente motivazione:
"Considerato tutto il suo complesso è tale da eccitare gli animi con pericolo di turbamento dell'ordine pubblico decreta" ecc. ecc.
Il sequestro è avvenuto in macchina. »

Gli anni della clandestinità[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 agosto 1927 esce il primo numero dell'edizione clandestina del giornale dopo solo sette mesi dalla chiusura, la sede è a Lilla (Francia) in 40, Rue d'Austerlitz grazie al nuovo direttore, l'avvocato Riccardo Ravagnan. In seguito verrà pubblicato anche in Italia a Torino, Milano, Roma. Il 1º luglio 1942 l'Unità ritorna in Italia, seppure in clandestinità. La diffusione clandestina de l'Unità prosegue per tutta la seconda guerra mondiale e con l'arrivo degli alleati dal 6 giugno 1944 riprende a Roma la pubblicazione ufficiale del giornale. Il nuovo direttore è Celeste Negarville.

La ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 gennaio 1945 il giornale esce dalla clandestinità dopo quasi vent'anni e sposta la sua sede in via IV Novembre a Roma, nella parte d'Italia da poco liberata dagli alleati e il nuovo direttore è Velio Spano, iscritto al PCI da vent'anni e combattente partigiano e direttore dell'edizione meridionale del quotidiano. Dopo la Liberazione, escono nel 1945 l'edizione genovese, quella milanese e quella torinese. Nei primi mesi del 1945 i responsabili dell'edizione di Torino del quotidiano sono Ludovico Geymonat e Amedeo Ugolini; tra i collaboratori del quotidiano ci sono Davide Lajolo, Ada Gobetti, Cesare Pavese, Italo Calvino, Elio Vittorini, Aldo Tortorella, Paolo Spriano, Luigi Cavallo, Augusto Monti, Massimo Mila, Raimondo Luraghi, Massimo Rendina, Raf Vallone, Armando Crispino. Nel 1945 si tiene a Mariano Comense la prima festa di diffusione del quotidiano, la Festa de l'Unità. Il giornale crea una vasta rete di diffusione casa per casa della sua edizione domenicale; nei giorni "speciali" (25 aprile, 1º maggio) la tiratura supera il milione di copie.

Gli anni di Togliatti e Longo[modifica | modifica wikitesto]

Logo dell'Unità dal 1945 al 1991

Dal 1º agosto 1957 si fondono le edizioni de l'Unità di Genova, Torino e Milano dando origine ad un'unica edizione per l'Italia settentrionale. A partire dal 9 marzo 1962 vengono unificate le direzioni di Roma e di Milano; il direttore è Mario Alicata, mentre condirettori sono Aldo Tortorella per l'edizione settentrionale e Luigi Pintor per quella centro-meridionale. Dopo la scomparsa di Mario Alicata nel 1966, la direzione del giornale è affidata a Maurizio Ferrara.

Nel 1969 i membri del comitato centrale del PCI Lucio Magri, Luigi Pintor e Rossana Rossanda sono espulsi dal partito e nel 1971 trasformano in quotidiano il mensile Il manifesto: l'Unità in un suo articolo pone polemicamente l'interrogativo "chi vi paga?". Dal 1967 l'ex-deputato della Democrazia Cristiana Mario Melloni diviene corsivista de l'Unità e viene ricordato per i suoi interventi graffianti e satirici firmati con lo pseudonimo di Fortebraccio.

Anni di piombo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1974 la tiratura de l'Unità è di 239.000 copie giornaliere. Nel 1975 Pier Paolo Pasolini spiega dalle colonne del quotidiano il suo voto al PCI per le elezioni regionali.

Il 18 settembre 1977 il redattore de l'Unità Nino Ferrero viene ferito a Torino da un attentato di Azione Rivoluzionaria. Nei giorni del rapimento di Aldo Moro del 1978 l'Unità condanna duramente le Brigate Rosse, definite "nemici della democrazia", e proclama lo sciopero generale.

Gli anni del riflusso[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni ottanta, periodo del cosiddetto riflusso, il giornale ha una forte flessione di vendite: si passa dai 100 milioni di copie annue del 1981 ai 60 milioni del 1982. Il 17 marzo 1982 l'Unità accusa il ministro democristiano Vincenzo Scotti di collusioni con la nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Il documento che denuncia i membri del governo (fornito dai servizi segreti), però, si rivela falso: è il caso Maresca; il direttore Claudio Petruccioli deve dimettersi e al suo posto viene nominato Emanuele Macaluso.

Sotto Macaluso, nel 1986 si dà il via libera all'allegato Tango, settimanale satirico che creerà non poche frizioni fra il quotidiano e il PCI, ma aiuterà il giornale a risalire nelle vendite. Nel 1988 Tango chiude e un paio di mesi dopo (1989) viene sostituito da Cuore a cura di Michele Serra. Dal 1991 Cuore diverrà settimanale a sé.

Dal PCI al PDS[modifica | modifica wikitesto]

La prima pagina de l'Unità dell'11 novembre 1989, il giorno seguente alla caduta del Muro di Berlino, si apre con Il giorno più bello d'Europa. Il direttore del giornale è Massimo D'Alema, che nel luglio 1990 lascia l'incarico a Renzo Foa, primo direttore giornalista del foglio, e non quindi dirigente di partito. Nel 1991 l'Unità cambia sottotitolo, da "organo del Partito Comunista Italiano" a "Giornale fondato da Antonio Gramsci". La tiratura è di circa 156.000 copie al giorno.

La svolta Veltroni[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1992 al 1996 il giornale passa nelle mani di Walter Veltroni, che rilancia il quotidiano e ne fa uno strumento sul quale si confronteranno molti uomini politici di altri partiti e che diventerà il luogo del dibattito nel centrosinistra. Veltroni offre ai lettori una serie di gadget a pagamento in allegato al quotidiano che rappresentano una novità nel panorama dei quotidiani italiani: libri, audiocassette, videocassette di film rari e fuori catalogo e la ristampa degli album delle figurine Panini dei calciatori.

Il 25 gennaio 1994 nasce l'Unità 2, quotidiano di cultura e spettacoli, che raccoglierà il meglio dei giovani scrittori e degli intellettuali italiani. Al prodotto lavorano il condirettore Piero Sansonetti insieme con il redattore capo Pietro Spataro, Alberto Cortese, Roberto Roscani. Un anno dopo esatto l'Unità è il primo quotidiano nazionale in Italia ad aprire un proprio spazio su Internet (www.mclink.it/unita)[7]. L'iniziativa avrà immediato successo[8].

I film allegati con l'Unità[modifica | modifica wikitesto]

Dal 28 gennaio 1995 è il secondo giornale italiano (dopo una pionieristica esperienza di Paese Sera) ad allegare film in VHS ogni sabato[9] pressoché ininterrottamente per tre anni.

Serie Capolavori italiani (28 gennaio - 26 agosto 1995)

Serie Americana (9 settembre 1995 - 25 maggio 1996)

Serie Cinema Italia (1º giugno - 7 settembre 1996)

Serie Introvabili (14 settembre - 19 ottobre 1996)

Serie Il cinema di Sergio Leone (26 ottobre - 23 novembre 1996)

Serie Introvabili (ripresa) (30 novembre - 28 dicembre 1996)

Serie Marilyn Monroe (4 - 25 gennaio 1997)

Serie Marcello Mastroianni (1 - 22 febbraio 1997)

Serie Libro e film (1 - 29 marzo 1997)

Serie Introvabili (ripresa) (5 - 26 aprile 1997)

Serie 50º festival di Cannes (3 - 31 maggio 1997)

Serie Italiani (7 - 28 giugno 1997)

Serie Brividi d'estate (5 - 26 luglio 1997)

Serie Film, storie d'Italia (2 agosto - 20 settembre 1997)

Serie Cinema l'U (27 settembre 1997 - ?)

Crisi e chiusura[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1997 prende il via il processo di "privatizzazione" che permette agli imprenditori Alfio Marchini e Giampaolo Angelucci di entrare nel giornale. In conseguenza di ciò, nel gennaio 1998 viene chiamato a dirigere il giornale l'editorialista de la Repubblica Mino Fuccillo, cioè un esterno. L'operazione durerà appena 7 mesi e in agosto arriva il vicedirettore de Il Messaggero Paolo Gambescia. Le vendite crollano a 60 mila copie e a gennaio 1999 si decide l'immediata chiusura delle redazioni di Bologna e Firenze. La situazione si fa drammatica proprio paradossalmente quando per la prima volta il PDS è al governo ed esprime come presidente del consiglio un ex direttore de l'Unità, Massimo D'Alema: inevitabili gli scioperi e le manifestazioni sotto palazzo Chigi.

Nel 1998, per salvare il posto di lavoro, 123 giornalisti si autoriducono lo stipendio. Nel settembre 1999 viene richiamato Giuseppe Caldarola, già direttore dal 1996 al 1998, ma il quotidiano continua a perdere copie e nel giugno del 2000 si scende sotto le cinquantamila copie. Il 13 luglio 2000 il quotidiano è in liquidazione e si tenta una disperata rinascita con l'editore Alessandro Dalai (Baldini & Castoldi), ma non se ne fa nulla e il 28 luglio 2000 il quotidiano cessa le pubblicazioni. In quel periodo il quotidiano arriva a tirare circa 28.000 copie. Il giorno della chiusura la notizia rimbalzò su tutti i mezzi di comunicazione mentre in edicola c'era l'ultimo numero.

La ripresa delle pubblicazioni grazie alla cordata di finanziatori guidata da Alessandro Dalai fu solo un'ipotesi. La chiusura del giornale, che Michele Serra definì quasi un "delitto perfetto" sulla prima pagina de la Repubblica non riguardò solo il giornalismo e la politica nazionale. Il quotidiano è stato uno dei protagonisti della cultura italiana del Novecento e ha ospitato sulle sue pagine gli interventi di intellettuali italiani e stranieri di primo piano, tra cui Pier Paolo Pasolini, Elio Vittorini, Salvatore Quasimodo, Italo Calvino, Massimo Bontempelli, Cesare Pavese, Alfonso Gatto, Paul Éluard, Louis Aragon, Federico García Lorca ed Ernest Hemingway. Dal 29 luglio al 23 agosto 2000 l'Unità esce solo on-line.

La rinascita (2001)[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 2001 un gruppo di imprenditori coordinati da Dalai si organizza come Nuova Iniziativa Editoriale, rileva la storica testata e l'Unità torna in edicola il 28 marzo 2001, e si decide di far dirigere la testata a Furio Colombo, coadiuvato da Antonio Padellaro e da Pietro Spataro che è il vicedirettore de l'Unità e garantisce una sorta di continuità. Dal 27 dicembre 2004 direttore de l'Unità è Antonio Padellaro, a seguito di una forte polemica che ha coinvolto Furio Colombo e che ha visto la proprietà costretta a chiederne le dimissioni. Vicedirettore vicario è Pietro Spataro. L'altro vicedirettore è Rinaldo Gianola.

La tiratura del 25 agosto 2006 è stata di 131 856 copie. A fine 2007 incomincia ad affacciarsi seriamente l'ipotesi di acquisto del quotidiano da parte della Tosinvest, società legata alla famiglia Angelucci, editrice di Libero e del Riformista. Nonostante il parere fortemente critico della redazione del quotidiano, la trattativa è stata a lungo a un passo dall'essere conclusa, ma poi è sfumata.[10] Un altro imprenditore interessato era Francesco Di Stefano (da tempo impegnato nella battaglia giudiziaria per Europa 7).

L'acquisto da parte di Soru[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 maggio 2008 Marialina Marcucci, presidente di Nuova Iniziativa Editoriale, annuncia che la testata fondata su proposta del sardo Gramsci è stata acquistata dal sardo Renato Soru, allora presidente della Regione Sardegna e patron di Tiscali[11]. Il contratto di acquisto è firmato il 5 giugno 2008 ed è seguito il giorno successivo dall'assemblea dei soci. Il comitato di redazione commenta favorevolmente: «In tutti questi mesi ci siamo battuti perché i nuovi assetti de L'Unità fossero coerenti con la sua storia e il suo radicamento e garantissero prospettive di sviluppo certo al giornale. La soluzione che si è determinata risponde a queste richieste e ci soddisfa appieno». Il 22 agosto la direzione del giornale è affidata dalla nuova proprietà a Concita De Gregorio, che lascia la Repubblica, firmando il suo primo numero lunedì 25 agosto 2008. Il 25 ottobre 2008 il giornale cambia formato, riducendo drasticamente le dimensioni delle pagine, fino a diventare metà tabloid.

La campagna pubblicitaria che annunciava questa rivoluzione grafica, curata da Oliviero Toscani, ricalca una nota immagine dello stesso autore, creata nel 1973 per i jeans Jesus e raffigura il sedere di una ragazza in minigonna con in tasca una copia del giornale. L'Unità diventa pian piano un quotidiano generalista dando molto spazio alla cultura, allo spettacolo e allo sport, arricchendosi di firme prestigiose. La rivoluzione editoriale continua l'11 novembre 2008 anche sul web, con il restyling del sito del giornale. A maggio 2009, a parere del comitato di redazione, il destino del quotidiano è a rischio.[12]

Dal 2011 al 2014 e la bancarotta[modifica | modifica wikitesto]

Il 7 luglio 2011 Concita De Gregorio torna alla Repubblica e lascia la carica di direttore a Claudio Sardo, proveniente dal Messaggero. L'Unità assiste ad alcuni cambiamenti: a partire dal febbraio del 2012 chiunque può creare un blog personale sul sito del giornale nella sezione ComUnità (la community de l'Unità). A inizio maggio viene annunciata la modifica del formato della testata[13]: a partire dal 7 maggio, giorno in cui i giornali annunciano la vittoria di François Hollande alle elezioni presidenziali francesi, l'Unità esce in edicola in formato berlinese. A partire dal 12 maggio il quotidiano è presente in edicola ogni sabato col settimanale left[14], con il quale era già uscito tempo prima con due numeri a scopo promozionale. Le vendite continueranno a scendere anche nel resto dell'anno, durante il quale il PD acquista una piccola quota dell'azionariato del quotidiano[15][16].

A partire dal giugno 2012 Soru inizia a vendere il suo pacchetto azionario nella NIE[17], scendendo progressivamente dal 98% al 5%[18].

Il 17 ottobre 2013 Luca Landò, vicedirettore dal 2001 e responsabile dell'edizione web, subentra a Sardo nella direzione del quotidiano, che rimane nel giornale come editorialista[19]. L'11 giugno 2014 la proprietà annuncia di aver messo in liquidazione la casa editrice del quotidiano, a rischio fallimento, per fine luglio[20].

Dal primo di agosto del 2014, a causa della grave situazione debitoria, cessano le pubblicazioni del quotidiano L'Unità[21]. Il numero di mercoledì 30 luglio 2014 esce in bianco[21] e si fermano gli aggiornamenti del sito Internet.

Il 1º agosto 2014 Nuova Iniziativa Editoriale s.p.a. in Liquidazione - società proprietaria de L'Unità - ha proposto domanda di concordato preventivo avanti al Tribunale di Roma – sezione fallimentare, che con provvedimento del 26 settembre ha nominato giudice delegato la dr.ssa Luisa De Renzis e commissario giudiziale il prof. avv. Antonio Maria Leozappa.[22]

La bancarotta del quotidiano l'Unità ha lasciato debiti per 125 milioni di euro con le banche creditrici, di cui 107 già versati dallo Stato in base alla Legge 11 luglio 1998, n. 224, varata dal governo Prodi, che ha introdotto la garanzia statale sull'esposizione dei giornali di partito. La Presidenza del Consiglio prima di versare il denaro alle banche ha provato a rivalersi sul patrimonio immobiliare del Partito Democratico, ma senza successo[23].

La seconda rinascita (2015-2016)[modifica | modifica wikitesto]

Il 30 giugno 2015 l'Unità, completamente rinnovata, riprende le pubblicazioni grazie a un notevole afflusso di capitale pubblico (107 milioni di euro[23]), su carta e online, con la direzione di Erasmo D'Angelis. La proprietà del quotidiano è divisa tra alcuni soci privati ed EYU srl, emanazione della fondazione del Partito Democratico EYU (Europa-Youdem-Unità), che ne detiene una quota del 19,05%[24]; cambia anche la stilizzazione della testata, l'apostrofo diventa verde e la scritta "l'Unità" diventa bianca su sfondo rosso. La crisi non si arresta, con perdite annunciate di 250 mila euro al mese e con solo 8 mila copie vendute contro le 60 mila stampate.[25]. Nell'autunno 2016 Erasmo D'Angelis viene sostituito da Sergio Staino e da Andrea Romano, come co-direttore.

La nuova crisi e la terza chiusura (2017)[modifica | modifica wikitesto]

La situazione del quotidiano all'inizio 2017 è la seguente: sono 29, compreso il direttore, i giornalisti attualmente impegnati nella redazione del quotidiano (cartaceo). Il Partito Democratico (tramite la società EYU) risulta socio di minoranza al 20% di Unità srl mentre Pessina Costruzioni risulta socio di maggioranza con l’80% del patrimonio azionario.[26] La crisi economica del quotidiano rispetto a un anno e mezzo dal ritorno in edicola si è molto aggravata: con vendite (secondo un dato comunicato in via ufficiosa durante la conferenza stampa convocata dal CDR) di circa 7.000 copie giornaliere (abbonamenti esclusi), con perdite intorno ai 400 mila euro al mese e con una raccolta pubblicitaria quasi inesistente.[27]

L'11 gennaio 2017 alla vigilia dell'assemblea dei soci (poi rimandata) l'amministratore delegato (Guido Stefanelli) ha comunicato ai giornalisti del quotidiano cartaceo l’Unità che bisogna “Procedere immediatamente con una riduzione del personale senza percorrere la strada degli ammortizzatori sociali" (licenziamenti). Nel comunicato si fa anche riferimento a un aumento di capitale oppure alla necessità di aprire le procedure per il fallimento. I costi della ricapitalizzazione dovrebbero avvicinarsi ai 5 milioni di euro (1 milione a spese del PD e 4 milioni a spese del gruppo Pessina).[26][27][28][29][30]

Nei giorni successivi alla comunicazione dei licenziamenti i giornalisti dell'Unità hanno deciso di entrare in assemblea permanente e di indire scioperi (con il conseguente stop delle pubblicazioni del quotidiano).[31][32]

Nel febbraio del 2017 l'Unità è stata parzialmente ricapitalizzata. Pessina Costruzioni si è occupata della ricapitalizzazione con un versamento di 1.5 milioni di € (dei 4 necessari). Questo ha comportato un aumento relativo alla sua quota azionaria pari al 10% (dall’80 al 90%), con il conseguente calo della quota appartenente al PD (dal 20 al 10%).[33][34]

Il 29 marzo 2017 Andrea Romano viene sollevato dalla carica di co-direttore dell'Unità e il 4 aprile Sergio Staino lascia la direzione a favore di Marco Bucciantini per poi tornare il 23 maggio dello stesso anno.[35]

Dal 30 maggio[36], il giornale esce solamente in versione online (PDF) a causa dei pesanti debiti, che si potraggono da alcuni mesi, con lo stampatore. Il 3 giugno[37][38][39], si interrompe definitivamente la pubblicazione comportando la chiusura della testata per la terza volta[40][41][42]; decisione quest'ultima, già annunciata principalmente da parte dell'editore nella tarda serata di giovedì 1º giugno e poi comunicata al comitato di redazione.[43] Dal 1º agosto, viene chiuso anche il sito unita.tv.

Il caso Report[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 aprile 2017 la trasmissione televisiva Report, attraverso il servizio "L'Unità immobiliare"[44], ha accusato Massimo Pessina di avere rilevato il quotidiano con la sola finalità di trarne un tornaconto politico. Questo tornaconto sarebbe da ricercarsi in un rapporto privilegiato con il governo (all'epoca costituito dal PD) e le istituzioni. Una della prove, secondo l'inchiesta, consisterebbe in una serie di appalti dati in modo diretto dal governo al gruppo Pessina Costruzioni, mettendo tale azienda in una posizione privilegiata rispetto alla concorrenza.[45][46][47]

Finanziamenti pubblici[modifica | modifica wikitesto]

L'Unità ha beneficiato dei finanziamenti pubblici riservati all'editoria di partito[48], ed è stato il quotidiano a ricevere annualmente il contributo più alto (6.377.209 euro nel 2009)[49].

Anno Finanziamento
1990 5 474 443,13 €[50]
1991 8 469 893,14 €[51]
1992 8 056 727,62 €[52]
1993 8 263 310,38 €[53]
1994 8 856 655,31 €[54]
1995 8 883 058,66 €[55]
1996 8 263 310,38 €[56]
1997 7 436 978,61 €[57]
1998 5 624 687,23 €[58]
1999 5 343 263,07 €[59]
2000 3 974 831,52 €[60]
2001 6 201 727,64 €[61]
2002 6 507 356,94 €[62]
2003 6 817 231,05 €[63]
2004 6 507 356,94 €[64]
2005 6 507 356,93 €[65]
2006 6 507 356,94 €[66]
2007 6 377 209,80 €[67]
2008 6 377 209,80 €[68]
2009 6 377 209,80 €[69]
2010 5 656 442,55 €[70]
2011 3 709 854,40 €[71]
2012 3 615 894,65 €[72]
2013 2 664 633,13 €[73]
2014 1 897 430,12 €[74]
Totale 154 371 429,74 €

A partire dal 2015 il giornale ha rinunciato al finanziamento pubblico.[senza fonte]

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Anno Diffusione
2014 20.937[75]
2013 23.544[76]
2012 30.921[77]
2011 40.641[78]
2010 44.450[79]
2009 53.221[80]
2008 48.536[81]
2007 52.718[82]
2006 59.296[83]
2005 61.350[84]
2004 66.211[85]
2003 68.554[86]
2002 69.801[87]
2001 72.904[88]
2000 73.074[89]

Firme[modifica | modifica wikitesto]

Firme recenti[modifica | modifica wikitesto]

Firme del passato[modifica | modifica wikitesto]

Vignettisti recenti[modifica | modifica wikitesto]

Vignettisti del passato[modifica | modifica wikitesto]

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

Sottotitoli della testata[modifica | modifica wikitesto]

  • Quotidiano degli operai e dei contadini (12 febbraio 1924 - 31 ottobre 1926)
  • Giornale dei lavoratori (1927)[91]
  • Organo del Partito Comunista d'Italia (1928 - 1943)[91]
  • Organo del Partito Comunista Italiano (6 giugno 1944[92] - 3 febbraio 1991)
  • Giornale fondato da Antonio Gramsci nel 1924 (4 febbraio 1991 - 1º agosto 2014)
  • Fondata da Antonio Gramsci nel 1924 (30 giugno 2015 - 3 giugno 2017)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Presidente Chicco Testa.
  2. ^ a b c Dati aprile 2014 di Accertamenti diffusione stampa
  3. ^ L'Unità del 2 gennaio 2013, su Archivio telematico de l'Unità. URL consultato il 14 maggio 2013. p.29
  4. ^ L'Unità 28 luglio 2000
  5. ^ L'Unità 4 gennaio 1925
  6. ^ L'Unità 8 novembre 1925
  7. ^ Un giornale nella Rete
  8. ^ L'Unità, «boom» su Internet
  9. ^ Con 320mila copie volano «l'Unità» e «Ultimo tango»
  10. ^ Notizia su agendacomunicazione.it, agendacomunicazione.it.
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