L'Avventuroso

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L'Avventuroso
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità settimanale
Genere stampa nazionale
Formato 32x43
Fondazione ottobre 1934
Editore Casa Editrice Nerbini
 

L'Avventuroso è stato un periodico a fumetti edito dal 1934 dalla Casa Editrice Nerbini; è stata la prima pubblicazione italiana interamente dedicata ai fumetti d’avventura americani e raggiunse un successo tale da riuscire a vendere centinaia di migliaia di copie.[1][2] Inoltre fu il primo periodico a pubblicare le strisce a fumetti completi delle nuvolette che fino ad allora venivano invece eliminate e sostituite da didascalie in rima.[2]

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Il settimanale venne fondato dalla Casa Editrice Nerbini che lo pubblicò dal 14 ottobre 1934 fino al 28 febbraio 1943 per 439 numeri per poi essere ceduto alla Arnoldo Mondadori Editore, allora nota come API (Azienda Periodici Italiani), che ne continuò la pubblicazione per altri 11 numeri e chiudendolo definitivamente il 16 maggio 1943 con il n° 450.[1][3]

Ideato dal fondatore della casa editrice, Mario Nerbini, venne edito a colori in formato "giornale" e dedicato ai fumetti d’avventura statunitensi.[1] Il formato del primo numero (32 x 43 cm) era molto più grande di quello dei periodici simili allora in edicola quali il Corriere dei PiccoliJumbo o lo stesso Topolino edito dalla Nerbini.[2] Altra differenza fondamentale fu la decisione di pubblicare le "storie a quadretti", come allora venivano chiamati i fumetti, completi dei balloon, diversamente dai concorrenti che, come il Corriere dei Piccoli, pubblicava le strisce eliminandoli e sostituendoli didascalie in rima; sul settimanale Topolino, edito dello stesso Nerbini, le strisce del personaggio Disney venivano pubblicate lasciando le nuvolette ma inserendo al posto dei dialoghi le didascalie in rima. Con la nuova testata Nerbini decide di fare un passo oltre e presenta le strisce nella sua originalità, limitandosi alla traduzione dei testi inglesi. Altra rivoluzione operata da Nerbini fu la tipologia del materiale pubblicato con L'Avventuroso introducendo per la prima volta in Italia eroi realistici le cui storie erano scritte per un pubblico adulto.[2] Questo fu possibile perchè l'editore aveva stretti contatti con il King Features Syndacate, uno dei principali distributori di fumetti a strisce americani, dal quale aveva già acquistato materiale della Disney e le strisce giornaliere di Cino e Franco, che pubblicava sul settimanale Topolino; il successo di questa serie che avevano fatto incrementare le vendite del giornale, spinse ad acquistarne di altre dal King Features Syndacate ma, invece di pubblicarle su Topolino, si decise di creare una nuova testata dedicata ai fumetti di avventura e dandole per l'appunto il nome di L'Avventuroso.[senza fonte] La scelta del materiale pubblicato, che per la prima volta non era più l'illustrazione per bambini, fece sì che si attirasse l'attenzione di un pubblico più vasto e maturo che andava dagli adolescenti agli adulti.[2] La scelta fu vincente e il successo della nuova testata fu clamoroso arrivando, fin dagli esordi, a 500.000 copie vendute.[2]

Nel 1935 avvengono altri cambiamentiː nel n° 15 debutta in Italia Mandrake, fumetto destinato a riscuotere notevole successo; dal n° 21 del 1935 Flash Gordon occupa sia la prima che l'ultima pagina del giornale, relegando Jim della giungla nelle pagine interne; con il n° 25 il titolo della storia di Flash Gordon cambia da La distruzione del mondo a Le avventure di Gordon nell'impero di Ming; con il n° 31 il sottotitolo del giornale passò da Grande settimanale d'avventure a Grande settimanale per tutti, in quanto destinato, nelle intenzioni dell'editore, non solo ai giovani anche ai tanti giovanotti e signorine che leggevano i giornali.

Tutte le storie americane pubblicate da L'Avventuroso erano distribuite dal King Features Syndacate, eccetto Terry e i pirati che era distribuita dal rivale Tribune-News Syndacate.[senza fonte]

Nel 1935 L'Avventuroso pubblicò anche storie italiane, imponendo però agli autori di abbandonare le didascalie a favore dei balloon. Corrado Sarri rifiutò di farlo e raggiunse un compromesso impiegando nella storia "Lo spettro di Stoccolma" un ibrido tra didascalia e balloon inserendo in questi ultimi, invece di riportare le frasi dei personaggi, le didascalia, mentre altri autori, come Giorgio Scudellari, Giove Toppi e Guido Moroni Celsi, invece si adeguarono realizzando storie che si avvicinano per la tecnica a quelle americane.[senza fonte]

Nel n° 34 del 2 giugno 1935 comparirà la prima storia a fumetti di autori italianiː "Il richiamo della giungla" scritta da Emilio Fancelli e disegnata da Giorgio Scudellari alla quale seguiranno numerose altre storie di autori italiani su ispirazione dei fumetti americani e questo in particolar modo dopo il 1938, quando le direttive del governo italiano vietarono la pubblicazione di materiale straniero e l’uso dei balloon e richiedendo un maggior patriottismo alle storie pubblicate.[1][4] Prsonaggi come Flash Gordon, che avevano determinato il successo della testata, scomparirono per far posto sulla prima pagina alla storia disegnata da Giove Toppi, I tre di Macallè, la quale ricostruiva, in chiave nazionalistica, i fatti della guerra d'Etiopia del 1896 e altre storie propagandistiche come La prigioniera del ras, sempre sulla guerra d'Etiopia che[4], insieme a quelle pubblicate sul concorrente L'Intrepido, sono alcune tra le prime storie a fumetti italiane per ragazzi.[senza fonte] Nonostante le imposizioni governative, per un certo periodo si riesce ugualmente a pubblicare fumetti statunitensi modificandone il nome e, quando anche questo divenne impossibile, si arrivò a far ridisegnare le tavole americane da autori italiani riuscendo così a poter continuare la pubblicazione di storie di personaggi come l'uomo mascherato, Jim della giungla, Mandrake il mago e Brick Bradford. Durante la guerra le vendite subirono un crollo e, dopo essere stata ceduta alla Mondadori, chiuse definitivamente.[1] [4]

Dal n° 263 del 1939 appare come sottotitolo Giungla!, nome della testata con la quale si era fusa e che scompare con il n° 341 del 1941 quando riprende a essere pubblicata autonomamente. Il sottotitolo riappare con il n° 373 del 1941. Dal n° 277 del 1940 si fonde con la testata Pisellino fintanto che non riprende le pubblicazioni. Dal n° 432 del 1943 la testata cambia in Cine Racconto Avventuroso e dal n° 439 del 1943 cambia ancora in Avventuroso per poi ritornare L’Avventuroso col n° 446 del 1943 fino alla chiusura con il n° 450. Col n° 379 del 1943 scompaiono definitivamente i ballon per essere sostituiti dalle didascalie. La testata ufficialmente non chiude con il n° 450 ma si fonde con Topolino a partire dal n° 545 del 25 maggio 1943.[1]

Negli anni '80, Alfonso Pichierri, direttore della casa editrice Nerbini, varò una ristampa anastatica della serie[5] che ebbe una distribuzione limitata a poche edicole (ad esempio quelle delle stazioni ferroviarie) e poche fumetterie.[senza fonte]

Contenuti[modifica | modifica wikitesto]

Il primo numero venne pubblicato il 14 ottobre 1934; contemporaneamente, l'uscita del nuovo settimanale veniva pubblicizzata nel supplemento al n° 94 del settimanale Topolino con la pubblicazione della prima puntata della prima storia di Flash Gordon (La distruzione del mondo) e un annuncio che invitava a scoprire il seguito comprando L'Avventuroso. Il giornale andò subito a ruba:

« Un lontano giorno dell'ottobre 1934.

- Certo - dice il vecchio distributore romano [Mondini, ndr] - certo che me lo ricordo quel giorno! Dopo pochissime ore, i giornalai si precipitarono qui a chiedere ancora copie del nuovo giornale « L'Avventuroso», che era andato a ruba: una confusione, un terremoto! »

(SERGIO TRINCHERO, "I miei fumetti", Edizioni Comic Art))

Il primo numero conteneva[2]:

  • pagina 1: Flash Gordon (di Alex Raymond, italianizzato in Gordon Flasce);
  • pagina 2: Filibustieri del Gran Golfo (di Emilio Fancelli, romanzo d'avventure a puntate);
  • pagina 3: Radio Patrol (di Charles Schmidt su testi di Eddie Sullivan);
  • pagine 4 e 5: L'agente segreto X-9 (Secret Agent X-9, di Alex Raymond);
  • pagina 6: Dal deserto alla giungla (riduzione di Paolo Lorenzini dell'omonimo romanzo di Henryk Sienkiewicz)[6]
  • pagina 7: Il cacciatore di serpenti (storia italiana senza balloon)[6]
  • pagina 8: Jim, l'uomo della giungla (di Alex Raymond).

Nel corso dei mesi successivi il giornale raggiunse la tiratura record di 500.000 copie.[2] I primi numeri non contengono censure nonostante scene leggermente erotiche o violente; il contenuto del settimanale allarmò il gerarca fascista Dino Alfieri il quale mostrò a Mussolini i primi numeri, ma il duce non si mostrò preoccupato. Secondo Ezio Ferrario, Mussolini concesse all'Avventuroso di sopravvivere in quanto Nerbini era un convinto fascista:

« Ad un camerata della prima ora non si poteva negare un favore anche se fu concesso, bisogna dirlo, a denti stretti. C'era poi di mezzo la complicata faccenda della cessione della testata di Topolino; per cui non riesce difficile arguire che un'altra mano gli fu data per altre vie. Se si considera poi che i diritti venivano accreditati sul conto personale di Benito Mussolini - come già scrivemmo - si possono trarre le logiche conclusioni. »
(EZIO FERRARO, Lotario Vecchi Editore, op. cit.)

Comunque Nerbini, a dimostrazione che comunque aveva ricevuto delle pressioni dal fascismo, operò delle censure alle storie già fin dai primi mesi del 1935 che consistettero principalmente nell'eliminare i nudi coprendoli con vestiti aggiunti successivamente sulle tavole; ma vennero eliminati anche i copyright delle storie, forse per nascondere la loro origine statunitense. Inoltre i fumetti americani subirono cambiamento dei colori rispetto all'originale in quadricromia in quanto Nerbini, per risparmiare, decise di pubblicare i giornali in tricromia.[senza fonte]

Serie pubblicate[modifica | modifica wikitesto]

La testata deve il suo successo soprattutto alle serie statunitensi pubblicate[1]:

Fra le serie di produzioni italiana[1]:

  • Petrosino di Ferdinando Vichi,
  • La metropoli distrutta di Mondini, Gozzi e Vichi,
  • L’occidente d’oro di Luigi Motta, Roberto Chiarelli e Ferdinando Vichi,
  • Dino e Sandro di Roberto Chiarelli, Giove Toppi e Mario Tempesti,
  • Gli schiumatori dei mari di Renzo Polloiani e Roberto Lemmi
  • Ku-Ty-Pao di Paolo Lorenzini e Guido Fantoni
  • Vittorio Bottego di Guido Fantoni.

Autori[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli autori italiani dei testi si ricordano Paolo Lorenzini, Emilio Fancelli, G. Beccari, Riccardo Chiarelli, Vincenzo Baggioli, R. Ricchi, Pietro Mormino, Nello Gandini, Antonio Sorelli, A. D’Ennery, B. D’Aloja, Giuseppe Montanari, Italico, Sandro Cassone, R. Natoli, T. Tugliani, C. Batacchi, Lucio Assalente, Guglielmo Solmavico, M. Menicucci, Dino Guernieri, Malatesta, Federico Pedrocchi, L. Motta, Mario Gentilini memtre fra i disegnatori abbiamo Giorgio Scudellari, Corrado Sarri, Gaetano Vitelli, Carlo Cossio, Guido Moroni Celsi, Giove Toppi, Orfeo Toppi, Ferdinando Vichi, Raffaello Donati, Eugenio Sguazzotti, Umberto Nava, Rudy Coghei, Cesare Dei, Guido Fantoni, Guido Zamperoni, Yambo (Enrico Novelli), Mario Tempesti, Vittorio Cossio, Roberto Lemmi, Aldo De Santis, V. B. Gori, Gracco Ponticelli, Menotti Scagliarini, Nicolò, Aurelio Galeppini, Sergio Soloviero, Ortino, Ferdinando Tacconi, B. Leporini, Franco Chiletto, Vito Maffi.[1]

Nuove versioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso degli anni la testata è stata oggetto di imitazione da altri editori che pubblicarono alcune testate omonime di scarso successo edite dagli anni cinquanta ai settanta[7][8][9][10] e nel 1973 ci fu addirittura una contesa tra l'editore Francesco Paolo Conte e la rinata casa editrice Nerbini.[11][9] Nel 1962 le Edizioni Fratelli Spada rilevarono da Nerbini alcune collane e pubblicarono la testata Albi dell’Avventuroso che riprese il nome della storica testata per rintrodurre personaggi che mancavano da tempo come Bat Star (Brick Bradfor) e l’Agente Segreto X-9. La novità di questa serie era che, mentre Nerbini aveva continuato a ristampare le storie del primissimo periodo, questa invece pubblicò le storie realizzate successivamente, dagli anni quaranta fino all'inizio dei sessanta. La collana ebbe il successo sperato e venne pubblicata per 125 numeri dal 1963, a cadenza settimanale, fino al 1965. La collana, riproponendo il formato dei Super Albi della Nerbini, alternava ogni settimana i due personaggi in modo da pubblicare ogni volta un volume monotematico.[12][13]                                                                                                           

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i L’Avventuroso, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 23 maggio 2017.
  2. ^ a b c d e f g h 75 anni fa L'Avventuroso - uBC Fumetti, su www.ubcfumetti.com. URL consultato il 24 maggio 2017.
  3. ^ FFF - L'AVVENTUROSO giornale, su www.lfb.it. URL consultato il 23 maggio 2017.
  4. ^ a b c 75 anni fa L'Avventuroso - pag 2, su www.ubcfumetti.com. URL consultato il 24 maggio 2017.
  5. ^ grande giornale d'avventure, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 23 maggio 2017.
  6. ^ a b storia italiana senza balloon nella quale le illustrazioni in bianco e nero, riquadrate, vengono corredate in basso da didascalie
  7. ^ L’Avventuroso 1952, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 24 maggio 2017.
  8. ^ L’Avventuroso 1955, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 24 maggio 2017.
  9. ^ a b L’Avventuroso 1973, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 24 maggio 2017.
  10. ^ L’Avventuroso 1975, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 24 maggio 2017.
  11. ^ 1973, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 24 maggio 2017.
  12. ^ Maurizio Scudiero, ALBI DELL'AVVENTUROSO (Collezionismo Fumetti - Collecting Comics), su www.collezionismofumetti.com. URL consultato il 24 maggio 2017.
  13. ^ FFF - ALBI DELL'AVVENTUROSO, su www.lfb.it. URL consultato il 24 maggio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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