L'Italiano (rivista letteraria)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
L'Italiano
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità settimanale
Genere Stampa nazionale
Formato Lenzuolo
Fondazione 1926
Chiusura 1942
Sede Bologna, Via Irnerio (1926-1933)
Roma, via del Gambero, 8 (1933-1942)
Direttore Leo Longanesi
 

L'Italiano fu una rivista storico-letteraria, fondata nel 1926 a Bologna da Leo Longanesi. Dal 1933 fu pubblicata a Roma e durò fino al 1942.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia della rivista può essere divisa in tre periodi: 1) dal 1926 al 1929; 2) dal 1930 al 1936; 3) dal 1937 al 1942.

Primo periodo[modifica | modifica wikitesto]

Sul numero d'esordio, uscito il 14 gennaio 1926 appare, a firma di Gherardo Casini, il programma del nuovo periodico, che si presenta subito come tradizionalista e patriottico, convinto difensore della genuinità paesana tosco-romagnola alle prese con le minacce della moderna civiltà. "L'Italiano" si propone soprattutto «d'impedire l'imborghesimento del fascismo, di sostenerne le finalità rivoluzionarie, di colpire a fondo gli avversari di Mussolini, d'inventare un'arte e una letteratura fasciste».

Programma di italianità

"I popoli nordici hanno la nebbia, che va di pari passo con la democrazia, con gli occhiali, col protestantesimo, col futurismo, con l'utopia, col suffragio universale, con la birra, con Boekling, con la caserma prussiana, col cattivo gusto, coi cinque pasti e la tisi Marxista.

L'Italia ha il sole, e col sole, non si può concepire che la Chiesa, il classicismo, Dante, l'entusiasmo, l'armonia, la salute filosofica, il fascismo, l'antidemocrazia, Mussolini.

Questo giornale cercherà di dissipare le nebbie nordiche che sono scese in Italia per offuscare il sole che Dio ci ha dato.

(…) La sostanza genuina dell'italiano nuovo noi la dovremo cercare dove non è arrivata la corrompitrice civiltà moderna. E si badi bene che con questo non intendiamo dire della civiltà meccanica, del telefono, del telegrafo, delle strade ferrate, dell'igiene e se si vuole della radiofonia e del cinematografo, ma di quelle forme di vita e di mentalità forestiere che ci si sforza d'adottare fra noi deprimendo le nostre native qualità paesane."

Il direttore del periodico, il giovane giornalista Leo Longanesi, inserisce come sottotitolo «Rivista settimanale della gente fascista». L'impostazione della rivista, così come per la "sorella" Il Selvaggio[1], è basata su un sapiente uso della parte figurativa e iconografica. Mino Maccari, direttore de Il Selvaggio, e Longanesi lavorano insieme esprimendo le loro doti di fini disegnatori e stilisti. Camillo Pellizzi è l'ideologo della rivista: scriveva già, tra il 1924 e il 1925, che «il nazionalismo rappresentava l'estrema destra della mentalità borghese democratica nata dalla Rivoluzione francese e apparteneva perciò alla società che il fascismo voleva superare»[2]. L'Italiano si proclama anti-borghese[3]. In questo primo periodo L'Italiano è di tradizionale formato giornale; impaginato su quattro colonne, si distingue per l'eleganza nella composizione, arricchita dall'uso dei disegni (quasi sempre satirici e, nella prima fase, di mano, principalmente, di Longanesi e di Maccari) e per il recupero, divenuto celebre, dei caratteri Bodoni e Aldini, cioè della grande tradizione tipografica italiana[4]. Inizialmente esce con periodicità settimanale; dopo qualche mese diventa stabilmente quindicinale.

Sul n. 3, a pag. 4 appare il celebre slogan, ideato da Longanesi stesso, «Mussolini ha sempre ragione!». La rivista inoltre pubblicherà i versi scanzonati di Curzio Malaparte, tra cui la famosa Cantata dell'Arcimussolini, apparsa sul n. 7/8/9 del 30 giugno 1927[5]. "Dall'autunno del 1926 - come osserva Marcello Staglieno - la politica cominciò ad entrate nella rivista di soppiatto, ed era tenuta sulla porta di casa". Infatti, tra ottobre e novembre gli ex "Rondisti" Giuseppe Raimondi e Vincenzo Cardarelli iniziano a scrivere in maniera costante sull'Italiano, favorendo la collaborazione di altri loro amici del tempo della Ronda, tra cui Riccardo Bacchelli e Giuseppe Ungaretti. Con Longanesi e Maccari, parteciperanno tutti quanti, nel 1928, alla realizzazione del pregevole Almanacco di Strapaese[6].
Nel 1928 appare la rubrica Kodak, nella quale Longanesi mostra per la prima volta il suo interesse per la fotografia e il cinema.

Secondo periodo[modifica | modifica wikitesto]

Con il numero del 9 gennaio 1930 si riduce il formato e aumenta il numero delle pagine, che passano da quattro a dodici. Longanesi sceglie come nuovo sottotitolo «Foglio quindicinale della rivoluzione fascista». Inizia la serie dei «Ritratti»; nascono nuove rubriche: Barnum Museum (una critica alla cultura ufficiale: il Museo offre del mondo l'immagine parziale, incompleta, dei « pezzi forti); I Misteri dell'Italia e Magazzino.

Nel 1929 Camillo Pellizzi si era trasferito a Londra, come corrispondente del Corriere della Sera. Nei primi anni Trenta Giovanni Ansaldo lo sostituisce come ispiratore princeps della rivista[7]. Nel 1931 la rivista dedica un numero monografico a Giorgio Morandi (n. 10). Dopo di esso, che riscuote grandi consensi, Longanesi si dedicherà sempre più ai numeri unici, costruiti attorno a inserti fotografici di grande bellezza e intensità[8]. Longanesi riserverà a sé una rubrica: L'œil de bœuf ("L'occhio di bue").

Dal marzo 1931 L'Italiano esce in formato quaderno (18 per 24,5 cm), con una foliazione aumentata a quaranta pagine. La periodicità passa da quindicinale a mensile (il sottotitolo cambia di conseguenza in «Foglio mensile della rivoluzione fascista»). Da periodico culturale e di attualità diventa una raffinata rivista d'arte e letteratura: uso di caratteri bodoniani e corsivi, ricche illustrazioni. Compaiono le prime traduzioni di autori stranieri contemporanei. La pubblicità appare su pagine rosa e verdi. Nel numero di gennaio 1932 appaiono le prime fotografie. Nello stesso anno Longanesi si trasferisce a Roma, dove porta la direzione della rivista. Nel 1933 il numero di gennaio-febbraio è tutto dedicato al cinema.

La frequenza mensile salta più volte: per preparare il numero «L'italiano in guerra. 1915-1918» (L'Italiano n. 25-26, aprile 1934), Longanesi impiega un anno e mezzo. Nel dicembre del 1936, scrive Staglieno, "Longanesi chiuse l'anno con uno dei più eleganti numeri dell'Italiano, quello dedicato alla caricatura. Mentre le vecchie vignette di Caran d'Arche, di Willette, di Leandre contro gli inglesi stavano riapparendo sui quotidiani italiani, Longanesi pubblicò di quegli autori caricature senza riferimenti politici; ma pose loro accanto disegni di Galantara, odiatissimo da Mussolini, ed altri degli antinazisti Otto Dix e George Grosz".

D'accordo con Ansaldo, Longanesi decide allora di aprire l'Italiano ai migliori giovani scrittori, indipendentemente dalle loro tendenze politiche: Alberto Moravia, Elsa Morante, Giovanni Comisso, Vitaliano Brancati, Dino Buzzati, Antonio Benedetti, Mario Soldati, Guglielmo Martucci, Mario La Cava, Mario Tobino. Secondo Eugenio Montale L'italiano riporta quanto di meglio e di più audace la fronda fascista potesse esprimere in quegli anni[9].
Tra gli stanieri, notevole la presenza nordamericana (William Faulkner, William Saroyan, John Fante, Ernest Hemingway). Fra i numerosi altri : Jean Giono, André Gide, Joseph Roth, David Herbert Lawrence e Miroslav Krleza.

Terzo periodo[modifica | modifica wikitesto]

Longanesi, impegnato nella realizzazione di un settimanale d'attualità (Omnibus, il cui primo numero uscirà il 3 aprile 1937), dedica sempre meno tempo a L'Italiano. La rivista prosegue le pubblicazioni, con irregolarità, uscendo una o due volte all'anno, con fascicoli tripli o quadrupli.

Il 1939 è il 14o anno di pubblicazione. Curiosamente, però, Longanesi mantiene fisso l'anno sul 13. E sarà così fino alla fine. La circostanza può essere spiegata con la grande delusione - professionale e personale - dovuta alla cancellazione di Omnibus, che avviene appunto all'inizio del 1939[10].

Nel 1941 esce un numero unico (settembre-ottobre, intitolato «Ricordo del Positivismo»). Il fascicolo offre una precisa descrizione degli usi e costumi nazionali, accompagnata dal «Piccolo dizionario borghese», una storia delle vicende nazionali dal 1880 al 1941 firmata a quattro mani con Vitaliano Brancati[11].

L'ultimo numero de L'Italiano porta la data di novembre-dicembre 1942.

Direttore[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fondata nel luglio 1924 da Mino Maccari. Nel 1925 Longanesi vi collaborò. Entrambi i periodici sostenevano il movimento "Strapaese".
  2. ^ C. Pellizzi, Problemi e realtà del fascismo, 1924 e Fascismo-aristocrazia, 1925.
  3. ^ L'Italiano n. 12-13, 7 ottobre 1926.
  4. ^ Fu il pittore Giorgio Morandi a suggerire a Longanesi l'adozione di quei caratteri, indicandogli anche la tipografia bolognese dov'erano reperibili.
  5. ^ Le poesie di Malaparte saranno poi raccolte da Longanesi in un volume, L'Arcitaliano. Cantate di Malaparte, che verrà pubblicato l'anno seguente.
  6. ^ Fu definito da Montanelli e Staglieno «il più bell'almanacco mai stampato (e che si stamperà) in Italia».
  7. ^ Mariuccia Salvati, «Longanesi e gli italiani», in AA.VV., Longanesi e italiani, EDIT Faenza, 1997, p. 162.
  8. ^ Mariuccia Salvati, op.cit., p. 172.
  9. ^ Eugenio Montale, Il secondo mestiere. Vol. 2: Arte, musica, società. I Meridiani, articolo in occasione della morte di Longanesi.
  10. ^ Pietro Albonetti, «Traversata cittadina sull'Omnibus», in AA.VV., Longanesi e italiani, EDIT Faenza, 1997, p. 36.
  11. ^ Gabriele Nicolussi, “L'undicesimo comandamento: credi ma disubbidisci!” «Omnibus» (1937-1939) di Leo Longanesi, tesi di laurea, Università di Trento, a.a. 2007/2008.
  12. ^ Essendo nato il 30 agosto 1905, Longanesi non poté firmare il giornale fino al settembre 1926, quando raggiunse la maggiore età.

Pagine scelte[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Letteratura