L'assassino (film)

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L'assassino
L'assassino - petri.jpg
Alfredo Martelli (Mastroianni) e il commissario (Randone)
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia, Francia
Anno1961
Durata95 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 2,35:1
Generenoir
RegiaElio Petri
SoggettoElio Petri, Tonino Guerra
SceneggiaturaElio Petri, Tonino Guerra, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa
ProduttoreFranco Cristaldi per Vides Cinematografica, S.G.C. , Titanus
Distribuzione in italianoTitanus (1961)
FotografiaCarlo Di Palma
MontaggioRuggero Mastroianni
MusichePiero Piccioni
ScenografiaCarlo Egidi
CostumiGraziella Urbinati
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

«Il personaggio interpretato da Mastroianni è colpevole di disumanità. Totalmente disumanizzato, egli accetta questo processo di disumanizzazione e concepisce le relazioni umane come rapporti tra i suoi bisogni personali e coloro che fanno parte della sua vita. Gli altri sono solo oggetti da usarsi semplicemente per i propri scopi

(Elio Petri, 1974 [1])

L'assassino è un film del 1961 diretto da Elio Petri. In questo suo primo lungometraggio, impostato in chiave thriller, Petri mette in scena una curata analisi psicologica dei turbamenti del protagonista, contribuendo così alla nascita di una nuova filmografia italiana che tenta di superare i limiti del Neorealismo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il giovane antiquario Alfredo Martelli viene prelevato dalla sua abitazione e accompagnato dalla Polizia in questura senza alcuna spiegazione. L'uomo attende a lungo di conoscere la ragione del fermo, finché il Commissario gli rivela che è indiziato per omicidio; è stata infatti assassinata la sua ex amante, che lui ha incontrato proprio la sera prima per chiederle la dilazione di un pagamento. Martelli trascorre un'intera giornata a ripercorrere tutta la sua vita fra domande del commissario, interrogatori e un'angosciosa notte in cella, fino al colpo di scena conclusivo.

Analisi del film[modifica | modifica wikitesto]

Il merito di Petri in questa sua opera prima sta nel descrivere come il protagonista, di fronte ad una situazione paradossale e misteriosa (il suo interrogatorio e il successivo arresto), si ritrovi a ripercorrere, attraverso un serie di analessi (flashback), alcune tappe significative del suo passato di arrampicatore sociale e del suo modo meschino e opportunistico di relazionarsi con gli altri. Alla fine della pellicola, riguardo al delitto della sua amante, come dichiarato dallo stesso Petri è quantomeno "colpevole di disumanità".[2]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

«all'interno di una cornice gialla, polemico ritratto di un borghese meschino e studio sui rapporti suddito-autorità. Guai censori per la rappresentazione della polizia che opera al di fuori della legalità.» **½ [3]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Larry Portis, The director who must (not?) be forgotten: Elio Petri and the legacy of Italian political cinema, Part 1, Film international (Thinking Film Since 1973), 21 giugno 2011. URL consultato il 13 dicembre 2018.
  2. ^ Citazione dal sito ufficiale dedicato a Petri.
  3. ^ Paolo Mereghetti, Dizionario dei film, ed. 1994.

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