L'uomo di vetro (film)

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L'uomo di vetro
L'uomo di vetrо (film).png
una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 2007
Durata 96
Genere drammatico
Regia Stefano Incerti
Sceneggiatura Salvatore Parlagreco, Heidrun Schleef
Produttore Rai Cinema, Red Film
Distribuzione (Italia) 01 Distribution
Montaggio Cecilia Zanuso
Musiche Andrea Guerra
Interpreti e personaggi

L'uomo di vetro è un film del 2007 del regista Stefano Incerti, con protagonista Tony Sperandeo e David Coco.

Il film narra la storia di Leonardo Vitale, il primo pentito di Cosa nostra.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Siamo all'inizio degli anni settanta. Leonardo detto Leuccio Vitale è un giovane palermitano, appartenente ad un potente clan mafioso che fa capo al di lui zio, Giovanbattista Vitale, che lo ha "iniziato", appena adolescente, all'omicidio. Il giovane, spavaldo e deciso, compie rapine e delitti, ma dall'altra sponda fa una vita assolutamente normale: vive con madre e sorella, ha una bella fidanzata ed una macchina sportiva, una Lancia Fulvia.

Ed è proprio a causa del prestito (controvoglia) della macchina a degli amici per compiere un sequestro, che Leuccio viene identificato ed incarcerato. In prigione, il giovane è oppresso dai rimorsi, che ben presto hanno la meglio sul suo sistema nervoso: comincia ad essere preda di violente convulsioni, compie atti di autolesionismo ed è perseguitato da visioni mistiche che lo additano come "colpevole" ed "impuro".

La situazione non migliora alla scarcerazione: nonostante le prove della sua estraneità ai fatti, Leuccio si autoreclude in casa, e a nulla servono le raccomandazioni dello zio e delle parenti. In un momento di apparente "guarigione", dopo un incontro con la sua ragazza, decide di vuotare il sacco: si presenta al commissariato nell'ufficio del vicequestore Bruno Contrada, e comincia a rivelare tutto quel che sa: l'organigramma della cupola mafiosa, le responsabilità degli omicidi, i legami tra mafiosi e politici, i nomi eccellenti, ecc.

Ma a causa della agghiacciante lucidità dei fatti, e soprattutto per lo stato semi-alterato, Leuccio non viene creduto: viene anzi bollato come "pazzo", e rinchiuso in ospedale psichiatrico, dove vivrà tra (pochi) stati di lucidità in cui collabora con la giustizia (che negli interrogatori si limita a fargli sempre ripetere la stessa storia), e crisi sempre più violente (giungerà a bruciare tutto quel che è nella cella, e ad aprirsi il ventre), mentre a causa delle sue dichiarazioni, suo cugino e lo zio verranno assassinati.

Una didascalia finale (sullo sfondo di una foto del vero Leonardo Vitale) informa che nel 1984, una volta dimesso dall'ospedale, Leuccio verrà assassinato all'uscita di una chiesa.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il film resta quanto possibile vicino alla realtà dei fatti, soprattutto a quelli ricavabili dagli atti legali, anche se con ridotti elementi di finzione per ragioni narrative.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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